Per raccontare il vero significato di coopetition dobbiamo rifarci agli approfondimenti di due guru del Business Adam Brandenburger e Barry Nalebuff, emeriti professori di management e teoria dei giochi in importanti università. (*)

Il termine coopetition, fusione dei termini cooperation e competition,  identifica precise scelte strategiche volte a creare una collaborazione di intenti/obiettivi/risorse tra aziende normalmente concorrenti al fine di ottenere vantaggi comuni.

Scopriamo insieme quali motivi inducono le aziende a scegliere di allearsi con un concorrente, mettendo a rischio spesso competenze ed ingredienti segreti, in virtù di un bene maggiore.

Quali obiettivi si celano dietro la strategica Coopetition

Osservando i casi di successi possiamo identificare almeno 4 buone ragioni per scegliere di cooperare competitivamente con un concorrente.

1. Necessità di innovare

Per aziende appartenenti a settori altamente tecnologici la velocità di innovazione e sviluppo è fondamentale per sopravvivere alle tante start-up e aziende concorrenti del settore. Ma la velocità di cambiamento dei mercati è oramai un tema che riguarda le aziende di qualsiasi settore. Così, decidere di allearsi può essere la strategia per rendere sostenibile uno sforzo innovativo che in autonomia non ci si potrebbe permettere.

Pensare di condividere gli investimenti in ricerca e sviluppo, fatti di soprattutto di competenze e nuove tecnologie, potrebbe essere l’unico modo per garantire il proprio successo nel tempo.

2. Risparmio di costi ed economie di scala

Unire le forze al fine di ottenere vantaggi in termini di costi di acquisto di materie prime, semi lavorati e costi di produzione. C’è da chiedersi: perché no?

3. Riduzione di rischi di progetto grazie alla condivisione di competenze complementari

Potremmo tradurre questo punto con il classico 1+1=3: metto a disposizione i miei trucchi e segreti, tu fai lo stesso con le tue competenze specifiche; investiamo insieme le nostre capacità su un progetto e ridurremo così i rischi di fallimento dello stesso.

4. Difesa da possibili attacchi di terzi concorrenti

Rafforzarsi a vicenda, magari svelandosi un poco l’uno all’altro, pur di evitare che un terzo attore sul mercato prenda il sopravvento. Le nostre due organizzazioni continueranno a crescere, forse ad un tasso di velocità minore, ma tenendo nel contempo lontana la possibilità che un terzo concorrente si insedi sul mercato.

La logica della Coopetition: quali elementi la favoriscono?

Se coopetizione significa condividere ed integrare risorse e competenze abbattendo costi e assicurandosi un maggiore vantaggio competitivo di quello derivato da una lotta a 2; allora è necessario avere bene chiaro le regole del gioco per poter davvero vincere insieme.

Quali sono gli elementi che rendono una strategia di coopetition vincente?

Sicuramente la definizione di un patto paritetico, che definisca per entrambe le parti la portata dell’investimento richiesto ed i confini della cooperazione.

Indubbia la necessità di inserire nei team di lavoro persone fortemente orientate al successo del team e alla collaborazione: questo faciliterà il flusso delle attività e ne assicurerà la trasparenza ed il controllo.

Una mentalità aperta e non giudicante. Decidere di collaborare con i propri competitor può non essere una facile barriera mentale da superare. Soprattutto quando, da sempre, all’interno delle organizzazioni si è orientati a fare meglio degli altri sul nostro stesso mercato.

Uno scambio eguale.

Infine, una condizione strettamente necessaria: condividere fin dal principio l’idea che stiamo lavorando per noi stessi e per l’altro e che dobbiamo farlo con lo stesso impiego di forze, investimenti e ambizioni. Senza questo pensiero di fondo, sarà difficile collaborare e raggiungere i risultati sperati.

Alcuni casi di successo

Per concludere ecco diversi esempi di co-opetition vincenti. Dal settore della tecnologia, alla moda; passando per l’automotive. 

Apple & Samsung e lo schermo Oled.

Un bell’esempio riuscito di Coopetition è sicuramente l’intesa tra Apple e Samsung, nata a seguito della richiesta fatta a Samsung da parte dell’azienda di Cupertino, di fornire gli stessi schermi curvi sviluppati e montati sul modello Samsung Galaxy per il modello iPhone X.

Cosa ha spinto Samsung ad accettare di fornire un proprio componente al primo concorrente sul mercato?
Sicuramente l’interesse economico legato alle importanti entrate di cassa legate alle vendite del nuovo modello di iPhone.
Oltre all’interesse di fatturato, Samsung ha scelto di consegnare nelle mani di Apple il proprio schermo conscia del fatto che da sempre Apple sostiene i propri fornitori con azioni volte a migliorarne la qualità e l’efficienza. Questo ha consentito a Samsung di rafforzare ulteriormente il proprio vantaggio sugli altri competitor del mercato, che in ugual misura sarebbero stati in grado di fornire uno schermo simile (sebbene di qualità inferiore) ad Apple.

L’automotive

Un esempio dal settore automotive è la strategia attuata da FIAT e SUZUKI, che lanciarono sul mercato nel lontano 2005 due modelli di auto – FIAT 16 e Suzuki SX4 – molto simili tra loro perché realizzate utilizzando un unico modello sviluppato insieme dalle due case automobilistiche negli stabilimenti produttivi ungheresi di Suzuki. Questo tipo di coopetition fu frutto di una joint venture che aprì le porte dei mercati europei al marchio giapponese.

Il mondo della moda

Coopetizione a favore del made in Italy. Ermenegildo Zegna, Loro Piana e gruppo Marzotto mettono in condivisione le forze economiche per investire su una piccolissima azienda biellese – l’unica al mondo in grado di garantire specifiche lavorazioni di lana e cachemire – garantendone la sopravvivenza e assicurandosi così prodotti di pregiata qualità e marchiati made in Italy.

E noi.. Siamo pronti ad accogliere la sfida della Coopetition? Project Group è convinta valga la pena ragionare sulla possibilità di attivare un progetto di coopetizione nella prossima riunione strategica!

*[Adam Brandenburger, direttore scientifico del Program on Creativty and Innovation alla NYU Shanghai, nonché Professore presso la Stern School of Business e la Tandon School of Engineering

Barry Nalebuff, Professore di Management presso la Yale School of Management]