Le donne dietro la scrivania Posted by Manuela Crovato on 28 April 2010 ·

Ewa da Korona-pl

Sfo­gliando” il web siamo stati attratti dai risul­tati di una ricerca con­dotta dalla Cofimp (via la Repubblica.it), società di for­ma­zione e con­su­lenza di Unin­du­stria Bolo­gna,  che defi­ni­sce le donne “die­tro la scri­va­nia” fredde e cal­co­la­trici. Tale stu­dio sull’intelligenza emo­tiva di uomini e donne sul luogo di lavoro, con­fron­tato con il mede­simo con­dotto 8 anni prima, ha deli­neato lavo­ra­trici net­ta­mente meno sen­si­bili, cor­diali ed empa­ti­che, e sem­pre più simili ai col­le­ghi maschi.

Un vero pec­cato, non c’è che dire, se si con­si­dera che l’intelligenza di cui sopra sarebbe uno degli ingre­dienti indi­spen­sa­bili per avere suc­cesso in campo lavorativo.

Intel­li­genza e titolo di stu­dio ele­vato, infatti, non sareb­bero un lascia­pas­sare sicuro per la car­riera, se accom­pa­gnati da arro­ganza, ira­sci­bi­lità, inca­pa­cità di trat­tare con gli altri e di gestire le pro­prie emozioni.

Deci­sive ed essen­ziali sareb­bero: capa­cità di moti­vare se stessi e sop­por­tare le fru­stra­zioni, di con­trol­lare gli impulsi, di adat­tare i pro­pri stati d’animo, evi­tando che la sof­fe­renza impe­di­sca di pen­sare, di essere empa­tici e posi­tivi.

Que­sti gli assi vincenti.

Ahimé, la strada dei sen­si­bili e degli insi­curi si pro­spetta tutta in salita…E che dire degli arro­ganti e ira­sci­bili? Sarà pro­prio vero che anche per loro il suc­cesso non è così immediato?

Arrivederci scrivania Posted by Manuela Crovato on 23 April 2010 ·

on the desk da Naomi Ibuki

Inte­res­sati, come noi, al mondo lavo­ra­tivo e dei lavo­ra­tori, pote­vamo forse igno­rare il tema della scri­va­nia e, per esten­sione, quello dell’ufficio?

Che un tavolo da lavoro potesse essere ordi­nato o scom­pa­gi­nato già lo sape­vamo, tut­ta­via non avremmo mai pen­sato che un lavo­ra­tore disor­di­nato potesse dive­nire indi­spen­sa­bile al buon fun­zio­na­mento dell’impresa (per­ché più veloce a ritro­vare i docu­menti neces­sari )e che potesse essere più age­vo­lato nell’attività crea­tiva. Ancor meno avremmo cre­duto di sco­prire la tesi oppo­sta, quella del GTD, ove ordine e orga­niz­za­zione ven­gono ele­vati a prin­cipi indi­spen­sa­bili per l’efficienza e la pro­dut­ti­vità di ogni lavoratore.

E se cre­de­vamo che l’open space fosse un modo del tutto moderno e posi­tivo di lavorare…abbiamo dovuto in parte ricre­derci: nel 90% dei casi, le con­di­zioni di lavoro in un uffi­cio “aperto” cau­sano un non tra­scu­ra­bile aumento di stress, aggres­si­vità, livello di pres­sione arte­riosa e rischio di con­trarre malat­tie contagiose.

Se è vero tutto que­sto, lo è altret­tanto la noti­zia di una nuova ten­denza made in USA: il cowor­king, ovvero un open space con scri­va­nie in affitto per lavo­ra­tori senza “fissa dimora”…

Ci siamo inol­tre diver­titi a imma­gi­nare le pos­si­bili pecu­lia­rità di una scri­va­nia diri­gen­ziale (addob­bata con fer­ma­carte d’argento per il ven­te­simo anni­ver­sa­rio della fon­da­zione della pro­pria o altrui azienda; o con tem­pe­ra­ma­tite per la ricor­renza dell’associazione di cui si è soci ono­rari…), piut­to­sto che ad una posta­zione lavo­ra­tiva all’insegna del com­fort, ma anche dell’assoluta immobilità!!!

Il paral­le­li­smo tra scri­va­nia e desk­top, infine, è venuto spon­ta­neo: il “vec­chio” e il “nuovo”, lo stru­mento di lavoro e sup­porto tra­di­zio­nale e quello digi­tale, anche que­sto comun­que da orga­niz­zare e riordinare…

Nelle pros­sime set­ti­mane ci pia­ce­rebbe rima­nere nell’ambiente d’ufficio, per ana­liz­zarne, però, la dimen­sione psi­co­lo­gico– emo­zio­nale.

Largo, dun­que, alla nuova cam­pa­gna, augu­ran­doci che sia sti­mo­lante e ricca di spunti, come quelle che si sono suc­ce­dute sin d’ora!

Il desktop ha spodestato la scrivania Posted by Manuela Crovato on 20 April 2010 ·

Imma­gine da http://www.tiempolibresite.com/tech/le-terribili-prove/bumptop-il-desktop-3d.html?Itemid=284

Arri­vati a que­sto punto, non pos­siamo tra­la­sciare la scri­va­nia più moderna e uti­liz­zata oggi negli uffici…il desk­top del computer!

Ora­mai il lavoro si svolge sem­pre più sui pc e sui sup­porti digi­tali e sem­pre meno su quelli car­ta­cei: file di diverso genere e qua­lità, imma­gini, foto­gra­fie, mp3 neces­si­tano, pro­prio come gli oggetti reali pog­giati sulle nostre scri­va­nie, di essere archi­viati e impilati.

Il desk­top, insomma, ha rag­giunto e quasi sca­val­cato la sacra e vec­chia scri­va­nia, e il rior­dino “vir­tuale” si è reso necessario.

Di logica con­se­guenza l’invenzione e la dif­fu­sione di pro­grammi ad hoc, per rior­di­nare e dare orga­ni­cità al nostro piano di lavoro.

Ce ne sono diversi in cir­co­la­zione e noi, presi da una spa­smo­dica curio­sità, ne abbiamo instal­lato uno sul nostro pc.

Si tratta di Bump­Top, che tra­sforma il desk­top in una vera stanza tri­di­men­sio­nale ove poter impi­lare docu­menti, orga­niz­zarli in gruppi, attac­care post-it sulle pareti o appen­dere fotografie.

Sulla sua como­dità i pareri sono discor­danti: qual­cuno ne è real­mente entu­sia­sta, a qual­cun altro, invece, la tri­di­men­sio­na­lità causa vertigini…

La scrivania animata Posted by Manuela Crovato on 16 April 2010 ·

Imma­gine Danse Dance

La fan­ta­sia non ha limiti. Sarà (forse) una frase scon­tata e un po’ banale, ma che dire innanzi a “Danse Dance”, il pro­gramma che con­sente di ani­mare la scri­va­nia, per gioco?

Ideato da Julien Val­lée , desi­gner gra­fico, e Nico­las Bur­rows , anch’egli desi­gner, oltre che arti­sta e illu­stra­tore, è un pro­getto molto inte­res­sante sul tema della scri­va­nia e la risco­perta degli ambienti che carat­te­riz­zano la nostra quotidianità.

Gli autori hanno con­sta­tato che ogni giorno, sul tavolo da lavoro, siamo cir­con­dati da oggetti a cui non pre­stiamo atten­zione, che dimen­ti­chiamo di pos­se­dere o che uti­liz­ziamo solo quando ne abbiamo neces­sità, con­vinti che non inter­fe­ri­scano con noi e i nostri spazi.

Tuttavia…se gli stessi non fos­sero così sot­to­messi e comin­cias­sero a girare, rim­bal­zare o volare?!

Ecco allora l’invenzione di que­sta scri­va­nia, su cui oggetti diversi pos­sono muo­versi, sin­go­lar­mente o tutti insieme…

Siamo noi a coman­dare il tutto, attra­verso la tastiera nel nostro pc: ad ogni oggetto sul piano è asso­ciato un tasto (dalla A alla Z); pre­men­dolo si attiva il movi­mento, pre­men­dolo nuo­va­mente lo si disattiva.

È suf­fi­ciente con­net­tersi al sito http://www.dansedance.com/dansedance/index_dansedance.html#keyboard, atten­dere il cari­ca­mento com­pleto del video e, infine, clic­carvi sopra!

Noi l’abbiamo pro­vato ed è dav­vero divertente!

La scrivania in affitto: il coworking Posted by Manuela Crovato on 13 April 2010 ·

This is what it looks like when your three per­son…da dpsty­les

Scri­va­nia a ore (giorni, mesi), pur­ché sia in affitto. È que­sto il con­cetto del co-working, l’ufficio con­di­viso, che pro­fes­sio­ni­sti senza fissa dimora lavo­ra­tiva (liberi pro­fes­sio­ni­sti, soprat­tutto nei campi dell’informatica, comu­ni­ca­zione e crea­ti­vità, free­lan­cer, blog­ger, scrit­tori…) pos­sono noleg­giare per scon­fig­gere la soli­tu­dine e abbat­tere i costi.

Nati negli Stati Uniti nel 2005, da qual­che anno hanno fatto la loro com­parsa anche in alcune città ita­liane: Milano, Bolo­gna e Roma.

Si tratta di spazi open space, dotati di con­nes­sione Wi-Fi, cucina, sala riu­nioni, luo­ghi per relax e cof­fee break, oltre che dei clas­sici stru­menti di lavoro per uffi­cio, come fax, foto­co­pia­trici e com­pu­ter (anche se ora­mai quasi tutti ne pos­sie­dono uno proprio).

Al di là dell’evidente appa­ga­mento socia­liz­zante e del rispar­mio eco­no­mico, tale impo­sta­zione con­sente lo strut­tu­rarsi di vere e pro­prie com­mu­nity sociali, ove pro­fes­sio­ni­sti diversi pos­sono scam­biarsi idee e opi­nioni, e deci­dere di coo­pe­rare, con evi­denti rica­dute posi­tive sul pro­prio lavoro.

L’autonomia è garan­tita e l’attività con­di­visa, quando si rea­lizza, è frutto di una scelta total­mente libera e non impo­sta dall’esterno.

Una solu­zione inno­va­tiva e ori­gi­nale, che abbatte i muri ormai vec­chi della tra­di­zio­nale impo­sta­zione aziendale.

La sosti­tu­zione sarà definitiva?…ma soprat­tutto: coin­vol­gerà tutte le pro­fes­sioni, o rimarrà “pri­vi­le­gio” delle cate­go­rie sopraccitate?

Fonte http://www.risparmiosoldi.it/risparmi/co-working-scrivania-in-affitto/

Il Feng Shui in ufficio Posted by Manuela Crovato on 9 April 2010 ·

feng shui da BeTanabata

Ras­se­gna­tevi: l’ambiente vi influenza e voi influen­zate l’ambiente. È il prin­ci­pio su cui si basa l’antica arte geo­man­tica taoi­sta cinese, o più comu­ne­mente, Feng Shui, che ha ela­bo­rato una serie di regole auree per la crea­zione del benes­sere nei nuclei abi­ta­tivi, tra cui il luogo di lavoro.

Che c’entra la scri­va­nia? State un po’ a sentire…

Prima di tutto dovete col­lo­care  il vostro tavolo di lavoro nella “posi­zione del potere”, ovvero nell’angolo di fronte alla porta, in modo da avere le spalle “pro­tette” dal muro e poter tenere sotto con­trollo qual­siasi tipo di spo­sta­mento esterno/interno .

In secondo luogo, davanti alla scri­va­nia dovete lasciare uno spa­zio vuoto (via sedie o altri oggetti di ostru­zione al pas­sag­gio), per con­sen­tire al Ch’i, l’energia vitale, di cir­co­lare liberamente.

Cre­dete che forma e dimen­sioni del tavolo siano una que­stione tra­scu­ra­bile? Niente affatto. Se il vostro lavoro richiede soprat­tutto crea­ti­vità, pun­tate su una forma rotonda (a semi­cer­chio o ovale); se invece rico­prite un impiego più for­male, rifles­sivo e ana­li­tico, optate per quella lineare. La scri­va­nia ad L è asso­lu­ta­mente ban­dita da qual­siasi luogo, poi­ché la forma ricorda quella di un’accetta e sim­bo­li­ca­mente “taglia” la per­sona seduta.

Infine, si con­si­glia di atti­vare il dra­gone della scri­va­nia, il che signi­fica sem­pli­ce­mente posi­zio­nare nell’angolo in alto a sini­stra fiori (rigo­ro­sa­mente fre­schi, per­ché quelli sec­chi sono indice di cat­tivo Ch’i) o una pianta. Alt! Amanti di bon­sai e cac­tus pla­cate il vostro entu­sia­smo: le pian­tine nane pos­sono cau­sare il ral­len­ta­mento o la fine dell’ atti­vità, men­tre quelle spi­nose cau­sare pro­blemi con­ti­nui e rela­zioni di lavoro difficili.

Come si dice? Lavo­ra­tore avvi­sato, mezzo salvato…

Fonti

La nascita della scrivania Posted by Manuela Crovato on 7 April 2010 ·

old desk da mrkumm

Vi siete mai chie­sti quando è nata la scri­va­nia? Beh, a meno che non siate appas­sio­nati anti­quari, esperti desi­gner o arre­da­tori d’interni cre­diamo pro­prio di no…

I libri di sto­ria ci infor­mano che già gli anti­chi Egizi usa­vano dei piani di sup­porto per scri­vere i loro papiri, ma la scri­va­nia nell’accezione più moderna del ter­mine nasce solo alla fine del Sei­cento, in Inghilterra.

Ini­zial­mente è un tavo­lone di legno mas­sic­cio, spesso rico­perto di pelle, per con­sen­tire una scrit­tura morbida.

Tut­ta­via nel secolo imme­dia­ta­mente suc­ces­sivo, tale mobile viene pen­sato anche per le donne, e gra­zie a loro (è pro­prio il caso di dirlo) diviene più sinuoso, pic­colo e leggero…avete pre­sente i tipici scrit­toi con rullo, all’interno del quale sono pre­vi­sti cas­setti e cas­set­tini, ove nascon­dere i più intimi segreti? Troppo roman­tico? Non dispe­rate, con il dician­no­ve­simo secolo fa il suo ingresso la “pede­stal desk”, il pro­to­tipo della scri­va­nia d’ufficio, sem­plice e lineare: vano cen­trale vuoto per le gambe e due file di cas­setti ai lati (non ricorda, forse, anche quella tipica degli anni ’60?).

Dal Nove­cento è una con­ti­nua evo­lu­zione di mate­riali e forme, e oggi molti tavoli d’ufficio sono diven­tati puri piani d’appoggio.

Che sia per l’uso sem­pre più fre­quente del computer?

Que­sta però è tutta un’altra storia…

La scrivania del capo Posted by Manuela Crovato on 6 April 2010 ·

RIMG0026 da cliff1066

Oggi­giorno la scri­va­nia in uffi­cio assume sem­pre di più la valenza di sta­tus sym­bol

A tale proposito…Com’è il tipico tavolo del “capo”?

Men­tre com­pu­ter e altri sistemi tec­no­lo­gici carat­te­riz­zano ormai la posta­zione di ogni lavo­ra­tore, non vi risul­terà dif­fi­cile con­cor­dare che i tavoli diri­gen­ziali, pur nella loro ine­vi­ta­bile sin­go­la­rità, sono gene­ral­mente molto grandi, mas­sicci e impo­nenti.  Rigo­ro­sa­mente di legno scuro (ma anche di ferro e vetro per i più moderni) ven­gono per­so­na­liz­zati con oggetti da uffi­cio, rice­vuti in dono da col­la­bo­ra­tori e clienti in occa­sione di ricor­renze e festività.

Si pensi ai fer­ma­carte d’argento per il ven­te­simo anni­ver­sa­rio della fon­da­zione della pro­pria o altrui azienda; o ai tem­pe­ra­ma­tite (sem­pre rigo­ro­sa­mente argento) per la ricor­renza dell’associazione di cui si è soci ono­rari; per non par­lare di cor­nici, por­ta­penne, biro in oro, madre­perla e metallo pre­giato, rubri­che in auten­tica pelle (anche se ormai la tec­no­lo­gia le sta pian piano scan­sando), il tutto dispo­sto in modo più o meno ordinato.

Quali “tro­fei” giac­ciono, invece, sulla vostra ?! Pen­sate pos­sano rap­pre­sen­tare la vostra ascesa al potere o è suf­fi­ciente dare un’occhiata alla grandezza/ sfar­zo­sità del vostro tavolo?!

La comodità in un piano Posted by Manuela Crovato on 1 April 2010 ·

Cubi­cle Loca­tion #3x3 da archie4oz

A chi di voi non è mai capi­tato di dover uti­liz­zare più attrez­za­ture d’ufficio con­tem­po­ra­nea­mente, men­tre que­ste erano dislo­cate in modo sparso e illo­gico sulla scri­va­nia, assu­mendo le posi­zioni più strane? Let­te­ral­mente riversi sul tavolo, per cer­care di affer­rare il tele­fono che squilla, la penna, il post– it, un libro…non avete forse sognato una posta­zione all’insegna del com­fort e dell’assoluta immobilità?

Design moderno e medi­cina sono sem­pre più attenti ai pro­blemi di postura dei lavo­ra­tori e sem­pre più impe­gnati nell’elaborazione di posta­zioni d’ufficio con­for­te­voli e funzionali.

La rivi­sta “L’ufficio”offre sug­ge­ri­menti inte­res­santi in tal senso.

È neces­sa­rio, innan­zi­tutto, valu­tare la fre­quenza dell’uso delle attrez­za­ture, in modo da disporre quelle più uti­liz­zate nelle zone pre­fe­ren­ziali (più vicine a noi), men­tre le altre in luo­ghi secon­dari, ma comun­que nel rag­gio d’azione delle braccia!

Tutto il super­fluo va eli­mi­nato o accantonato.

Le gambe sotto la scri­va­nia devono potersi muo­vere libe­ra­mente, motivo per cui si con­si­glia di spo­stare even­tuali cavi e/o cas­set­tiere mobili.

Sul piano è meglio non tenere oggetti con super­fici riflet­tenti poi­ché, a meno che non vi vogliate abbron­zare, potre­ste essere inve­stiti da abba­glia­menti indi­retti, con riper­cus­sioni nega­tive sulla vostra vista…

Via libera a leg­gii e acces­sori da can­cel­le­ria, come por­ta­penne, post– it e mouse pad, tutti rigo­ro­sa­mente a por­tata di mano.

Fan­ta­stica tutta que­sta agia­tezza, ma non sarà un po’ troppo?! Il nostro corpo potrebbe rischiare di rima­nere immo­bi­liz­zato e allora sì, sarebbe un grosso guaio!

Quando l’open space viene rimandato a Settembre Posted by Manuela Crovato on 29 March 2010 ·

TBS WF Open Office da mrdorkesq

Certo, Robert Propst, crea­tore dell’open space, non avrebbe mai imma­gi­nato che la sua idea sarebbe stata oggetto di tanto cla­more “nega­tivo”. Dotato delle migliori inten­zioni, aveva pen­sato ad uno spa­zio lavo­ra­tivo aperto, libero e dina­mico, arre­dato con scri­va­nie e pan­nelli bassi (giu­sto per garan­tire il minimo di pri­vacy necessaria).

Un assetto di que­sto tipo avrebbe dovuto sol­le­ci­tare e faci­li­tare la comu­ni­ca­zione e lo scam­bio di idee tra i dipen­denti e impe­dirne il mutuo iso­la­mento. Il che, in con­di­zioni nor­mali (spazi ampi e numero di lavo­ra­tori con­te­nuto) può avere ed ha i suoi effetti positivi.

Tut­ta­via mana­ger e datori di lavoro, per lo più ame­ri­cani, hanno sin dal prin­ci­pio distorto il modello ori­gi­nale, inse­rendo nel mede­simo spa­zio lavo­ra­tivo il dop­pio dei dipen­denti! Il risul­tato è stato un open space a “cubi­coli”, ove rumore e con­fu­sione regnano incontrastati.

È a tale pro­po­sito che si inse­ri­sce un recente stu­dio austra­liano, svolto alla Queen­sland Uni­ver­sity of Tech­no­logy di Bri­sbane dal dott. Vinesh Oom­men e dai suoi colleghi.

Gli stu­diosi, ana­liz­zando tutte le ricer­che già effet­tuate in pas­sato sugli effetti degli open space sulla salute dei lavo­ra­tori, hanno rica­vato che nel 90% dei casi, le con­di­zioni di lavoro in un uffi­cio “aperto” cau­sano un non tra­scu­ra­bile aumento di stress, aggres­si­vità, livello di pres­sione arte­riosa e rischio di con­trarre malat­tie con­ta­giose.

Pro­viamo a pen­sare per­ché. Col­le­ghi che par­lano al tele­fono e tra di loro (alcuni urlano), tele­foni e cel­lu­lari che squil­lano in con­ti­nua­zione, foto­co­pia­trici che stampano…No, non deve essere per nulla sem­plice. Senza con­si­de­rare la pro­pria resa, in ter­mini di quan­tità, qua­lità ed effi­cienza lavorativa.

Per noi che, invece, lavo­riamo in open space “euro­pei” sarà pro­prio la stessa cosa?!

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