“100 cose che i designer devono sapere su come funzioniamo” di Susan M.Weinschenk ,PH.D.

Perché leggere questo libro?

Perché contiene preziosi e semplici insight su come l’uomo “funziona”: conoscere come l’essere umano vede, ricorda, pensa, decide, è utile non solo a chi costruisce siti web (a cui il libro è indirizzato) ma a tutti coloro che vogliono migliorare la propria capacità di vivere e comunicare consapevolmente, aumentando la possibilità di creare prodotti e servizi di valore.

Ecco di seguito una sintesi del centinaio di insegnamenti riportati del libro in pochi elementi strategici da fare propri.

1. Quello che vedi non è quello che ottiene il tuo cervello: la funzione dei Pattern

Generalmente siamo convinti che il nostro guardare il mondo porti al nostro cervello attraverso gli occhi informazioni che vengono elaborate in modo da darci una rappresentazione realistica di ciò che esiste fuori di noi.

Ma la verità è che ciò che elabora la nostra mente non è esattamente ciò che vedono i nostri occhi. Il nostro cervello interpreta costantemente tutto ciò che vediamo. Dai un’occhiata alla Figura 1.1, ad esempio.

Il nostro cervello crea la forma di un triangolo capovolto dallo spazio vuoto, perché è quello che si aspetta di vedere. Questa particolare illusione è chiamata triangolo Kanizsa, dal nome dello psicologo italiano Gaetano Kanizsa, che l'ha sviluppata nel 1955.

il nostro cervello crea la forma di un triangolo capovolto dallo spazio vuoto, perché è quello che si aspetta di vedere. Questa particolare illusione è chiamata triangolo Kanizsa, dal nome dello psicologo italiano Gaetano Kanizsa, che l’ha sviluppata nel 1955.

Gli psicologi cognitivi hanno coniato il termine Pattern, in italiano modelli mentali, per indicare il modo con il quale il nostro cervello “crea la visione del mondo”.

La vista non è mai passiva: è un atto di co-creazione.

2. Aiutiamo la memoria a lungo termine con organizzazione delle informazioni e storytelling

Dei circa 40 miliardi di input sensoriali da cui siamo bombardati ogni secondo (e non è un modo di dire ma la misura temporale esatta!), il nostro cervello riesce ad esserne consapevole di soli 40 per volta.

Perciò ogni volta che comunichiamo, prestiamo attenzione a non eccedere nella quantità di informazioni e sfruttiamo una regola che gli psicologi hanno individuato: i dati per essere memorizzati si raggruppano in “chunk” o gruppi , al massimo 3, ognuno composto al massimo da 4 elementi. Questo è il motivo per il quale i numeri di telefono sono generalmente organizzati proprio in questo modo:

030 3533 886 è il numero di telefono della nostra Project Group: viene qui presentato in 3 chunck di cui il più numeroso è costituito da 4 elementi.

I dati, ci ricorda la ricercatrice autrice del libro, passano dalla memoria di lavoro a quella a lungo termine in due modi:

  • Ripetendoli più volte grazie all’effetto fisico che questo produce sui neuroni.
  • Utilizzando degli schemi: così i nuovi dati sono assimilati e collegati a quelli già in nostro possesso.

Per questa seconda ragione due sono gli strumenti che facilitano la memorizzazione:

  1. fornire i contenuti in forme già categorizzate: ecco la potenza dei numeri elenco in tanti blog post compreso questo,
  2. raccontandoli in forma di Storia.

Le storie sono molto importanti perché ci permettono di elaborare informazioni rendendole interessanti e memorabili, esse creano casualità anche se non c’è, perché prevedono un’esposizione cronologica.

La Poetica di Aristotele ha influenzato, fino ai nostri giorni, il modo in cui raccontiamo le storie. Si tratta della struttura narrativa in tre atti: vi è un inizio, uno svolgimento e una fine. L’inizio definisce il contesto e presenta i personaggi, il mezzo illustra gli ostacoli e i mezzi per superarli e la fine mostra il superamento degli ostacoli.

E, citando un grande drammaturgo, saggista e sceneggiatore:

«La struttura drammaturgica non è un’invenzione arbitraria, non è nemmeno un’invenzione conscia. È una codificazione organica del meccanismo umano di sistemazione delle informazioni. “

David Mamet

3. I neuroni specchio e l’impatto emotivo

Tutti noi più o meno consapevolmente abbiamo notato che spesso basta sorridere a qualcuno per ricevere in cambio un sorriso.

Gli studiosi hanno individuato che esiste un particolare gruppo di neuroni motori, chiamati Neuroni Specchio che si attivano allo stesso modo e involontariamente, sia che una certa azione sia effettuata direttamente dal soggetto sia che egli semplicemente osservi un altro soggetto eseguirla.

E questi stessi neuroni sono alla base del fenomeno dell’empatia: la capacità dell’essere umano di comprendere le emozioni dell’altro e di rispondere emotivamente a queste.

Il che ci riporta l’importanza e alla forza dello storytelling nella comunicazione umana: la parte informativa è importante ma se c’è un aggancio emotivo essa rimane impressa per un tempo più lungo.

4. Dal Mind Wandering allo stato di Flow

Le persone compiono un’attività per volta in un tempo limitato, perché la nostra mente ha una tendenza straordinaria a divagare (mind wandering) quindi in maniera spesso inconsapevole ci si allontana da ciò che si sta facendo e leggendo e si pensa a qualcosa di diverso.

Tutto questo deve essere tenuto in considerazione da chi progetta la comunicazione che farà di tutto perché il soggetto rimanga agganciato e non si distragga!

Ma c’è di più!

Come hanno dimostrato gli studi di un autore dal cognome impronunciabile Mihály Csíkszentmihályi  gli uomini allo stato opposto del Mind Wandering possono vivere l’esperienza molto appagante di Flow, in italiano Flusso.
Ognuno di noi ha provato l’esperienza di essere talmente assorbito da un’attività, di provare uno stato tale di grazia mentre è immerso in un lavoro che lo gratifica, da non accorgersi di quanto tempo stesse trascorrendo, arrivando addirittura a saltare un pasto.

Ma come possiamo aiutare i nostri interlocutori a vivere l’esperienza di Flow? Lo sanno bene i progettisti dei video giochi: non basta eliminare le distrazioni..

E’ necessario fare in modo che il soggetto si senta in perfetto controllo delle proprie azioni, sia in uno stato di rilassamento ma nello stesso tempo sia motivato da livelli crescenti di difficoltà e soprattutto riceva feedback puntuali e motivanti.

5. Come l’essere umano decide

Quando parliamo di decisioni siamo portati a pensare che sia un atto squisitamente razionale.

Immaginiamo che quando si tratta di scegliere ci venga in aiuto il Piero Angela che c’è in ognuno di noi: razionale, logico, preciso.

Gli studi mostrano che non è così; o meglio: accanto al nostro piccolo Piero Angela c’è un Pierino che in maniera molto meno consapevole orienta le nostre scelte. Gli studiosi si spingono ad affermare che le nostre decisioni sono prese fino al 90% in maniera inconscia. L’inconscio agisce in modo più rapido rispetto alla mente consapevole, le persone hanno preferenze e agiscono in determinati modi e non sempre sanno spiegarne le motivazioni.

Ma le persone vogliono comunque una ragione logica e razionale per le decisioni che prendono; perciò chi comunica con loro è bene che fornisca la spiegazione razionale in ogni caso, anche se magari non corrisponde alle vere motivazioni del soggetto!

Conclusioni

Leggere questo libro è per certi versi spiazzante: ci costringe a riconoscere quanto poco sappiamo di come noi in quanto esseri umani davvero funzioniamo. Ma non è mai troppo tardi per iniziare a prendere più consapevolezza per potere agire in maniera più efficace e performante!