Come sopravvivere ad un mondo che cambia Posted by Diego Bettazza on 28 November 2011 ·

 

Imma­gine Agile Pro­ject Management

 

  • Non sem­pre riu­sciamo a rispet­tare le date di consegna
  • Rispet­tare i bud­get è sem­pre più difficile
  • Non abbiamo un metodo per indi­vi­duare le priorità
  • I for­ni­tori sono spesso inaf­fi­da­bili in ter­mini di tempo e qualità

Di cosa stiamo par­lando? Delle lamen­tele di un’azienda sull’orlo della crisi?

No! Que­sti sono i sin­tomi del males­sere vis­suto quo­ti­dia­na­mente da tutte le orga­niz­za­zioni che ancora non hanno fatto lo sforzo di adat­tarsi a un mondo che cambia!

Oggi, infatti, le aziende devono affron­tare una con­cor­renza molto più aggres­siva rispetto al pas­sato e il con­te­sto impren­di­to­riale in cui ope­rano è assai tur­bo­lento, uno sce­na­rio che richiede uno sforzo e una mag­giore atten­zione sul per­corso neces­sa­rio alla con­cre­tiz­za­zione dei risultati.

Che fare quindi? Come fare a ren­dere lo sforzo dav­vero efficace?

E’ neces­sa­rio con­cen­trarsi, foca­liz­zare la pro­pria atten­zione evi­tando di disper­dere energie.

D’accordo, ma su quali elementi?

Le aziende sono oggi chia­mate a rea­liz­zare un pas­sag­gio mana­ge­riale epo­cale: quello da un lavoro “per com­piti” ad un lavoro per pro­getti e obiettivi.

Lavo­rare per obiet­tivi: cosa significa?

L’organizzazione per “com­piti” è costi­tuita da un insieme di atti­vità che riman­gono pres­so­ché costanti nel corso del tempo e che sono stret­ta­mente legate a una spe­ci­fica fun­zione azien­dale. Chiun­que rive­sta un certo ruolo svol­gerà uno stesso insieme di atti­vità nella quo­ti­dia­nità lavo­ra­tiva: ciò che fa oggi sarà fatto anche domani ed il mese successivo.

I pro­getti e il lavoro per obiet­tivi, al con­tra­rio, hanno un ini­zio ed una fine ben defi­nita, sono con­trad­di­stinti dall’esistenza di un obiet­tivo da rag­giun­gere, di un bud­get e di un insieme di risorse asse­gnate. Lavo­rare per pro­getti signi­fica essere moti­vati a per­se­guire degli obiet­tivi, col­la­bo­rando in modo crea­tivo, senza pro­ce­dure rigide pre­sta­bi­lite, inte­ra­gendo con gli altri com­po­nenti del team su basi pari­ta­rie e coo­pe­ra­tive e cer­cando di per­se­guire risul­tati van­tag­giosi per l’azienda nel suo com­plesso e non per le sin­gole fun­zioni aziendali.

Inte­res­sante vero? Ma come coor­di­nare que­sta nuova moda­lità di lavoro?

Attra­verso oppor­tune meto­di­che di gestione che pren­dono il nome di pro­ject mana­ge­ment, un approc­cio glo­bale foca­liz­zato sulla gestione dei progetti.

Tale orien­ta­mento è costi­tuito da meto­do­lo­gie e tec­ni­che per la pia­ni­fi­ca­zione e il con­trollo, mirate a razio­na­liz­zare le diverse fasi indi­spen­sa­bili per perseguire gli obiet­tivi pre­fis­sati; è una moda­lità orga­niz­za­tiva azien­dale che pri­vi­le­gia strut­ture ope­ranti per gruppi e tipi­ca­mente coor­di­nate da un lea­der: il pro­ject mana­ger. Figura car­dine per la gestione di un pro­getto, egli garan­ti­sce l’interazione tra i diversi attori coin­volti, la pia­ni­fi­ca­zione e il con­trollo e gesti­sce le dimen­sioni, le com­po­nenti e le varia­bili di pro­cesso, dall’ideazione degli obiet­tivi pro­get­tuali sino alla loro realizzazione.

Per con­clu­dere, un inte­res­sante rifles­sione da Indi­vi­dua­lità e Grup­pa­lità di Diego Napo­li­tani, sul vero senso e signi­fi­cato del progettare:

“Pro­get­tare” e “pro­iet­tare” nascono entrambi dal latino proi­cere, “get­tare avanti”, ma ciò che si “pro­ietta” è un desi­de­rio inten­zio­nato a modi­fi­care l’immagine dell’Altro e del pro­prio rap­porto con l’Altro, men­tre ciò che si “pro­getta” è una domanda che non mira a modi­fi­care l’Altro, ma il mondo, il senso del mondo, insieme con l’Altro.

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