Il metodo delle 5s è uno degli strumenti che rientrano nella filosofia più generale della Lean Manufacturing, ovvero quell’approccio applicato ai processi aziendali, che mira a minimizzare gli sprechi di tempo fino ad annullarli.

Le 5 s si riferiscono a 5 parole giapponesi, che sintetizzano i passaggi fondamentali utili a “migliorare l’efficienza del lavoro quotidiano”, ovvero:

Seiri: separare gli elementi presenti sulla nostra postazione di lavoro in necessari e superflui. Questi ultimi, a loro volta, potranno essere eliminati oppure archiviati, in attesa di essere ripescati o rimossi definitivamente. In questo modo ci saremo liberati da ciò che può creare disturbo e disordine, quindi perdita di tempo e di risorse.

Seiton: riordinare tutto quello che abbiamo valutato utile e necessario, secondo il detto ”ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa”; deve essere facile e immediato per chiunque poter accedere alle risorse, senza alcun spreco di tempo.

Seiso: pulire e riordinare con regolarità la propria postazione, per evitare che il disordine ritorni a regnare sovrano. (A questo punto mi viene sempre in mente il concetto di entropia e l’affermazione, scientificamente provata:”il disordine è più normale dell’ordine”, un’ancora di salvezza per chi è abituato a vivere nel caos).

Seiketsu: sistematizzare o standardizzare le migliori pratiche che utilizziamo per le attività di razionalizzazione delle risorse e degli spazi lavorativi.

Shitsuke: diffondere o sostenere, ovvero fare in modo che questo modo di agire diventi parte di noi e di chi collabora con noi, in modo che non si disperda mai e si mantenga nel tempo l’efficienza acquisita.

L’aspetto più interessante di questa teoria è legato al vantaggio prodotto dal fare ordine nella propria postazione di lavoro, sulla propria scrivania, sul desktop e nelle directory del proprio computer. Nella mia testa si è subito materializzata una domanda: la parola desktop può essere sostituita a piacere con camera, borsa e chi più ne ha più ne metta?

Non ci ho ancora provato, seriamente intendo, ma ora, almeno in ufficio, non avrò più scuse. E’ arrivato il momento di dare una svolta al mio “modus operandi”.