Immagine: Crazy di quinn.anya

A chi non è successo, almeno una volta, di imbattersi in una persona autocentrata e piena di sé, dimentica degli altri, desiderosa di essere notata e poco incline all’ascolto, senza sapere che si trattava di un “jerk”, affetto appunto da “jerk vision”? No, non un orco, certo, ma un essere con il quale la relazione può risultare quanto meno difficile, specialmente se assume su di sé tutti i doveri, ma soprattutto i diritti del capo di un’organizzazione.

Dal momento che un capo del genere non lo sceglieremmo mai, ma potrebbe capitarci o esserci già capitato, la domanda mi sorge spontanea: come comportarsi?

Ho cercato la risposta navigando nel web e, sarò sincera, ne ho trovata più d’una.

In “Help! My Boss Is a Jerk” l’autrice ci omaggia di una serie di consigli utili alla buona cooperazione con il boss. Prima di tutto raccomanda di affidarsi ad un parere esterno per un’analisi quanto più oggettiva della situazione…chissà che non abbiamo ingigantito le cose. Secondo, ci consiglia un confronto diretto con lui per capire in che modo preferisce lavorare con noi, progettando una modalità di lavoro positiva per entrambi. Se il colloquio non porta i frutti sperati conviene esprimere apertamente ciò di cui abbiamo bisogno per far funzionare il nostro rapporto. E se nemmeno questo funziona c’è sempre un’ultima spiaggia: confidarsi con una persona che sia di suo pari livello o superiore, fidata e professionale, in grado di poter assolvere al ruolo di mediatrice o consigliera.

Se quelle sopra elencate sono tutte azioni da compiere, ce ne sono altrettante da evitare, a meno che non vi importi perdere il posto di lavoro, e in questo caso…

In “6 Things Not to Do When Your Boss is a Jerk“, l’autore raccomanda di non contrastare con spregio le direttive e gli obiettivi del capo. Suggerisce inoltre di non lagnarci continuamente con lui circa il carico di lavoro, il salario e la mancata promozione; di non bypassarlo per andarsi a lamentare con il responsabile delle risorse umane; di non parlare male di lui con i collaboratori dell’organizzazione- tanto meno attraverso i social network più diffusi- e di non fare nulla che possa indurlo a pensare che non riconoscete le sue competenze di leadership.

Che dire? I suggerimenti mi sembrano validissimi, tuttavia mi chiedevo se ce ne fossero anche altri per saper mantenere la calma e non mandare istintivamente a quel paese il soggetto in questione…