La scrivania del capo Posted by Manuela Crovato on 6 aprile 2010

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Oggi­giorno la scri­va­nia in uffi­cio assume sem­pre di più la valenza di sta­tus sym­bol

A tale proposito…Com’è il tipico tavolo del “capo”?

Men­tre com­pu­ter e altri sistemi tec­no­lo­gici carat­te­riz­zano ormai la posta­zione di ogni lavo­ra­tore, non vi risul­terà dif­fi­cile con­cor­dare che i tavoli diri­gen­ziali, pur nella loro ine­vi­ta­bile sin­go­la­rità, sono gene­ral­mente molto grandi, mas­sicci e impo­nenti. Rigo­ro­sa­mente di legno scuro (ma anche di ferro e vetro per i più moderni) ven­gono per­so­na­liz­zati con oggetti da uffi­cio, rice­vuti in dono da col­la­bo­ra­tori e clienti in occa­sione di ricor­renze e festività.

Si pensi ai fer­ma­carte d’argento per il ven­te­simo anni­ver­sa­rio della fon­da­zione della pro­pria o altrui azienda; o ai tem­pe­ra­ma­tite (sem­pre rigo­ro­sa­mente argento) per la ricor­renza dell’associazione di cui si è soci ono­rari; per non par­lare di cor­nici, por­ta­penne, biro in oro, madre­perla e metallo pre­giato, rubri­che in auten­tica pelle (anche se ormai la tec­no­lo­gia le sta pian piano scan­sando), il tutto dispo­sto in modo più o meno ordinato.

Quali “tro­fei” giac­ciono, invece, sulla vostra ?! Pen­sate pos­sano rap­pre­sen­tare la vostra ascesa al potere o è suf­fi­ciente dare un’occhiata alla grandezza/ sfar­zo­sità del vostro tavolo?!

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Dalla parte dell’ordine Posted by Manuela Crovato on 25 marzo 2010

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My Work DesK da DeaPeaJay

Se pro­prio non sop­por­tate la con­fu­sione e il disor­dine crea­tivo… non dispe­rate: c’è chi sostiene che siano ordine e orga­niz­za­zione gli ingre­dienti fon­da­men­tali per rima­nere calmi e sereni e, quindi, anche più pro­dut­tivi ed effi­cienti sul posto di lavoro.

Leo Babauta, rifa­cen­dosi ai pre­ziosi con­si­gli di Allen e al suo metodo GTD (Get­ting Things Done) per la ridu­zione dello stress men­tale e l’aumento della pro­dut­ti­vità indi­vi­duale, con­si­glia i “3 passi per una scri­va­nia sem­pre ordinata”:

  1. Pren­dete tutto ciò che è sulla scri­va­nia e nei cas­setti e met­te­telo in pila (se avete un numero scon­si­de­rato di fogli e la pila comin­cia a pen­dere ver­ti­gi­no­sa­mente verso di voi, smez­za­tela prima che sia troppo tardi!).
  2. Smi­state la pila dall’alto al basso, sce­gliendo tra: but­tare, dele­gare, archi­viare, ese­guire o inse­rire nella lista di cose da fare. Ese­guite subito l’attività, se que­sta richiede al mas­simo 2 minuti (ad esem­pio archi­viare un numero su tele­fono o com­pu­ter), altri­menti appun­ta­tela nella lista delle cose da fare e archi­viate il foglio nell’apposita car­tel­lina “Azione”.
  3. Ripe­te­telo almeno una volta al giorno (meglio se alla fine della gior­nata), ricor­dando di smi­stare rego­lar­mente la cartellina.

Tale metodo, ini­zial­mente, richiede tempo e impe­gno, per­ciò non fatevi sco­rag­giare dai pos­si­bili fallimenti.

Avete già comin­ciato?! Vogliamo sapere se funziona…

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Scrivania disordinata, che passione! Posted by Manuela Crovato on 23 marzo 2010

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Desk Expe­ri­ment 003 da orphanjones

Disor­di­nati cro­nici, dalle scri­va­nie d’ufficio cao­ti­che e “scom­pi­gliate”, aprite bene le orec­chie: il disor­dine fun­ziona, men­tre l’ordine fa per­dere tempo prezioso.

Pro­ba­bil­mente, in cuor vostro, l’avete sem­pre saputo, ma a soste­nervi vi è addi­rit­tura un pro­fes­sore di mana­ge­ment della Colum­bia Uni­ver­sity, Eric Abra­ham­son , che ha dedi­cato un intero libro all’argomento.

La sua tesi: il lavo­ra­tore disor­di­nato impie­ghe­rebbe il 36% di tempo in meno, rispetto ai col­le­ghi, a ritro­vare i docu­menti di cui ha biso­gno, ren­den­dosi così indi­spen­sa­bile al buon fun­zio­na­mento dell’impresa. La pos­si­bi­lità, inol­tre, di tro­vare un numero di tele­fono perso, un’idea anno­tata o un docu­mento impor­tante, aumen­te­rebbe di gran lunga nel “caos orga­niz­zato” del tavolo da lavoro. Senza tener conto che un eccesso di rigi­dità e ordine por­reb­bero non pochi osta­coli alla crea­ti­vità

D’altra parte Ein­stein stesso osser­vava: “Se una scri­va­nia in disor­dine denota uno spi­rito con­fu­sio­na­rio, che dire di una scri­va­nia vuota?”…

Evviva allora car­tel­loni, fogli, foglietti, libri e penne sparse in ogni angolo del piano; pc, tele­foni e matasse di fili di corrente…e che la con­fu­sione cominci a dare i suoi frutti!

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6 modi per sviluppare la leadership Posted by Project Group on 19 febbraio 2010

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Il talento è dote, capa­cità, incli­na­zione, estro, inge­gno e genia­lità o, con le parole del filo­sofo Lud­wing Witt­gen­stein, “fonte da cui sgorga acqua sem­pre nuova”.

Si tratta di un’inclinazione insita nell’individuo tut­ta­via non gra­tuita. Non vi si può disporre senza sforzo. È stru­mento grezzo e piena poten­zia­lità, che solo il lavoro, l’impegno e l’esercizio pos­sono pla­smare. Scac­ciamo, dun­que, la falsa cre­denza che il talento sia esclu­si­va­mente qual­cosa che la natura con­cede, per acco­gliere quella che lo con­ce­pi­sce quale pecu­lia­rità su cui l’individuo può lavorare.

Essere lea­der e dete­nere la lea­der­ship richiede, soprat­tutto il rico­no­sci­mento e l’espressione dei pro­pri talenti, così da poter inci­tare i col­la­bo­ra­tori a fare lo stesso.

Accen­dere il talento” è il per­corso for­ma­tivo nel quale 6 docenti/artisti, ognuno per una gior­nata e con cadenza bime­strale, accom­pa­gnano i par­te­ci­panti nel rico­no­sci­mento e nello svi­luppo del pro­prio talento e delle pro­prie doti di leadership.

Per mag­giori infor­ma­zioni Visita il sito http://www.accendereiltalento.it o cerca Accen­de­reil­ta­lento su face­book.

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Provocazioni Organizzative Posted by Manuela Crovato on 14 settembre 2009

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Un com­mento a “Cro­naca” quo­ti­diano di Cre­mona, del 31 Ago­sto 2009.

Sem­bra dav­vero incre­di­bile ma ancora una volta Dar­win, e prima di lui Anas­si­mene, dimo­strano la pro­pria ragione: la capa­cità di adat­tarsi è real­mente ciò che con­sente ad un orga­ni­smo di soprav­vi­vere. In que­sto caso l’organismo è una orga­niz­za­zione, un insieme di risorse, mezzi, per­sone, un orga­ni­smo che si muove in un con­te­sto per anni rima­sto inal­te­rato e che ora defi­nire “in rapida muta­zione” sem­bre­rebbe ridut­tivo. Così l’attuale guida dell’Ente chiama ora tutta l’organizzazione ad un ripen­sa­mento impor­tante, vor­remmo dire “impre­scin­di­bile”.
Ma esi­ste un rischio, un grande rischio, che pro­prio que­sto tipo di cam­bia­mento nasconde, un rischio sot­to­li­neato dalle parole che Giu­seppe Tomasi di Lam­pe­dusa nella sua opera “il Gat­to­pardo” fa pro­nun­ciare al prin­cipe Tan­credi: “biso­gna cam­biare tutto per non cam­biare niente.”

Cronaca - Cremona

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L’indice di Virnik Posted by Manuela Crovato on 20 luglio 2009

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Izya­slav Vir­nik cat­te­drato russo presso la facoltà di Eco­no­mia Creativa,

attento alla nostra ultima discus­sione sul pol­pet­tone, ci ha spe­dito un suo mano­scritto, ripor­tato in seguito, nel quale pro­pone una sua com­plessa teo­ria riguardo il cal­colo del valore dell’impatto crea­tivo in azienda.

http://www.flickr.com/photos/kevinreed/2992674269/sizes/l/

IMPATTO CREATIVO e l’indice di Virnik”

di Prof. I.Virnik

La crea­ti­vità non è il vero obiet­tivo di un’organizzazione che invece è quello di creare valore eco­no­mico e/o sociale, ma può essere un modo attra­verso cui viene rag­giunto l’ obiet­tivo stesso. Essere crea­tivi signi­fica rispon­dere ad un biso­gno del mer­cato attra­verso l’introduzione di:

  1. nuovo metodo e/o
  2. nuovo stru­mento e/o
  3. nuovo contenuto

Tali varia­bili pren­dono senso se rela­ti­viz­zate… Rispetto a cosa? Rispetto al con­te­sto e al periodo in cui si opera.…Per cui una per­sona può essere crea­tiva all’interno della pro­pria orga­niz­za­zione, ma non neces­sa­ria­mente nel mer­cato…
Ogni passo che viene com­piuto da una sin­gola risorsa umana con spi­rito crea­tivo ha in se sia un valore pura­mente eco­no­mico, sia un valore intel­let­tuale. Se da una parte siamo abi­tuati a quan­ti­fi­care l’impegno eco­no­mico di un’azione in ter­mini di costo ora­rio e di inve­sti­menti… dall’altra parte ci è dif­fi­cile misu­rare il con­tri­buto intel­let­tuale offerto da una risorsa umana (o un gruppo crea­tivo) che ine­vi­ta­bil­mente fini­sce per accre­scere il patri­mo­nio cogni­tivo dell’azienda.

Beh, io dopo una lunga rifles­sione … ho ipo­tiz­zato un modo attra­verso cui un’azienda crea­tiva potrebbe misu­rare le pro­prie performance….

ESEMPIO N.1

Se

F= Fatturato della vendita = Valore economico del progetto venduto
Fm = Valore aggiunto innovazione di metodo (Fm= %F)
Fs = Valore aggiunto innovazione di strumento (Fs= %F)
Fc = Valore aggiunto innovazione contenuto (Fc= %F)
Vp= valore complessivo del progetto venduto (una sola volta)

NB: Ovvia­mente la per­cen­tuale di ogni sin­golo valore aggiunto deve essere cal­co­lata sola­mente se quella spe­ci­fica inno­va­zione esi­ste.
Allora

Vp = F+ (Fm+Fs+Fc)

Dove

(Fm+Fs+Fc) = Vi (valore intellettuale apportato dall’idea creativa all’azienda)

Insomma:

Vp= valore economico + valore intellettuale

Le per­cen­tuali, secondo cui viene sta­bi­lito il valore aggiunto delle tre tipo­lo­gie d’innovazione (Fm,Fs, Fc), devreb­bero essere defi­nite dalla Dire­zione e con­di­visi all’interno dell’organizzazione.

Fac­ciamo un passo avanti.

Il valore crea­tivo di un pro­getto non è deter­mi­nato solo da una sin­gola ven­dita ma anche dal suo “suc­cesso” nel mer­cato. Quindi se un’azienda volesse moni­to­rare la “ven­di­bi­lità” di un’idea crea­tiva nell’arco del tempo potrebbe sem­pli­ce­mente cal­co­lare la ?Vi per il periodo defi­nito. In que­sto modo sarà pos­si­bile cono­scere il valore del con­tri­buto intel­let­tuale dato dall’idea pro­get­tuale in quel periodo.
Il gra­fico seguente illu­stra l’andamento del valore intel­let­tuale nel tempo appor­tato dal pro­getto A e dal pro­getto B. Nello spe­ci­fico, il valori intel­let­tuali dei pro­getti A e B (Vi1 e Vi2) al tempo Tn coin­ci­dono, ma l’impatto del pro­getto A sul patri­mo­nio intel­let­tuale azien­dale è mag­giore dell’ impatto del pro­getto B. Que­sto signi­fica che il primo pro­getto è più crea­tivo del pro­getto B in quanto ha saputo appor­tare all’azienda una mag­giore ric­chezza in ter­mini di patri­mo­nio intel­let­tuale (vedi ?c)….Il cal­colo inte­grale dell’area iden­ti­fi­che­rebbe, secondo una mia prima ipo­tesi l’impatto del pro­getto sul patri­mo­nio intel­let­tuale azien­dale (Indice di Virnik).

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Lo scopritore di Idee Posted by Manuela Crovato on 21 aprile 2009

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Stop & Go Posted by Manuela Crovato on 6 aprile 2009

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Pro­ject Group, un team di meccanici …

al ser­vi­zio della sicu­rezza delle imprese.

Dal momento che alle orga­niz­za­zioni è richie­sto di:

  • Ade­guarsi alle nuove misure di sicu­rezza per i lavo­ra­tori (dlgs 81)
  • Dimo­strare che è stato fatto tutto il pos­si­bile per evi­tare danni a cose o per­sone dal punto di vista ammi­ni­stra­tivo (D.lgs 231)
  • Man­te­nere la cer­ti­fi­ca­zione di qua­lità ade­guan­dosi alla nuova norma ISO 9001:2008

Stop and Go

Abbiamo lan­ciato un nuovo ser­vi­zio “Stop and Go”, un’offerta chiavi in mano veloce, effi­cace ed eco­no­mica. Il team Pro­ject­Group garantisce :

  1. Velo­cità di esecuzione
  2. Pre­ci­sione
  3. Con­for­mità alle normative.

Vieni a sco­prire il nuovo mini sito go.projectgroup.it o scrivi per saperne di più!

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Cooking Centership Posted by Manuela Crovato on 23 marzo 2009

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12 top mana­ger tra­scor­rono con noi una gior­nata all’insegna della cucina e del management

una diver­tente pro­vo­ca­zione per riaf­fer­mare alcuni sani prin­cipi di gestione aziendale.

Pas­sare 3 ore, rilas­sati, in un ambiente tra i più moderni ed attrez­zati d’Italia per l’insegnamento dell’arte culi­na­ria, con figure di altis­simo livello può essere inte­res­sante, diver­tente e di sti­molo al pen­siero organizzativo.

Coo­king Cen­ter­ship è un pro­getto svi­lup­pato da Color­sTime in col­la­bo­ra­zione con Pro­ject­Group, gra­zie ad Ascom Ber­gamo.

Il top mana­ger come uno chef, l’azienda come una cucina.

La meta­fora dell’azienda come “cucina nelle mani di un abile chef” aiuta a indi­vi­duare gli ele­menti che por­tano un gruppo di per­sone a pro­durre grandi risul­tati con la mas­sima sod­di­sfa­zione di cia­scuno!
Le risorse umane vanno coor­di­nate ma soprat­tutto gui­date ad espri­mere il loro mas­simo poten­ziale di crea­ti­vità: è que­sta la ricetta per garan­tire cre­scita costante alle nostre aziende! Qui di Seguito potete tro­vare la pre­sen­ta­zione di Fabri­zio Cor­nalba: “Come la cucina inse­gna all’azienda”.

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