Come gestire un conflitto? Posted by Project on May 25, 2010 ·

Shaking Hands da Aidan Jones

Gestire un conflitto non è affatto semplice, anche e soprattutto in ambito lavorativo.

Ogni scontro, se ci pensiamo, è causato da un problema e dal disagio ad esso legato.

Che fare dunque? Gli esperti consigliano di amministrarli entrambi, uno alla volta.

Innanzitutto: riconoscete e accettate il disagio.

Interrogatevi sulle vostre emozioni (cosa sento?) e i pensieri ad esse associati; cercate di scindere la persona dal comportamento che vi ha turbato, perché è solo in questo modo che riuscirete a ridimensionare l’astio e tranquillizzarvi un poco.

In seguito rivolgetevi al problema e chiedetevi cosa non accettate dell’atteggiamento del vostro “rivale”. Fatelo con dovizia di particolari, sminuzzando ben bene fastidi, difficoltà, danni pos­sibili, ecc.

Una volta portata a termine anche questa operazione sarete pronti per comunicare con l’altra persona…già, perché dovrete fare i conti con un altro individuo, non sempre propenso alla risoluzione del conflitto!

Affinché i toni delle ostilità si attenuino è neces­sario che aiutiate l’altro a gestire il suo disagio (voi, in fondo, non ci siete già riusciti?), ascoltandolo e mostrandovi aperti nei suoi confronti.

La vostra buona disposizione dovrebbe attenuare il nervosismo ed innescare una spirale del tutto positiva…

Come asserisce l’antropologa Marianella Sclavi , potreste considerare i conflitti come danze tra “micromondi” socialmente, psicologicamente e culturalmente differenti, opportunità per ridefinire le relazioni e arricchire voi stessi.

Noi, da oggi, vogliamo crederci.

Che fastidio il mio collega! Posted by Project on May 21, 2010 ·

Piano Strategico settembre 2007 da lenore

La convivenza, si sa, non è affatto semplice…se poi si tratta di lavoro, forse, lo è ancora meno!

A chi di voi non è mai capitato di trovare insopportabile un collega, o meglio, quella sua tremenda abitudine di strillare al telefono, di masticare a bocca aperta lo snack di mezza mattina, o di parlarvi tanto vicino al viso da soffocarvi?

Di situazioni “snervanti” ne potremmo elencare un milione e qualcuno, a dire la verità, ci ha già provato…

Monster, un sito di recruiting online, ha lanciato, nel Gennaio di quest’anno, un sondaggio sulle maggiori frustrazioni vis­sute dai lavoratori in ufficio e ciò che sembra dare più fastidio in assoluto è l’invasione del proprio spazio da parte dei colleghi: una “occupazione” fatta sia di carte, di documenti e di oggetti più disparati, che di chiacchere e opinioni non richieste!

Tutto qui? Ovviamente no! Sul blog “Career Tips” hanno stilato un elenco delle maggiori fastidiose abitudini dei colleghi. Eccone alcune.

Oltre alla già citata cattiva consuetudine di mangiare in continuazione, producendo i rumori più disparati, si accenna a coloro i quali, molto affascinati dal vostro look e modo di lavorare, vi copiano in tutto, salvo poi negarlo in maniera spudorata.

Per non parlare di quelli che, affetti da “dipendenza da contatto”, non perdono occasione per darvi un piccolo sberleffo sul braccio, mettervi la mano sulla spalla, parlarvi a due cm dall’orecchio…

E che dire di coloro che, mettendosi a mò di avvoltoio in piedi alle vostre spalle, fis­sano lo schermo del vostro pc? State lavorando intensamente, ma la loro pre­senza inquietante non fa altro che distrarvi, non riuscendo a portare a termine ciò che vi eravate prefissati.

Ovviamente non pos­sono mancare i veri appas­sionati di musica, che, oltre ad ascoltarla, la cantano in mille modi, tranne che in quelli più ortodossi (un minimo di intonazione e il rispetto del tempo sarebbero già un buon inizio, non trovate?).

Pensate siano situazioni esagerate? I vostri colleghi rientrano in questo campione?

E voi?! Urge esamino di coscienza…

Controllare le emozioni sul lavoro Posted by Project on May 17, 2010 ·

eye emotions da Lin Pernille

Il luogo di lavoro, come tutti gli ambienti di vita, è pieno di emozioni.

A chi di voi non è mai capitato di provare rabbia, gioia, paura o tristezza mentre sedeva al tavolo del proprio ufficio?

Al di là della ragione scatenante, lavorativa o privata che sia, gli esperti ci dicono che è indispensabile imparare a gestirle e controllarle.

Il primo vero passo consiste nel saperle riconoscere e accettare: è fortemente sconsigliato negarle o, peggio, sopprimerle; si potrebbe, infatti, “sbottare” in un momento succes­sivo o, peggio, somatizzare.

Una volta identificate dovrete esprimerle, ma badate bene, nel modo e nel contesto più appropriati! Il che significa, ad esempio, che, rimproverati dal vostro capo ufficio, non dovrete piangere davanti ai suoi occhi, ma ben chiusi dentro il bagno, fino a che il vostro turbamento non si sia attenuato…Dopodichè, dovreste essere nelle condizioni di poter discutere.

Se ancora non avete letto il libro “Gestire l’emotività sul lavoro. Come comunicare e controllare le emozioni” di Francesca Romana Suggelli, forse non sapete che esistono quattro modi per controllare l’emotività: si può amplificare le emozioni, attenuarle, non mostrarle per nulla o dis­simularle, ovvero dimostrarne di diverse rispetto a quelle provate.

Ok per l’attenuazione, la neutralizzazione e la dis­simulazione, ma…l’amplificazione non sarà un po’ rischiosa?!

Lo psicologo in ufficio Posted by Project on May 11, 2010 ·

psychologist da chadswanson

Lo psicologo piace, anche in azienda.

Recentis­simi sono i risultati della ricerca condotta dall’Ispesl (Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro), che ci parla di un 43% di lavoratori italiani che non stanno bene sul luogo di lavoro perché affetti da disturbi fisici e psichici correlati ad esso.

Il males­sere, che diventa ben pre­sto malattia (disturbi gastrointestinali, depres­sione, insonnia, attacchi di panico, ansia e fobie), è dovuto principalmente a carico di lavoro ecces­sivo, pre­potenza e discriminazione dei colleghi.

A tutti questi fattori si aggiunga la cosiddetta sindrome del lavoro pre­cario, ovvero il males­sere derivante dall’incertezza e dalla paura di rimanere senza impiego.

Ecco allora l’iniziativa dell’Assessorato alla Salute di Milano, in linea con il Decreto sulla Salute e Sicurezza sul lavoro, di potenziare la pre­senza dello psicologo nei luoghi di lavoro, ancora troppo carente.

Un segnale assolutamente positivo per tutti i lavoratori, soprattutto per coloro che versano in uno stato economico negativo e che per questo non pos­sono permettersi cure psicologiche di lungo periodo.

Tuttavia ci sorgono spontanee una serie di domande: quale sarà la trafila burocratica per ottenere un sostegno di questo tipo? Quali le condizioni per ottenerlo? Sarà così semplice restare nell’assoluto anonimato? Perché, ahimé si sa, andare dallo psicologo è ancora un diffusis­simo tabù

E amore fu…in ufficio! Posted by Project on May 6, 2010 ·

Office Love da Amarand Agasi

Argomento alquanto spinoso quello dell’amore in ufficio. Studiosi, psicologi e ricercatori si dedicano da anni a tale tematica, focalizzando di volta in volta la loro attenzione su aspetti diversi del fenomeno.

Sì, perché l’amore sul luogo di lavoro coinvolge non solo i due diretti interes­sati, ma anche tutti i colleghi e l’impiego stesso.

Se è vero che innamorati si rende di più e meglio, è altrettanto realistico considerare che la relazione in tali condizioni implichi una serie rischi da non sottovalutare, tra cui: pettegolezzi, voci di corridoio e perdita di credibilità profes­sionale.

Per tutte queste ragioni ci sentiamo di affermare che, come per l’amicizia (e, se pos­sibile, in misura raddoppiata), sia utile muoversi con molta cautela e buon senso, sia per sé stessi e la propria storia, sia per i colleghi.

E’ proprio sulle opinioni di questi ultimi che si concentra l’attenzione della ricerca condotta da Raphael Hurvy della Grande Ecole Audencia di Nantes e Christoph Grunauer dell’Università di Innsbruk, in collaborazione con Grant Michelson, capo del dipatimento della Ricerca della Business school francese.

I lavoratori intervistati sono risultati tutti concordi sulla neces­sità che i colleghi vivano tali storie con assoluta discrezione e ben il 70% si è dichiarato ostile nei confronti di questo tipo di  relazioni.

Che dire? Non si può certo impedire e impedirsi di amare, ma attenzione! La storia potrebbe finire e allora sì, sarebbe davvero dura…

L’amicizia in ufficio Posted by Project on May 4, 2010 ·

friendship da Wrote

L’amicizia sul luogo di lavoro porta con sé più benefici che rischi? Stando al sondaggio della Randstad America pare proprio di sì…

Il 67% degli intervistati, infatti, ha affermato che avere amici sul lavoro rende quest’ultimo più divertente, e il 55% più lodevole e soddisfacente.

Le numerose ore trascorse insieme, la condivisione di pre­occupazioni, obiettivi e progetti comuni rappresentano terreno fertile per la nascita di questo tipo di legami ed è indubbio che gli amici/colleghi rappresentino una spalla, un supporto e un aiuto su cui contare, oltre che facilitare atteggiamenti cooperativi, meno sospettosi e competitivi.

Tuttavia tali rapporti implicano anche una serie di rischi da non sottovalutare.

Voi e il vostro amico/a potreste isolarvi e/o suscitare invidie negli altri colleghi; potreste sentirvi dire che siete dei ruffiani nel momento in cui vi “legate” al capo, o, se siete un boss che si avvicina a un subalterno, che fate favoritismi. Intenzioni e decisioni personali fatte in tutta confidenza potrebbero essere diffuse a vostra insaputa, o un litigio fuori dall’ufficio potrebbe ripercuotersi negativamente anche sul lavoro e il clima generale…

Dunque che fare? Se è vero che i benefici primeggiano sui rischi, perchè non assecondare nuove pos­sibili amicizie? Ovviamente maneggiando con cautela…

La comicità tra le scrivanie Posted by Project on April 30, 2010 ·

scary clown on the streets of new york da joiseyshowaa

Non vi è mai capitato di avere un collega ironico e ottimista, capace di sdrammatizzare anche le situazioni più difficili, abile nel rendere la vita in ufficio più lieve e spensierata?

Costui rappresenta con ogni probabilità quella piccola porzione di individui naturalmente dotati di sense of humor e capaci di vedere le situazioni problematiche in modo diverso e più distaccato rispetto agli altri.

Ebbene, se non appartenete a questa categoria di “eletti”, non disperate! Da qualche anno l’Accademia del comico di Torino allestisce corsi di Comic Action per le aziende, ovvero la comicità applicata alle diverse esigenze della vita aziendale.

L’umorismo, inteso principalmente come capacità di vedere le cose in modo diverso e più distaccato, diviene strumento per la gestione di problematiche lavorative che facilmente si innescano tra le scrivanie dei nostri uffici, quali la comunicazione, i conflitti e le tensioni, l’affiatamento di gruppo, la gestione degli imprevisti e l’imbarazzo.

Le metodologie utilizzate sono per lo più la discus­sione, la rielaborazione e la “messa in scena” delle dinamiche e degli attriti che si vivono quotidianamente in ambito lavorativo. Tecniche didattiche tradizionali, vero, ma che riescono evidentemente a distinguersi dalle altre, per lo strumento della comicità e per la bravura degli attori/formatori che le attuano.

Un metodo veramente originale e innovativo quello della Comic Action, che al di là della sua efficacia (noi non l’abbiamo ancora provato), dimostra una evidente sensibilità nei confronti del mondo aziendale e del benes­sere dei lavoratori.

Le donne dietro la scrivania Posted by Project on April 28, 2010 ·

Ewa da Korona-pl

Sfogliando” il web siamo stati attratti dai risultati di una ricerca condotta dalla Cofimp (via la Repubblica.it), società di formazione e consulenza di Unindustria Bologna,  che definisce le donne “dietro la scrivania” fredde e calcolatrici. Tale studio sull’intelligenza emotiva di uomini e donne sul luogo di lavoro, confrontato con il medesimo condotto 8 anni prima, ha delineato lavoratrici nettamente meno sensibili, cordiali ed empatiche, e sempre più simili ai colleghi maschi.

Un vero peccato, non c’è che dire, se si considera che l’intelligenza di cui sopra sarebbe uno degli ingredienti indispensabili per avere successo in campo lavorativo.

Intelligenza e titolo di studio elevato, infatti, non sarebbero un lasciapas­sare sicuro per la carriera, se accompagnati da arroganza, irascibilità, incapacità di trattare con gli altri e di gestire le proprie emozioni.

Decisive ed essenziali sarebbero: capacità di motivare se stessi e sopportare le frustrazioni, di controllare gli impulsi, di adattare i propri stati d’animo, evitando che la sofferenza impedisca di pensare, di essere empatici e positivi.

Questi gli assi vincenti.

Ahimé, la strada dei sensibili e degli insicuri si prospetta tutta in salita…E che dire degli arroganti e irascibili? Sarà proprio vero che anche per loro il successo non è così immediato?

Arrivederci scrivania Posted by Project on April 23, 2010 ·

on the desk da Naomi Ibuki

Interes­sati, come noi, al mondo lavorativo e dei lavoratori, potevamo forse ignorare il tema della scrivania e, per estensione, quello dell’ufficio?

Che un tavolo da lavoro potesse essere ordinato o scompaginato già lo sapevamo, tuttavia non avremmo mai pensato che un lavoratore disordinato potesse divenire indispensabile al buon funzionamento dell’impresa (perché più veloce a ritrovare i documenti neces­sari )e che potesse essere più agevolato nell’attività creativa. Ancor meno avremmo creduto di scoprire la tesi opposta, quella del GTD, ove ordine e organizzazione vengono elevati a principi indispensabili per l’efficienza e la produttività di ogni lavoratore.

E se credevamo che l’open space fosse un modo del tutto moderno e positivo di lavorare…abbiamo dovuto in parte ricrederci: nel 90% dei casi, le condizioni di lavoro in un ufficio “aperto” causano un non trascurabile aumento di stress, aggres­sività, livello di pres­sione arteriosa e rischio di contrarre malattie contagiose.

Se è vero tutto questo, lo è altrettanto la notizia di una nuova tendenza made in USA: il coworking, ovvero un open space con scrivanie in affitto per lavoratori senza “fissa dimora”…

Ci siamo inoltre divertiti a immaginare le pos­sibili peculiarità di una scrivania dirigenziale (addobbata con fermacarte d’argento per il ventesimo anniversario della fondazione della propria o altrui azienda; o con temperamatite per la ricorrenza dell’associazione di cui si è soci onorari…), piuttosto che ad una postazione lavorativa all’insegna del comfort, ma anche dell’assoluta immobilità!!!

Il parallelismo tra scrivania e desktop, infine, è venuto spontaneo: il “vecchio” e il “nuovo”, lo strumento di lavoro e supporto tradizionale e quello digitale, anche questo comunque da organizzare e riordinare…

Nelle pros­sime settimane ci piacerebbe rimanere nell’ambiente d’ufficio, per analizzarne, però, la dimensione psicologico– emozionale.

Largo, dunque, alla nuova campagna, augurandoci che sia stimolante e ricca di spunti, come quelle che si sono succedute sin d’ora!

Il desktop ha spodestato la scrivania Posted by Project on April 20, 2010 ·

Immagine da http://www.tiempolibresite.com/tech/le-terribili-prove/bumptop-il-desktop-3d.html?Itemid=284

Arrivati a questo punto, non pos­siamo tralasciare la scrivania più moderna e utilizzata oggi negli uffici…il desktop del computer!

Oramai il lavoro si svolge sempre più sui pc e sui supporti digitali e sempre meno su quelli cartacei: file di diverso genere e qualità, immagini, fotografie, mp3 neces­sitano, proprio come gli oggetti reali poggiati sulle nostre scrivanie, di essere archiviati e impilati.

Il desktop, insomma, ha raggiunto e quasi scavalcato la sacra e vecchia scrivania, e il riordino “virtuale” si è reso necessario.

Di logica conseguenza l’invenzione e la diffusione di programmi ad hoc, per riordinare e dare organicità al nostro piano di lavoro.

Ce ne sono diversi in circolazione e noi, presi da una spasmodica curiosità, ne abbiamo installato uno sul nostro pc.

Si tratta di BumpTop, che trasforma il desktop in una vera stanza tridimensionale ove poter impilare documenti, organizzarli in gruppi, attaccare post-it sulle pareti o appendere fotografie.

Sulla sua comodità i pareri sono discordanti: qualcuno ne è realmente entusiasta, a qualcun altro, invece, la tridimensionalità causa vertigini…

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