In quanto consulenti di Direzione e Organizzazione aziendale sappiamo quanto sia importante dedicare del tempo a raccogliere stimoli di riflessione, a fermarci e confrontarci sui temi che coinvolgono noi, le aziende, il mercato.

Per questo abbiamo deciso di seguire in streaming l’evento Leadership Forum 2022.

Dopo aver condiviso il programma delle due giornate con tutti i consulenti Project Group, abbiamo adibito una delle nostre sale al collegamento con l’evento milanese: ognuno, a seconda delle proprie disponibilità e interessi per gli speaker, ha prenotato la propria postazione davanti allo schermo.

L’incontro di apertura non ci delude.

Daniel Pink, speaker di fama internazionale (famosissimo il suo Drive sulla motivazione) apre le danze con un intervento lucido, efficace e arricchente.

Il nostro desiderio di condividerne subito i contenuti ci porta a provare a sintetizzarne i concetti principali.

What is Next?! Nobody Knows

Come tutti i grandi comunicatori anche Daniel Pink usa la provocazione.

Il suo intervento crea l’aspettativa di avere delle previsioni sul futuro con la domanda: What’s Next?

Ma la risposta è granitica: chiunque voglia provare a fare previsioni è un millantatore, un bugiardo, un mitomane. La realtà oggi è così complessa, e in rapido e continuo cambiamento, da non consentire neppure a lui di fare delle congetture su quali siano i grandi cambiamenti che ci aspettano; lui, che, in tempi non sospetti, ben prima della pandemia, aveva previsto che il lavoro avrebbe traslocato dagli uffici alle case private.

Daniel Pink propone una carrellata di titoli di importanti testate internazionali che raccontano di un mondo del lavoro completamente trasformato: si va dalla fine dell’orario di lavoro (“end of 9 to 5”) e della classica settimana lavorativa di 5 giorni, al fenomeno del Quiet Quitting e della Great Resignation.

L’autore americano ci consiglia di rinunciare a fare previsioni ma ci esorta a utilizzare la nostra creatività, la nostra determinazione e la nostra voglia di sperimentare, rispondendo ad altri quesiti più concreti che ancora rimangono sospesi.

Si tratta di domande legate al mondo del lavoro di ufficio che si è affermato anche in Italia, molto più che in tanti altri Paesi, come un lavoro svolto da remoto anziché in presenza (Working from Home che in Italia chiamiamo Smart Working).

Ecco le domande importanti alle quali dobbiamo cercare di dare risposte, sperimentando soluzioni:

  • Quali attività possiamo fare da soli e quali in gruppo?
  • Quali attività possiamo fare in modalità sincrona e quali asincrona?
  • E’ possibile lavorare da casa senza mettere a repentaglio la propria carriera?
  • A cosa servono davvero, oggi, gli uffici?
  • A cosa serve, oggi, l’azienda?

Riflessione nostra, frutto dell’esperienza di consulenti per lo Smart Working: sono domande alle quali tutte le aziende che hanno fatto un progetto serio di avvio del Lavoro Agile (durante o post pandemia) hanno provato a rispondere. Non sono domande facili e soprattutto richiedono il coinvolgimento della singola risorsa in Smart Working perché non esistono risposte valide per tutti. (Confessiamo che nessuna azienda per ora è arrivata a immaginare di trasformare i propri uffici in caffetterie o comunque luoghi in cui socializzare come ipotizzato da Pink!).

Che non esistano risposte valide per tutti è opinione anche di Daniel Pink, che definisce la nostra epoca come il tempo della sperimentazione e non più il tempo del sapere (knowing), e il tempo dei suggerimenti e non quello dei comandamenti.

Non 10 comandamenti, bensì 5 suggerimenti

Questa la ricetta di Pink per affrontare il nuovo mondo del lavoro:

1.Concedere autonomia:

dare fiducia alla capacità dei collaboratori di fare le scelte giuste. La motivazione delle persone è strettamente legata al controllo che ciascuno sente di avere sul proprio lavoro. Per questo è una scelta strategica dare autonomia ai propri collaboratori. Creare un sistema fortemente basato sul nostro controllo e non su quello dei nostri collaboratori, rischia di sacrificare la motivazione di tutti solo per evitare di avere problemi con quella piccola percentuale di loro (Pink parla del 5% del totale) che potrebbe comportarsi non in linea con le aspettative, deludendoci. Ecco quindi l’invito a concedere a tutti la nostra fiducia, creando motivazione e favorendo engagement per poi, eventualmente, gestire quella piccola percentuale di persone che si mostrano disallineate!

2. Misurare il miglioramento.

Sostenuto da una raccolta di dati sulla motivazione al lavoro che ha coinvolto centinaia di persone per più di un anno negli USA, Pink dichiara che il fattore che più crea motivazione è quello di sentire di fare progressi nel proprio lavoro (“making progress in meaningful work”). Qual è il problema per la maggior parte delle aziende? I lavoratori spesso non hanno le informazioni per capire se stiano facendo bene o meno, per capire se stiano progredendo. Suggerimento pratico per ognuno di noi: alla fine di ogni giornata indicare anche solo 3 cose che riconosciamo come nostri progressi.

3. Più why e meno how.

La nostra efficacia come leader dipende dalla nostra capacità di mostrare perché fare qualcosa piuttosto che come farla. A sostegno di questa tesi Pink racconta l’esperimento fatto in una caffetteria di Boston dove aver dato la possibilità ai cuochi di vedere i clienti (anche solo tramite un iPad collegato con la sala), ha aumentato del 10% la customer satisfaction, la qualità del cibo e la soddisfazione dei dipendenti in cucina!

4. Fare Pause.

Importanti studi sulla produttività in azienda, così come l’esempio di professionisti nel mondo dello sport e della musica, dimostrano che le pause sono fondamentali per fare bene!

Di seguito alcune indicazioni di buon senso, ma troppo spesso disattese:

Pink scommette che in tutto il mondo ci sarebbe un aumento della produttività e una diminuzione dei casi di burn-out se tutti i lavoratori si prendessero nel pomeriggio una pausa di 15 minuti, camminando all’aperto, in compagnia di una persona con cui si trova bene, parlando di altro che non sia il lavoro e lasciando in ufficio il proprio telefono!

5. Correte rischi (intelligenti).

L’instancabile Daniel Pink condivide la ricerca che sta svolgendo nel mondo grazie a un sito web in cui ha già raccolto 22mila rimpianti da 109 paesi. Vi sono due principali tipologie di rimpianti:

  • Rimpianti per Azioni compiute;
  • Rimpianti per Azioni incompiute.

Quest’ultima categoria è quella più consistente.

Riguarda il non avere avuto coraggio, l’essere rimasti nella confort zone: per esempio, non avere avuto il coraggio di dichiarare il proprio amore, di fare l’università desiderata, di andare a lavorare all’estero, ecc.

Spesso abbiamo più paura di fallire che non di avere successo. Il che porta al 5° suggerimento di Pink:

Take a smart risk!

Che dire… cercheremo di mettere in pratica qualcuno dei suggerimenti di Pink sia a livello personale che aziendale!