Ripercorriamo il tragitto Posted by Manuela Crovato on 15 April 2011 ·

Com­mu­ting II da Saucy salad

Se esi­ste un fat­tore che acco­muna quasi tutti i lavo­ra­tori del mondo (fatta ecce­zione per coloro che eser­ci­tano la pro­fes­sione dal pro­prio domi­ci­lio), que­sto è il com­mu­ting, ovvero il tra­gitto casa-lavoro e viceversa…Ma quanto è lungo il tempo di per­cor­renza! Nel nostro Paese, infatti, dura media­mente 26 minuti e ben 90 (di sola andata) per il 23% della popo­la­zione attiva.

Ine­vi­ta­bile lo stress, cau­sato soprat­tutto da traf­fico, affol­la­mento dei mezzi pub­blici e male­du­ca­zione dei pas­seg­geri. Tut­ta­via, se è vero che non tutto il male vien per nuo­cere, molti rie­scono a sfrut­tare al meglio il tempo del per­corso,  com­piendo tele­fo­nate di lavoro impor­tanti o utili a man­te­nere le pro­prie rela­zioni sociali, ascol­tando musica o audio­li­bri.

L’auto­mo­bile è il mezzo più uti­liz­zato, un po’ per neces­sità e un po’ per pigri­zia. Per com­bat­tere quest’ultima il web ci aiuta a pren­dere in con­si­de­ra­zione valide alter­na­tive, come ad esem­pio la bici­cletta, pro­po­sta da diversi comuni della peni­sola attra­verso l’attivazione del bike sha­ring, un ser­vi­zio a paga­mento che mette a dispo­si­zione bici­clette utili a cir­co­lare in città o a rag­giun­gere bus o treni, dislo­cate in punti stra­te­gici dei cen­tri urbani.

Nell’eventualità non riu­sci­ste o non vole­ste rinun­ciare alla cara e vec­chia auto­mo­bile, potrete sem­pre con­si­de­rare altri ser­vizi, van­tag­giosi per le vostre tasche e per l’ambiente, come il  Car Sha­ring e il Car Poo­ling, con­cet­tual­mente simili (si basano sulla con­di­vi­sione dell’automobile), ma di impo­sta­zione dif­fe­rente: il primo con­sente, infatti, di pre­no­tare, uti­liz­zare e pagare un’auto solo per il tempo di uti­lizzo richie­sto, recu­pe­rando il mezzo nel par­cheg­gio con­ven­zio­nato più vicino al pro­prio domi­ci­lio e ride­po­si­tan­dolo; il secondo, invece, con­site nella con­di­vi­sione di auto pri­vate da parte di per­sone che, per diversi motivi, devono com­piere lo stesso tragitto.

A que­sto punto non vi rimane altro che pon­de­rare van­taggi e limiti di cia­scuna pro­po­sta e affron­tare il vostro per­corso gior­na­liero con creatività…e molta pazienza!

Il Bike Sharing Posted by Manuela Crovato on 11 April 2011 ·

Bike Sha­ring di Slettvet

E se il car poo­ling è il cugino del car sharing…il bike sha­ring in che grado di paren­tela si col­loca? Il con­cetto di base è il mede­simo e la tra­du­zione let­te­rale molto simile: con­di­vi­sione della bici­cletta.

Non è altro che un ser­vi­zio for­nito dai Comuni ai cit­ta­dini, per poter cir­co­lare in città con la bici­cletta, o uti­liz­zarla come mezzo che inte­gra i mezzi pubblici.

Come fun­ziona? Ven­gono pre­di­spo­ste delle sta­zioni in posti cit­ta­dini stra­te­gici e le bici­clette sono bloc­cate con chiavi o tes­sere con­tac­tless. E’ suf­fi­ciente sot­to­scri­vere un abbo­na­mento, dopo­di­ché il ritiro e la ricon­se­gna del mezzo può avve­nire 24 ore su 24 (anche se ci sono ecce­zioni, come ad esem­pio a Milano), nelle sta­zioni con­ven­zio­nate e, in genere, non obbli­ga­to­ria­mente le stesse.

Dati signi­fi­ca­tivi, ma non recen­tis­simi (2009), rela­tivi alla dif­fu­sione e alle carat­te­ri­sti­che del ser­vi­zio, si pos­sono ritro­vare all’interno delle rela­zioni espo­ste durante il II Con­ve­gno del Club delle Città per il Bike Sha­ring.

Secondo tali fonti il Bike Sha­ring sarebbe dif­fuso pre­va­len­te­mente nel nord e cen­tro Ita­lia.

I sistemi del ser­vi­zio sareb­bero di pic­cole dimen­sioni a causa della con­for­ma­zione del ter­ri­to­rio, carat­te­riz­zato da una urba­niz­za­zione dif­fusa, con città medie e pic­cole. Pro­prio la dimen­sione limi­tata dei cen­tri dif­fe­ren­zie­rebbe la strut­tura del bike sha­ring ita­liano rispetto a quello molto più ampio e dif­fuso di Fran­cia e Ger­ma­nia, ove, è impor­tante ricor­darlo, lo spa­zio non manca e non è dif­fi­cile creare iti­ne­rari cicla­bili sicuri e pro­tetti.

L’eccezione è rap­pre­sen­tata da Milano, che ha un sistema molto simile a quello delle mag­giori città europee.

Come è facile dedurre, andare in bici­cletta ha rica­dute posi­tive su benes­sere, inqui­na­mento e por­ta­fo­glio, ma anche un limite grosso, non tra­scu­ra­bile soprat­tutto dai lavo­ra­tori più “vaga­bondi”: costretti a por­tare sem­pre con sé fogli di ogni genere, libri e pc, hanno quanto meno la neces­sità di disporre di zaini o por­ta­do­cu­menti pen­sati appo­si­ta­mente per le due ruote.

Alcuni Ser­vizi bike sha­ring pro­pon­gono bici­clette con il cestino...Tut­ta­via, nel caso non bastasse, il mer­cato offre diverse pro­po­ste: zaini ergo­no­mici, borse late­rali o car­relli (in realtà usati pre­va­len­te­mente nei paesi anglo­sas­soni e per veri e pro­pri viaggi turistici).

Qual­cuno, per ovviare al “pro­blema tra­sporto vali­getta da lavoro”, ha creato addi­rit­tura la com­mu­ter bike, la bici­cletta del pen­do­lare, for­nita di un comodo allog­gia­mento incor­po­rato nel telaio, che con­sente di riporre la mag­gior parte delle vali­gette. Tale idea, però, oltre ad essere poco eco­no­mica non può essere appli­cata alle bici del Ser­vi­zio (a meno che quest’ultimo non decida di inse­rirne alcuni esem­plari nella pro­pria offerta).

Che dire dun­que? Chi può ed ha la for­tuna di non dover “tra­spor­tare casa” per recarsi al lavoro, ne aprofitti.

A tutti gli altri non rimane altro che aguz­zare l’ingegno…o rivol­gersi ad altro mezzo!

Il car pooling Posted by Manuela Crovato on 30 March 2011 ·

Car­pool par­king sign da Richard Drdul

Cugino del car sha­ring, il car­poo­ling con­site nella con­di­vi­sione di auto pri­vate da parte di per­sone che, per diversi motivi, devono com­piere lo stesso tra­gitto. Un indi­vi­duo mette a dispo­si­zione il pro­prio vei­colo, men­tre tutti gli altri pas­seg­geri con­tri­bui­sono alle spese di trasporto.

E’ una pra­tica molto dif­fusa nel nord Europa e negli Stati Uniti, men­tre in Ita­lia è stata intro­dotta solo da un paio d’anni.

Se ini­zial­mente nasce come ini­zia­tiva spon­ta­nea e auto­ge­stita, con lo svi­luppo di Inter­net diventa anche una solu­zione com­mer­ciale. Sor­gono, quindi, piat­ta­forme web che sfrut­tano l’aspetto par­te­ci­pa­tivo del web 2.0, met­tendo in con­tatto per­sone che, pur non cono­scen­dosi, devono per­cor­rere lo stesso tratto di strada.

Abbiamo pro­vato a cer­carli nella rete e sono dav­vero nume­rosi: postoinauto.itRoadSharing.com, carpooling.it, Tandemobility.com, karzoo.eu (per un pass in Europa), carpoolworld.com (per viag­giare nel mondo).

Da non dimen­ti­care il sito di Auto­strade per l’Italia o quello pen­sato esclu­si­va­mente per “le aziende multi sede che vogliono otti­miz­zare l’uso del pro­prio parco auto, favo­rendo una mobi­lità azien­dale soste­ni­bile” (Netribe Car Poo­ling).

A pro­po­sito di aziende, è di que­sti giorni la noti­zia dell’attivazione del pro­getto “Easy Go– Muo­versi con intel­li­genza”,  ideato da Fiat per miglio­rare gli spo­sta­menti casa-lavoro dei dipen­denti della sede di Mira­fiori. I lavo­ra­tori potranno accor­darsi con i col­le­ghi tra­mite un appo­sito sito Inter­net per andare al lavoro insieme.

Tale ini­zia­tiva di car­poo­ling interno è stata voluta per razio­na­liz­zare gli spo­sta­menti dei dipen­denti in una pro­spet­tiva eco-sostenibile.

I van­taggi di que­sta moda­lità di tra­sporto, infatti, sono ricon­du­ci­bili a molti di quelli del car sha­ring, ovvero: ridu­zione del traf­fico, dell’inquinamento e un con­si­de­re­vole rispar­mio ecomonico.

L’altra fac­cia della meda­glia è rap­pre­sen­tata da pos­si­bili com­pli­ca­zioni assi­cu­ra­tive nell’eventualità di un inci­dente, dalla pos­si­bi­lità che si viaggi con per­sone  sco­no­sciute e dal vin­colo ad orari fissi e per­corsi predefiniti.

A occhio e croce i fat­tori posi­tivi sem­brano equi­pa­rare i limiti, dunque…perché no?! Prima o poi una pic­cola rinun­cia dovremo pur farla…

Il car sharing Posted by Manuela Crovato on 25 March 2011 ·

Smar­ting di Pedro Ribeiro Simoes

Avete mai sen­tito par­lare del car sha­ring? Non è altro che un ser­vi­zio che con­sente di pre­no­tare, uti­liz­zare e pagare un’auto solo per il tempo di uti­lizzo richie­sto; l’utente deve recu­pe­rare il mezzo nel par­cheg­gio con­ven­zio­nato più vicino al pro­prio domi­ci­lio e poi ride­po­si­tarlo nel mede­simo o in un altro luogo di sosta del Servizio.

E’ un feno­meno molto dif­fuso in Europa, soprat­tutto in Sviz­zera (culla del car sha­ring negli anni ’80), Ger­ma­nia, Olanda e Austria, nel nord Ame­rica, in Austra­lia e parte dell’Asia.

Nel nostro Paese è attivo in 15 città, con­cen­trate per lo più al nord: Biella, Bolo­gna, Bre­scia, Firenze, Fos­sano, Genova, Milano, Palermo, Parma, Roma, Savona, Scan­dicci, Sesto Fio­ren­tino, Torino e Venezia.

Guai a sot­to­va­lu­tarne valore e por­tata. Secondo una ricerca con­dotta dagli esperti di Frost&Sullivan sulle grandi oppor­tu­nità e poten­zia­lità di que­sto ser­vi­zio, il car sha­ring non arre­sterà la sua dif­fu­sione almeno sino al 2016 (fine del mondo per­met­tendo), rag­giun­gendo i 4 milioni e mezzo in Ame­rica del nord e i 5 milioni e mezzo nel Vec­chio Continente.

In que­sta dire­zione si inse­ri­sce il pro­getto Momo, un pro­getto euro­peo pen­sato per dif­fon­dere la cono­scenza del Car-Sharing e creare nuovi ser­vizi utili alla ridu­zione sem­pre più mas­sic­cia dei vei­coli cir­co­lanti, in modo da poter libe­rare lo spa­zio desti­nato alla sosta delle auto, dimi­nuire il con­sumo ener­ge­tico e l’emissione di CO2.

Stando alla ricerca Car Sha­ring e Uni­ver­sità di Genova e all’inda­gine di Costu­mer sati­sfac­tion pre­sen­tata al IV Forum Car Sha­ring, i van­taggi sono nume­rosi: dispo­ni­bi­lità del ser­vi­zio 24 ore su 24, eco­no­mi­cità (tra­du­ci­bile nella libertà da tutte le incom­benze rela­tive al pos­sesso dell’auto, come bollo, assi­cu­ra­zione, ecc.), ver­sa­ti­lità d’uso (gli abbo­nati hanno a dispo­si­zione vei­coli di diversa tipo­lo­gia, che pos­sono sce­gliere a seconda delle con­tin­genze), libertà di movi­mento all’interno delle zone ZTL e par­cheg­gio assi­cu­rato (si pensi alle zone di par­cheg­gio solo a paga­mento), senza con­tare i risvolti bene­fici sul traf­fico e sull’ambiente (ridu­zione di vei­coli in cir­co­la­zione e rela­tiva dimi­nu­zione di emis­sioni inqui­nanti), non­ché sui com­por­ta­menti nell’uso dell’automobile, più razio­nali e orien­tati all’utilizzo del mezzo pub­blico. Per tutte que­ste ragioni è emerso anche che il car sha­ring è apprez­zato ed uti­liz­zato non solo dai pri­vati, ma anche dalle aziende, soprat­tutto quelle situate nelle zone a traf­fico limi­tato e che non dispon­gono di un pro­prio parcheggio.

Tut­ta­via i limiti non man­cano. Un ser­vi­zio di que­sto tipo, infatti, nasce per sod­di­sfare esi­genze di mobi­lità che riguar­dano spo­sta­menti occa­sio­nali e di distanza con­te­nuta (infe­riore  ai 15.000 chi­lo­me­tri all’anno), si addice, cioè, a coloro che pos­sono uti­liz­zare facil­mente anche i mezzi pubblici.

Se volete saperne di più con­sul­tate il sito ICS (Ini­zia­tiva Car Sha­ring), tro­ve­rete tutte le infor­ma­zioni utili per usu­fruire del ser­vi­zio in Italia.

Se invece desi­de­rate ampliare i vostri oriz­zonti, rac­co­gliendo noti­zie rela­ti­va­mente alla realtà euro­pea e mon­diale, vi con­si­gliamo Carsharing.net

Andare al lavoro…ma come? Posted by Manuela Crovato on 21 March 2011 ·

Cars stink di Peter Blanchard

In Ita­lia ben il 70,2% dei lavo­ra­tori uti­lizza l’automobile, il 14,8% il treno e sola­mente il 10,7% auto­bus extraur­bani e corriere.

E’ quanto è emerso da una recente inda­gine Cen­sis, che ha eletto l’auto regina incon­tra­stata dei mezzi di trasporto…

Pigri­zia o neces­sità? Se è vero, infatti, che la sua scelta è det­tata il più delle volte dall’eccessiva distanza casa-ufficio, non man­cano esempi di “pol­tro­ne­ria incondizionata”.

E’ in que­sti ultimi casi che potreb­bero essere prese in con­si­de­ra­zione delle buone alter­na­tive, con risvolti asso­lu­ta­mente posi­tivi, sia per la per­sona in que­stione, che per l’ambiente.

Da non sot­to­va­lu­tare, ad esem­pio, le rica­dute posi­tive dell’utilizzo della bici­cletta sulla salute e sulla silhouette del lavo­ra­tore. L’auto in garage implica, inol­tre, un rispar­mio eco­no­mico e una ridu­zione dell’inquinamento dav­vero non tra­scu­ra­bili. E che dire della pos­si­bi­lità di supe­rare age­vol­mente gli ingor­ghi, senza dover rima­nere intrap­po­lati ore nel traf­fico cit­ta­dino? Se fate parte della cate­go­ria “pigri senza riserve”, potrete sem­pre uti­liz­zare una bici­cletta elet­trica come que­sta…ormai la tec­no­lo­gia e l’innovazione fanno passi da gigante!

Che stress il tragitto casa-lavoro! Posted by Manuela Crovato on 14 March 2011 ·

com­mu­ter train di john walker

Non solo i lavo­ra­tori sono costretti a tra­scor­rere gran parte del loro tempo nel per­corso casa-ufficio (e ritorno), ma durante il tra­gitto si imbat­tono in situa­zioni dav­vero poco rasserenanti.

E’ ancora la ricerca con­dotta da Regus ad affer­marlo, e il pro­blema del traf­fico sem­bra essere il fat­tore stres­sante prin­ci­pale. Anche treni e bus affol­lati sono un vero incubo, seguiti da gui­da­tori spe­ri­co­lati, ritardi e inter­ru­zioni dei ser­vizi pub­blici, aggres­si­vità alla guida, male­du­ca­zione dei passeggeri.

Le rica­dute? Aumento della pres­sione san­gui­gna, disor­dini a carico del sistema muscolo-scheletrico, aumento dell’ostilità ed effetti nega­tivi sulle pre­sta­zioni cognitive.

Tut­ta­via il nostro sistema ner­voso non è l’unico ele­mento a subire dei con­trac­colpi. Pare infatti che anche il por­ta­fo­gli non se la passi troppo bene: il tra­gitto casa-lavoro costa in media il 4% dello sti­pen­dio annuale, senza tra­la­sciare quel 7% degli ita­liani che spende quasi il doppio…Che dire? Oltre il danno, la beffa.

Non tutto il male, però, viene per nuo­cere. Molti, infatti, rie­scono a sfrut­tare al meglio il tempo del per­corso, com­piendo tele­fo­nate di lavoro impor­tanti o utili a man­te­nere le pro­prie rela­zioni sociali, ascol­tando musica o leg­gendo audio­li­bri, testi in mp3 di tutti i tipi (dalla nar­ra­tiva alla saggistica).

E che dire dei pen­do­lari che usu­frui­scono dei mezzi pub­blici? Essi, oltre alle atti­vità sopra­ci­tate, pos­sono tra­scor­rere il loro tempo stu­diando, scri­vendo o cono­scendo nuove per­sone (non vor­remmo mai tra­scu­rare le poten­zia­lità socia­liz­zanti che un treno stra­colmo porta con sè…).

Via libera, dun­que, alla fan­ta­sia. Chissà che qual­cuno nel tra­gitto non prenda una lau­rea o non scriva il libro della sua vita…lavorativa!

Quanto tempo per raggiungere l’ufficio! Posted by Manuela Crovato on 8 March 2011 ·

too much time_lo di Paint Monkey

Se, come noi, vi sta­vate chie­dendo quanto dura media­mente il tra­gitto casa-lavoro nella nostra peni­sola, la rispo­sta è: 26 minuti, con­tro i 29 di Inglhil­terra e Fran­cia, e i 27 della Germania.

A dir­celo è una ricerca Regus del Luglio 2010, dalla quale emerge pure un altro dato, diciamo, pre­oc­cu­pante: i lavo­ra­tori ita­liani che impie­gano più di 90 minuti per andare e tor­nare dal lavoro sono il 23%, por­zione che li col­loca al secondo posto nel con­te­sto euro­peo (ci pre­ce­dono solo gli olan­desi), e al quinto in quello mon­diale (dopo Giap­pone, Cina, India e, appunto, Olanda).

Da tutto ciò emerge comun­que come l’Italia rien­tri fra i Paesi ove il tempo per il com­mu­ting sfiora il sostenibile.

Ecco allora sor­gere l’urgenza di affron­tare il pro­blema ed ela­bo­rare even­tuali solu­zioni, tra cui orari più fles­si­bili e pra­ti­che lavo­ra­tive “alter­na­tive”, come il lavoro da casa o in uffici affit­ta­bili vicino al pro­prio domicilio.

E visto che oggi è la gior­nata dedi­cata alle donne, una rifles­sione in tal senso è pra­ti­ca­mente d’obbligo!!!

Ma voi? Rien­trate nei “super­com­mu­ters” o ve la cavate con 10 minuti andata e ritorno?

ll “commuting” Posted by Manuela Crovato on 4 March 2011 ·

com­mu­ting di Ralph Hockens

In ita­liano que­sto ter­mine non ha un cor­ri­spet­tivo breve ed esau­riente, e la sua tra­du­zione suona più o meno così: “Viag­gio di andata e ritorno di un pen­do­lare”.

Com­mu­ting” è una parola tutta ame­ri­cana che deriva da “com­mu­ter” e fa rife­ri­mento ai biglietti ridotti (com­mu­ted), che tim­bra­vano i pen­do­lari sta­tu­ni­tensi a metà ‘800, per muo­versi con le prime loco­mo­tive, dalla peri­fe­ria alle grandi città.

Oggi gli spo­sta­menti si sono velo­ciz­zati e i mezzi deci­sa­mente ammo­der­nati, tut­ta­via pro­blemi e disagi per­si­stono nume­rosi, con impor­tanti rica­dute sulla qua­lità di vita, lavo­ra­tiva e non, dei diretti interessati.

La curio­sità, come al solito, ci atta­na­glia, oltre a sug­ge­rirci que­stioni rile­vanti attorno all’argomento: quanto dura media­mente il tra­gitto casa-lavoro? Cosa si fa soli­ta­mente durante il per­corso? Quali mezzi ven­gono usati in prevalenza?

Nelle pros­sime set­ti­mane cer­che­remo di rispon­dere a que­ste e altre nume­rose domande, augu­ran­doci di tro­vare rispo­ste esau­rienti e, per­ché no, divertenti…

Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Commuting

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