Stop al Caffè Posted by Manuela Crovato on 17 March 2010 ·

Our Cof­fee miss u da [jRa7]

Ancora pochi giorni e calerà il sipa­rio “sul caffé”.

In molti ci hanno chie­sto, stu­piti, se aves­simo deciso di ven­dere caffé anzi­chè pro­se­guire con la con­su­lenza e la formazione…e la rispo­sta è stata: stiamo scher­zando?!?! Siamo oggi più che mai una società di con­su­lenza di dire­zione e orga­niz­za­zione azien­dale!

L’intenzione è stata quella di affron­tare, attra­verso il caffè, una tema­tica scot­tante, quale quella dei cof­fee break nelle ore di lavoro. Que­stione par­ti­co­lare, quella della pausa, per­ché legata al diritto al “riposo” dei lavo­ra­tori, alle sue rica­dute su effi­ca­cia e pro­dut­ti­vità, al rap­porto tra mana­ger e dipendenti.

È stato inte­res­sante, tra gli altri, sco­prire realtà lavo­ra­tive molto diverse tra loro: da quelle in cui “fer­marsi” si con­fi­gura come una gen­tile con­ces­sione, a quelle in cui invece si palesa quale diritto e riflesso di una poli­tica orga­niz­za­tiva fuori dall’ordinario.

Ci augu­riamo che le rifles­sioni fatte abbiano por­tato anche voi, come noi, ad acqui­sire mag­gior con­sa­pe­vo­lezza riguardo alle pause lavo­ra­tive che real­mente fac­ciamo e a quelle che, sognando, vor­remmo poter vivere.

Infine, spe­rando che i cof­fee break delle nostre aziende siano sem­pre più “straor­di­nari”, nel senso di “fuori dall’ordinario” (per inten­derci: non cro­no­me­trate e svolte in luo­ghi di ristoro con­for­te­voli), vi anti­ci­piamo che il tema dei pros­simi post sarà nien­te­po­po­di­meno che.… la vostra scri­va­nia!

Il caffé corretto Posted by Manuela Crovato on 16 March 2010 ·

Goo­gle Lounge da Extra Ketchup

Ci si imma­gini lavo­ra­tori appas­sio­nati della pro­pria pro­fes­sione e del pro­prio lavoro, che cono­scono e con­di­vi­dono la mis­sion dell’azienda e che agi­scono in vista di un obiet­tivo comune. In que­sto caso, cam­biando le con­di­zioni di lavoro, si modi­fi­che­rebbe anche la neces­sità di inter­rom­perlo. Dipen­denti e col­la­bo­ra­tori, pia­ce­vol­mente coin­volti nelle loro atti­vità e liberi di fer­marsi all’occorrenza, lavo­re­reb­bero in tempi e moda­lità ade­guate e i break risul­te­reb­bero giu­sta­mente cali­brati, secondo un accordo tacito e un’intesa basata sul buon senso.

Sarebbe dav­vero così impossibile?

Free break Posted by Manuela Crovato on 12 March 2010 ·

Goo­gle Lounge and Brain­storm Room

Come imma­gi­nare una realtà lavo­ra­tiva regnata dalla totale anar­chia, con pause asso­lu­ta­mente libere e non gestite? Che potrebbe accadere?

Molto pro­ba­bil­mente un caos totale, con con­se­guenze nefa­ste per l’azienda e magari.… per l’incolumità dei dipendenti.

Si tro­ve­reb­bero lavo­ra­tori nelle aree ristoro, nei cor­ri­doi, negli uffici, sui tavoli e nei cor­tili, ad ogni minuto del giorno; chi per bere, chi per man­giare, chi per fumare o dormire…Si orga­niz­ze­reb­bero tor­nei di bri­scola e poker per la gioia dei gio­ca­tori d’azzardo e, per­ché no? sfide di bocce. Video­gio­chi di nuova gene­ra­zione sareb­bero “di serie” in ogni angolo dello sta­bile, come mega schermi per la visione di film vec­chi e nuovi.

Sarebbe una pausa infi­nita, inter­rotta da qual­che spo­ra­dico momento d’impiego. I dipen­denti, è vero, avreb­bero più tempo per par­lare e per rela­zio­nare, ma anche per liti­gare e menar­sela di santa ragione. Ci sareb­bero un vociare con­ti­nuo e una gene­rale distrazione.

Poniamo che anche i “capi” si lascino  sedurre dal deli­rio collettivo…i clienti cosa direbbero?

Chi li ascol­te­rebbe più? Chi dedi­che­rebbe loro tempo?

Fatto ancor più grave: se il cliente alla fine non ci fosse più, esa­spe­rato dalla totale indif­fe­renza…chi paghe­rebbe le pause caffè?!

Il break ha i minuti contati Posted by Manuela Crovato on 9 March 2010 ·

Clock Top da laffy4k

A seconda del tipo di man­sione che si svolge, dell’azienda e della realtà presso cui si lavora (pub­blica o pri­vata) variano anche le norme di rego­la­men­ta­zione della cosid­detta pausa caffè. Vi sono ditte o aziende in cui la gestione del break non è pre­de­ter­mi­nata, risul­tando piut­to­sto fles­si­bile, sia nella sua col­lo­ca­zione gior­na­liera, che nella durata e moda­lità. Tut­ta­via, il più delle volte, tempo d’esecuzione e numero dei lavo­ra­tori per break è sta­bi­lito a priori dai diri­genti dell’azienda. Il motivo fon­da­men­tale di tali restri­zioni risiede nella con­vin­zione dei “superiori”che la pausa caffè sia una per­dita di denaro per il pro­prio busi­ness e/o una per­dita di tempo per l’efficienza del ser­vi­zio erogato.

Un caso piut­to­sto recente, ci informa, addi­rit­tura, della sop­pres­sione totale della mede­sima. È il caso della Ducati ener­gia di Bolo­gna che, dopo aver pre­di­spo­sto un timer nelle mac­chi­nette dell’azienda, ha optato, nella per­sona del patron dell’azienda Guidi, per una misura più dra­stica: niente pausa caffè, è già pre­vi­sta la pausa pranzo! (beh, non fa una piega). L’arrestarsi dei dipen­denti e il loro dimo­rare di fronte alle mac­chi­nette sarebbe oltre­tutto uno “spet­ta­colo depri­mente”, sotto gli occhi dei clienti pro­ve­nienti da tutto il mondo! Come dire: meglio pre­ser­vare l’immagine aziendale, che il benes­sere psi­co­fi­sico dei lavoratori…

Una solu­zione meno dra­stica, ma comun­que molto rigida è stata presa anche dal sin­daco di Offida (AP) , Vale­rio Luc­cia­rini, che ha dispo­sto una cir­co­lare per disci­pli­nare la pausa caffè: è pos­si­bile inter­rom­pere il pro­prio lavoro a con­di­zione che vi sia una regi­stra­zione della tem­po­ra­nea assenza (segnata dai rile­va­tori auto­ma­tici appo­siti) e un pun­tuale recu­pero dei minuti di lavoro persi. Egli stesso afferma: “Non capi­sco tutto que­sto cla­more, è sem­pli­ce­mente una moda­lità det­tata dal buon senso (!). A volte c’è quella brutta abi­tu­dine a non stare tanto attenti ai minuti che si uti­liz­zano per la pausa, a dif­fe­renza, invece, di come si sia vigili all’orario d’uscita, quest’ultimo rispet­tato con pre­ci­sione svizzera”. Ammettendo anche la veri­di­cità di quest’ultima affer­ma­zione (dove­vano essere pro­prio indi­sci­pli­nati que­sti dipen­denti comu­nali mar­chi­giani!), non esi­sterà dav­vero una via di mezzo tra una pausa tran­quilla e una, svolta sotto torchio? Ma non fini­sce qui: coloro che ven­gono sor­presi in assenze non giu­sti­fi­cate subi­ranno una ridu­zione della pro­pria retri­bu­zione mensile..

Il Comune di Anghiari (Arezzo) , nella per­sona del respon­sa­bile del per­so­nale Erne­sto Capruzzi (e con il calo­roso con­senso del sin­daco) ha dispo­sto per i suoi dipen­denti una rego­la­men­ta­zione molto det­ta­gliata della pausa lavoro. Que­sta pre­vede un solo break gior­na­liero. Per coloro che lo effet­tuano fuori dai locali di lavoro non deve supe­rare i 15 minuti e deve essere recu­pe­rato nella stessa gior­nata o, al più, nello stesso mese. L’impiegato è obbli­gato ad auto­giu­sti­fi­carsi e anno­tare il per­messo sul car­tel­lino. Per quelli invece, che la effet­tuano all’interno del comune, non deve essere supe­riore ai 10 minuti. Per il per­so­nale esterno, infine, la cir­co­lare obbliga lo svol­gi­mento della pausa nello stesso luogo di lavoro. Il sin­daco tiene a pre­ci­sare che tali dispo­si­zioni inten­dono assi­cu­rare un ser­vi­zio più che effi­ciente, nel totale inte­resse dei cit­ta­dini e che i dipen­denti del Comune sono molto seri e pro­fes­sio­nali, il tutto per scac­ciare qual­siasi tipo di insi­nua­zione sulla pre­sunta volontà di punire o col­pe­vo­liz­zare gli impie­gati comu­nali di Anghiari.

Inu­tile dire che tutte que­ste azioni, piut­to­sto dra­sti­che e restrit­tive, hanno sol­le­vato pole­mi­che di lavo­ra­tori e sindacati.

La domanda sorge spon­ta­nea: rego­la­men­tare o vietare?

Gli esempi citati non rap­pre­sen­tano forse una pro­get­ta­zione asso­lu­ta­mente dispo­tica del diritto di pausa dei lavo­ra­tori, avvi­ci­nan­dosi più al senso del divieto, che alla rispo­sta ad un bisogno?

Vince il fast caffè!! Posted by Manuela Crovato on 5 March 2010 ·

Snack dispen­ser da Adam UXB Smith

Qual­che set­ti­mana fa abbiamo deciso di sca­te­nare tutti i com­po­nenti della Pro­ject in una nuova avven­tura: foto­gra­fare le aree caffé delle aziende clienti.

La pro­po­sta è stata accolta con entu­sia­smo e tutti i col­la­bo­ra­tori hanno con­tri­buito allo svol­gi­mento e all’arricchimento dell’iniziativa.

Lo scopo era quello di capire che spa­zio e che impor­tanza le aziende del nostro “cam­pione” danno alla cosid­detta “pausa caffé” durante l’orario lavorativo.

Il risul­tato è rias­su­mi­bile in due parole: “fast caffé”; let­te­ral­mente e con­cre­ta­mente rapido; break che sfugge e che non si rie­sce a trat­te­nere, come una sapo­netta tra le mani.

A parte rare ecce­zioni, i luo­ghi di ristoro del cam­pione sono risul­tati asso­lu­ta­mente spo­gli, arre­dati con mac­chi­nette per bevande e con altre per ciba­rie e snack.

Le foto­gra­fie che abbiamo scat­tato sono molto elo­quenti e l’aggettivo che più si addice agli spazi ritratti è “sbia­diti”. For­te­mente imper­so­nali, sono carat­te­riz­zati dai colori del gri­gio, del bianco panna e del marrone.

I lavo­ra­tori più for­tu­nati pos­sono usu­fruire di sedie e tavoli, ma alla mag­gior parte non è con­cesso sedersi.

Costretti a con­su­mare in piedi, hanno ben chiaro quale sia il loro com­pito: fer­marsi per poco e ripren­dere subito. Il tempo della pausa dura un attimo e non con­cede discorsi. Il lavoro è a tutti i costi e non con­sente distrazioni.

Ma i capi hanno dav­vero pia­ni­fi­cato con­sa­pe­vol­mente tutto questo?!

O sono le mac­chi­nette a guidare?!

Una pausa caffé tra sogno e realtà Posted by Manuela Crovato on 2 March 2010 ·

jmanners

Drinks and Sun­set da James & Vilija

Se la pausa caffé si svol­gesse in un posto para­di­siaco come quello dell’immagine non si trat­te­rebbe più di un sem­plice break, ma di una vera e pro­pria vacanza.

Tut­ta­via, tra luo­ghi divini (vedi imma­gine sopra) e gli ambienti che soli­ta­mente le nostre aziende dedi­cano ai momenti di ristoro ci pos­sono essere buone media­zioni… e i big del mondo ce lo dimostrano…

Le sedi di aziende lea­der come Goo­gle, Face­book e Twit­ter solo per citarne alcune, riflet­tono un nuovo modo di con­ce­pire il lavoro e quindi…il riposo.
La sede di Palo Alto (California) di Face­book, ad esem­pio, è stata pro­get­tata per faci­li­tare le rela­zioni e le inte­ra­zioni sociali (e vien da dire: non potrebbe essere altri­menti vista la mission!)…

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Dispone di una cucina e di un cafè per pasti gastro­no­mici dispo­ni­bili a tutte le ore del giorno e cucine più pic­cole, sparse in ogni dove, per drink e snack.

Per lo sfogo crea­tivo e/o nevro­tico dei dipen­denti, la com­pa­gnia ha lasciato muri e spazi incom­piuti su cui poter scri­vere, dise­gnare e aggiun­gere illu­stra­zioni. Ma non è tutto. Oppor­tu­nità ricrea­tive sono pre­vi­ste sia all’interno, che all’esterno, con tavoli da ping– pong, campi da basket e monopattini.

Sulla stessa lun­ghezza d’onda si inse­ri­sce Twit­ter, che ha pre­vi­sto per i suoi dipen­denti una spa­ziosa cucina all’avanguardia e sala ristoro…


oltre a un’area riposo e socia­liz­za­zione (con spa­zio inti­to­lato!), che la dice lunga sull’importanza con­fe­rita al momento di rac­conto e scam­bio delle pro­prie sto­rie ed espe­rienze, professionali…e no!

E, infine, come non sca­te­nare il musi­ci­sta che dimora poten­zial­mente in ognuno di noi, pre­di­spo­nendo una vera e pro­pria con­sole dj?

Dul­cis in fundo…Google! La strut­tura archi­tet­to­nica e le aree interne ed esterne pre­vi­ste per la sua sede ame­ri­cana, ma anche per quelle euro­pee, pale­sano una nuova  con­ce­zione di moda­lità lavo­ra­tiva all’avanguardia, in cui il dovere non sopraffà la per­sona, il suo biso­gno di fer­marsi e rige­ne­rarsi. L’impianto orga­niz­za­tivo pare allar­gato, e le dif­fe­renze di fun­zione non osten­tate, bensì col­ti­vate in una pro­spet­tiva di arric­chi­mento, tra­spa­renza e tranquillità.

Gui­dati dal nostro instan­ca­bile Fabio Volo , attra­ver­siamo spazi ristoro con risto­ranti e bar, ampie cucine for­nite di ogni genere di con­forto e di bibita; sco­priamo lavan­de­rie interne, spazi– gioco con biliardo e video­gio­chi, beach vol­ley esterno; vediamo le bici­clette a dispo­si­zione per gli spo­sta­menti, gli ampi par­chi e giar­dini ove dipen­denti di Goo­gle svol­gono mee­ting esterni e hanno occa­sioni di dia­logo diretto addi­rit­tura con i fon­da­tori della mega azienda!!

Come si evince da tutti que­sti esempi le grandi aziende “top” si rive­lano mae­stre nell’intreccio tra archi­tet­tura e design, modello e idea orga­niz­za­tiva e il loro pre­di­sporre aree ristoro, riposo e svago dimo­stra una con­ce­zione di pausa quale ele­mento fon­da­men­tale e impre­scin­di­bile per un buon ren­di­mento lavorativo.

Costruiamo la nostra pausa caffè ideale Posted by Manuela Crovato on 26 February 2010 ·

Cof­fee break da mickeysucks

Qual­che set­ti­mana fa, il gruppo Mar­ke­ting Pro­ject Group ha lan­ciato una sfida a tutti i col­la­bo­ra­tori, pro­po­nendo un brain­stor­ming dal titolo “Costruiamo la nostra pausa caffé ideale”: ognuno di noi è stato sol­le­ci­tato ad espri­mere ipo­tesi circa i punti qui di seguito pro­po­sti, per disporre di idee utili alla for­mu­la­zione del break “per­fetto”. Ecco i risultati:

1) La fre­quenza e durata ideale delle pause caffe’ per il bene del sin­golo e della organizzazione:

A) Tutte le volte che se ne ha voglia, ma per poco tempo

B) Tutte le volte che il capo se ne va

C) Tutte le volte che viene un colpo di sonno

D) Tutte le volte che si supera la soglia di attenzione

E) Tutte le volte che i nervi si ten­dono troppo

F) Tutte le volte che si desi­dera ragio­nare con un/una col­lega riguardo nuove idee o pos­si­bili ostacoli

G) Tutte le volte che ci si sente soli

H) Tutte le volte che senti le rane in pancia

2) Lo spa­zio ideale

A) Un tap­peto e delle pol­trone alla fantozzi

B) Una stanza con play­sta­tion e video giochi

C) Una vasca idromassaggio

D) Uno spa­zio colorato

E) Uno spa­zio con oggetti di design/artistici, cosic­chè men­tre bevi un caffè impari qualcosa

F) Musica, media, video

G) Delle sedie a sdraio, gior­nali, musica di sot­to­fondo, piante di cui pren­dersi cura, biliardo, biliardino

H) Uno spa­zio pieno di foto del gruppo

I) Una cyclette

L) Un divano e un acquario

M) Un cane

N) Ma lo spa­zio ideale ce l’abbiamo già! almeno per l’estate…LA PISCINA!

O) Un gazebo sull’erba del giar­di­netto sul retro

P) Un ban­cone, degli sgabelli

Q) Una lava­gna in sughero sulla quale poter attac­care delle foto

R) Una lava­gna “di arde­sia” sulla quale appun­tare frasi che potranno essere con­ti­nuate da altri .…

S) Un flipper

3) Le ciba­rie ideali

A) Un distri­bu­tore auto­ma­tico super fornito

B) Le torte della nonna

C) Solo cibi salutisti

D) Affet­tati

E) Pizza

F) Cara­melle

G) Cioc­co­lato

H) Salame, par­mi­giano, acqua frizz e vino bianco fre­sco (poco ma buono e non lasciato aperto in frigo per settimane)

I) Pata­tine

4) L’obiettivo primario

A) Stac­care la mente dal lavoro..distrarsi

B) Chiac­chie­rare con i colleghi

C) Bere o mangiare

D) Col­le­zio­nare nuovi stimoli

E) Rilas­sarsi

F) Farsi una bella risata

G) Fare del sano gossip

H) Ricor­darsi che tu non sei il tuo lavoro, ma che è lui che ti aiuta ad essere te stesso.

5) I biso­gni latenti

A) Recu­pe­rare la dimen­sione cor­po­rea (essere massaggiati?!?)

B) Avere un con­tatto reale con altri esseri umani

C) Uscire all’aria aperta

D) Sfo­garsi

E) Nutrire il corpo e lo spirito

Evviva la pausa caffé Posted by Manuela Crovato on 23 February 2010 ·

fantastica[2]

Big Cof­fee Cup di Mykl Roventine

No, non è una scusa per fare un break dopo l’altro durante le ore di lavoro, è la scienza che lo dice: la pausa caffé aiuta il cer­vello!
Come con­trad­dirla? Uno stu­dio con­dotto dal dipar­ti­mento di Psi­co­lo­gia della New York Uni­ver­sity da Lila Dava­chi e Arselle Tam­bini (i cognomi ita­liani saranno una casua­lità?)  non lascia dubbi: pic­coli break durante la gior­nata lavo­ra­tiva favo­ri­reb­bero la con­cen­tra­zione, la memo­riz­za­zione e l’apprendimento di ciò che si è appena inca­me­rato nel cer­vello. Moni­to­rando quest’ultimo attra­verso una riso­nanza magne­tica, in modo da evi­den­ziarne le aree di atti­vità nel corso di tutto l’esperimento, le stu­diose hanno mostrato cop­pie di imma­gini a un gruppo di per­sone; hanno poi con­cesso un break di alcuni minuti e, infine, a sor­presa, hanno chie­sto di ricor­dare le foto­gra­fie pre­ce­den­te­mente viste. Cosa è emerso? Durante la pausa, le parti di ippo­campo e di cor­tec­cia che si erano atti­vate durante la visione delle foto si sono riat­ti­vate durante la pausa e, mag­giore è stata que­sta riat­ti­va­zione, tanto più intenso si è rive­lato il ricordo.
Ricer­che, che potremmo defi­nire “di casa nostra”, inol­tre, non fanno altro che con­fer­mare que­sta idea. Sta­volta si tratta di uno psi­co­logo, Guido Sar­chielli, il quale afferma che le pause caffé inco­rag­ge­reb­bero l’aumento di pro­dut­ti­vità! Certo, dovreb­bero essere “misu­rate”: ideale tre stac­chi da 10 minuti prima dei momenti cri­tici. Nelle gior­nate meno impe­gna­tive gli orari ideali sareb­bero quelli dopo le 11 del mat­tino e intorno alle 14.30 pome­ri­diane. Tale inda­gine, inol­tre, ci rivela che una ecces­siva dila­ta­zione dei tempi davanti alle mac­chi­nette e l’alta fre­quenza di caffè sareb­bero chiari segnali di dif­fi­coltà e mal­con­tento sul luogo di lavoro.

E che dire dell’inda­gine con­dotta dalla Camera di Com­mer­cio di Milano su un cam­pione di impren­di­tori? Pro­prio loro difen­dono la pausa caffé, soste­nendo che que­sta pia­ce­vole abi­tu­dine con­tri­bui­rebbe a man­te­nere un ottimo clima di lavoro e a ope­rare con mag­gior profitto.

Un pic­colo son­dag­gio non ce lo siamo fatti man­care nep­pure noi. Che il cof­fee break fosse molto apprez­zato e desi­de­rato già lo si sapeva; ma quali i motivi prin­ci­pali? Recu­pe­rare la dimen­sione cor­po­rea (qual­cuno azzarda una solu­zione: il massaggio…non sarà un po’ troppo?); avere un con­tatto reale con altri esseri umani (cos’avrà voluto dire???, ok dai abbiamo capito); uscire all’aria aperta; sfo­garsi, nutrire il corpo e lo spi­rito, recu­pe­rare ener­gia e muo­versi (la cyclette a tale proposito…).

Senza sco­mo­dare Schle­gel e la sua esor­ta­zione all’ozio come disim­pe­gno dal mondo pro­dut­tivo (non sia mai!) è indub­bio che noi soster­remo sem­pre un breve inter­vallo, sia che si tratti di caffé, di the, di tisana dige­stiva al car­ciofo, liqui­ri­zia e ver­bena o di pozione dre­nante al finocchio.

Da domani caffé per tutti Posted by Manuela Crovato on 22 February 2010 ·

Ave­vate perso le spe­ranze? E invece eccoci nuo­va­mente all’opera…con un vestito nuovo! Ebbene sì, abbiamo deciso di dare un taglio diverso al blog, con l’immutata volontà di sol­le­ci­tare la vostra curio­sità riguardo ai temi più o meno caldi del mondo delle organizzazioni…

La vec­chia impo­sta­zione, più seria e auto­re­vole, lascia il posto ad una più iro­nica e infor­male, nella con­vin­zione che espri­mere la nostra opi­nione e pale­sare ciò che ci piace, in modo diretto e spon­ta­neo, sia la solu­zione migliore per comu­ni­care con voi! Hasta pronto…e da domani caffé per tutti!

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