Vacanze in verde Posted by Manuela Crovato on 21 July 2011 ·

Imma­gine: Zomba-Lodges di frankdowes

Anche quest’anno è arri­vata l’estate e con essa i tra­di­zio­nali son­daggi rela­tivi agli usi e costumi dei nostri con­na­zio­nali in tema di vacanze e viaggi.

Come è facil­mente dedu­ci­bile, il nostro sguardo si è rivolto all’aspetto green delle vacanze; in sin­tesi ci siamo chie­sti: quali le ten­denze e le scelte rela­tive alle vacanze eco­lo­gi­che, respon­sa­bili e sostenibili?

Le rispo­ste non hanno tar­dato ad arri­vare. La ricerca rea­liz­zata da IPR Mar­ke­ting, ad esem­pio, ha inteso foca­liz­zare l’attenzione sulla cono­scenza e le pre­fe­renze degli ita­liani in que­sto ambito, for­nendo risul­tati asso­lu­ta­mente inco­rag­gianti: l’83% del cam­pione con­si­dera la soste­ni­bi­lità della vacanza una neces­sità e un’opportunità e ben il 79% pre­vede uno svi­luppo e una cre­scita del turi­smo soste­ni­bile per i pros­simi anni.

Inte­res­sante il dato rela­tivo agli hotel green: il 69% degli inter­vi­stati lo pre­fe­ri­sce, a parità di prezzo, a quelli tra­di­zio­nali e il 25% (por­zione non tra­scu­ra­bile) lo sce­glie­rebbe in ogni caso. Vacanze sem­pre più eco­lo­gi­che insomma, ma non solo ed esclu­si­va­mente in mezzo al verde e alla natura. Hotel “green” sor­gono sem­pre più spesso anche nelle grandi città, ove espri­mono la loro iden­tità eco­lo­gica attra­verso il rici­clo dei rifiuti, l’attenzione al dispen­dio idrico ed ener­ge­tico, al cibo offerto e ai rumori emessi.

In Ita­lia la catena di alber­ghi eco-sostenibili si chiama Eco­Worl­d­Ho­tel ed ha un sito dal quale poter pre­no­tare i pro­pri sog­giorni. Pare che tra gli affi­liati ci sia uno degli hotel più eco­lo­gici al mondo e, stando alle imma­gini, anche molto bello: è il Vigi­lius Moun­tain Resort e si trova a Monte San Vigi­lio, in Alto Adige.

Per chi non riu­scisse pro­prio a rinun­ciare al cam­peg­gio è arri­vato da poco in Ita­lia il gam­pling, un nuovo modo di cam­peg­giare, asso­lu­ta­mente eco­lo­gico e gla­mour! Si tratta di lod­ges con­for­te­voli immersi nel verde, per i quali vige l’assoluto con­trollo sullo spreco di acqua ed ener­gia, rici­clo dei rifiuti e uti­lizzo esclu­sivo di mate­riali a basso impatto ambien­tale. Il primo e più famoso del nostro Paese è il Resort Cano­nici di San Marco, a Mirano, posi­zione stra­te­gica vicino a Vene­zia e al mare.

Avete preso nota? Un last minute ci può sem­pre scappare.

L’hosting ecologico Posted by Manuela Crovato on 14 July 2011 ·

Imma­gine: Ser­ver room with grass di Tom Raftery

Cosa suc­cede se anche il mondo del web si fa con­ta­giare dal trend eco­lo­gico? La rispo­sta è Green Hosting, ad esempio.

Ma di cosa si tratta? Come avrete intuito non è una solu­zione abi­ta­tiva, né tanto meno una paro­lac­cia, ma…andiamo con ordine.

Hosting deriva dal verbo inglese host, che signi­fica ospite/ospitare e si rife­ri­sce al ser­vi­zio che con­sente di allo­care siti e ser­vizi web su un ser­ver, in modo da ren­derli acces­si­bili dalla rete Internet.

Green è invece l’aggettivo che qua­li­fica tale atti­vità come eco­lo­gica, il che si veri­fica quando il for­ni­tore del sevi­zio ali­menta i pro­pri ser­ver con ener­gia verde (soprat­tutto eolica o solare) oppure ne riduce al minimo i con­sumi. Tut­ta­via, in alter­na­tiva o in paral­lelo, alcune di que­ste società com­pen­sano la pro­pria emis­sione di CO2 pian­tando un albero per ogni pac­chetto ven­duto e/o pro­get­tando data cen­ter secondo stan­dard di pro­get­ta­zione per l’industria soste­ni­bile (per un appro­fon­di­mento Green Hosting Guide).

Se gestite o pos­se­dete un sito e siete inte­res­sati all’argomento, vi sarà utile sapere che i prin­ci­pali ser­vizi di green hosting (per chi fosse inte­res­sato sono elen­cati qui) si tro­vano negli USA e nel Regno Unito, dun­que potrete acqui­stare il ser­vi­zio, ma uno ita­liano (e in ita­liano) pro­prio no, almeno per ora.

Pur­troppo i costi non sono ridot­tis­simi, a causa delle spese per l’energia alter­na­tiva che le società di hosting eco­lo­gico devono soste­nere, molto più ele­vate di quelle per l’energia tra­di­zio­nale. Tut­ta­via, come si legge in que­sto arti­colo (http://ezinearticles.com/?Affordable-Green-Web-Hosting&id=5744559), esi­stono solu­zioni di hosting green con un buon rap­porto qualità-prezzo.

Neces­sari, dun­que, una buona cono­scenza dell’inglese e tanta pazienza, per l’approfondimento e la ricerca della società più con­ve­niente per voi…a meno che non siate grandi esperti o cono­sciate qual­cuno che possa for­nirvi una buona consulenza!

L’ufficio green Posted by Manuela Crovato on 8 July 2011 ·

Imma­gine: Green Field, Mee­ting di Office Now

Se per le aziende essere verdi è anche una scelta di busi­ness, non si può dire la stessa cosa dei nostri uffici, per i quali fre­giarsi dell’aggettivo green signi­fica esclu­si­va­mente avere a cuore il benes­sere ambien­tale e atti­varsi per i minori spre­chi ed emis­sioni inqui­nanti pos­si­bili. A que­sto pro­po­sito ci ven­gono in soc­corso esperti e asso­cia­zioni, che dispen­sano con­si­gli e regole, anche nel web. E’ il caso dell’Asso­cia­zione GAP (Glo­bal Action Plan), una orga­niz­za­zione inglese no pro­fit, che ha ela­bo­rato un vero e pro­prio deca­logo per il vero uffi­cio eco­lo­gico (The Wall Street Jour­nal, 16 Mag­gio 2011).

Alcuni punti non con­ten­gono nulla di nuovo, anche se que­sto non vuol dire che siano già rispet­tati da tutti; qual­che esem­pio? Stam­pare solo lo stretto neces­sa­rio e, se pos­si­bile, uti­liz­zare fronte e retro dei fogli; usare bic­chieri di vetro per­so­nali e ban­dire quelli di carta/plastica. In pra­tica: ridurre gli spre­chi, riu­ti­liz­zare e rici­clare tutto il possibile.

Inu­tile dirvi che pc, foto­co­pia­trici, luci, con­di­zio­na­tore, ascen­sore e mac­chi­nette del caffè sono fonte di abbon­dante spreco ener­ge­tico. Che fare? Sarebbe buona abi­tu­dine spe­gnere il com­pu­ter ogni qual­volta non viene uti­liz­zato, pro­gram­mare lo spe­gni­mento auto­ma­tico delle mac­chine del caffé o instal­lare tem­po­riz­za­tori per luci di zone poco fre­quen­tate. Eco.blog rac­co­manda una dispo­si­zione intel­li­gente delle scri­va­nie, in modo che si possa sfrut­tare il più pos­si­bile la luce del sole, e una puli­tura assi­dua di vetri e lampadine.

Evi­tare di pren­dere l’ascensore è un ulte­riore modo per rispar­miare all’ambiente CO2 in eccesso; a tale pro­po­sito è inte­res­sante il sug­ge­ri­mento di isti­tuire la set­ti­mana eco­lo­gica, ovvero 7 giorni in cui tutti i dipen­denti di un ufficio/società si impe­gnano ad assu­mere pra­ti­che più sostenibili.

E che fare degli scarti bio­lo­gici dell’ufficio, come le bucce di pesca, pera e quant’altro? L’indicazione è quella di pre­di­sporre un sec­chio e creare un com­po­sto uti­liz­za­bile come con­cime per le piante.

Com­prare green è un’altra solu­zione: solo pro­dotti cer­ti­fi­cati e rispet­tosi dell’ambiente, come le bot­ti­glie o le lat­tine biodegradabili.

Altre opzioni sono deci­sa­mente più dif­fi­cili da attuare: i giar­dini sui tetti dei palazzi, per esem­pio, pare che fac­ciano molto bene all’atmosfera, assor­bendo ele­vate quan­tità di CO2 pre­sente nell’aria. Tut­ta­via non è da tutti disporre di un ter­reno, tanto meno sulla cima di un palazzo.

Inte­res­santi e diver­tenti i corsi di guida eco­lo­gica sotto forma di gio­chi simu­la­tori, per pro­muo­vere una guida eco– friendly nei pro­pri dipendenti.

A pro­po­sito di spo­sta­menti…benis­simo car o bike sha­ring! Ancora meglio se messi a dispo­si­zione e/o orga­niz­zati dall’azienda, ma di que­sto ne abbiamo già ampia­mente par­lato.

Dun­que? Al bando la pigri­zia e comin­ciamo da un punto, uno qualsiasi.

Greenwashing Posted by Manuela Crovato on 4 July 2011 ·

Imma­gine: Out­door washing machine di tillwe

Fusione delle parole green e washing, il gree­n­wa­shing let­te­ral­mente signi­fica “lavag­gio verde” e sta ad indi­care il feno­meno con il quale le aziende pale­sano un’attenzione verso la natura che in realtà non hanno ingi­gan­tendo loro ini­zia­tive verdi, o al fine di dare un’immagine di sè posi­tiva o di coprire even­tuali respon­sa­bi­lità per com­por­ta­menti ambien­tali nega­tivi. Un mar­ke­ting ingan­ne­vole insomma…a tutto svan­tag­gio del con­su­ma­tore e dei suoi buoni propositi.

Recen­tis­simo il caso Fer­ra­relle: la scritta “impatto zero” sulla bot­ti­glia sarebbe ingan­ne­vole per­ché farebbe sup­porre l’intera com­pen­sa­zione di CO2 emessa per la sua pro­du­zione, tra­la­sciando invece alcune fasi inqui­nanti del processo.

Per ovviare al pro­blema, let­te­ra­tura ed esperti dif­fon­dono con­si­gli per una buona comu­ni­ca­zione della soste­ni­bi­lità. Esem­plare il Green Cla­mins Gui­dance emesso dal Dipar­ti­mento inglese per l’ambiente, poli­ti­che agri­cole, ambien­tali e fore­stali, nel quale viene riba­dita la neces­sità di una comu­ni­ca­zione chiara, sem­plice e com­pren­si­bile ai più (no, quindi, al lin­guag­gio tec­nico) e che con­tenga le info­ma­zioni essen­ziali; tutto ciò che viene scritto e affer­mato nel claim, inol­tre, dovrebbe essere vero e veri­fi­ca­bile (quanto viene comu­ni­cato è sup­por­tato da cer­ti­fi­ca­zioni di parti terze? E’ aval­lato da inda­gini e ricer­che empi­ri­che?). Se un pro­dotto non è inte­ra­mente bio, infine, sarebbe bene ammet­terlo (la sin­ce­rità è sem­pre apprez­zata!), come anche la volontà e l’inten­zione di miglio­rare la sua soste­ni­bi­lità nel futuro.

Esem­plare, in que­sto senso, la cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria della grande catena ame­ri­cana di caf­fet­te­rie Star­bucks, che ha dichia­rato, tra gli altri, i risul­tati per­so­nali rag­giunti nel rici­clo dei bic­chieri di carta, ammet­tendo la neces­sità e, soprat­tutto, la volontà di migliorarli.

State già pen­sando che pub­bli­ciz­zare pro­dotti eco­lo­gici sia dav­vero troppo com­pli­cato e rischioso? Niente paura, abbiamo tro­vato una Società che aiuta e sup­porta nella brand com­mu­ni­ca­tion della soste­ni­bi­lità; indi­rizzo http://www.greenbean.it/futuro.php?lang=it

Le nuove professioni Green Posted by Manuela Crovato on 15 June 2011 ·

Fonte: http://www.ecologiae.com

Avete mai sen­tito par­lare di Green Mana­ger e Green Assi­stant? Ebbene, la seconda sup­porta il primo pro­prio nelle aziende cosid­dette verdi.

A fronte di una ten­denza tutta green, infatti, non pote­vano man­care nuove figure pro­fes­sio­nali ad hoc, in grado di met­tere a frutto gli intenti eco­lo­gici dichia­rati dalle diverse società.

Nel web è facile repe­rire infor­ma­zioni riguardo i rispet­tivi profili.

Il Green Mana­ger, ad esem­pio, è una figura che pos­siede tutte le carat­te­ri­sti­che del diri­gente, con com­piti e respon­sa­bi­lità spe­ci­fici per la pro­mo­zione eco­lo­gica dell’azienda; si occupa, tra gli altri, dell’avvio della pro­du­zione verde, indi­vi­duando mer­cati poten­ziali, avviando nuove linee di pro­dotti, attuando azioni di mar­ke­ting ad hoc; si dedica alla gestione ambien­tale delle atti­vità azien­dali e cerca nuove stra­te­gie utili al miglio­ra­mento della gestione ener­ge­tica aziendale.

La seconda è invece di recen­tis­sima idea­zione e, come è dedu­ci­bile, appog­gia le atti­vità del mana­ger, facendo da inter­me­dia­ria tra que­sto e i diversi dipar­ti­menti aziendali.

Oltre alle tra­di­zio­nali com­pe­tenze dell’assistente (pun­tua­lità, pre­ci­sione, capa­cità orga­niz­za­tive, di gestione degli impre­vi­sti e di situa­zioni di stress, cono­scenza della lin­gua inglese e così via) la Green Assi­stant è chia­mata a sten­dere linee guida azien­dali in ottica green, come ad esem­pio quelle rela­tive all’acquisto di mate­riali bio­de­gra­da­bili o di gestione di pro­cessi attenti al con­sumo ener­ge­tico, e a tenersi aggior­nata sulle even­tuali age­vo­la­zioni per le imprese verdi o sulle tipo­lo­gie di nuovi materiali.

L’aspetto deci­sa­mente posi­tivo è la per­cen­tuale delle ricer­che di pro­fili Green Assi­stant, che l’indagine di Page Per­son­nel (agen­zia per il lavoro lea­der euro­peo) ha regi­strato essere quasi il 10% delle richie­ste totali per la divi­sione assi­stenti nel 2009, e in incre­mento (ben il 60% in più) l’anno successivo.

Asso­lu­ta­mente inte­res­santi anche i valori retri­bu­tivi, com­presi tra un minimo di 21.000 euro l’anno sino a un mas­simo di 60.000.

Se que­sti dati non ci ingan­nano ed è vera la ten­denza sem­pre più green della pro­dut­ti­vità, le nuove pro­fes­sioni verdi avranno dav­vero lunga vita.

Tra ecologia e business Posted by Manuela Crovato on 9 June 2011 ·

Green Eco­nomy resi­zed da Phi­lippe Put

Verde (o se pre­fe­rite, Green) non è solo un colore: da qual­che anno a que­sta parte ama accom­pa­gnare ter­mini come eco­no­mia e azienda, per indi­care il vasto campo dell’ecologia e della natura. All’alba del terzo mil­len­nio, infatti, stiamo assi­stendo ad una pro­dut­ti­vità sem­pre più attenta all’ambiente, attra­verso l’adozione di poli­ti­che “verdi” e atti­vità eco­com­pa­ti­bili, in dire­zione di un mag­gior rispetto dei con­sumi ener­ge­tici e imple­men­ta­zione di pro­grammi di riciclo…anche in Italia.

La coscienza eco­lo­gica, tut­ta­via, non è il solo motivo pro­pul­sivo di que­sta ten­denza: la liai­son tra mondo eco­no­mico ed eco­lo­gico viene inco­rag­giata anche e soprat­tutto dalla sen­si­bi­lità dei con­su­ma­tori e impren­di­tori nei con­fronti della tema­tica, oltre che dal timore delle aziende di rima­nere escluse dalla gara per l’elaborazione di tec­no­lo­gie alternative.

E’ qui che si inse­ri­sce la tanto men­zio­nata Green Eco­nomy, che vede il fat­tore di busi­ness in primo piano, con l’offerta di nuovi eco-prodotti in grado di gene­rare fatturato.

Qual­che esem­pio? Pepsi, che ha saputo sfrut­tare que­sta cor­rente, ideando  bot­ti­glie inte­ra­mente bio­de­gra­da­bili com­po­ste da scarti vege­tali, ma d’aspetto equi­va­lente alla pla­stica, oppure sac­chetti di pata­tine (le Wal­kers, sem­pre del gruppo PepsiCo) creati con bucce di patate!

Anche Goo­gle non poteva man­care. Sem­pre impe­gnata nel campo del green busi­ness, é cro­naca di que­sti giorni il finan­zia­mento da 55 milioni di dol­lari per la costru­zione di un parco eolico nello stato della California.

E nel nostro Paese? Acqua S. Ber­nardo, anch’essa impe­gnata nella pro­du­zione di ener­gia eolica (rifor­nente elet­tri­cità a gran parte degli sta­bi­li­menti della S. Pel­le­grino) o la famosa Coop, idea­trice di Coo­pAm­biente, un por­tale web inte­ra­mente dedi­cato al mondo dell’ecologia e alle cam­pa­gne sup­por­tate dalla stessa coo­pe­ra­tiva, come quella attuale con­tro la deforestazione.

I nomi, anche made in Italy, potreb­bero continuare…Segno evi­dente di vero e auten­tico inte­resse per la que­stione green o sem­plice ten­denza del momento?

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