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	<description>Crescere e far crescere</description>
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		<title>I 10 ambiti nei quali spesso gli imprenditori falliscono</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Conoscerete sicuramente il detto “ciò che non uccide fortifica”…Bene, credo che James Altucher, nell’articolo “10 Things All Entrepreneurs Fail At” intendesse dire più o meno questo. Non farcela, non essere scelti, essere “lasciati” o sbagliare può capitare. Si fallisce, ma capire ciò che si sbaglia consente di imparare e progredire. L’autore si rivolge alla categoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/53682878@N03/6747634341/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7155/6747634341_3028b36f3e_m.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Fail better di All in One Training</p></div>
<p>Conoscerete sicuramente il detto “ciò che non uccide fortifica”…Bene, credo che James Altucher, nell’articolo “<a href="http://techcrunch.com/2012/01/11/10-things-all-entrepreneurs-fail-at/" rel="nofollow">10 Things All Entrepreneurs Fail At</a>” intendesse dire più o meno questo.</p>
<p>Non farcela, non essere scelti, essere “lasciati” o sbagliare può capitare. Si fallisce, ma capire ciò che si sbaglia consente di imparare e progredire.</p>
<p>L’autore si rivolge alla categoria imprenditori con empatico slancio, passando in rassegna gli ambiti nei quali spesso i suoi interlocutori si mostrano vulnerabili.</p>
<p>Eccoli in sintesi.</p>
<p>1. <strong>Perderai qualche cliente</strong>. Questa prima questione è molto semplice: è irrealistico pensare che tutti possano essere sempre felici dei tuoi prodotti/servizi, perciò arrenditi! Alcuni clienti li perderai; proprio per questo è indispensabile elaborare sempre nuove idee/progetti e mantenere una lista di contatti da chiamare periodicamente.</p>
<p>2. <strong>Perderai qualche amico o familiare</strong>. Purtroppo, trascorrendo molto tempo e investendo energie nel tuo business non sempre riuscirai a soddisfare le aspettative delle persone più care. D’altra parte non ti puoi dimenticare che gestire un’impresa vuol dire avere responsabilità anche verso clienti, dipendenti e investitori!</p>
<p>3. <strong>Perderai la fiducia degli investitori.</strong> Prima o poi ti faranno domande e tu dovrai rispondere onestamente dei tuoi sbagli, di quello che hai imparato affrontandoli, di quali sono le tue previsioni per il futuro. Metti in conto che qualcuno potrà non essere contento, rimanere deluso e toglierti il suo supporto. Succede.</p>
<p>4. <strong>La tua idea può essere una cattiva idea.</strong> Ok concentrarsi sul proprio business, ma non va assolutamente bene accanirsi. Dunque, se si renderà necessario, dovrai trasformare le tue idee o migliorarle o cambiarle totalmente.</p>
<p>5. <strong>Sbaglierai ad assumere alcuni dipendenti</strong>. I dipendenti che assumi, possono essere nella tua azienda per diverse ragioni: per i soldi, per l’avanzamento di carriera o per “sfruttarti” (cioè imparare il più possibile per poi mettersi in proprio). Non sempre ottengono ciò che vogliono e non sempre otterrai da loro ciò che avevi in mente. La cosa migliore da fare, in questi casi, è lasciarli andare affinché trovino la loro strada e tu un’altra persona che risponda alle tue esigenze.</p>
<p>6. <strong>Non riuscirai sempre a mantenere bassi i livelli di stress</strong>. Se però riesci a non farti venire un attacco di cuore…meglio.</p>
<p>7. <strong>Le vendite</strong>. Qualche volta i tuoi competitor ti sottostimeranno e riuscirai a vendere. Altre volte invece l’avranno vinta loro, o perché bleffano o perché sono davvero meglio di te. Dopo aver perso una potenziale vendita, puoi chiamare il decision maker e:</p>
<p>- chiedere se non hai fatto qualcosa o c’è qualcosa che avresti potuto fare meglio;</p>
<p>- chiedere se non c’è nient’altro che puoi fare per loro;</p>
<p>–concludere dicendo che è stato un vero piacere conoscere il loro business e di ricontattarvi se hanno bisogno in futuro.</p>
<p>Non dimenticare di inviare aggiornamenti mensili ai clienti su eventuali successi, nuovi prodotti in uscita ecc.</p>
<p>8. <strong>Comunicare</strong>. Non si può pretendere di andare d’accordo con tutti. Capiterà che alcuni tuoi collaboratori disapproveranno o non saranno d’accordo con le tue scelte. Ad altri non piacerai tu come persona. C’est la vie.</p>
<p>9. <strong>Raccogliere fondi</strong>. Alcune volte, anche se presenti una grande idea, metti a disposizione persone competenti e dimostri di avere dei buoni ricavi, gli investitori non sono disposti a investirli nel tuo progetto. Per questo devi sempre assicurarti di avere un “piano B”, un’alternativa, ovvero: liberarti della categoria di prodotto che non crea fatturato, passare ad un modello di servizio diverso, ecc. Un consiglio: rimani comunque in contatto con tutti, inviando gli aggiornamenti dei tuoi lavori e dei risultati che hai raggiunto…non si sa mai!</p>
<p><strong>10.</strong> <strong>Te stesso.</strong> Qualche volta fallirai durante la tua carriera, è una certezza; non puoi rimanere sempre in perfetta forma e creare collaboratori a tua immagine e somiglianza…insomma, non puoi controllare tutto il mondo intorno a te, quindi rilassati, delega e responsabilizza; impara ad essere flessibile.</p>
<p><strong>#10.</strong> <strong>La vostra attività.</strong> A volte, la vostra azienda fallirà. Semplicemente non funzionerà. Un punto che riassume in sé e vanifica tutti i precedenti (ecco spiegato l’uso del cancelletto…).</p>
<p>Accettare anche le situazioni meno floride, apprendere dagli sbagli o dai torti subiti e proseguire…più forti di prima? La maggior parte delle volte assolutamente sì.</p>
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		<title>Azienda: come e perché attuare il cambiamento</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2012/01/27/azienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 16:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Corradi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
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		<description><![CDATA[Why+How= Wow. Questo è il concetto principale intorno al quale ruota “Ri-caricare l’azienda. Come diventare leader del cambiamento!”, il libro di Mark Wilcox e Jonas Ridderstrale. Attraverso lo scorrere delle pagine i due autori cercano di spiegare, con esempi concreti, l’importanza di capire il PERCHE’ ed il COME attuare il CAMBIAMENTO. Jonas ci spiega come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/3347745000/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm4.staticflickr.com/3585/3347745000_6ce133e8c5_m.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Light Bulb No. 2 di Chuck Coker</p></div>
<h2></h2>
<h2></h2>
<p><strong>Why+How= Wow</strong>. Questo è il concetto principale intorno al quale ruota “Ri-caricare l’azienda. Come diventare leader del cambiamento!”, il libro di Mark Wilcox e Jonas Ridderstrale. Attraverso lo scorrere delle pagine i due autori cercano di spiegare, con esempi concreti, l’importanza di capire il PERCHE’ ed il COME attuare il CAMBIAMENTO. Jonas ci spiega come capire il <em>perché,</em> mentre Mark il modo in cui attuare il <em>come</em>.<br />
<strong>Prima sezione:</strong> <strong><em>il pensiero ricaricante</em></strong></p>
<p>Elemento essenziale del pensiero ricaricante sono le risorse umane a disposizione dell’azienda: per moltiplicare le competenze servono sempre più persone e risulta quindi essenziale costruire reti e relazioni. Il solo strumento che è rimasto alle aziende per competere è il kg di cervello di ogni risorsa moltiplicato per le persone che compongono la rete aziendale.</p>
<p>Oggi più che mai è importante avere un’alta intensità di conoscenza piuttosto che un’alta intensità di manodopera per riuscire ad essere competitivi. Jonas attraverso un esempio molto semplice cerca di far capire che ogni risorsa deve essere valorizzata e che è essenziale per la visione d’insieme: “<strong>Se pensate di essere troppo insignificanti per fare la differenza, provate a dormire una notte con una zanzara in camera da letto</strong>”.</p>
<p>Dopo aver valorizzato le risorse è necessario capire quali saranno le sorprese che il futuro ci riserverà. Oggigiorno l’improbabile è diventato probabile; le sorprese non possono essere nè evitate nè controllate, l’unica cosa che l’azienda può fare è calcolare l’ETBS (<strong>Expected Time Between Surprise</strong>), in modo da essere preparata al prossimo cambiamento e, quindi, anticiparlo. In due parole, bisogna essere preparati a costruire il proprio futuro. L’avvenire si costruisce attraverso l’innovazione e l’innovazione deriva dalla sperimentazione; tuttavia gli esperimenti sono tentativi e, come tali, riservano dei fallimenti. Ogni buon leader deve capire che gli insuccessi sono l’elemento di cui avrà più bisogno per creare vero cambiamento e ri-caricare l’azienda. Nasce quindi la figura del CDO (Chief Destruction Officers). Come dice Jonas “per prosperare in circostanze di questo tipo <strong>dobbiamo cominciare con il punire i successi mediocri e premiare gli errori grandios</strong>i”.</p>
<p>Un ulteriore punto da considerare è quello di riuscire ad essere “l’azienda diversa”, quella che arriva prima all’idea e crea nuovi mercati senza concorrenza.</p>
<p>Quanto detto sin qui ci spinge ad affermare che le aziende, per essere innovative, devono essere <em>veloci.</em> Come può diventare veloce un’azienda? Partiamo dal fatto che la <em>velocità</em> è funzione della massa e dell’energia, quindi</p>
<p>V = f (m * e) —&gt; per riuscire ad aumentare la velocità bisogna <strong>diminuire la massa</strong> e <strong>aumentare l’energia</strong></p>
<p><strong>Diminuire la massa</strong> e liberarsi del superfluo è un’idea molto allettante per le imprese: si tratta semplicemente di intraprendere la strada della de-massificazione. Ecco allora che le aziende spingono per esternalizzare quanto più possibile, tenendo all’interno solo i processi core, spostando la produzione all’estero e circondandosi di fornitori fidati per le attività in outsourcing.</p>
<p><strong>Aumentare l’energia</strong> è l’azione che spesso risulta più difficoltosa; l’unico modo è assumere nella propria impresa persone ricche di “più”. Queste risorse sono quelle cariche di punti di forza e desiderose di confrontarsi con gli altri. Solo la condivisone dei punti di forza tra queste risorse riesce a portare un aumento nell’intensità e nell’estensione delle conoscenze.<br />
<strong>Seconda sezione:</strong> <strong><em>l’azione ricaricante</em></strong></p>
<div>
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<p>Il modello proposto è il seguente:</p>
<p><img src="http://wiki.projectgroup.it:8080/download/attachments/43714539/modello.jpg?version=1&amp;modificationDate=1323945293000" alt="" /></p>
<h1><a name="Ri-caricarel'azienda.Comediventareleaderdelcambiamento-&quot;L'azionesenzalavisioneèunincubo,lavisionesenzal'azioneèunsognoadocchiaperti&quot;"></a><em>“L’azione senza la visione è un incubo, la visione senza l’azione è un sogno ad occhi aperti”</em></h1>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Il modello consente di muoversi, spostandosi tra un quadrato e l’altro, e di capire quali aspetti appartengono alla nostra impresa e su quali dobbiamo ancora lavorare.</p>
<p><strong>Risulta intuitivo pensare che un’azienda che si vuole ricaricare e vuole attuare il cambiamento deve presidiare tutti gli aspetti del modello.</strong></p>
<p>L’analisi si articola su tre diversi livelli:</p>
<p>1. <strong>ENVISION: LA VISIONE</strong>. In questa fase il leader capisce le motivazioni del cambiamento e le spiega ai suoi collaboratori. Deve essere una fase divertente e creativa durante la quale, attraverso una riunione plenaria, ogni membro del team esprime la propria idea e concorre alla creazione del cambiamento. Questa prima fase è articolata a sua volta su tre assi fondamentali:</p>
<ul>
<li>Competenza (di ogni singola risorsa e del team)</li>
<li>Contesto (nel quale si sta progettando il cambiamento)</li>
<li>Sfide (da affrontare per arrivare al cambiamento)</li>
</ul>
<p>2. <strong>ENGAGE: IL COINVOLGIMENTO</strong>. In questa fase il leader deve creare coinvolgimento e condivisione all’interno del team. L’obiettivo è creare un clima di fiducia e apertura tra tutte le risorse. Anche questa fase è articolata a sua volta su tre assi fondamentali:</p>
<ul>
<li>Fiducia (sicurezza tra i seguaci del leader)</li>
<li>Relazioni (creare una buona rete con le persone giuste ed il giusto mix)</li>
<li>Impegni (definire gli impegni e il modo in cui generare il cambiamento)</li>
</ul>
<p>3. <strong>EXECUTE: ESEGUIRE</strong>. In questa fase il leader deve coinvolgere il team nella realizzazione di ciò che si è deciso. Anche quest’ultima fase è articolata a sua volta su tre assi fondamentali:</p>
<ul>
<li>Coraggio (mostrare coraggio e convinzione)</li>
<li>Capacità (fare emergere le capacità del team)</li>
<li>Potenzialità (gestire al meglio il potenziale a disposizione)</li>
</ul>
<p>Che vogliate o meno seguire il metodo e i consigli del testo, tendete bene le orecchie:</p>
<p><em>“Le organizzazioni con elettrocardiogramma piatto non attirano i clienti e non li trattengono, quelle RI-CARICATE sì !”</em></p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Azienda%3A%20come%20e%20perch%C3%A9%20attuare%20il%20cambiamento" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Azienda%3A%20come%20e%20perch%C3%A9%20attuare%20il%20cambiamento" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F27%2Fazienda-come-e-perche-attuare-il-cambiamento%2F&amp;title=Azienda%3A%20come%20e%20perch%C3%A9%20attuare%20il%20cambiamento" id="wpa2a_8"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Eventi business 2012</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2012/01/24/eventi-business-2012/</link>
		<comments>http://www.projectgroup.it/blog/2012/01/24/eventi-business-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[forum]]></category>
		<category><![CDATA[summit]]></category>

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		<description><![CDATA[  Il 2012 è iniziato ormai da quasi un mese ed è giunto il momento, per ogni businessman/woman che si rispetti, di annotare gli eventi del nuovo anno. Per questo motivo ho cercato di informarmi sugli appuntamenti di maggior interesse (per Milano e d’intorni) e darvene avviso. Eccone alcuni. Se siete interessati a Mobile Commerce, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/desiitaly/2304796286/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm4.staticflickr.com/3273/2304796286_cbba2a36b3_m.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Don’t touch my planner di The italian voice</p></div>
<p>Il 2012 è iniziato ormai da quasi un mese ed è giunto il momento, per ogni businessman/woman che si rispetti, di annotare gli eventi del nuovo anno.</p>
<p>Per questo motivo ho cercato di informarmi sugli appuntamenti di maggior interesse (per Milano e d’intorni) e darvene avviso.</p>
<p>Eccone alcuni.</p>
<p>Se siete interessati a Mobile Commerce, New Entertainment, Brand Engagement, Tecnologia, Economia e lavoro digitale da non perdere il <a href="http://www.forumdigitale.it/" rel="nofollow">Forum della Comunicazione Digitale</a>, il 7 febbraio 2012, presso Palazzo Mezzanotte a Milano. L’iscrizione è gratis e si può ancora partecipare.</p>
<p>Molto interessanti gli incontri promossi da “<a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com/" rel="nofollow">Formazione24ore</a>”, il portale del Sole24Ore relativo a Eventi/Convegni/Corsi e Master pensati per diverse categorie di professionisti, tra cui manager e imprenditori.</p>
<p>Nell’ambito della Gestione d’Impresa, da segnalare due eventi:</p>
<p>- il <a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com/annual-eventi/AA5422--consumer--retail-summit.php" rel="nofollow">6° Consumer &amp; Retail Summit</a>, nel corso del quale è possibile assistere a “confronti nazionali e internazionali sulle strategie di alleanze, sull’innovazione tecnologica, sulla fidelizzazione e sui valori nella relazione tra industria, retail e consumatori”. Si terrà a Milano nelle giornate del 10 — 11 ottobre 2012, con iscrizione gratuita.</p>
<p>- il <a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com/annual-eventi/AA5427-forum-cultura-impresa-leadership.php" rel="nofollow">6° Forum Cultura d’impresa — Leadership al femminile: Politiche e strategie per aumentare la competitività e innovare il sistema Italia</a>, durante il quale si discorrerà dell’importanza e della necessità di una maggiore presenza femminile nel Top Management aziendale. Si terrà a Milano, il 13 novembre 2012.</p>
<p>Nell’ambito ICT (Le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione), in evidenza il <a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com/annual-eventi/AA5417-forum-digital-media-technology.php" rel="nofollow">2° Forum Digital Media &amp; Technology</a>, sempre a Milano in data 27 Marzo 2012.</p>
<p>Si parlerà di innovazione tecnologica, dei nuovi modi di comunicare e dei sistemi di fare business on-line, con esperti del settore e uomini d’impresa.</p>
<p>Non dimentichiamo il <a href="http://www.socialbusinessforum.com/it/" rel="nofollow">Social Business Forum</a>, di cui è possibile conoscere news e informazioni utili per l’edizione 2012 tramite il profilo twitter <a href="http://www.twitter.com/socialbizforum" rel="nofollow">@socialbizforum</a>.</p>
<p>Interessante il Congresso SummIT con il patrocinio dell’Università e della Camera di Commercio di Brescia, sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Dell’edizione 2012 si conosce, al momento, solo la data: 21 novembre 2012. Da tenere d’occhio.</p>
<p>Per gli appassionati dei Social Media, il <a href="http://socialmediaweek.org/" rel="nofollow">Social Media Week</a> quest’anno si terrà dal 13 al 17 Febbraio. Purtroppo non sarà in Italia, ma potrete seguirlo su Twitter tramite l’hashtag #SMW2012.</p>
<p>Preso nota?</p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Eventi%20business%202012" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Eventi%20business%202012" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F24%2Feventi-business-2012%2F&amp;title=Eventi%20business%202012" id="wpa2a_12"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Straordinario è far ruggire la mucca viola</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virginia Basiricò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[idee]]></category>
		<category><![CDATA[mucca]]></category>
		<category><![CDATA[ruggito]]></category>
		<category><![CDATA[straordinarietà]]></category>
		<category><![CDATA[viola]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi propongo un indovinello: “Che cos’ hanno in comune Harry Houdini, la National Public Radio americana, Virginia Apgar (medico inventore dello standard internazionale con cui si valuta lo stato di salute fisica del bambino al momento della nascita); Bruce Katz inventore delle scarpe Rockport, Brian Camelio CEO della ArtistShare.com, Google e Ron Johnson stratega di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/jelene/3672525867/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm3.staticflickr.com/2601/3672525867_23587f6e82_m.jpg" alt="" width="240" height="164" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Cow on a chopper di jelene</p></div>
<p><strong>Vi propongo un indovinello:</strong> “Che cos’ hanno in comune <strong>Harry Houdini</strong>, la <strong>National Public Radio</strong> americana, <strong>Virginia Apgar</strong> (medico inventore dello standard internazionale con cui si valuta lo stato di salute fisica del bambino al momento della nascita); <strong>Bruce Katz</strong> inventore delle scarpe Rockport, <strong>Brian Camelio</strong> CEO della ArtistShare.com, <strong>Google</strong> e <strong>Ron Johnson</strong> stratega di Apple?”</p>
<p><strong>Risposta:</strong> “Aver fatto ruggire la mucca viola”!</p>
<p><span style="color: #000000"><strong>La Mucca Viola è qualcosa di fenomenale, inatteso, entusiasmante e assolutamente incredibile che è dentro il prodotto</strong></span><span style="color: #000000">. O c’è o non c’è. Punto. E neanche questo basta. Ci vuole un ruggito capace di produrre un’innovazione talmente</span> <span style="color: #000000">straordinaria</span> <span style="color: #000000">che trasformi radicalmente le regole del gioco, e tanto sorprendente da non poter passare inosservata.</span></p>
<p><span style="color: #000000">Seth Godin, autore del libro “Il ruggito della mucca viola”, sostiene che  la</span> <span style="color: #000000"><strong>straordinarietà</strong></span> <span style="color: #000000">risiede in quelle aziende in cui si favorisce un flusso costante di  idee fuori dal comune, in chi pensa fuori dagli schemi, in chi</span> mette in dubbio l’autorità e in chi rifiuta di fare ciò che si faceva prima. Il mondo del business dimostra che sono riuscite a far sentire il proprio ruggito solo quelle aziende che non si sono limitate a soddisfare i bisogni dei propri clienti, ma che li hanno letteralmente travolti con emozioni e idee nuove.</p>
<p>Se volete iniziare l’anno nuovo con un bel <strong>RUGGITO VIOLA</strong>, iniziate a sperimentare i seguenti consigli:</p>
<ol>
<li><strong>Non aspettate gli inviti.</strong> Aspettare di essere invitati a tavola, a ballare, a giocare, a partecipare a una festa o a un grande meeting è uno spreco di energie preziose che vi impedisce di iniziare.</li>
<li><strong>Considerate l’insuccesso un’opzione</strong>. Quando non si rischia di fallire, manca l’opportunità di sperimentare, mettersi alla prova e crescere.</li>
<li><strong>Inventate il mercato.</strong> Le aziende affermate dedicano molto tempo al tentativo di conservare lo status quo (l’industria discografica ne è un esempio evidente). Le nuove aziende dinamiche, invece, tentano di creare mercati nuovi.</li>
<li><strong>Uscite dalla zona di sicurezza</strong> <strong>e andate a caccia di nuove idee</strong>. Ottimi spunti possono nascere dal confronto con i nuovi assunti, con chi sta in sedi periferiche, con chi ha le mani sporche e sta in prima linea, con aziende di successo di altri settori. Viaggiate, studiate e coltivate relazioni stimolanti.</li>
<li><strong>Puntate dapprima alla quantità o poi alla qualità.</strong> E’ il confronto tra idee diverse che porta all’innovazione.</li>
<li><strong>Evitate i sequel</strong>.  Il modo più rapido, facile e sicuro è fornire al mercato ciò che desidera. Affrettarsi a presentare la nuova imitazione di qualunque cosa aiuta a convincere l’azienda, il capo sarà orgoglioso della vostra iniziativa e sollevato per il fatto che avete imboccato una strada sicura. Questa strategia non funziona mai. Benché dia l’impressione di non comportare dei rischi, ne nasconde più di quanto si immagini.</li>
<li>Ricordatevi che l’*energia non sta nell’idea ma nella sua esecuzione. *Galvanizzate il vostro gruppo di lavoro e lavorate per creare un clima di fiducia ed entusiasmo attorno alla vostra idea.</li>
<li><strong>Lavorate per piccoli gruppi.</strong> Le grandi organizzazioni hanno un problema: le “strette di mano” che rendono tutto molto complesso. Per realizzare l’hardware e il software del primo Macintosh bastarono dodici persone; per inventare il fenomeno di Starbucks ne bastarono meno di una decina.</li>
<li><strong>Associatevi a una causa che stia veramente a cuore alla gente.</strong> Sposando cause valide, i marchi ricercano qualcosa di più grande e assai più utile del lavoro quotidiano — sostiene il nostro Godin — e con ciò acquisiscono maggiore rilevanza, sviluppano un senso etico e orgoglio aziendale, conquistano le preferenze e la fiducia del consumatore, contribuendo a migliorare un poco il mondo.</li>
</ol>
<p>Ma soprattutto:</p>
<p>10.<strong> Non lasciate che i semi vi impediscano di gustare l’anguria</strong></p>
<p>Quindi come ci suggerisce Goethe, poeta e filosofo tedesco, “Qualunque cosa possiate fare, o sognare, incominciatela. L’audacia ha in sé il genio, la magia e il potere. Incominciate subito”.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Straordinario%20%C3%A8%20far%20ruggire%20la%20mucca%20viola" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Straordinario%20%C3%A8%20far%20ruggire%20la%20mucca%20viola" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F20%2Fstraordinario-e-far-ruggire-la-mucca-viola%2F&amp;title=Straordinario%20%C3%A8%20far%20ruggire%20la%20mucca%20viola" id="wpa2a_16"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La mia esperienza con Twitter</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[aggiornarsi]]></category>
		<category><![CDATA[dialogare]]></category>
		<category><![CDATA[imparare]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Twitter è uno dei social network più diffusi e usati del nostro tempo. Tuttavia se pensate che tutti lo sappiano usare o ne conoscano terminologia e funzionamento vi sbagliate di grosso. Lungi dall’essere di facile ed immediata fruibilità come il cugino Facebook, Twitter si caratterizza per essere un microblogging utilizzato anche da professionisti e aziende, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/eldh/5858249526/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm6.staticflickr.com/5221/5858249526_2298a25375_m.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Twitter di eldh</p></div>
<p>Twitter è uno dei social network più diffusi e usati del nostro tempo. Tuttavia se pensate che tutti lo sappiano usare o ne conoscano terminologia e funzionamento vi sbagliate di grosso.</p>
<p>Lungi dall’essere di facile ed immediata fruibilità come il cugino Facebook, <strong>Twitter</strong> si caratterizza per essere un <strong>microblogging</strong> utilizzato anche da professionisti e aziende, con una <strong>terminologia</strong> e <strong>regole di interazione del tutto particolari</strong> (nel web si trovano molti consigli su come comportarsi…questo <a href="http://www.zanandream.com/Social-Network-Marketing/non-essere-twit-su-twitter.html" rel="nofollow">post</a>, ad esempio, l’ho trovato molto simpatico!).</p>
<p>Inutile nascondere il mio disagio iniziale alla vista di quei telegrammi cifrati, corredati da simboli e link, in una sequenza del tutto inusuale. Anche quelli scritti in italiano non mi erano chiari, figuriamoci se espressi in inglese o mixati a parole inglesi: il caos.</p>
<p>Non so se capita anche a voi, ma quando non capisco qualcosa mi arrabbio e la rifiuto. Ecco, mi è capitato proprio questo. Mi chiedevo perché mai non potessero esprimersi in un modo un po’ meno alieno…poi ho capito: il messaggio può contenere solo 140 caratteri e, si sa, non è facile esprimere la propria opinione in così poco spazio.</p>
<p>Mi ci sono voluti due mesi per prenderne confidenza e ancora oggi sto lavorando per riuscire ad essere attiva, cioè non solo riportare link e messaggi di altri o miei, ma instaurare discorsi con follower e following.</p>
<p>A tutti coloro che volessero accostarvisi e capirne l’utilizzo e la terminologia di base consiglio di <strong>affidarsi a qualcuno che già lo usa</strong>. Solo <strong>successivamente ok a libri</strong> e libricini per approfondirne il funzionamento. Per i primi passi  (“tweet“o cinguettii) mi sono affidata a <strong>“</strong><strong><a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788820048150/Il_piccolo_libro_di_Twitter/Tim_Collins.html" rel="nofollow">Il piccolo libro di twitter</a></strong><strong>”</strong> di Tim Collins, ma ci sono tanti altri testi più o meno approfonditi sull’argomento.</p>
<p>Da non trascurare anche la frequenza di utilizzo…Avete un po’ di tempo? Se desiderate diventare un po’ influenti, infatti, dovreste twittare tutti i giorni di ciò che più vi interessa.</p>
<p><strong>Perché utilizzare Twitter</strong> a livello professionale? Per acquistare visibilità; per <strong>condividere</strong> e <strong>dialogare</strong> di ciò che più interessa con persone che hanno i medesimi interessi; per <strong>tenersi informati</strong>, <strong>scoprire siti</strong>, <strong>blog</strong> e blogger, <strong>professionisti</strong> da seguire e da cui farsi ispirare; per <strong>trovare articoli e informazioni di cui si ha necessità</strong> o per <strong>un aggiornamento personale</strong>. Non ultimo, per <strong>discorrere e commentare convegni nel momento stesso in cui si stanno svolgendo</strong>, grazie ad una parola chiave (hashtag) che consente di accedere ad una <strong>comunità virtuale momentanea</strong> all’interno della quale poter <strong>scambiare commenti</strong>, idee e <strong>opinioni sull’evento</strong> in questione…insomma, una narrazione nella narrazione. Decisamente affascinante, non trovate? E allora lasciatevi sedurre!</p>
<p>Dedicato ai miei colleghi più scettici, ai miei amici più “unsocial” e a tutti i diffidenti.</p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;count=horizontal&amp;text=La%20mia%20esperienza%20con%20Twitter" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;count=horizontal&amp;text=La%20mia%20esperienza%20con%20Twitter" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2012%2F01%2F16%2Fla-mia-esperienza-con-twitter%2F&amp;title=La%20mia%20esperienza%20con%20Twitter" id="wpa2a_20"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A pranzo con Deming…</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2012/01/13/a-pranzo-con-deming/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Belussi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[deming]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[statistico]]></category>

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		<description><![CDATA[Eravamo tutti riuniti attorno al tavolo della sala formazione: pc mezzi chiusi, luce spenta e qualcuno stava parlando nel chiaro-scuro del fondo della sala. Si discuteva di nuove conoscenze in campo lavorativo e della necessità di acquisire nuovi contatti per creare reti di relazioni ad “uso commerciale”. La società per cui collaboro aveva appena stanziato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.flickr.com/photos/mein-halle/4968501656/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm5.staticflickr.com/4147/4968501656_42ce84e3db_m.jpg" alt="" width="150" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine: Restaurant di Hallenser</p></div>
<p>Eravamo tutti riuniti attorno al tavolo della sala formazione: pc mezzi chiusi, luce spenta e qualcuno stava parlando nel chiaro-scuro del fondo della sala.</p>
<p>Si discuteva di nuove conoscenze in campo lavorativo e della necessità di acquisire nuovi contatti per creare reti di relazioni ad “uso commerciale”. La società per cui collaboro aveva appena stanziato un budget per ognuno di noi; scopo: uscire a pranzo con un contatto…ma chi? Ho cominciato a pensare a potenziali clienti, amici che avrebbero potuto rivelarsi ganci importanti  per i miei futuri lavori di consulenza.</p>
<p>Qualche settimana più tardi, ragionando con il responsabile qualità di un’azienda cliente relativamente a dati di difficile interpretazione,  mi balza un’idea in testa: utilizzare il budget per il pranzo per portare fuori qualcuno che i dati  “se li mangia a colazione”.</p>
<p>Sapevo che era in città per qualche giorno (conferenze, visite ai musei, incontri con gli studenti e roba simile)… Insomma,  decisi di provarci. Detto, fatto. Ore 12.45, pranzo confermato : “Monaci Sotto le Stelle” con W.E. Deming.</p>
<p>Eccomi qui! Pioviggina. Sono fuori dall’ingresso del ristorante, in attesa che arrivi. Sono stranamente poco agitato, credevo che sarebbe stato molto peggio, meglio così.</p>
<p>Eccolo. Ci sediamo al tavolo, ordiniamo qualcosa da bere e iniziamo a conversare del motivo dell’insolito invito, di cosa facciamo nella vita, di quanto si ferma in Italia…</p>
<p>Lo guardo: è proprio come nelle foto, forse solo un po’ più British e meno USA di quanto mi sarei aspettato, ma comunque molto piacevole.</p>
<p>Gli sto raccontando che nell’azienda cliente per la quale sto facendo consulenza non so proprio da dove cominciare a sistemare le cose, in che reparto agire prima, su cosa concentrare i miei maggiori sforzi…</p>
<p>Lui sta guardando da tutt’altra parte, come se non mi stesse ascoltando — sono strani questi “americheni” e tutto ad un tratto se ne esce con una frase:</p>
<p>“Andrea non hai mai pensato che se non sai dove stai andando, probabilmente arriverai da un’altra parte?”</p>
<p>“Come scusi?” , e mi ripete la frase che cerco di cogliere e analizzare in ogni sua sfumatura, giusto per non fare la figura del cretino.</p>
<p>Molto titubante chiedo:  “Ma intende … analizzare i dati che possiamo raccogliere, rispetto al processo che ci interessa?”</p>
<p>“Si, più o meno. Hai mai sentito parlare di SPC e variabilità?” mi chiede, e continua:</p>
<p>“Partiamo dal presupposto che si voglia sempre migliorare, giusto? Spero che tu cerchi di far questo nelle aziende in cui vai ”</p>
<p>“Chiaro!! Pensi che la mission della società di consulenza per la quale lavoro è “crescere e far crescere”, quindi, alla sua domanda, mi sento di risponderle con un SI grosso come una casa”</p>
<p>“Benissimo, ora ti faccio un esempio pratico, ma devi fare ciò che ti dico: segna quanto tempo quel cameriere impiega, ogni volta, a portare gli ordini ai tavoli”</p>
<p>“OK”, rispondo e comincio a scrivere i tempi sul retro di un giornale, notando che sono molto simili l’uno all’altro.</p>
<p>Ad un tratto mi dice: “Guarda quel signore in fondo alla stanza, è visibilmente alterato giusto? Ho visto che prima discuteva con il cameriere perché il suo piatto è in ritardo e lui ha un appuntamento tra poco.  Secondo te cosa può essere successo?”</p>
<p>“Beh chiaramente i casi sono 2: quel signore non ha pazienza, oppure è successo qualcosa al cameriere o in cucina che ha ritardato la consegna dell’ordine”</p>
<p>“Esattamente, un qualcosa di inatteso ha portato un ritardo sulla consegna del pasto di quell’uomo,  potremmo chiamarla una <em>causa speciale</em>; ma come possiamo affermare questo, cioè il fatto che sia speciale?”</p>
<p>“Mmm, eee, ci sono! Avendo scritto i tempi normali di consegna delle portate ai vari clienti, possiamo dire che quella portata è completamente fuori dai tempi normali e che quindi qualche causa speciale ha portato al ritardo!”</p>
<p>“ Bravo ragazzo, è proprio per quello”.</p>
<p>Nel frattempo, dopo un buon caffè, ci alziamo diretti verso la cassa e ovviamente pago io con il budget dell’ufficio.</p>
<p>Vedo che lui si avvicina al ragazzo in cassa (chiaramente il proprietario del locale) ed esclama:</p>
<p>“ Complimenti davvero per l’ottima cucina e per l’accoglienza.. Ora potrei farti una domanda? Quando avete aperto il ristorante, tra tutte le decisioni prese, avete anche deciso quanto tempo far aspettare i clienti tra una portata e l’altra?”</p>
<p>Lui risponde:” Chiaro che sì; per noi è fondamentale capire quanto il nostro cliente è pronto ad attendere prima di mangiare! Inoltre, i tempi variano dal pranzo alla cena per ovvi motivi. Possiamo ancora migliorare, ma già abbiamo ottenuto buonissimi risultati”.</p>
<p>Salutiamo e appena fuori mi chiede: ”Hai sentito cosa ha detto il ragazzo? Possiamo ancora migliorare…Ma come secondo te?”</p>
<p>Io rispondo in modo un po’ vago, cercando di comprendere cosa mi vuole dire tra le righe: “ Cercando di migliorare qualche aspetto del servizio, oppure acquistando qualche nuovo macchinario da cucina, cercando di riorganizzare la presa delle comande”</p>
<p>“Le tue idee sono giuste, ma cosa intenderesti fare quindi? Correggere e migliorare il processo che già di suo non ha problematiche, quindi potremmo dire agendo sulle cause comuni e non speciali!!”</p>
<p>Lo ringrazio per la lezione e ci salutiamo promettendoci di rivederci  presto.</p>
<p>Mentre lo fisso andarsene sotto la pioggia, dentro di me si fa chiaro un grande insegnamento:  se so dove sto andando posso capire quando sto uscendo di strada e agire di conseguenza… per arrivare dove voglio!</p>
<p>Grazie William.</p>
<p>A.B.</p>
<p> </p>
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		<title>La forza dei contest aziendali, il nostro caso</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2012/01/10/la-forza-dei-contest-aziendali-il-nostro-caso/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 15:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[contest]]></category>
		<category><![CDATA[gara]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio]]></category>
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		<description><![CDATA[Già lo sapevo, ma ora ne ho la certezza: il mio maestro elementare è ed è sempre stato più avanti di tutti gli altri insegnanti. Già nei lontani anni ’80, infatti, allietava le nostre giornate attraverso una metodologia didattica ludica, di gara a premi per l’esecuzione di compiti e attività. Lo faceva per motivarci e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/jo-h/5844775089/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm3.staticflickr.com/2452/5844775089_68fbbb44f0_m.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Racing! di jo-h</p></div>
<p>Già lo sapevo, ma ora ne ho la certezza: il mio maestro elementare è ed è sempre stato più avanti di tutti gli altri insegnanti. Già nei lontani anni ’80, infatti, allietava le nostre giornate attraverso una metodologia didattica ludica, di gara a premi per l’esecuzione di compiti e attività. Lo faceva per motivarci e andare a scuola era davvero un piacere.</p>
<p>Che c’entra? Credo che la logica sia più o meno quella dei cosiddetti “<strong>Contest” aziendali</strong>: <strong>competizioni a premi</strong> rivolte a dipendenti e personale per <strong>avvicinarlo</strong>, <strong>coinvolgerlo</strong>, appassionarlo, <strong>motivarlo</strong>…</p>
<p>Ok, ma a che cosa? E per quali ragioni?</p>
<p>Lo scopo è quello di <strong>ottenere soluzioni originali</strong> e idee innovative, sfruttando i meccanismi della sana competitività e della possibile ricompensa.</p>
<p>Ebbene, anche in Project Group lo utilizziamo.</p>
<p>Originariamente è stato il “<strong>wiki contest</strong>”. Dal momento che nel 2010 era stata introdotta da pochi mesi la wiki aziendale, perché non organizzare una competizione per spronare i collaboratori ad utilizzare ed apprendere il nuovo strumento? La consegna richiedeva l’elaborazione di una pagina wiki dotata di precise caratteristiche, estetiche e funzionali all’utilizzo delle informazioni riportate. Il coinvolgimento,soprattutto nella prima occasione, è stato totale e i premi in palio un vero successo: due i-pad, rispettivamente per il primo e il secondo posto.</p>
<p>Dal mese scorso, nonché dall’anno ormai passato, il contest ha abbandonato lo scopo originario per estendersi a quello dell’autoformazione individuale. La richiesta: leggere un testo a scelta, tra quelli della nostra biblioteca e relazionarlo attraverso un post. La gara è stata pensata per spronare tutti i consulenti a scrivere un articolo per il blog, attività che generalmente suscita forti resistenze. Premio in palio: parcheggio auto privato della durata di tre mesi.</p>
<p>Il risultato, contrariamente alle aspettative, è stato di <strong>totale coinvolgimento, impegno e collaborazione</strong> e ha fruttato post davvero originali e di piacevole lettura.</p>
<p>Un unico e indiscusso vincitore: “A pranzo con Deming”. Lungi dall’essere l’asettica recensione di una dispensa sul Controllo statistico di processo, è un dialogo informale tra il saggista-consulente statunitense e un giovane discepolo…ma non voglio dire di più.</p>
<p>Questo e gli altri articoli concorrenti verranno pubblicati nelle prossime settimane.</p>
<p>A me non rimane che augurarvi buona lettura!</p>
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		<title>A Natale cosa mi regali?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/12/20/a-natale-cosa-mi-regali/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 18:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[regali]]></category>
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		<description><![CDATA[Per fortuna esistono le ricerche online…e la radio. L’altro giorno mi stavo giusto chiedendo che ne sarebbe stato dei regali di Natale di quest’anno, causa crisi monetaria internazionale, et voilà, ecco la risposta che aspettavo: sto guidando e un annuncio radiofonico riporta i risultati di una ricerca on line condotta da Vivastreet– portale di annunci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 171px"><a href="http://www.flickr.com/photos/alancleaver/4085081161/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm3.staticflickr.com/2622/4085081161_f3855f2698_m.jpg" alt="" width="161" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Christmas presents under the tree</p></div>
<p>Per fortuna esistono le ricerche online…e la radio. L’altro giorno mi stavo giusto chiedendo che ne sarebbe stato dei regali di Natale di quest’anno, causa crisi monetaria internazionale, et voilà, ecco la risposta che aspettavo: sto guidando e un annuncio radiofonico riporta i risultati di una ricerca on line condotta da Vivastreet– portale di annunci gratuiti– sulle principali tendenze natalizie.</p>
<p>Beh, pare che più della metà degli intervistati (il 58%) abbia pensato di donare un servizio, una necessità quotidiana, come una serata di baby-sitting, un corso di inglese, una piccola riparazione domestica, un’assistenza informatica o di pulizia domestica. Per quanto riguarda l’idea regalo nulla di nuovo (ricordate il nostro post dell’anno scorso “Il regalo per i clienti”?); la novità sta nel fatto che una così grossa fetta di italiani opti per questo genere di presente, in realtà ancora molto poco diffuso nella nostra penisola…almeno sino ad ora.</p>
<p>Sarà stata la crisi ad indirizzare i più verso questa nuova soluzione? D’altra parte un po’ di sana riflessione sulla limitazione allo sperpero e al consumo insensato di oggetti inutili fa sempre bene…Tuttavia io uno sfizio me lo voglio togliere. Concedetemi l’acquisto di un soprammobile natalizio superfluo e anche un po’ kitch…uno solo. In fondo anche questo fa Natale, non credete?</p>
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		<title>Nice Guys Finish Last</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[altruismo]]></category>
		<category><![CDATA[dominanza]]></category>
		<category><![CDATA[generosità]]></category>
		<category><![CDATA[leadership]]></category>
		<category><![CDATA[prestigio]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse per voi nulla di nuovo, ma il titolo della ricerca “Nice Guys Finish Last” mi ha colpita: Uno, il titolo è lo stesso di una canzone dei Green Day Due, che i bravi ragazzi finiscano per ultimi mi ha innescato una gran voglia di rivalsa… (ebbene sì, anch’io mi reputo una brava ragazza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 170px"><a href="http://www.flickr.com/photos/rodrigosa/5816634363/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm4.staticflickr.com/3217/5816634363_b5b9357702_m.jpg" alt="" width="160" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Rodrigo Sá via Gabriel Wickbold — Série Nerd di Rodrigo Sá</p></div>
<p>Forse per voi nulla di nuovo, ma il titolo della <a href="http://insight.kellogg.northwestern.edu/index.php/Kellogg/article/nice_guys_finish_last/" rel="nofollow">ricerca</a> “Nice Guys Finish Last” mi ha colpita:</p>
<ol>
<li>Uno, il titolo è lo stesso di una canzone dei Green Day</li>
<li>Due, che i bravi ragazzi finiscano per ultimi mi ha innescato una gran voglia di rivalsa… (ebbene sì, anch’io mi reputo una brava ragazza e proprio a leggere questo non ci sto)</li>
</ol>
<p>Lo studio in questione desiderava capire quali fossero gli <strong>effetti della generosità–</strong> intesa come <strong>tendenza a contribuire al bene pubblico</strong>-  <strong>sulle due dimensioni</strong> critiche dello status di una persona: <strong>reputazione e dominio</strong>.</p>
<p>Beh?</p>
<ul>
<li>Essere egoisti o belligeranti a discapito degli altri diminuisce il rispetto e l’ammirazione altrui, ma aumenta la percezione della propria dominanza</li>
</ul>
<ul>
<li>Essere altruisti può aumentare la notorietà, ma solo se si è selettivamente generosi con il proprio gruppo</li>
</ul>
<p>Le <strong>persone generose</strong> e altruiste sono percepite <strong>leader auspicabili nei contesti non competitivi</strong>, mentre <strong>quelle più egoiste</strong> (che cercano di massimizzare i loro guadagni anche a discapito degli altri) sono <strong>preferite in tempi di concorrenza</strong>. In pratica: quando il gioco si fa duro le persone desiderano un individuo dominante, in grado di guidare il gruppo. Gli <strong>individui più gentili e altruisti</strong> in situazioni di conflitto, invece, <strong>rimangono ultimi perché</strong>, <strong>seppur</strong> <strong>apprezzati</strong> per il loro carisma, <strong>non sono</strong> <strong>considerati abbastanza forti</strong> per lottare (il che è anche comprensibile).</p>
<p>Tuttavia è altrettanto vero che coloro che sono poco o per nulla generosi e benevoli sono condannati ad essere mal visti e mal sopportati dagli altri.</p>
<p>Insomma, come al solito, meglio le mezze misure…anche se mi è sembrato di capire che la dominanza goda di un pizzico di vantaggio.</p>
<p>Quindi, forza nice guys, mettiamoci al lavoro.</p>
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		<title>Ergonomia dell’ufficio, benessere e produttività</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/12/01/ergonomia-dellufficio-benessere-e-produttivita/</link>
		<comments>http://www.projectgroup.it/blog/2011/12/01/ergonomia-dellufficio-benessere-e-produttivita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 14:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[ergonomia]]></category>
		<category><![CDATA[produttività]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ergonomia di un ufficio è più importante di quanto comunemente si creda. Un ambiente povero e squallido, caotico e disagevole può avere effetti molto negativi sul benessere dei lavoratori e, quindi, sulla produttività. Al contrario, un ambiente confortevole contribuisce ad aumentare la resa e a scoraggiare l’assenteismo. A sostenerlo, più di uno studio condotto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><a href="http://www.flickr.com/photos/anniemole/2325423536/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm3.staticflickr.com/2303/2325423536_a2a97e0fcc_m.jpg" alt="" width="180" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Tom Foxcroft in the Tube Office</p></div>
<p>L’ergonomia di un ufficio è più importante di quanto comunemente si creda. Un <strong>ambiente povero e squallido</strong>, caotico e disagevole può avere <strong>effetti</strong> molto <strong>negativi sul benessere</strong> dei lavoratori e, quindi, <strong>sulla produttività</strong>. Al contrario, un ambiente confortevole contribuisce ad aumentare la resa e a scoraggiare l’assenteismo.</p>
<p>A sostenerlo, più di uno studio condotto dal British Council for Offices– <a href="http://www.bco.org.uk/research/researchreports/detail.cfm?rid=29&amp;cid=0" rel="nofollow">The impact of office design on business performance</a> e <a href="http://www.bco.org.uk/news/detail.cfm?rid=187" rel="nofollow">Flexible working a myth for majority of office employees</a>- che ha individuato, tra gli altri, i <strong>fattori ergonomico-strutturali utili per il benessere e la redditività</strong> dei lavoratori.</p>
<p>Attraverso Weinmann, autore di <a href="http://www.openforum.com/articles/how-your-dingy-office-is-hurting-productivityand-how-you-can-fix-it" rel="nofollow">How your dingy office is hurting productivity– And how you can fix it</a>, individuiamo i principali.</p>
<p>Innanzitutto la <strong>temperatura della stanza</strong>. Fondamentale che l’ambiente di lavoro non sia nè troppo freddo, nè troppo caldo. Ok, lo avevamo già dedotto autonomamente, ma una evidenza scientifica è sempre utile. <a href="http://eetd.lbl.gov/ie/pdf/LBNL-60946.pdf" rel="nofollow">Uno studio</a> piuttosto recente effettuato dall’University of Technology di Helsinki in Finlandia, ad esempio, ha dimostrato che la temperatura ottimale di un ambiente interno è di 22°C e che per ogni aumento di grado si verifica una diminuzione del 2% nell’efficacia lavorativa.</p>
<p>Secondo…<strong>la luce</strong>. Non quella artificiale, si badi bene, bensì quella del sole. L’ufficio dovrebbe essere <strong>illuminato naturalmente</strong>, fornito di <strong>ampie finestre e/o lucernari</strong>. Una <a href="http://www.eric.ed.gov/PDFS/ED444337.pdf" rel="nofollow">ricerca</a> interessante a questo proposito è quella condotta in una scuola del sud della California, con la quale si è voluto valutare la <strong>relazione tra luce solare e performance umane.</strong> Si è scoperto che i ragazzi che erano sottoposti maggiormente alla luce naturale (l’aula era dotata di lucernari e ampie finestre) progredivano del 20% più velocemente nella comprensione della matematica e del 26% più velocemente nella comprensione del testo, rispetto ai compagni situati in stanze buie. Sebbene lo studio sia stato condotto su studenti, l’effetto benefico della luce naturale sulle capacità umane può essere esteso anche ai lavoratori più adulti.</p>
<p>Terzo…<strong>ascoltare musica</strong>. L’<strong>importanza della musica</strong> (soprattutto quella classica) per lo <strong>sviluppo dell’intelligenza e delle attività cerebrali</strong> è piuttosto nota.Tra le diverse ricerche a sostegno di questa tesi ritroviamo un recente <a href="http://med.stanford.edu/news_releases/2007/july/music.html" rel="nofollow">studio</a> della Stanford University, con il quale si sarebbe dimostrato quanto l’ascolto della musica aiuti ad essere <strong>cerebralmente precoci e abili a sostenere l’attenzione</strong>. Interessante, a tale proposito, il suggerimento di Weinmann di far ascoltare la musica in ufficio, ognuno munito di cuffiette e personale compilation. Beh, una bella idea, non c’è che dire, ma un dubbio mi rimane: siamo proprio sicuri che vada bene qualsiasi genere musicale? Non sono preferibili brani di sola musica? Le canzoni, soprattutto se cantate nella mia lingua, mi hanno sempre distratta tantissimo…</p>
<p align="absmiddle">Infine, <strong>tenere conto delle caratteristiche</strong> <strong>di ognuno nella costruzione dell’ufficio e nella colorazione delle pareti</strong>. Uno <a href="http://www.informedesign.org/_news/jan_v05r-p.pdf" rel="nofollow">studio</a> di Nancy Kwallek pubblicato dalla newsletter InformeDesign dell’University of Minnesota ha confermato l’ipotesi secondo cui gli individui reagiscono in modo differente ai medesimi colori. Non potendo ignorare il risultato della propria ricerca, la Kwallek suggerisce ai datori di lavoro di indagare sull’effetto che i colori hanno sulla produttività dei propri dipendenti/collaboratori, in modo da assecondare il più possibile le loro caratteristiche. Certo, sarebbe inverosimile tinteggiare le pareti di dieci colori diversi; tuttavia, il messaggio vuole essere quello di tenere conto sempre delle caratteristiche individuali di coloro che vivono uno spazio, coinvolgendoli anche in prima persona nella sua strutturazione.</p>
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		<title>Come sopravvivere ad un mondo che cambia</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/11/28/come-sopravvivere-ad-un-mondo-che-cambia-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 10:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bettazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Project Management]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[budget]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[metodo]]></category>
		<category><![CDATA[project]]></category>
		<category><![CDATA[scadenze]]></category>

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		<description><![CDATA[    Non sempre riusciamo a rispettare le date di consegna Rispettare i budget è sempre più difficile Non abbiamo un metodo per individuare le priorità I fornitori sono spesso inaffidabili in termini di tempo e qualità Di cosa stiamo parlando? Delle lamentele di un’azienda sull’orlo della crisi? No! Questi sono i sintomi del malessere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/vfsdigitaldesign/5396691102/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm5.staticflickr.com/4152/5396691102_dd3d157676_m.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Agile Project Management </p></div>
<p> </p>
<ul>
<li>Non sempre riusciamo a rispettare le date di consegna</li>
<li>Rispettare i budget è sempre più difficile</li>
<li>Non abbiamo un metodo per individuare le priorità</li>
<li>I fornitori sono spesso inaffidabili in termini di tempo e qualità</li>
</ul>
<p>Di cosa stiamo parlando? Delle lamentele di un’azienda sull’orlo della crisi?</p>
<p>No! Questi sono i sintomi del malessere vissuto quotidianamente da tutte le organizzazioni che ancora non hanno fatto lo sforzo di adattarsi a un mondo che cambia!</p>
<p>Oggi, infatti, le aziende devono affrontare una concorrenza molto più aggressiva rispetto al passato e il contesto imprenditoriale in cui operano è assai turbolento, uno scenario che richiede uno sforzo e una maggiore attenzione sul percorso necessario alla concretizzazione dei risultati.</p>
<p>Che fare quindi? Come fare a rendere lo sforzo davvero efficace?</p>
<p>E’ necessario concentrarsi, focalizzare la propria attenzione evitando di disperdere energie.</p>
<p>D’accordo, ma su quali elementi?</p>
<p>Le aziende sono oggi chiamate a realizzare un passaggio manageriale epocale: quello da un lavoro “per compiti” ad un lavoro per progetti e obiettivi.</p>
<p><strong>Lavorare per obiettivi: cosa significa?</strong></p>
<p>L’organizzazione per “compiti” è costituita da un insieme di attività che rimangono pressoché costanti nel corso del tempo e che sono strettamente legate a una specifica funzione aziendale. Chiunque rivesta un certo ruolo svolgerà uno stesso insieme di attività nella quotidianità lavorativa: ciò che fa oggi sarà fatto anche domani ed il mese successivo.</p>
<p>I progetti e il lavoro per obiettivi, al contrario, hanno un inizio ed una fine ben definita, sono contraddistinti dall’esistenza di un obiettivo da raggiungere, di un budget e di un insieme di risorse assegnate. Lavorare per progetti significa essere <strong>motivati</strong> a perseguire degli obiettivi, <strong>collaborando in modo creativo</strong>, senza procedure rigide prestabilite, interagendo con gli altri componenti del team su basi paritarie e cooperative e cercando di <strong>perseguire risultati</strong> <span style="color: #000000"><strong>vantaggiosi</strong></span> <span style="color: #000000"><strong>per l’</strong></span><strong>azienda nel suo complesso</strong> e non <span style="color: #000000">per le</span> singole funzioni aziendali.</p>
<p>Interessante vero? Ma come coordinare questa nuova modalità di lavoro?</p>
<p>Attraverso opportune metodiche di gestione che prendono il nome di <strong>project management</strong>, un approccio globale focalizzato sulla gestione dei progetti.</p>
<p>Tale orientamento è costituito da metodologie e tecniche per la pianificazione e il controllo, mirate a razionalizzare <span style="color: #000000">le diverse fasi indispensabili per pers</span>eguire gli obiettivi prefissati; è una modalità organizzativa aziendale che privilegia strutture operanti per gruppi e tipicamente coordinate da un leader: il project manager. Figura cardine per la gestione di un progetto, egli garantisce l’interazione tra i diversi attori coinvolti, la pianificazione e il controllo e gestisce le dimensioni, le componenti e le variabili di processo, dall’ideazione degli obiettivi progettuali sino alla loro realizzazione.</p>
<p>Per concludere, un interessante riflessione <em>da Individualità e Gruppalità</em> di <em>Diego Napolitani,</em> sul vero senso e significato del progettare:</p>
<p><em>“Progettare” e “proiettare” nascono entrambi dal latino proicere, “gettare avanti”, ma ciò che si “proietta” è un desiderio intenzionato a modificare l’immagine dell’Altro e del proprio rapporto con l’Altro, mentre ciò che si “progetta” è una domanda che non mira a modificare l’Altro, ma il mondo, il senso del mondo, insieme con l’Altro.</em></p>
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		<title>Come mandare a ko la sofferenza sul lavoro</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/11/23/come-mandare-a-ko-la-sofferenza-sul-lavoro/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 09:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virginia Basiricò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere Organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[sofferenza]]></category>

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		<description><![CDATA[  Siete convinti si possa e si debba lavorare senza faticare? Beh, è il caso che vi ricrediate perché pare non sia esattamente così. Anzi, volendo proprio essere precisi, è il caso di sottolineare che: Fatiche, stress e sofferenze sono parte integrante della vita (e da qui non ci si scappa) Promettere, rivendicare, chiedere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/philou46/5420161343/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm6.staticflickr.com/5096/5420161343_b91a7db1de_m.jpg" alt="" width="240" height="145" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Boxe di Phgaillard</p></div>
<p>Siete convinti si possa e si debba lavorare senza faticare? Beh, è il caso che vi ricrediate perché pare non sia esattamente così.</p>
<p>Anzi, volendo proprio essere precisi, è il caso di sottolineare che:</p>
<ol>
<li>Fatiche, stress e sofferenze sono parte integrante della vita (e da qui non ci si scappa)</li>
<li>Promettere, rivendicare, chiedere il benessere, soprattutto nei contesti lavorativi, non è realistico quando questo significa assicurare la diminuzione della fatiche</li>
</ol>
<p>E’ quanto emerso dalla <a href="http://www.studioaps.it/pdf/servizi_studio/giornata2011/2011_giornata_presentazione.pdf" rel="nofollow">giornata di Studio</a> svoltasi lo scorso 18 Novembre a Milano dal titolo ” Paure, fatiche, sofferenze ed illusioni: ipotesi d’intervento nelle situazioni di lavoro”. Un incontro davvero “illuminante”, che ha messo in luce l’inevitabilità della fatica (nella vita, come nel lavoro), ma anche la sua degenerazione nella sofferenza.</p>
<p>Eh sì, perché è nel momento in cui non riusciamo a dare un senso ai nostri sforzi che ci sentiamo afflitti, ed è l’afflizione che inibisce le persone e le depotenzia e, come tale, va contrastata. Ma come?</p>
<p><strong>Avvicinarsi</strong></p>
<p>Innanzitutto è necessario entrare in contatto con le fatiche. Spesso gli affanni degli altri fanno paura e le resistenze sono molteplici: il timore di sbagliare, di essere invasi dalle ansie altrui, di farsi rubare energie inutilmente.</p>
<p>All’interno di un percorso di miglioramento organizzativo, il primo passo, che ho trovato spesso utile nei gruppi di lavoro, è stato quello di dare spazio ai giudizi, alle lamentele e alle emozioni. E’ a partire da tutti questi elementi, infatti, che si possono scardinare eventuali pensieri disfunzionali, che celano esperienze negative o problemi organizzativi e relazionali. Rinunciare a queste storie significa non incontrare mai veramente chi vuole o può essere guidato fuori dalla crisi.</p>
<p><strong>Comprendere</strong></p>
<p>Come suggerisce il termine, si tratta di “prendere dentro” di sé la fatica, cercare di mettersi nei panni dell’altro. Comprendere come modo migliore per riconoscere e valorizzare il pensiero dell’altro e il suo punto di vista.</p>
<p><strong>Costruire un esame di realtà</strong></p>
<p>Significa cercare di co-costruire con l’interlocutore una nuova narrazione della realtà che:</p>
<ul>
<li>tenga conto e riconduca a fatti concreti;</li>
<li>spogli i racconti di semplificazioni e proiezioni (“è colpa del capo”, “è colpa del governo”);</li>
<li>dia un senso di limitatezza dei problemi e ridefinisca nuovi orizzonti.</li>
</ul>
<p>Tale aspetto è quanto mai vero. Una volta rilevati i disagi, il consulente deve aiutare la persona “che vive una situazione di sofferenza” a collocare nello spazio e nel tempo i fatti, affinché possano essere afferrabili e misurabili e insieme costruire una storia che dia una nuova prospettiva.</p>
<p><strong>Assumersi responsabilità per sviluppare Capability</strong></p>
<p>Se si narra un problema conferendo agli altri il ruolo di protagonisti, l’esito della storia dipenderà sempre da loro. La capability, ovvero la capacità di trovare e utilizzare le proprie risorse in modo nuovo, dipende da quanto si è abili ad assumersi la responsabilità di una storia, divenendone il personaggio principale.</p>
<p><strong>Concentrarsi sugli oggetti di lavoro e sul piacere di riconoscersi nei prodotti</strong></p>
<p>Questo significa che per uscire dalla propria sofferenza è opportuno decentrare la propria attenzione dalle relazioni, soprattutto quando disfunzionali al proprio benessere, e concentrasi sul prodotto finale (inteso anche come servizio).</p>
<p><strong>Differenziare gli investimenti</strong></p>
<p>Se sentiamo che la nostra identità coincide con quella lavorativa significa che l’investimento sul lavoro è troppo alto e, di conseguenza, anche le attese. Differenziare gli investimenti, invece, significa imparare a distinguere le diverse forme di riconoscimento e di realizzazione del proprio sé.</p>
<p><strong>Valorizzare le dimensioni narcisistiche e aggressive</strong></p>
<p>In un contesto di sofferenza, non è funzionale rassegnarsi al patimento. Un buon punto di partenza, a mio parere, è riscoprire quegli elementi/situazioni che danno il piacere del riconoscimento per ciò che viene pensato o prodotto o offerto. Tale aspetto fa emergere le competenze di cui si dispone e che rappresentano utili risorse dalle quali partire. Per contro è utile ragionare anche sugli elementi negativi, poiché l’indignazione che scaturisce da una situazione in cui i più stanno male è salutare per imparare a dire <strong>no a determinati comportamenti.</strong></p>
<p><strong>Coinvolgimento nella costruzione di capitale sociale</strong></p>
<p>Il senso del nostro agire, di quello che siamo e di quello che ci accade, si può scoprire nella relazione con gli altri. E’ attraverso la relazione che si conoscono i confini del proprio modo di leggere la realtà ed è proprio a partire dagli altri che si riscopre il senso stesso della libertà.</p>
<p>Il capitale delle relazioni è una risorsa fondamentale con cui confrontarsi e rispecchiarsi, da cui trarre nuove risposte su sé stessi e sul mondo che ci circonda.</p>
<p><strong>Osare</strong></p>
<p>A tale proposito, significativa è la frase pronunciata da uno dei relatori del convegno. Rubo e riporto: “<strong>Non pensate pensieri prepensati</strong>”; scegliete la “<strong>fatica di pensare</strong>” cose nuove, strategie alternative per raggiungere i vostri orizzonti.</p>
<p>In conclusione, desidero scomodare il buon vecchio Einstein e regalarvi una piccola parte delle sue riflessioni sul tema della crisi: “La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte, le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso, senza essere superato”.</p>
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		<title>Il modello hamburger racconta la felicità</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/11/16/il-modello-della-felicita-il-modello-hamburger/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[hamburger]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[modello]]></category>
		<category><![CDATA[Tal Ben-Shahar]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[“Felicità…un bicchiere di vino con un panino è la felicità” cantavano Albano e Romina nei lontani anni ’80. Beh la questione è davvero molto vicina al pezzo, perché oggi vorrei parlarvi del modello hamburger, altrimenti noto come il modello della felicità teorizzato da Tal Ben-Shahar nel suo libro “Più felice”. Il modello in questione nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/linecon0/3967077867/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2611/3967077867_98ea0f40fd_m.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Happiness di St0rmz</p></div>
<p>“Felicità…un bicchiere di vino con un panino è la felicità” cantavano Albano e Romina nei lontani anni ’80. Beh la questione è davvero molto vicina al pezzo, perché oggi vorrei parlarvi del <strong>modello hamburger</strong>, altrimenti noto come il <strong>modello della felicità</strong> teorizzato da <strong>Tal Ben-Shahar</strong> nel suo libro “<a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788860732002/Piu_felice/Tal_Ben-Shahar.html" rel="nofollow">Più felice</a>”.</p>
<p>Il modello in questione nasce più o meno così: l’autore, giocatore di squash a livello agonistico, racconta di quella volta in cui, in occasione di uno dei tornei più importanti dell’anno, decide di prepararsi all’evento con una dieta particolarmente sana, nel mese precedente la gara, ripromettendosi una ricompensa di cibo spazzatura nei giorni immediatamente successivi.</p>
<p>Tuttavia, proprio quando sta per concedersi quattro hamburger, sente di non desiderarli più. Come mai? La sensazione di benessere acquisito con la corretta alimentazione è così forte, che il pensiero di sentirsi affaticato, a seguito dell’imminente abbuffata, lo fa desistere. Ed è proprio qui che nasce la sua teoria.</p>
<p>Considera <strong>ciascun panino come il modello</strong> di un particolare <strong>archetipo di felicità</strong>:</p>
<ul>
<li>il più gustoso rappresenta l’<strong>archetipo edonista</strong>: questo individuo gode di un <strong>beneficio immediato</strong> (nella metafora, il piacere derivante dal gusto), ma anche di un <strong>futuro disagio</strong> (sempre in metafora, il malessere fisico conseguente); vive perseguendo il piacere presente per rifuggire il dolore, senza valutare però le possibili conseguenze delle proprie azioni;</li>
<li>il vegetariano rappresenta l’<strong>archetipo carrierista</strong>: tale individuo <strong>beneficia di un benessere futuro</strong> (in metafora, la salute e la forma), <strong>a discapito di quello presente</strong> (sempre in metafora, il gusto è piuttosto insipido e non favorisce il godimento); soffre adesso per una ricompensa futura;</li>
<li>l’hamburger insipido e malsano rappresenta l’<strong>archetipo nichilista</strong>: questo soggetto <strong>non gode né di un beneficio presente</strong> (in metafora, un gusto pessimo), <strong>né di uno futuro</strong> (sempre in metafora, malessere fisico); ha perso il piacere di vivere nel presente e non vede mete allettanti per il proprio futuro;</li>
<li>l’hamburger saporito e sano rappresenta la <strong>persona felice</strong>: <strong>sceglie ed esegue attività piacevoli per lui</strong> ( in metafora, il piacere derivante dal gusto), con la <strong>consapevolezza che lo condurranno ad un futuro altrettanto sereno</strong> e soddisfacente (sempre in metafora, il benessere, la salute e la forma).</li>
</ul>
<p>E’ proprio quest’ultimo modello quello che il testo ci vuole aiutare a seguire e incarnare, sottolineando due aspetti fondamentali da cui non si può prescindere:</p>
<ol>
<li>L’<strong>autentica felicità</strong> è quella che dura nel tempo</li>
<li><strong>Si ottiene solo se il percorso che ci conduce alla meta tanto agognata è esso stesso fonte di godimento</strong>.</li>
</ol>
<p>Insomma, pensando al lavoro per esempio, non solo dovremmo aver ben presente ciò che desideriamo davvero diventare (uno scrittore? un manager? un insegnante? un medico? un avvocato?), ma dovremmo trarre godimento dalle attività che costituiscono l’essenza stessa di tali figure (quindi scrivere, organizzare e gestire, insegnare, curare…).</p>
<p>Mi rendo conto che il tema felicità è estremamente complesso, ma se vorrete leggere integralmente il testo (e io ve lo consiglio vivamente) godrete di una trattazione efficace, pratica, chiara e non banale di ciò che significa vivere. Serenamente.</p>
<p> </p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Il%20modello%20hamburger%20racconta%20la%20felicit%C3%A0" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Il%20modello%20hamburger%20racconta%20la%20felicit%C3%A0" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F16%2Fil-modello-della-felicita-il-modello-hamburger%2F&amp;title=Il%20modello%20hamburger%20racconta%20la%20felicit%C3%A0" id="wpa2a_52"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Come essere felici al lavoro</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/11/10/come-essere-felici-al-lavoro/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 08:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sixteen Tips for Feeling Happier at Work. Mi arresto e leggo. Il tema è la felicità sul luogo di lavoro e l’autrice Gretchen Rubin è una vera esperta sull’argomento; la sua “missione” è capire come rendere le persone più felici, scrivere di questo e parlarne, attraverso libri e The Happiness Project, il suo blog. Ok, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 170px"><a href="http://www.flickr.com/photos/jarkko/159116539/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm1.static.flickr.com/53/159116539_90fc71beb1_m.jpg" alt="" width="160" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Laugh di supervillain</p></div>
<p><a href="http://www.happiness-project.com/happiness_project/2009/06/thirteen-tips-for-feeling-happier-at-work.html" rel="nofollow">Sixteen Tips for Feeling Happier at Work</a>. Mi arresto e leggo. Il tema è la felicità sul luogo di lavoro e l’autrice Gretchen Rubin è una vera esperta sull’argomento; la sua “missione” è capire come rendere le persone più felici, scrivere di questo e parlarne, attraverso libri e <a href="http://www.happiness-project.com/happiness_project/" rel="nofollow">The Happiness Project</a>, il suo blog.</p>
<p>Ok, vengo al sodo. L’articolo in questione offre una serie di consigli per sentirsi felici sul luogo di lavoro.</p>
<p>L’autrice, innanzitutto, si appella all’antidepressivo femminile per eccellenza: lo shopping. Ovviamente in questo caso il riferimento non è al vestiario, bensì ad accessori da ufficio, lampade e qualsiasi altra diavoleria utile a comodità, organizzazione e ordine della postazione.</p>
<p>Altra raccomandazione: ripulire periodicamente la scrivania dalle carte abbandonate e disperse nel tempo. Pare che l’azione porti ad una splendida calma.</p>
<p>Smettere di dire sempre di sì al telefono. Conviene perdere questa abitudine e optare per un “ve lo farò sapere più tardi”; quando si sta colloquiando con qualcuno, infatti, il desiderio di essere accomodante è molto forte e il rischio è di acconsentire senza le dovute considerazioni.</p>
<p>Di fronte alla richiesta di un’azione di responsabilità, immaginare che la scadenza sia a brevissimo termine (la settimana seguente), in modo che l’ approvazione non sia dettata esclusivamente dal fatto che è lontana nel tempo e, quindi, non costituisce un grande peso per il proprio carico di lavoro.</p>
<p>Chiamate da effettuare e gestire, che creano pensieri ed ansia, non mancano mai. In questi casi meglio procedere subito: pocrastinare, infatti, acuisce la tensione, mentre l’azione ha come esito un vero sollievo.</p>
<p>Essere onesti con sè stessi sul tempo che si sta utilizzando durante l’orario di lavoro è buona cosa per il proprio spirito. Se ci si sente sopraffatti, è bene chiedersi: “Sto davvero lavorando sodo? Quanto tempo dedico alla navigazione in internet, alla chat al telefono, alla ricerca di oggetti che ho fuori posto?”.</p>
<p>Cercare di conoscere ed essere curiosi solo relativamente a ciò che è utile, consente di non essere coinvolti in questioni che potrebbero arrecare gratuitamente preoccupazioni e pensieri.</p>
<p>Tra le dritte per il perseguimento della felicità al lavoro non mancano i consigli più strettamente connessi al benessere “fisico” della persona, come una buona sedia regolata al meglio, una protezione per gli occhi sottoposti alla luminosità del monitor (occhiali riposanti, salva-schermi…), il mantenimento di una postura corretta.</p>
<p><span style="color: #000000">La luce del sole e l’attività fisica sono un bene per l’attenzione, l’umore e la sedimentazione delle informazioni… e noi già lo avevamo detto (</span><span style="color: #000000"><a href="../blog/2010/06/11/la-pausa-pranzo-ideale/" rel="nofollow">La pausa pranzo ideale</a></span><span style="color: #000000">). Tuttavia melius abundare quam deficere, dunque ripetiamolo:</span> <span style="color: #000000">uscire almeno una volta al giorno e, se possibile, fare una passeggiata.</span></p>
<p><span style="color: #000000">Non solo. L’autrice raccomanda di fare</span> <span style="color: #000000"><strong>dieci minuti di pausa</strong></span> <span style="color: #000000">ogni ora. Gli studi dimostrano, infatti, che un break ogni tanto aiuta la memorizzazione e l’apprendimento di ciò che si è appena incamerato nel cervello (</span><span style="color: #000000"><a href="../blog/2010/02/23/evviva-la-pausa-caffe/" rel="nofollow">Evviva la pausa caffé</a></span><span style="color: #000000">).</span></p>
<p><span style="color: #000000">Inutile dire, infine, che lo stare con gli altri è un vero toccasana per l’umore: coltivare amicizie nell’ufficio è dunque buonissima cosa, anche se sono fermamente convinta possano bastare rapporti di serena convivenza, condivisione e cooperazione lavorativa.</span></p>
<p><span style="color: #000000">Beh? Sarò forse scontata, ma credo che quest’utlimo punto sia il vero nodo della questione.</span></p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Come%20essere%20felici%20al%20lavoro" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Come%20essere%20felici%20al%20lavoro" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F10%2Fcome-essere-felici-al-lavoro%2F&amp;title=Come%20essere%20felici%20al%20lavoro" id="wpa2a_56"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il tavolo casa-lavoro</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/11/04/il-tavolo-casa-lavoro/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 09:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può un tavolo far riflettere sul rapporto tra lavoro e vita privata? Beh, pare proprio di sì. La scrivania in questione e che ha attirato la mia attenzione è il Table-Table, creata dalla giovane designer Sabine Marcelis proprio per coloro che, sempre più spesso, lavorano all’interno delle mura domestiche e non hanno la possibilità fisica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/sketch22/400446411/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm1.static.flickr.com/124/400446411_d4bc7e8462_m.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Clean loft di nathanborror</p></div>
<p>Può un tavolo far riflettere sul <strong>rapporto tra lavoro e vita privata</strong>? Beh, pare proprio di sì. La scrivania in questione e che ha attirato la mia attenzione è il <a href="http://sabinemarcelis.com/work/table-table/" rel="nofollow"><strong>Table-Table</strong></a>, creata dalla giovane designer Sabine Marcelis proprio per coloro che, sempre più spesso, lavorano all’interno delle mura domestiche e non hanno la possibilità fisica di separare vita privata e lavorativa.</p>
<p>Ma come funziona? E’ coperta da un <strong>vetro intelligente</strong> e da una mensola sottostante nella quale conservare tutti i documenti e gli strumenti da lavoro. Un pulsante consente di opacizzare il piano e nascondere qualsiasi cosa sia posta sotto di esso: il concetto è quello di lasciarlo <strong>trasparente durante l’orario di lavoro</strong> e <strong>opaco quando è necessario staccare</strong>, porre cioè una separazione non solo mentale, ma anche fisica con l’attività lavorativa…ma sarà sufficiente?</p>
<p>L’input a questa idea viene dalla scoperta che lo <strong>stimolo visivo ha sempre un impatto molto forte sul nostro cervello</strong>: se non vedere cibo porta a mangiare meno (vedi <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703841904576256982872752032.html" rel="nofollow">The Battle of the Office Candy Jar</a>), <strong>non vedere fogli, penne o quant’altro dovrebbe dissuadere dal lavorare ancora</strong>.</p>
<p>Tuttavia il dubbio a me rimane: il bottone funziona automaticamente (ad esempio ad orari prestabiliti) o solo manualmente? In quest’ultimo caso, qualora il soggetto in questione sia uno stakanovista doc, dubito che si possa ottenere l’effetto sperato.</p>
<p>Me lo immagino già, dopo aver spento il piano, vagare ansioso nei pressi della scrivania e con fare svelto riattivare il tutto, anche alle 11 di sera, per terminare quel progetto che proprio non riesce a togliersi dalla mente.…</p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Il%20tavolo%20casa-lavoro" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Il%20tavolo%20casa-lavoro" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F11%2F04%2Fil-tavolo-casa-lavoro%2F&amp;title=Il%20tavolo%20casa-lavoro" id="wpa2a_60"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Donne, lavoro e (poca) autostima</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/10/28/donne-lavoro-e-poca-autostima/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco che ogni tanto si ripresenta la questione differenze di genere sul posto di lavoro e “quote rosa”. Lo spunto di riflessione è dato dalla recentissima ricerca “Ambition and gender at work”, condotta dall’Istituto europeo di Leadership e Management. L’indagine ha valutato il grado di autostima e ambizione delle manager femmine rispetto ai colleghi maschi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 170px"><a href="http://www.flickr.com/photos/alaivani/5397877813/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5137/5397877813_a5f9d1ddb5_m.jpg" alt="" width="160" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine di Alaivani</p></div>
<p>Ecco che ogni tanto si ripresenta la questione differenze di genere sul posto di lavoro e “quote rosa”. Lo spunto di riflessione è dato dalla recentissima <strong>ricerca</strong> <a href="http://www.i-l-m.com/research-and-comment/9506.aspx" rel="nofollow">“<strong>Ambition and gender at work</strong>”</a>, condotta dall’Istituto europeo di Leadership e Management.</p>
<p>L’indagine ha valutato il <strong>grado di autostima e ambizione delle manager femmine</strong> rispetto ai colleghi maschi. Risultato: le <strong>donne hanno meno ambizioni e aspettative dei maschi e sono molto più insicure</strong>.</p>
<p>In particolare all’inizio della loro carriera, le <strong>donne hanno meno chiaro dove vogliono arrivare</strong> (45% delle donne contro il 52% dei maschi) e non si sarebbero mai aspettate di raggiungere ruoli direzionali (50% delle donne contro 62% degli uomini).</p>
<p>Anche <strong>l’autostima relativamente alla propria posizione di carriera è inferiore nelle donne</strong> che nei colleghi (50% delle donne rispetto al 70% degli uomini).</p>
<p>Inoltre: la <strong>metà delle donne manager ammette di sentirsi insicura</strong>, contro solo il 31% degli uomini.</p>
<p>La sicurezza degli uomini emerge anche nel caso delle domande di lavoro o richieste di promozione: mentre il 20% degli uomini dichiara che si accosterebbe anche a ruoli non corrispondenti al proprio ideale, solo il 14% delle donne si dichiara disposta a farlo.</p>
<p>A tale proposito, l’Harward Business Riview, in <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2011/10/four_ways_women_stunt_their_careers.html" rel="nofollow"><strong>Four Ways Women Stunt Their Careers Unintentionally</strong></a>, individua i <strong>4 modi in cui in genere le donne ostacolano</strong>, non intenzionalmente, <strong>la loro carriera</strong>. Molte di loro, innanzitutto, sono <strong>eccessivamente modeste</strong>, tanto che gli altri faticano a riconoscere le loro capacità; <strong>non sono propense a fare domande e richieste per sé</strong> stesse perché ciò crea loro disagio e ansia per gli eventuali mancati risultati; <strong>tendono a mimetizzarsi e a non attrarre l’attenzione</strong>, perdendo così l’opportunità di far conoscere le proprie idee. Alcune donne, infine, <strong>non prendono la parola durante le discussioni</strong>, rinunciando così ad esprimere le proprie idee e punti di vista.</p>
<p>Beh, un quadro piuttosto avvilente per il gentil sesso… Ma tutta questa scarsa autostima e insicurezza la dovremo a un antico retaggio culturale o ad una propensione genetica tutta femminile? E chi lo saprà mai. Una cosa è certa: le eccezioni esistono, per entrambi i sessi.</p>
<p> </p>
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		<title>Ironia e umorismo…al lavoro!</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 10:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[umorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ridership, ovvero la leadership del sorriso…bell’idea non trovate? E’ il titolo nonché il tema di uno degli audiopost che Bertolino rilascia regolarmente su job24. Beh, la tesi è questa: leader tristi generano collaboratori tristi e la tristezza è la lapide posta sulla creatività e l’innovazione e un dispendio inutile di energia; serietà, d’altra parte, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/dotbenjamin/2765083201/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3015/2765083201_55a958db14_m.jpg" alt="" width="240" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine Show us your smile! di benjaminasmith</p></div>
<p><strong>Ridership</strong>, ovvero la <strong>leadership del sorriso</strong>…bell’idea non trovate? E’ il titolo nonché il tema di uno degli <a href="http://job24.ilsole24ore.com/news/Articoli/2011/10/bertolino-video-Ridership.php?uuid=3fe3bf9a-fa64-11e0-94b8-0c742701173b&amp;type=Libero" rel="nofollow">audiopost</a> che Bertolino rilascia regolarmente su job24. Beh, la tesi è questa: <strong>leader tristi generano collaboratori tristi</strong> e la <strong>tristezza</strong> è la lapide posta sulla creatività e l’innovazione e un <strong>dispendio inutile di energia</strong>; <strong>serietà</strong>, d’altra parte, non è sinonimo di sofferenza, ma di <strong>credibilità</strong> e <strong>competenza</strong>. Dunque, il suo suggerimento ai leader è quello di essere autorevoli, con una disposizione d’animo serena e una propensione alla <strong>sana ironia</strong>.</p>
<p>Lo sa bene anche un altro personaggio, oratore e motivatore canadese, <strong>Michael Kerr</strong>, che dedica un intero sito all’<strong>umorismo sul posto di lavoro</strong>. E’ lo <a href="http://www.mikekerr.com/" rel="nofollow">Humor at work-The Way Work Ought to Be</a>, all’interno del quale è possibile trovare libri scritti di suo pugno, video divertenti, workshop, incontri e articoli sul mondo del lavoro.</p>
<p>Anche la ricerca è dalla loro. Piuttosto recente lo <a href="http://www.knowledge.unibocconi.it/notizia.php?idArt=4888" rel="nofollow"><strong>studio</strong></a> condotto dall’<strong>Università Bocconi</strong> su1860 impiegati nel mondo, relativamente al <strong>valore dello humour in ambiente di lavoro</strong>. I risultati: l’umorismo e’ diffuso nel 98% dei casi ed è apprezzato nel 99%, <strong>crea gruppo e potenzia la leadership</strong>.</p>
<p>Beh, risultati positivi direi, tanto che l’<a href="http://accademiadelcomico.net/" rel="nofollow">Accademia Nazionale del Comico</a>, in collaborazione con <a href="http://www.laboratoriocreativo.com/" rel="nofollow">Laboratorio Creativo </a>e <a href="http://www.umorismoformazione.it/" rel="nofollow">Umorismo Formazione</a>, ha ideato il <strong>Master in</strong> <a href="http://accademiadelcomico.net/humor-business/" rel="nofollow"><strong>Humor Business &amp; Innovazione</strong></a> rivolto a tutti coloro che ricoprono ruoli di direzione e responsabilità nei contesti di lavoro. <strong>Attraverso</strong> la sperimentazione di <strong>creatività e umorismo</strong> si cerca di rafforzare nei partecipanti la <strong>disponibilità all’adattamento</strong>, al cambiamento e alle <strong>novità</strong>, e di formare competenze relativamente alla <strong>gestione degli imprevisti</strong> e dei <strong>conflitti</strong>.</p>
<p>Se avete delle titubanze relativamente alle <strong>vostre capacità umoristico-oratorie</strong> potreste fare riferimento a <a href="http://smalltalkbigresults.wordpress.com/2009/12/01/7-tips-on-using-humor-in-conversation/" rel="nofollow">“7 Tips on Using Humor in Conversation”</a>, articolo che ci omaggia di preziosi <strong>consigli per sostenere una conversazione</strong> <strong>positiva ed ironica</strong>.</p>
<p>Step numero uno <strong>non cadere nel sarcasmo</strong> e nell’umiliazione dei propri interlocutori, ma pronunciare battute bonarie a coloro che sanno stare al gioco.</p>
<p>Secondo, <strong>sviluppare autoironia</strong>: quest’ultima aiuta ad abbassare le barriere tra noi e gli altri , quindi, ad avvicinarci a loro in modo divertente.</p>
<p>Ulteriore passo: <strong>ridere</strong>, senza aspettare che lo facciano gli altri, perché la risata aiuta a sentirsi meno tesi.</p>
<p>Il <strong>fare battute</strong>, ammesso che ci si riesca, <strong>dovrebbe essere un’attività collegata alla conversazione in corso</strong>. In una parola: non veniamocene fuori con una barzelletta “fuori-tema” o non opportuna. Non solo quest’ultima non provocherebbe alcuna ilarità, ma potrebbe renderci alquanto ridicoli e creare un’atmosfera “agghiacciante”.</p>
<p>Per provocare riso sarebbe opportuno <strong>conoscere il meccanismo principale sotteso all’umorismo, ovvero la contraddizione</strong>. Pronunciare affermazioni contrarie a quelle aspettate, infatti, crea l’effetto paradosso e spiazza.</p>
<p>In ultimo: <strong>essere più positivi</strong>, frequentando per la maggior parte del nostro tempo persone solari, e imparare ad improvvisare (anche se quest’ultimo requisito non mi pare proprio semplice da acquisire).</p>
<p>Insomma, chi è già ironico di natura è in una botte di ferro… tutti gli altri si applichino o cerchino di frequentare le persone più divertenti che conoscono.</p>
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		<title>Voglio essere più produttivo!</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/10/21/voglio-essere-piu-produttivo/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 07:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[produttività]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte ci sembra di aver lavorato senza sosta e invece ci accorgiamo che a fine giornata non abbiamo concluso un granché? Beh probabilmente non siamo tra le persone più produttive in circolazione…Cosa fare, allora, se non emulare chi produttivo lo è o ha imparato ad esserlo con l’esperienza? Se non disponete di un valido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/alabut/5371449802/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5088/5371449802_3edfd507d9_m.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine: Here’s my new Behance stickers in action di Al Abut</p></div>
<p>Quante volte ci sembra di aver lavorato senza sosta e invece ci accorgiamo che a fine giornata non abbiamo concluso un granché? Beh probabilmente non siamo tra le persone più produttive in circolazione…Cosa fare, allora, se non emulare chi produttivo lo è o ha imparato ad esserlo con l’esperienza?</p>
<p>Se non disponete di un valido esemplare, niente paura. In <strong><a href="http://www.openforum.com/articles/6-habits-of-highly-productive-people?intlink=us-openf-nav-ymal-t8b6p5p5" rel="nofollow">6 Habits of Highly Productive People</a></strong>, l’autore espone e spiega il modo in cui queste persone lavorano e riescono a portare a termine i propri compiti con successo.</p>
<p>Innanzitutto, ci dice, è necessario <strong>semplificare</strong>, ovvero <strong>eliminare</strong>, <strong>automatizzare</strong> e <strong>delegare</strong> tutto ciò che assorbe inutilmente tempo e risorse.</p>
<p><strong>Non distrarsi</strong> è la regola numero due e si sa quanto sia complicato rispettarla! Non solo colleghi e telefono, ma anche e-mail e social network hanno il loro peso, quindi…maneggiare con cautela. In tre parole dovremmo imparare a “gestire le distrazioni”.</p>
<p><strong>Svolgere un’attività quando siamo ispirati</strong> consente di lavorare meglio e nel miglior tempo. Dunque? Gli individui produttivi lo sanno bene e cercano di mantenere il loro orario flessibile, in modo da poter svolgere determinati compiti quando sono più motivati.</p>
<p>Quarto “dictat”: <strong>saper sfruttare anche le piccole porzioni di tempo</strong> (apparentemente vuote) <strong>della giornata</strong>, come il tragitto casa– lavoro o i 10 minuti di attesa prima dell’inizio ufficiale delle attività lavorative.</p>
<p>Consapevoli del fatto che ogni obiettivo è costituito sempre da sotto-obiettivi, risulta davvero efficace individuarli e inserirli in <strong>to-do list giornaliere</strong>, sotto forma di attività da svolgere; in questo modo avremo un percorso ben tracciato che ci porterà con successo alla meta prestabilita.</p>
<p><strong>Essere multitasking</strong>, infine, è un pregio e ci sono persone che riescono a fare 10 attività simultaneamente; tuttavia l’autore si chiede se questo modo di fare non comprometta troppo la qualità di ciò che stiamo facendo e che fine facciano concentrazione e memoria…</p>
<p>Ok, forse non ci ha detto nulla di nuovo, ma siamo proprio sicuri di stare già facendo tutto il possibile? Se siamo ancora così dispersivi un motivo ci sarà e da qualcosa dovremo pur iniziare, non credete?</p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Voglio%20essere%20pi%C3%B9%20produttivo%21" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;count=horizontal&amp;text=Voglio%20essere%20pi%C3%B9%20produttivo%21" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F21%2Fvoglio-essere-piu-produttivo%2F&amp;title=Voglio%20essere%20pi%C3%B9%20produttivo%21" id="wpa2a_72"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I conti che tornano</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/10/17/i-conti-che-tornano/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 11:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Fè</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consulenza di Direzione]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza]]></category>
		<category><![CDATA[conti]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[gestione]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia azienda sta guadagnando o perdendo? La mia azienda è concorrenziale sul mercato? Mi conviene puntare sul mercato “X” o sul mercato “Y”? Quanto mi costa realizzare questo nuovo prodotto/servizio? Mi conviene produrre il prodotto “A” o il prodotto “B”? Queste sono alcune delle domande che ci vengono poste dai decision maker delle aziende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/vizzzual-dot-com/2655969483/sizes/s/in/photostream/"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3055/2655969483_7ab8dc51d4_m.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine On Target di viZZZual.com</p></div>
<ul>
<li>La mia azienda sta guadagnando o perdendo?</li>
<li>La mia azienda è concorrenziale sul mercato?</li>
<li>Mi conviene puntare sul mercato “X” o sul mercato “Y”?</li>
<li>Quanto mi costa realizzare questo nuovo prodotto/servizio?</li>
<li>Mi conviene produrre il prodotto “A” o il prodotto “B”?</li>
</ul>
<p>Queste sono alcune delle domande che ci vengono poste dai decision maker delle aziende Clienti.</p>
<p>Per effettuare le scelte più corrette in verità <strong>servono poche informazioni chiare</strong>, aggiornate e di facile lettura, ma soprattutto occorre un metodo unico e condiviso, che consenta a tutti di capire istantaneamente la portata del proprio singolo contributo alla crescita dell’azienda.</p>
<p>Fondamentale, per un consulente di organizzazione aziendale quale sono io, è fornire ai dirigenti e responsabili di funzione/area/reparto tutte le informazioni necessarie e sufficienti per prendere le decisioni migliori, assicurando il collegamento di ogni loro azione alla redditività aziendale.</p>
<p>I metodi per la realizzazione di un sistema di controllo di gestione che generalmente utilizziamo in Project Group sono l’ABC (Activity based costing) e la Throughput Accounting (sistema di contabilità analitica della TOC — Theory of Constraint), anche se quasi sempre optiamo per la costruzione di un sistema ad hoc, un ibrido tra le due teorie appositamente studiato per il caso specifico. Il modello così ottenuto permette di stabilire quanto l’azienda sia in grado di supportare i costi di produzione e di adeguarsi ai prezzi che il mercato definisce attraverso il “gioco della concorrenza”.</p>
<p>Normalmente come procediamo?</p>
<p>Consapevoli della necessità di un forte consenso per la buona riuscita di un intervento, inizialmente ci preoccupiamo di consolidare in dirigenti e responsabili l’importanza della contabilità analitica e aiutiamo a scegliere il modello più solido e flessibile per poter creare opportunità di crescita. Nelle fasi di implementazione del sistema, effettuiamo riesami periodici di valutazione, per la correzione di eventuali divergenze emerse tra progetto e obiettivo finale. Concludiamo infine il nostro intervento con l’approvazione unanime della Direzione Generale e di tutti i responsabli aziendali coinvolti nel progetto.</p>
<p>Volendo riassumere ed utilizzare la forza evocativa delle immagini, potremmo vedere la contabilità analitica come la mappa geografica attraverso cui comprendere la direzione e i percorsi più vantaggiosi per raggiungere l’obiettivo principe: generare valore!</p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:140px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;count=horizontal&amp;text=I%20conti%20che%20tornano" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service twitter_tweet" src="http://platform.twitter.com/widgets/tweet_button.html?url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;count=horizontal&amp;text=I%20conti%20che%20tornano" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:130px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service google_plusone" src="https://plusone.google.com/u/0/_/%2B1/button#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;size=medium&amp;count=true" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:20px"></iframe><!--<![endif]--><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.projectgroup.it%2Fblog%2F2011%2F10%2F17%2Fi-conti-che-tornano%2F&amp;title=I%20conti%20che%20tornano" id="wpa2a_76"> </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L’importanza dei colleghi</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2011/10/11/limportanza-dei-colleghi/</link>
		<comments>http://www.projectgroup.it/blog/2011/10/11/limportanza-dei-colleghi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 09:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Crovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[colleghi]]></category>
		<category><![CDATA[importanza]]></category>
		<category><![CDATA[longevità]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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		<description><![CDATA[Che avere colleghi cordiali e amichevoli rendesse la vita lavorativa molto più piacevole l’ho sempre pensato, ma che averne di sbagliati potesse addirittura uccidere… Eppure, secondo una ricerca da poco conclusasi, basata su un campione eterogeneo di 800 dipendenti israeliani monitorati per 20 anni, il supporto sociale dei collaboratori avrebbe la funzione di fattore protettivo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-2772" src="http://www.projectgroup.it/wp-content/uploads/2011/10/IMG_0504-373x500.jpg" alt="" width="250" height="300" />Che avere colleghi cordiali e amichevoli rendesse la vita lavorativa molto più piacevole l’ho sempre pensato, ma che averne di sbagliati potesse addirittura uccidere…</p>
<p>Eppure, secondo una <strong><a href="http://psycnet.apa.org/journals/hea/30/3/268/" rel="nofollow">ricerca</a></strong> da poco conclusasi, basata su un campione eterogeneo di 800 dipendenti israeliani monitorati per 20 anni, il <strong>supporto sociale dei collaboratori</strong> avrebbe la funzione di fattore protettivo, <strong>riducendo il rischio di mortalità</strong>.</p>
<p>Ma forniamo qualche dettaglio. Lo studio prevedeva:</p>
<ol>
<li><strong>colloqui regolari circa le condizioni lavorative,</strong> considerando i seguenti due item: quanto i <strong>colleghi</strong> sono <strong>utili per risolvere i problemi</strong> e quanto sono <strong>cordiali e gentili con loro</strong>;</li>
<li><strong>controlli medici</strong> attraverso il <strong>monitoraggio</strong> di quei parametri che più influiscono sulla vita di una persona: <strong>pressione sanguigna, fumo, depressione</strong>.</li>
</ol>
<p>Beh, conclusione: i <strong>soggetti</strong> del campione <strong>che non avevano avuto collaboratori disponibili ad aiutarli avevano un quadro clinico che li portava ad essere 2.4 volte più a rischio di morte degli altri.</strong></p>
<p>Una ricerca pretenziosa? Forse. Tuttavia, al di là della più o meno grossolanità delle operazioni effettuate e il campione poco rappresentativo, questo studio ha il merito di sottolineare ancora una volta <strong>l’importanza e l’impatto che l’ambiente di lavoro</strong>- inteso come rete e clima relazionale che si esercita all’interno di un contesto lavorativo– <strong>ha sulla nostra esistenza</strong>, non solo psicologica, ma anche fisica. Ciò che colpisce è proprio il bisogno di sostegno umano che emerge, la necessità di intessere rapporti cordiali e che facciano divertire, anche al lavoro.</p>
<p>E voi? Avete colleghi disponibili o chiusi e poco inclini al sostegno?</p>
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