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	<description>Crescere e far crescere</description>
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		<title>Quanto manca?!</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<category><![CDATA[misurare]]></category>
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		<description><![CDATA[
Tempo d’a …mare di EvilAlivE
Uno scrittore e umorista  francese dell’800,  tale Alfonse Allais, scriveva: “Diciamo di ammazzare  il tempo, come se  non fosse il tempo ad ammazzare noi”. Piuttosto  spietato, ma  tremendamente vero: il tempo passa e sembra non bastare  mai.
Solo i periodi di vacanza sono uno “stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/evilalive/521755792/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/210/521755792_28c1db82e6.jpg" alt="" width="500" height="378" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/evilalive/521755792/sizes/m/in/photostream/">Tempo d’a …mare</a> di EvilAlivE</p>
<p><span style="color: #333333">Uno scrittore e umorista  francese dell’800,  tale Alfonse Allais, scriveva: “Diciamo di ammazzare  il tempo, come se  non fosse il tempo ad ammazzare noi”. Piuttosto  spietato, ma  tremendamente vero: il tempo passa e sembra non bastare  mai.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Solo i periodi di vacanza sono uno “stato di  grazia”, privi di obblighi improrogabili e scadenze pressanti, ove il  tempo passa benevolo e non ci chiede di essere misurato. L’orologio  diventa un optional, decorazione per polsi più o meno abbronzati.</span></p>
<p><span style="color: #333333">La maggior parte della nostra vita, ahimè,  passa attraverso giorni mai abbastanza lunghi e sempre troppo affollati.  Una sveglia alquanto invadente segna l’inizio delle nostre giornate,  catapultandoci, sfacciata, tra impegni lavorativi, obblighi e scadenze.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Agende, calendari e orologi diventano, allora, i  nostri più fidi alleati, con i quali determinare i confini delle nostre  incombenze.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Voi un orologio ora lo indossate? Se si, partecipate alla sfida lanciata da noi su Facebook!</span></p>
<p><span style="color: #333333">Collegatevi alla <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/projectgroup?ref=ts">pagina ProjectGroup</a> e seguite le istruzioni..</span></p>
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		<title>Il rientro dalle vacanze</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/09/01/il-rientro-dalle-vacanze/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
				<category><![CDATA[ProjectGroup]]></category>
		<category><![CDATA[rientro]]></category>
		<category><![CDATA[stordimento dolori]]></category>
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		<description><![CDATA[
Di Pelodia, Andrea Lodi  http://www.flickr.com/photos/pelodia/242288788/
“Post vacation blues”. Potrebbe sembrare il nome di un film, invece è  il termine inglese per definire lo stress da rientro (dalle tanto  agognate vacanze estive). Eh sì, siamo così tanti cittadini del globo a  soffrire di senso di stordimento, calo dell’attenzione, mal di testa,  digestione  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/pelodia/242288788/"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/89/242288788_59b706fa7b.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Di Pelodia, Andrea Lodi  http://www.flickr.com/photos/pelodia/242288788/</p>
<p>“Post vacation blues”. Potrebbe sembrare il nome di un film, invece è  il termine inglese per definire lo stress da rientro (dalle tanto  agognate vacanze estive). Eh sì, siamo così tanti cittadini del globo a  soffrire di senso di stordimento, calo dell’attenzione, mal di testa,  digestione  difficile, raffreddore, mal di gola, tosse, dolori muscolari  e calo del buon umore, che scienziati e studiosi hanno analizzato tale  sindrome, cercando di trovare cause e eventuali rimedi.</p>
<p>Pare che il motivo principale del nostro malessere sia dovuto al  repentino cambiamento delle abitudini: da ritmi rilassati e tranquilli, a  più rigidi e con maggiori responsabilità e doveri.</p>
<p>A tale proposito, Attilio Giacosa, direttore scientifico del  Dipartimento di  Gastroenterologia del Gruppo Sanitario Policlinico di  Monza, consiglia di:</p>
<ul>
<li>Modificare la propria alimentazione, qualora in vacanza ci sia   nutriti in maniera poco ordinata e bilanciata, assumendo  molta frutta e  verdura e bevendo molta acqua (la <span><a rel="nofollow" href="http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/528_06.html">Coldiretti consiglia</a></span> vivamente i chicchi d’uva, per la melatonina contenuta nelle bucce del frutto).</li>
<li>Rientrare in citta’  uno o due giorni prima di ricominciare  l’attività lavorativa, in modo che l’organismo possa riabituarsi  gradualmente ad ambiente, alimentazione e routine quotidiana.</li>
<li>Non pretendere di strafare, ma iniziare con calma, evitando un’immersione totale nel lavoro.</li>
<li>Svolgere ogni giorno un po’ di attivita’ fisica, per non   interrompere bruscamente i benefici apportati dalle nuotate al mare o  dalle  passeggiate in montagna (per chi le avesse fatte  naturalmente…).</li>
<li>Indossare, se possibile, un abbigliamento casual: pare che in  questo modo si possa superare agevolmente il “trauma dell’uniforme  giacca e cravatta”.</li>
<li>Evitare situazioni ansiogene, cercando  di frequentare persone che aiutino a sciogliere le tensioni e non  alimentino lo stress.</li>
</ul>
<p>Nel malaugurato caso in cui non riusciste a liberarvi da stress e malessere, oltre i <span><a rel="nofollow" href="http://www.farmacia.it/cgi-bin/infosalute3/content.cgi?db=content&amp;uid=default&amp;view_records=1&amp;ID=132">fiori di bach</a></span>,  potrebbero rivelarsi utili anche alcuni accorgimenti per  l’organizzazione delle attività e del tempo sul luogo di lavoro…A  molto presto i suggerimenti.</p>
<p>(Fonte <span><a rel="nofollow" href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/08/24/visualizza_new.html_1790776044.html">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/08/24/visualizza_new.html_1790776044.html</a></span>)</p>
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		<title>Buone vacanze</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/08/07/buone-vacanze/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 07:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[ProjectGroup]]></category>

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		<description><![CDATA[
È ormai estate inoltrata. Molti di voi si saranno già goduti il meritato riposo, ma tanti altri (noi ne sappiamo qualcosa…) stanno ancora aspettando le classiche ferie d’agosto.
Una recente indagine condotta da Federalberghi, sul tradizionale tema: “Gli italiani quest’estate come trascorreranno le loro vacanze?”, ha scoperto che quasi un italiano su due le passerà a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px; text-align: left;"></p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">È ormai estate inoltrata. Molti di voi si saranno già goduti il meritato riposo, ma tanti altri (noi ne sappiamo qualcosa…) stanno ancora aspettando le classiche ferie d’agosto.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Una recente<span> </span><span style="white-space: nowrap;"><a style="color: #003366;" rel="nofollow" href="http://www.confcommercio.it/home/Oss2010-previsioni-estate.doc_cvt.htm">indagine condotta da Federalberghi</a></span>, sul tradizionale tema: “Gli italiani quest’estate come trascorreranno le loro vacanze?”, ha scoperto che quasi un italiano su due le passerà a casa propria.  I dati dicono infatti che il 46,3% della popolazione rimarrà in città, contro il 43,8% dell’estate scorsa.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Tra i fortunati che riusciranno ad andarsene (ammesso che non lo abbiano già fatto) il mare è la meta più ambita (scelta dal 74,6% degli intervistati), contro il 17,4% della montagna, seguita da città d’arte (1,9%), laghi (1,9%)e terme (1,4%).</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Per quanto concerne invece le tipologie di soggiorno, l’albergo vince su tutte (scelto dal 34,6%), seguito da appartamento in affitto (14,3%), casa di proprietà, di parenti o amici (13,6%), villaggio turistico (8,1%), campeggio (7%- avremmo scommesso di più!), residence (3,6%), bed&amp;breakfast (2,1), agriturismo (1,3%). A pari merito rispetto a quest’ultimo troviamo la crociera, che, sebbene abbia solamente l’1,3% delle preferenze, è in netta crescita (+0,5%) rispetto all’anno scorso.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Il periodo “preferito” rimane Agosto… Beh, ci siamo.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Augurandoci che il bel tempo ci sostenga, vi auguriamo buonissime vacanze!!!</p>
<p></span></p>
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		<title>Cosa mangiano i colleghi indiani?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/08/06/cosa-mangiano-i-colleghi-indiani/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 07:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pausa Pranzo]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Un’alimentazione fortemente speziata è garanzia di buona salute”.  È questo il principio ispiratore della cucina indiana, che si presenta molto varia da regione a regione, e che offre un vasto assortimento di piatti e di tecniche di cottura.
I prodotti culinari principali sono il riso, l’Atta (farina integrale di grano) e una grande quantità di legumi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px; text-align: left;"></p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">“Un’alimentazione fortemente speziata è garanzia di buona salute”.  È questo il principio ispiratore della cucina indiana, che si presenta molto varia da regione a regione, e che offre un vasto assortimento di piatti e di tecniche di cottura.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">I prodotti culinari principali sono il riso, l’Atta (farina integrale di grano) e una grande quantità di legumi, tra cui: masoor  (lenticchie rosse speziate), bengal gram (un legume della famiglia dei ceci),<span> </span><em>toor</em><span> </span>( detto pisello giallo), urad (un legume piccolo bianco grigiastro e rettangolare) e mung (fagiolo  giallastro e rettangolare).</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">L’India del nord è caratterizzata dal ghee, un soffritto di spezie fatto con burro chiarificato, che fa da base per ogni preparazione.  Si consumano soprattutto latticini  (yogurt e latte per primi), diversi tipi di pane (il roti è uno dei più diffusi) e carne grigliata (agnello e capra).</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">I piatti principali sono i<span> </span><strong>pulao</strong><span> </span>persiani, miscugli di riso e carne con zafferano e i<span> </span><strong>biryani</strong>, piatti unici a base di riso, carne o pesce, e verdure.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">L’India del sud invece è prevalentemente vegetariana. Si consumano legumi , cereali e molto riso. Il burro è sostituito dall’olio vegetale. Oltre alla verdura vi è un grande consumo di frutta:  anacardo, banana, limone, guaiava, mango, papaia, tamarindo.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Sulla costa tropicale si mangia invece molto pesce, crostacei e molluschi, rigorosamente speziati.<span> </span></p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Generalmente per il pranzo i lavoratori portano da casa il “tiffin” (il bento giapponese o la schiscetta milanese per intenderci), contenente piccoli assaggi di piatti diversi…</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Valigia alla mano. Non ci rimane che fare un altro “viaggio d’esplorazione”.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">(Fonte<span> </span><span style="white-space: nowrap;"><a style="color: #003366;" rel="nofollow" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Indian_cuisine">http://en.wikipedia.org/wiki/Indian_cuisine</a></span>)</p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cosa mangiano i colleghi australiani?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/08/05/cosa-mangiano-i-colleghi-australiani/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 07:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[ProjectGroup]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se dal Giappone ci spostiamo un po’ più giù…incontriamo l’Australia!
L’immigrazione ha influenzato non poco la sua cucina, tanto che l’offerta culinaria è molto varia e “contaminata” da quelle più tradizionali cinese, giapponese, malaysiana, thailandese, vietnamita,libanese  , ma anche greca, italiana, francese, indiana, spagnola e turca.
Molto comuni  sono le bancarelle barbeque, che vendono insaccati, cipolla fritta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px; text-align: left;"></p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Se dal Giappone ci spostiamo un po’ più giù…incontriamo l’Australia!</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">L’immigrazione ha influenzato non poco la sua cucina, tanto che l’offerta culinaria è molto varia e “contaminata” da quelle più tradizionali cinese, giapponese, malaysiana, thailandese, vietnamita,libanese  , ma anche greca, italiana, francese, indiana, spagnola e turca.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Molto comuni  sono le bancarelle barbeque, che vendono insaccati, cipolla fritta su pane bianco, pomodoro o<span> </span><span style="white-space: nowrap;"><a style="color: #003366;" rel="nofollow" href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:ICISsUBGnf4J:it.wikipedia.org/wiki/Salsa_Barbecue+salsa+barbeque&amp;cd=1&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it">salsa barbeque.</a></span></p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Diffusissime sono anche torte di carne o hamburger farciti con lattuga, pomodoro, formaggio, barbabietole sott’aceto, cipolla fritta, pancetta, uova al tegamino e ananas.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Da non dimenticare i panini con Vegemite: una crema salata fatta di estratto di lievito, considerata “cibo nazionale” e icona culturale australiana.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">I cibi da asporto sono molto in voga, anche e soprattutto di altre culture: kebab, fish and chips, pollo, pizza, ecc.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Beh, non ci rimane che provare in prima persona. Australia arriviamo…</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">(Fonte:<span> </span><span style="white-space: nowrap;"><a style="color: #003366;" rel="nofollow" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Australian_cuisine">http://en.wikipedia.org/wiki/Australian_cuisine</a></span>)</p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cosa mangiano i colleghi giapponesi?…</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/08/04/cosa-mangiano-i-colleghi-giapponesi/</link>
		<comments>http://www.projectgroup.it/blog/2010/08/04/cosa-mangiano-i-colleghi-giapponesi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 15:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pausa Pranzo]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
I Miss Japanese Food da roybuloy
Cosa mangeranno i lavoratori giapponesi durante il loro lunch break? Rapiti da una vorticosa curiosità, ci siamo documentati…et voilà:  il loro “pezzo forte” per il pranzo pare proprio che siano i noodles (strisce o fili ottenuti dalla lavorazione di un impasto di farina, acqua e sale o un composto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1758" title="2551354026_6ef087241c" src="http://www.projectgroup.it/wp-content/uploads/2010/08/2551354026_6ef087241c.jpeg" alt="2551354026_6ef087241c" width="500" height="341" /></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px; text-align: left;"> </span></p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;"><span style="white-space: nowrap;"><a style="color: #003366;" rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/roybuloy/2551354026/">I Miss Japanese Food</a></span><span> </span>da roybuloy</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Cosa mangeranno i lavoratori giapponesi durante il loro lunch break? Rapiti da una vorticosa curiosità, ci siamo documentati…et voilà:  il loro “pezzo forte” per il pranzo pare proprio che siano i noodles (strisce o fili ottenuti dalla lavorazione di un impasto di farina, acqua e sale o un composto di sali alcalini) o il riso, accompagnati da carne, pesce e verdure.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Il tutto è servito  nel brodo e…in un’unica ciotola.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Ma andiamo più a fondo. Esistono diversi tipi di noodles e altrettanti modi di cucinarli.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Il ramen, ad esempio,  consiste in “spaghetti” in brodo di carne o pesce, con aggiunta di uova,  pezzi di carne (di pollo o di maiale) e molluschi, verdure cotte o crude. L’udon, invece, è preparato con noodles di farina di grano tenero, sale e acqua; sono serviti in brodo e sono guarniti con tofu (caglio di semi di soia) o gamberi tempura.  La soba, infine, è costituita da sottili tagliatelle di farina di frumento e grano saraceno, anche queste solitamente in brodo. E al termine di ogni pasto…una buona tazza di the verde!</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Tuttavia, questi piatti non si prestano a spostamenti lunghi e turbolenti, come può essere il viaggio da casa al lavoro.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Per questo motivo i nostri colleghi nipponici hanno ideato il bento: una vera e propria scatola porta pranzo (la nostra schiscetta, per intenderci), con un menù decisamente più asciutto e veloce,  composto da rotoli di sushi, riso cotto a vapore, palle di riso, ma anche i più “occidentali” sandwiches e hamburger.</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">Vi è venuta fame? A noi un po’…</p>
<p style="font-size: 10pt; line-height: 13pt; color: #000000; font-weight: normal; margin: 10px 0px; padding: 0px;">(Fonte:<span> </span><span style="white-space: nowrap;"><a style="color: #003366;" rel="nofollow" href="http://japanesefood.about.com/od/holidaytraditionalfood/a/introduction.htm">http://japanesefood.about.com/od/holidaytraditionalfood/a/introduction.htm</a></span>)</p>
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		<title>In Europa che si mangia?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/07/21/in-europa-che-si-mangia/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pausa Pranzo]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione corretta]]></category>
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european market da  pawelbak
Della pausa pranzo all’italiana già sappiamo un sacco di cose,  ma che dire di quella degli altri lavoratori europei? Una ricerca condotta all’interno del più ampio “Progetto Food”   in 6 Paesi del Vecchio Continente (Italia, Francia, Spagna,  Belgio, Svezia e Repubblica Ceca) ci viene in  aiuto.
Da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/pawelbak/2518059505/"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3192/2518059505_53751b863d.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p><span><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/pawelbak/2518059505/">european market</a></span> da  pawelbak</p>
<p>Della <strong>pausa pranzo</strong> all’italiana già sappiamo un sacco di cose,  ma che dire di quella degli altri <strong>lavoratori europei</strong>? Una <strong>ricerca</strong> condotta all’interno del più ampio “<strong><span><a rel="nofollow" href="http://www.food-programme.eu/">Progetto Food</a></span></strong>”   in 6 Paesi del Vecchio Continente (<strong>Italia</strong>, <strong>Francia</strong>, <strong>Spagna</strong>,  <strong>Belgio</strong>, <strong>Svezia</strong> e <strong>Repubblica Ceca</strong>) ci viene in  aiuto.</p>
<p>Da un lato, come già avevamo rivelato a proposito del nostro Paese, è  emersa una tendenza comune al graduale <strong>abbandono</strong> di <strong>fast food</strong> e panini, a favore di un’<strong>alimentazione</strong> più <strong>corretta</strong> e  bilanciata da consumare in <strong>luoghi tranquilli</strong> e confortevoli, come  mense e ristoranti; dall’altro le <strong>caratteristiche culinarie</strong> <strong>tipiche</strong> dei Paesi coinvolti sono apparse <strong>prepotenti</strong>.</p>
<p>Gli <strong>spagnoli</strong> hanno dichiarato fedeltà e amore quasi totale al  loro “<strong>hamon serrano</strong>” (molto simile al tradizionale prosciutto  crudo);  gli <strong>svedesi</strong> e i <strong>cechi</strong> alle loro tipiche <strong>zuppe</strong>,  mentre i <strong>francesi</strong>, indovinate un po’,  ai loro rinomatissimi <strong>formaggi</strong>!  Beh, inutile dire che per gli <strong>italiani</strong> la regina culinaria si è  rivelata ancora la <strong>pasta</strong>.</p>
<p>E per dissetarsi invece? Pare che l’<strong>acqua</strong> non abbia rivali…</p>
<p>A tavola siamo davvero sempre più attenti. Non c’è che dire.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Con chi trascorri la tua pausa pranzo?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/07/15/con-chi-trascorri-la-tua-pausa-pranzo/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 08:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pausa Pranzo]]></category>

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Four Builders On A Bench da Watt Dabney
“Con chi trascorri abitualmente la pausa pranzo?”. Dal  momento che, per ragioni logistiche e di tempo, non ci è stato possibile  realizzare un vero e proprio sondaggio, abbiamo provato a ipotizzare le  possibili opzioni.
La risposta più ovvia sembra essere i colleghi, e forse lo è. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/watt_dabney/4666317895/"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4011/4666317895_0a909762e8.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/watt_dabney/4666317895/">Four Builders On A Bench</a> da Watt Dabney</p>
<p>“<strong>Con chi</strong> trascorri abitualmente la <strong>pausa pranzo</strong>?”. Dal  momento che, per ragioni logistiche e di tempo, non ci è stato possibile  realizzare un vero e proprio sondaggio, abbiamo provato a ipotizzare le  possibili opzioni.</p>
<p>La risposta più ovvia sembra essere i <strong>collegh</strong>i, e forse lo è.  La maggior parte dei lavoratori, infatti, si trova costretta (per  ragioni di tempo e organizzative) a pranzare con i propri compagni di  lavoro: la sorte a questo punto gioca un ruolo fondamentale, nell’averti  “concesso” persone simpatiche, piacevoli e divertenti, o, al contrario,  musone, serie e alquanto noiose.</p>
<p>Tuttavia c’è anche chi, potendo uscire dal proprio stabile preferisce  pasteggiare in compagnia dei <strong>familiari</strong>, ovvero: <strong>genitori</strong>,  <strong>coniugi</strong>, <strong>figli</strong>, <strong>cugini</strong>, <strong>zii</strong>, <strong>nonni</strong>…</p>
<p><strong>Amici</strong>, <strong>fidanzati</strong> o <strong>amanti</strong> potrebbero essere  ulteriori e valide alternative. Se preferibili, lo lasciamo giudicare a  voi.</p>
<p>Seppur in rari casi ci potrebbero essere individui “<strong>solitari</strong>”,  amanti dell’isolamento e della quiete assoluta (ammesso che  quest’ultima sia realmente possibile). Il probabile rischio? Passare per  asociali e inimicarsi la solidarietà dei colleghi, oltre a fomentare  interminabili chiacchiere sul proprio conto.</p>
<p>Comunque sia…buon appetito.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Curare un orto al lavoro: i “Corporate Gardens”</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/07/08/curare-un-orto-al-lavoro-i-corporate-gardens/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 07:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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vegetable garden, detail
È tutta statunitense la nuova tendenza dei “Corporate  Gardens”, o in italiano, gli “Orti della pausa pranzo”: appezzamenti  di terreno coltivabile messi a disposizione dalle grandi aziende per i propri dipendenti. Google e Yahoo sono state le prime ad attuare  tale iniziativa (e già da qualche anno),  ma ora il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/southernfoodwaysalliance/2593250285/"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3109/2593250285_343710da83.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><span><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/southernfoodwaysalliance/2593250285/">vegetable garden, detail</a></span></p>
<p>È tutta statunitense la <strong>nuova tendenza</strong> dei “<strong>Corporate  Gardens</strong>”, o in italiano, gli “Orti della pausa pranzo”: appezzamenti  di <strong>terreno coltivabile</strong> messi a disposizione dalle grandi <strong>aziende</strong> per i propri dipendenti. Google e Yahoo sono state le prime ad attuare  tale iniziativa (e già da qualche anno),  ma ora il fenomeno si è  davvero esteso, coinvolgendo centinaia di corporations, tra cui PepsiCo e  Toyota.</p>
<p>“Galeotta” sembra essere stata la crisi: al posto dell’irrealizzabile  aumento di stipendio, l’azienda ha pensato di offrire ai dipendenti la  possibilità di coltivare <strong>ortaggi freschi</strong> e consumarli, anche a  casa propria.</p>
<p>I vantaggi? Oltre a quello strettamente economico, sono da ricordare  la possibilità di passare la pausa pranzo all’<strong>aria aperta</strong> e di  consumare <strong>cibi sani</strong>…</p>
<p>Manager ed esperti di risorse umane, inoltre, hanno ravvisato in tale  pratica un valido strumento per “avvicinare” i dipendenti tra di loro;  il <strong>lavoro nei campi</strong>, infatti, <strong>appianerebbe</strong> i consueti <strong>livelli  gerarchici</strong> e creerebbe condizioni di convivenza più armonica e  gradevole.</p>
<p>L’iniziativa pare stia riscuotendo molto successo, anche se alcuni  lavoratori hanno mostrato un calo di motivazione e interesse per la  nuova attività.</p>
<p>Un inconveniente tra tutti? Sporchi e mal vestiti si rendono  necessari lavaggio rapido e completo, con cambio d’abito incluso…</p>
<p>Fonte: <span><a rel="nofollow" href="http://www.nytimes.com/2010/05/12/dining/12gardens.html">http://www.nytimes.com/2010/05/12/dining/12gardens.html</a></span></p>
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		<title>Sì ma, cosa devo mangiare?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/07/01/si-ma-cosa-devo-mangiare/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 07:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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Fruit&#38;VegetableBox da Karimian
Mangiare in pausa pranzo…sì, ma che cosa?! Tutto ciò che è leggero e  naturale va benissimo: via libera a verdura e carni  magre affettate. Sì anche la pasta al pomodoro o un  secondo piatto di pesce.
I panini sono concessi, purché non si tratti di focacce, piadine o  panini con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/karimian/57925008"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/26/57925008_7e7ef4dda4.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/karimian/57925008">Fruit&amp;VegetableBox</a> da Karimian</p>
<p>Mangiare in pausa pranzo…sì, ma che cosa?! Tutto ciò che è leggero e  naturale va benissimo: <strong>via libera</strong> a <strong>verdura</strong> e <strong>carni  magre</strong> affettate. <strong>Sì</strong> anche la <strong>pasta al pomodoro</strong> o un  secondo piatto di <strong>pesce</strong>.</p>
<p>I panini sono concessi, purché non si tratti di focacce, piadine o  panini con salse e farciture varie. Assolutamente <strong>bene il pane comune</strong> o <strong>integrale</strong> con <strong>verdure</strong> grigliate, <strong>tacchino</strong>, <strong>bresaola</strong>,  <strong>prosciutto cotto</strong> o <strong>crudo</strong>.</p>
<p>Udite udite: il <strong>trancio di pizza</strong> è ammesso…in fondo fa da  piatto unico (UNICO, capito?).</p>
<p>Al bando primi piatti elaborati  e secondi piatti fritti…</p>
<p>Giusto per la cronaca: le patatine, è vero, fanno parte della  categoria “verdura”, ma oltre a contenere amido in grandi quantità sono  fritte, perciò grasse.</p>
<p>Le cosiddette “insalatone” vanno benone, ovviamente se non arricchite  da una quantità imbarazzante di mozzarella, uova, olive, prosciutto e,  perché no?, maionese.</p>
<p>Della <strong>frutta</strong> che dire? Non deve mancare per l’apporto  giornaliero indispensabile di vitamine. Assolutamente da preferire al  dolce. E ti pareva.</p>
<p>Fonti: <span><a rel="nofollow" href="http://www.dieta.clicklick.it/Cosa-mangiare-in-pausa-pranzo.html">http://www.dieta.clicklick.it/Cosa-mangiare-in-pausa-pranzo.html</a></span>; <span><a rel="nofollow" href="http://blog.giallozafferano.it/index.php/pausa-pranzo/">http://blog.giallozafferano.it/index.php/pausa-pranzo/</a></span>; <span><a rel="nofollow" href="http://www.humanitasalute.it/index.php/component/content/article/258-stili-di-vita/5216-linsalata-della-pausa-pranzo">http://www.humanitasalute.it/index.php/component/content/article/258-stili-di-vita/5216-linsalata-della-pausa-pranzo</a></span></p>
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		<title>Cosa fai in pausa pranzo?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/06/24/cosa-fai-in-pausa-pranzo/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 08:56:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[aria aperta]]></category>
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Lunch break da moriza
“Cosa fai in pausa pranzo?”. E’ questo l’interrogativo di un  sondaggio on-line lanciato da Monster.it che  ha attirato la nosra attenzione. I risultati? Poco più della metà degli italiani (54%) si gode il diritto del proprio break,  mangiando con calma  e in modo completo, mentre l’altra “quasi metà”  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/moriza/111844155/"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/55/111844155_b083f60e93.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/moriza/111844155/">Lunch break</a> da moriza</p>
<p>“Cosa fai in pausa pranzo?”. E’ questo l’interrogativo di un  sondaggio on-line lanciato da <span><a rel="nofollow" href="http://www.monster.it/">Monster.it</a></span> che  ha attirato la nosra attenzione. I risultati? <strong>Poco più</strong> della <strong>metà</strong> degli italiani (54%) <strong>si gode</strong> il diritto del proprio <strong>break</strong>,  mangiando con calma  e in modo completo, mentre l’altra “<strong>quasi metà</strong>”  dei lavoratori (46%) si colloca all’estremo opposto, preferendo <strong>saltarla</strong> o mangiare un <strong>panino veloce</strong>, direttamente davanti al proprio pc.</p>
<p>Un dato interessante è rappresentato da quell’<strong>11%</strong> che, pur  digiunando, cerca di godersi l’<strong>aria aperta</strong>, passeggiando e  rilassandosi in vista delle restanti ore di impegno.</p>
<p>Un’idea più che condivisibile nei mesi più caldi, ma che ci risulta  essere difficile sposare nei periodi più freddi e rigidi…</p>
<p>E voi? Siete tra quelli che si godono il break fino in fondo o, piuttosto, tra  gli “stacanovisti frustrati” che sostano davanti al pc?</p>
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		<title>Andiamo a “Pane, web e salame”!</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/06/16/andiamo-a-pane-web-e-salame/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Panewebesalame
Avete un’impresa o un esercizio commerciale e desiderate lanciare nuovi  servizi o prodotti e/o tenervi in contatto con i vostri clienti?
A  tale scopo, le aziende di tutto il mondo oramai utilizzano i Social  media più diffusi, come Facebook, Twitter, Foursquare.
E’ il  business odierno che lo richiede e non si può di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1718" src="http://www.projectgroup.it/wp-content/uploads/2010/06/panewebsalame7001-357x500.jpg" alt="paneweb&amp;salame700" width="357" height="500" /></p>
<p><a href="http://panewebesalame.com/">Panewebesalame</a></p>
<p>Avete un’impresa o un esercizio commerciale e desiderate lanciare nuovi  servizi o prodotti e/o tenervi in contatto con i vostri clienti?<br />
A  tale scopo, le aziende di tutto il mondo oramai utilizzano i Social  media più diffusi, come Facebook, Twitter, Foursquare.</p>
<p>E’ il  business odierno che lo richiede e non si può di certo farsi cogliere  impreparati…</p>
<p><a href="http://unclepear.com/">Uncle Pear </a>- divisione web strategy di project group — ha partecipato all’organizzazione di <a href="http://panewebesalame.com/">“Pane, Web &amp; Salame”</a> : una <strong>conferenza aperta</strong> proprio sul tema del <strong>web 2.0 e le imprese</strong>.</p>
<p>L’evento si terrà <strong>mercoledì 23 giugno</strong>, in un <strong>clima informale</strong>, disteso e <strong>professionale</strong>, nell’elegante cornice del <a href="http://www.castellomalvezzi.it/">Castello Malvezzi</a> .</p>
<p>Si potrà partecipare, ascoltare e intervenire attivamente <strong>dalle 9.30 alle 18</strong>, con <strong>ingresso gratuito</strong>, <a href="http://panewebesalame.eventbrite.com/">basta iscriversi</a>!</p>
<p>Il <a href="http://panewebesalame.com/gli-speech-in-programma">programma</a> è davvero interessante. Sono previsti interventi relativi a il caso Castello Malvezzi, ilpirlo.com, ilpanettone.com, Il Monsel Franciacorta”…solo per citarne alcuni.</p>
<p>Un barcamp con un nome così non poteva farsi certo mancare <strong>coffee</strong> e <strong>lunch break.</strong></p>
<p>…E il web? Avevate dubbi? Ovviamente non mancherà!</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L’importanza della pausa pranzo</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/06/16/limportanza-della-pausa-pranzo/</link>
		<comments>http://www.projectgroup.it/blog/2010/06/16/limportanza-della-pausa-pranzo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 08:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pausa Pranzo]]></category>
		<category><![CDATA[importanza pausa pranzo]]></category>
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		<category><![CDATA[modo sano]]></category>
		<category><![CDATA[nutrirsi]]></category>
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Dublin Marrion Square da jmenard
Nel caso non vi fosse ancora ben chiaro: la pausa pranzo si deve fare! Mai  restare digiuni per più di 6 ore di seguito, pena un calo di  zuccheri, di energie e di efficienza sul lavoro. Tale affermazione è  tanto più vera se si tiene conto che noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jmenard48/515231302/"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/219/515231302_cc440e1abe.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jmenard48/515231302/">Dublin Marrion Square</a> da jmenard</p>
<p>Nel caso non vi fosse ancora ben chiaro: <span><a rel="nofollow" href="http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_23/nutrizionista-pausa-pranzo_db04c334-d84c-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">la pausa pranzo si deve fare!</a></span> <strong>Mai  restare digiuni</strong> per più di 6 ore di seguito, pena un calo di  zuccheri, di energie e di efficienza sul lavoro. Tale affermazione è  tanto più vera se si tiene conto che noi italiani, a differenza degli  altri popoli anglosassoni, non facciamo una colazione molto abbondante  e, pertanto, necessitiamo di “carburare” molto tempo prima.</p>
<p>Tuttavia mangiare non basta: occorre <span><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiornaledelcibo.it/educazione-alimentare/articolo.asp?id=267&amp;scheda=L%27importanza+Della+Pausa+Pranzo"><strong>nutrirsi in modo corretto</strong></a></span> , <strong>sano</strong> ed equilibrato, secondo i pricipi della <strong>sobrietà</strong> e della <strong>variabilità</strong>.</p>
<p>Una recente indagine ILO (International Labour Organization) ha  dimostrato, infatti, che un <strong>pasto troppo poco calorico</strong> o, al  contrario, <strong>troppo ricco</strong> di grassi ha <strong>ripercussioni negative</strong> sulla <strong>produttività</strong>, che può calare anche del 20%!</p>
<p>Per non parlare degli infortuni sul lavoro…Una <span><a rel="nofollow" href="http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?sViewMag=articolo&amp;iIdArticolo=5382">ricerca INAIL </a></span>di  qualche anno fa, sulla variazione del rischio di infortunio nelle  diverse ore della giornata lavorativa, ha rilevato che il <strong>pericolo di  farsi male aumenta</strong> <strong>nelle ore post prandiali</strong>! Immediata è  stata l’interpretazione degli esperti, che hanno ipotizzato una  relazione diretta incidente– dieta alimentare.</p>
<p>Dunque? Mangiamo e facciamolo bene…Bando alla pigrizia e alla gola.</p>
<p>Prepariamo la nostra schiscetta e che non se ne parli più.</p>
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		<title>La pausa pranzo ideale</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/06/11/la-pausa-pranzo-ideale/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 11:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Lunch break da dichohecho
Noi già non avevamo dubbi, ma si sa, la parola dell’esperto  difficilmente si discute…Stando a quanto dice lo psichiatra, nonché enogastronomo Martino Ragusa,  la pausa pranzo è essenziale, non solo per la questione nutrizionale, ma anche e soprattutto per quella psicologica.
Allo scoccare dell’ora x, innanzitutto, non rimanete alla  scrivania…alzatevi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/dichohecho/4518422121/"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4024/4518422121_240c14bb41.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/dichohecho/4518422121/">Lunch break</a> da dichohecho</p>
<p>Noi già non avevamo dubbi, ma si sa, la parola dell’esperto  difficilmente si discute…Stando a quanto dice lo psichiatra, nonché <strong>enogastronomo</strong> <strong><span><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiornaledelcibo.it/educazione-alimentare/articolo.asp?id=269&amp;scheda=Com%27%E8+La+Pausa+Pranzo+Ideale%3F">Martino Ragusa</a></span></strong>,  la p<strong>ausa pranzo</strong> è <strong>essenziale</strong>, non solo per la <strong>questione</strong> <strong>nutrizionale</strong>, ma anche e soprattutto per quella <strong>psicologica</strong>.</p>
<p>Allo scoccare dell’ora x, innanzitutto, non rimanete alla  scrivania…<strong>alzatevi e uscite</strong>! (non necessariamente  dall’azienda).</p>
<p>Una volta raggiunto il luogo di ristoro, <strong>mangiate lentamente</strong> e  <strong>senza ansia</strong>, possibilmente <strong>seduti</strong>, se non volete  ostacolare la vostra digestione, avere un senso di sazietà precario per  tutto il pomeriggio e continuare a mangiare, compromettendo seriamente  la vostra linea.</p>
<p>Udite bene, perchè il discorso si fa sempre più interessante…Oltre  al tempo utile a rifocillarsi è importante <strong>prendersi una mezzora di  vero relax</strong> da dedicare a sé stessi, per staccare davvero e  ricaricarsi.</p>
<p>Il dottore suggerisce svariate alernative: dalla passeggiata, al <strong>pisolino</strong>,  dall’<strong>ascolto</strong> di <strong>musica</strong>, alla <strong>lettura</strong> di un <strong>libro</strong>,  ecc.</p>
<p>A tale scopo assolutamente sì a tutti i <strong>luoghi</strong>, <strong>interni  all’azienda</strong>, <strong>preposti al momento ricreativo</strong>: <strong>poltrone</strong> e  <strong>divani</strong> comodi, attrezzi per la <strong>palestra</strong>, sale musica e  lettura…</p>
<p>Se già fate tutto questo siete fantastici, in caso contrario fareste  meglio a rivedere le vostre cattive abitudini…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E tu, cosa mangi?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/06/07/e-tu-cosa-mangi/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 08:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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Raw food is good food da jhritz
Siete al lavoro e per pranzo vi aspetta il solito panino? Avete  giusto pensato che è da una vita che non riuscite proprio a mangiare  “come si deve”? Non disperate, siete in buona compagnia.
Da una recente indagine della Coldiretti sulle abitudini alimentari degli italiani è emerso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jhritz/75797080/"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/37/75797080_7ca0eeabea.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jhritz/75797080/">Raw food is good food</a> da jhritz</p>
<p>Siete al lavoro e per pranzo vi aspetta il solito panino? Avete  giusto pensato che è da una vita che non riuscite proprio a mangiare  “come si deve”? Non disperate, siete in buona compagnia.</p>
<p>Da una recente <a href="http://www.newsfood.com/q/76b491db/consumi-censiscoldiretti-4-italiani-su-10-frustrati-a-tavola/">indagine della Coldiretti</a> sulle <strong>abitudini alimentari</strong> degli italiani è emerso che il <strong>37%</strong> dei nostri connazionali <strong>vorrebbe mangiare sano</strong>, <strong>ma non ci  riesce</strong>…</p>
<p>La percentuale, poi, sale al 40,5% se prendiamo in considerazione la  fascia d’età tra i 30 e i 40 anni, al 40% se consideriamo le donne e  addirittura al 43% se guardiamo alle casalinghe.</p>
<p>Il motivo di tale “frustrazione” pare sia dovuto a <strong>stile di vita</strong>,  <strong>tentazioni</strong> e <strong>stress</strong>, nonché alla mancanza di conoscenza.</p>
<p>Un dato confortante comunque c’è! Dalla stessa ricerca è risultato  che per gli italiani è <strong>sempre più importante mangiare sano</strong> e,  quindi, <strong>avere informazioni sul cibo</strong> che portano in tavola.</p>
<p>Il <strong>web</strong> si è affermato la <strong>principale fonte di informazione</strong> con il ben 51,5%, in quanto mezzo ideale per la ricerca  individualizzata degli aspetti che interessano maggiormente.</p>
<p>E voi?! Siete attenti a quello che mangiate o fate parte degli  afecionados del “solito panino”?!</p>
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		<title>Arrivederci psycojob</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/31/arrivederci-psycojob/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 11:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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dreaming hands da TheAlieness GiselaGiardino 
Il tempo passa decisamente troppo in fretta, non trovate? E’ passato  un altro mese e già dobbiamo salutare la campagna rivolta alle emozioni  sul lavoro…
Amicizie, amori e conflitti con i colleghi sono stati i protagonisti  delle nostre riflessioni, e ci hanno fatto scoprire un sacco di dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/gi/2879088619/"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3293/2879088619_9ff95e7a7d.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/gi/2879088619/">dreaming hands</a> da TheAlieness GiselaGiardino<strong><a title="Collegamento al album  di TheAlieness GiselaGiardino²³" rel="dc:creator cc:attributionURL" href="http://www.flickr.com/photos/gi/"><strong> </strong></a></strong></p>
<p>Il tempo passa decisamente troppo in fretta, non trovate? E’ passato  un altro mese e già dobbiamo salutare la campagna rivolta alle emozioni  sul lavoro…</p>
<p>Amicizie, amori e conflitti con i colleghi sono stati i protagonisti  delle nostre riflessioni, e ci hanno fatto scoprire un sacco di dati e  informazioni utili e interessanti!</p>
<p>Abbiamo appreso, ad esempio, che i <a href="http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/04/l%E2%80%99amicizia-in-ufficio/"><strong>rapporti amicali</strong> </a>sono  considerati dai più un aspetto positivo, <strong>di supporto</strong> e svago  (seppur con le dovute riserve), mentre un discorso a parte spetta ai <a href="http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/06/e-amore-fu-in-ufficio/"><strong>rapporti  sentimentali</strong></a>, la maggior parte delle volte considerati motivo di <strong>imbarazzo</strong> e <strong>disagio</strong> per i colleghi, e di tensione e sofferenza per i  diretti interessati nell’eventualità di una rottura.</p>
<p>Ma non solo. Abbiamo scoperto che con un buon esercizio e molta  volontà i <a href="http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/25/come-gestire-un-conflitto/"><strong>conflitti</strong></a> possono essere <strong>gestiti</strong> e le <strong>emozioni  controllate</strong>!</p>
<p>Che dire tuttavia del fatto che nel nostro Paese una buona fetta di  lavoratori (una recente ricerca Ispesl ci parla di un buon 43%!) non sta  affatto bene sul luogo di lavoro? Le <strong>aziende,</strong> a questo  proposito,  hanno dovuto e voluto potenziare la <strong>presenza</strong> dello<a href="http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/11/lo-psicologo-in-ufficio/"> <strong>psicologo</strong></a> al loro interno: un segnale assolutamente positivo, che dimostra la  sempre maggiore sensibilità e attenzione nei confronti delle risorse  umane, anche se continuiamo ad esprimere delle riserve riguardo la  trafila burocratica utile a ricevere questo tipo di sostegno e le  condizioni per ottenerlo.</p>
<p>Se il supporto psicologico non vi è concesso o non fa per voi non  disperate! Abbiamo scoperto con piacevole stupore l’esistenza della  Comic Action: un corso promosso dall’Accademia del Comico di Torino, che  attraverso particolari metodologie didattiche, insegna ad applicare la <strong><a href="http://www.projectgroup.it/blog/2010/04/30/la-comicita-tra-le-scrivanie/">comicità</a> alle esigenze della vita aziendale</strong>, al fine di affrontare le  problematiche lavorative in modo più distaccato e lieve.</p>
<p>A questo punto sarete curiosi di conoscere il tema della prossima  campagna… Se vi chiedessimo quale è il momento che più apprezzate  della vostra giornata lavorativa,<del></del> cosa rispondereste?</p>
<p><strong>Pausa pranzo</strong>, esatto!</p>
<p>Avanti, dunque, con la nuova campagna, sperando di fornirvi sempre  più interessanti spunti di riflessione, anche culinari…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come gestire un conflitto?</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/25/come-gestire-un-conflitto/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 08:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Shaking Hands da Aidan Jones
Gestire un conflitto non è affatto semplice, anche e  soprattutto in ambito lavorativo.
Ogni scontro, se ci pensiamo, è causato da un problema e dal disagio ad esso legato.
Che fare dunque? Gli esperti consigliano di  amministrarli entrambi, uno alla volta.
Innanzitutto: riconoscete e accettate il disagio.
Interrogatevi sulle vostre emozioni (cosa sento?) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/aidan_jones/1234618279/"><img class="alignnone" src="http://farm2.static.flickr.com/1132/1234618279_c2cfafb29d.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/aidan_jones/1234618279/">Shaking Hands</a> da Aidan Jones</p>
<p>Gestire un <strong>conflitto</strong> non è affatto semplice, anche e  soprattutto in ambito lavorativo.</p>
<p>Ogni scontro, se ci pensiamo, è causato da un <strong>problema</strong> e dal <strong>disagio</strong> ad esso legato.</p>
<p>Che fare dunque? <span>Gli esperti consigliano<a rel="nofollow" href="http://www.autistici.org/azione/consenso/decision.html"></a></span> di  amministrarli entrambi, uno alla volta.</p>
<p>Innanzitutto: riconoscete e <strong>accettate il disagio</strong>.</p>
<p>Interrogatevi sulle vostre emozioni (cosa sento?) e i pensieri ad  esse associati; cercate di <strong>scindere</strong> la <strong>persona dal  comportamento</strong> che vi ha turbato, perché è solo in questo modo che  riuscirete a ridimensionare l’astio e tranquillizzarvi un poco.</p>
<p>In seguito rivolgetevi al problema e chiedetevi cosa non accettate  dell’atteggiamento del vostro “rivale”. Fatelo con dovizia di  particolari, sminuzzando ben bene fastidi, difficoltà, danni possibili,  ecc.</p>
<p>Una volta portata a termine anche questa operazione sarete pronti per  <strong>comunicare</strong> con l’altra persona…già, perché dovrete fare i conti  con un altro individuo, non sempre propenso alla risoluzione del  conflitto!</p>
<p>Affinché i toni delle ostilità si attenuino è necessario che aiutiate  l’altro a gestire il suo disagio (voi, in fondo, non ci siete già  riusciti?), ascoltandolo e mostrandovi aperti nei suoi confronti.</p>
<p>La vostra <strong>buona disposizione</strong> dovrebbe attenuare il nervosismo  ed innescare una spirale del tutto positiva…</p>
<p>Come asserisce l’<span><a rel="nofollow" href="http://www.ausl.rn.it/doceboCms/news/947_5313/13214/Marianella-Sclavi-Larte-di-ascoltare-e-mondi-possibili-Come-si-esce-dalle-cornici-di-cui-siamo-parte-2003-Bruno-Mondadori.html">antropologa Marianella Sclavi</a></span> ,  potreste considerare i <strong>conflitti come danze</strong> tra “micromondi”  socialmente, psicologicamente e culturalmente differenti, <strong>opportunità</strong> per <strong>ridefinire</strong> le <strong>relazioni</strong> e arricchire voi stessi.</p>
<p>Noi, da oggi, vogliamo crederci.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Che fastidio il mio collega!</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/21/che-fastidio-il-mio-collega/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 10:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Piano Strategico settembre 2007 da  lenore
La convivenza, si sa, non è affatto semplice…se poi si tratta  di lavoro, forse, lo è ancora meno!
A chi di voi non è mai capitato di trovare insopportabile un  collega, o meglio, quella sua tremenda abitudine di strillare al  telefono, di masticare a bocca aperta lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/lenore_/2569372163/"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3061/2569372163_c9fb6e692e.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a></p>
<p><span><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/lenore_/2569372163/">Piano Strategico settembre 2007</a></span> da  lenore</p>
<p>La <strong>convivenza</strong>, si sa, non è affatto semplice…se poi si tratta  di lavoro, forse, lo è ancora meno!</p>
<p>A chi di voi non è mai capitato di trovare <strong>insopportabile</strong> un  collega, o meglio, quella sua tremenda abitudine di <strong>strillare al  telefono</strong>, di <strong>masticare a bocca aperta</strong> lo snack di mezza  mattina, o di parlarvi tanto vicino al viso da soffocarvi?</p>
<p>Di situazioni “snervanti” ne potremmo elencare un milione e qualcuno,  a dire la verità, ci ha già provato…</p>
<p>Monster, un sito di recruiting online, ha lanciato, nel Gennaio di  quest’anno, un <span><a rel="nofollow" href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/articolo/3746946"><strong>sondaggio sulle maggiori  frustrazioni vissute dai lavoratori in ufficio</strong></a></span> e  ciò che sembra dare più fastidio in assoluto è l’<strong>invasione</strong> del  proprio <strong>spazio</strong> da parte dei colleghi: una “occupazione” fatta sia  di carte, di documenti e di oggetti più disparati, che di chiacchere e  opinioni non richieste!</p>
<p>Tutto qui? Ovviamente no! Sul <span><a rel="nofollow" href="http://careertips.blogliterature.com/career-tips/most-annoying-office-habits-of-coworkers-be-ready-to-tackle.html"><strong>blog “Career Tips”</strong></a></span> hanno stilato un elenco delle maggiori <strong>fastidiose abitudini</strong> dei  colleghi. Eccone alcune.</p>
<p>Oltre alla già citata cattiva consuetudine di mangiare in  continuazione, producendo i rumori più disparati, si accenna a coloro i  quali, molto affascinati dal vostro look e modo di lavorare, vi copiano  in tutto, salvo poi negarlo in maniera spudorata.</p>
<p>Per non parlare di quelli che, affetti da “dipendenza da contatto”,  non perdono occasione per darvi un piccolo sberleffo sul braccio,  mettervi la mano sulla spalla, parlarvi a due cm dall’orecchio…</p>
<p>E che dire di coloro che, mettendosi a mò di avvoltoio in piedi alle  vostre spalle, fissano lo schermo del vostro pc? State lavorando  intensamente, ma la loro presenza inquietante non fa altro che  distrarvi, non riuscendo a portare a termine ciò che vi eravate  prefissati.</p>
<p>Ovviamente non possono mancare i veri appassionati di musica, che,  oltre ad ascoltarla, la cantano in mille modi, tranne che in quelli più  ortodossi (un minimo di intonazione e il rispetto del tempo sarebbero  già un buon inizio, non trovate?).</p>
<p>Pensate siano situazioni esagerate? I vostri colleghi rientrano in  questo campione?</p>
<p>E voi?! Urge esamino di coscienza…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Controllare le emozioni sul lavoro</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/17/controllare-le-emozioni-sul-lavoro/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Project</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
eye emotions da Lin Pernille
Il luogo di lavoro, come tutti gli ambienti di vita, è pieno di emozioni.
A chi di voi non è mai capitato di provare rabbia, gioia,  paura o tristezza mentre sedeva al tavolo del proprio  ufficio?
Al di là della ragione scatenante, lavorativa o privata che sia, gli  esperti ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/linnybinnypix/440884350/"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/207/440884350_6185b2cda7.jpg" alt="" width="500" height="364" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/linnybinnypix/440884350/">eye emotions</a> da Lin Pernille</p>
<p>Il luogo di lavoro, come tutti gli ambienti di vita, è pieno di <strong>emozioni</strong>.</p>
<p>A chi di voi non è mai capitato di provare <strong>rabbia</strong>, <strong>gioia</strong>,  <strong>paura</strong> o <strong>tristezza</strong> mentre sedeva al tavolo del proprio  ufficio?</p>
<p>Al di là della ragione scatenante, lavorativa o privata che sia, gli  esperti ci dicono che è indispensabile imparare a <strong>gestirle</strong> e <strong>controllarle</strong>.</p>
<p>Il primo vero passo consiste nel saperle riconoscere e accettare: è  fortemente sconsigliato negarle o, peggio, sopprimerle; si potrebbe,  infatti, “sbottare” in un momento successivo o, peggio, <strong>somatizzare</strong>.</p>
<p>Una volta identificate dovrete <strong>esprimerle</strong>, ma badate bene, nel  <strong>modo</strong> e nel <strong>contesto più appropriati</strong>! Il che significa, ad  esempio, che, rimproverati dal vostro capo ufficio, non dovrete  piangere davanti ai suoi occhi, ma ben chiusi dentro il bagno, fino a  che il vostro turbamento non si sia attenuato…Dopodichè, dovreste essere  nelle condizioni di poter discutere.</p>
<p>Se ancora non avete letto il libro “Gestire l’emotività sul lavoro.  Come comunicare e controllare le emozioni” di Francesca Romana Suggelli,  forse non sapete che esistono <span><a rel="nofollow" href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/interviste/dettaglio/come-gestire-gioia-rabbia-tristezza-o-paura-nel-mondo-del-lavoro-come-controllarle-e-scoprire-che-ruo/931726">quattro modi per controllare  l’emotività</a></span>: si  può <strong>amplificare</strong> le emozioni, <strong>attenuarle</strong>, <strong>non mostrarle</strong> per nulla o <strong>dissimularle</strong>, ovvero dimostrarne di diverse rispetto  a quelle provate.</p>
<p>Ok per l’attenuazione, la neutralizzazione e la dissimulazione,  ma…l’amplificazione non sarà un po’ rischiosa?!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lo psicologo in ufficio</title>
		<link>http://www.projectgroup.it/blog/2010/05/11/lo-psicologo-in-ufficio/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 07:58:46 +0000</pubDate>
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psychologist da chadswanson
Lo psicologo piace, anche in azienda.
Recentissimi sono i risultati della ricerca condotta dall’Ispesl (Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro), che ci parla di un 43%  di lavoratori italiani che non stanno bene sul luogo di lavoro perché  affetti da disturbi fisici e psichici correlati ad esso.
Il malessere, che diventa ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/48682095@N03/4458884763/"><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2800/4458884763_cb00039a14.jpg" alt="" width="303" height="500" /></a></p>
<p>psychologist da chadswanson</p>
<p>Lo <strong>psicologo piace</strong>, anche in azienda.</p>
<p>Recentissimi sono i risultati della <span><a rel="nofollow" href="http://www.ispesl.it/ufficioStampa/ustDetail.asp?quale=342"><strong>ricerca condotta dall’Ispesl</strong></a></span> (Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro), che ci parla di un 43%  di lavoratori italiani che non stanno bene sul luogo di lavoro perché  affetti da <strong>disturbi fisici e psichici</strong> correlati ad esso.</p>
<p>Il malessere, che diventa ben presto malattia (disturbi  gastrointestinali, depressione, insonnia, attacchi di panico, ansia e  fobie), è dovuto principalmente a carico di lavoro eccessivo, prepotenza  e discriminazione dei colleghi.</p>
<p>A tutti questi fattori si aggiunga la cosiddetta sindrome del lavoro  precario, ovvero il malessere derivante dall’incertezza e dalla paura di  rimanere senza impiego.</p>
<p>Ecco allora l’<span><a rel="nofollow" href="http://www.inmilano.com/notizie/crisi-psicologi-azienda"><strong>iniziativa dell’Assessorato alla  Salute di Milano</strong></a></span>, in  linea con il Decreto sulla Salute e Sicurezza sul lavoro, di potenziare  la presenza dello psicologo nei luoghi di lavoro, ancora troppo carente.</p>
<p>Un segnale assolutamente positivo per tutti i lavoratori, soprattutto  per coloro che versano in uno stato economico negativo e che per questo  non possono permettersi cure psicologiche di lungo periodo.</p>
<p>Tuttavia ci sorgono spontanee una serie di domande: quale sarà la <strong>trafila  burocratica</strong> per ottenere un sostegno di questo tipo? Quali le <strong>condizioni</strong> per ottenerlo? Sarà così semplice restare nell’assoluto anonimato?  Perché, ahimé si sa, andare dallo psicologo è ancora un diffusissimo <strong>tabù</strong>…</p>
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