Il Casual Friday Posted by Manuela Crovato on 29 October 2010 ·

Aloha shirts da Vera&Jean-Christophe

Inven­zione made in USA, il Dress down day (o Casual Fri­day) è il giorno della set­ti­mana in cui i lavo­ra­tori pos­sono tra­sgre­dire il dress code, vestendo in modo casual e libero, in pre­pa­ra­zione al week-end. Costretti, infatti, a regole fer­ree e abiti for­mali per tutta la set­ti­mana, il venerdì pos­sono “tra­sgre­dire”, indos­sando jeans, magliette, scarpe da ginnastica…Il motivo è sem­plice e dedu­ci­bile: i capi desi­de­rano mostrarsi attenti verso i pro­pri dipen­denti e il loro lavoro, con­sen­tendo un’atmosfera più rilas­sata, alle­gra e di festa.

Le ori­gini di una tale ini­zia­tiva risal­gono addi­rit­tura agli i anni ’40, quando la città di Hono­lulu, nelle isole Hawaii, ha con­sen­tito ai pro­pri lavo­ra­tori di indos­sare cami­cie hawa­iane gran parte dell’anno…

Nei mitici anni ’60 que­sta usanza si dif­fonde negli Sta­tes e diventa Aloha Fri­day, stra­te­gia azien­dale volta ad alzare il morale dei pro­pri dipen­denti, costretti a lavo­rare in uffici soffocanti.

Tut­ta­via il vero Casual Fri­day nasce negli anni ’70, periodo in cui la pro­du­zione di vestiti a buon mer­cato si dif­fonde anche fuori dall’America e l’interesse a far dive­nire il Dress down day un evento set­ti­ma­nale ha un risvolto economico…e non solo sociale!

Il nobile motivo ori­gi­na­rio è rima­sto, e i nostri col­le­ghi ame­ri­cani ne godono ancora oggi.

For­tu­na­ta­mente in Ita­lia il dress code non è poi così rigido; nella mag­gior parte dei casi, infatti, ammette uno stile casul chic, for­male, ma media­mente comodo.

Certo che anche noi potremmo far par­tire il wee­kend il venerdì…almeno esteriormente…unico rischio: tro­varci in ber­muda d’estate e in tuta da sci d’inverno.

http://humanresources.about.com/od/workrelationships/a/dress_code_man.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Casual_Friday

http://www.thesite.org/workandstudy/working/workinglife/workdresscodes

Vestirsi formale Posted by Manuela Crovato on 26 October 2010 ·

male torso in for­mal suite da Lin Fuchshuber

Tipo di ambiente e genere di abbi­glia­mento vanno di pari passo, più che mai sul luogo di lavoro.

Sap­piamo bene, ad esem­pio, che esi­stono ambienti rigidi e gerar­chiz­zati, in cui i dipen­denti vestono riflet­tendo il mede­simo rigore. Basti pen­sare alle ban­che, alle grandi aziende buro­cra­tiz­zate o alla mag­gior parte dei “busi­ness office” (uffici nel campo economico/d’affari, ma in inglese rende deci­sa­mente meglio…), ove sono richie­sti: giacca e cra­vatta per lui, tail­leur o gonna e cami­cia per lei.

E non cre­diamo dav­vero che si tratti di puro sno­bi­smo: sul lavoro si rap­pre­senta la pro­pria imma­gine, ma anche quella dell’azienda per cui si lavora. Lo scopo del vestire con rigore è quello di dare l’idea di pro­fes­sio­na­lità e di lavo­ra­tori com­pe­tenti e preparati.

Per quanto riguarda le donne, poi, è anche que­stione di cre­di­bi­lità. Sono alcuni uomini mana­ger ame­ri­cani a dirlo, in un arti­colo del Wall Street Jour­nal, dove affer­mano la neces­sità per il “sesso debole” di indos­sare vestiti deco­rosi e non suc­cinti, soprat­tutto in occa­sione di col­lo­qui o appun­ta­menti di lavoro.

Con immensa gioia dei “casual addec­ted” da qual­che anno, anche in Ita­lia, molte aziende ed uffici non richie­dono più un’eccessiva for­ma­lità, ammet­tendo un look più sem­plice e comodo.

Noi con­cor­diamo, pur­ché non ven­gano tra­la­sciate ordine e sobrietà.

Fonti

https://infoblog.infojobs.it/il-dress-code-in-ufficio/

http://www.buzzle.com/articles/formal-dress-code.html

Work dress code Posted by Manuela Crovato on 22 October 2010 ·

Best dres­sed da Elaine Ashton

Che in uffi­cio non ci si possa pre­sen­tare in mini gonna e tac­chi a spillo, o con le infra­dito, sep­pur di ulti­mis­simo modello, è piut­to­sto scontato…Tuttavia forse non tutti sanno che que­ste norme di buon senso rien­trano in un più ampio insieme di regole, atto a disci­pli­nare il modo di vestirsi nei diversi luo­ghi di lavoro: il WORK DRESS CODE.

Ovvia­mente la ste­sura scritta o meno di tale codice dipende dall’azienda con­si­de­rata, men­tre la sua rigi­dità sca­tu­ri­sce dalla for­ma­lità dell’ambiente e dalla neces­sità di inte­ra­gire o no con i clienti.

Al di là di tali pecu­lia­rità, vi sono norme che sarebbe bene con­si­de­rare…Pare, ad esem­pio, che non sia molto appro­priato recarsi al lavoro vestiti da spiag­gia, tan­to­meno da sera. Non dovre­ste sem­brare nep­pure dei cor­ri­dori, cicli­sti o appas­sio­nati escur­sio­ni­sti: bando, per­ciò, a pan­ta­lon­cini, ber­muda, pan­ta­loni della tuta o salo­pette.

L’abbigliamento che espone parole o imma­gini poten­zial­mente offen­sive per i col­le­ghi non pos­sono essere accet­tate, men­tre sono ammessi loghi e nomi di squa­dre spor­tive, uni­ver­sità o mar­che famose.

Col­le­ghe donne, non pro­vate a indos­sare indu­menti scol­lati, che lascino sco­perti schiena, petto, pan­cia e spalle.

Per quanto con­cerne gonne e vesti­tini: guai a lun­ghezze troppo corte e strette, o a spac­chi ver­ti­gi­nosi; niente “spaghetti-strap dress”, gli abi­tini con gli spal­lini troppo sot­tili per intenderci…

Deci­sa­mente di cat­tivo gusto l’intimo a vista, le scarpe fluo­re­scenti e quelle aperte sulle dita.

Inam­mis­si­bile, infine, il vestito sporco, strap­pato, logoro o strop­pic­ciato (per­chè? c’è qual­cuno che osa tanto?!).

Niente di nuovo? Beh, se esi­stono que­ste regole un motivo ci sarà!

Se fos­simo in voi non le sottovaluteremmo…potrebbero chie­dervi dav­vero di tor­nare a casa a cambiarvi.

Fonti

http://humanresources.about.com/od/workrelationships/a/dress_code.htm

http://humanresources.about.com/od/glossaryd/g/work_dress_code.htm

Il tempo .…se ne va Posted by Manuela Crovato on 18 October 2010 ·

Tra­monto di Wal­ter Saporiti

Una cosa è certa: il tempo non è mai abba­stanza ed è una risorsa ad esau­ri­mento. Que­ste pecu­lia­rità lo ren­dono estre­ma­mente impor­tante e fonte di ricchezza.

E’ un feno­meno ogget­tivo dal punto di vista fisico, ma anche espe­rienza sog­get­tiva per la dif­fe­rente per­ce­zione che se ne può avere.

Sul lavoro, come in ogni ambito della vita, diventa fon­da­men­tale saperlo sfrut­tare al meglio, tanto che stu­diosi di tutto il mondo si sono sca­te­nati nell’elaborazione di metodi e tec­ni­che per gestirlo a pro­prio vantaggio.

Che dire, ad esem­pio, della Tec­nica del pomo­doro? Nulla a che vedere con pen­tole e tegami, ci sug­ge­ri­sce il miglior modo per sud­di­vi­dere la gior­nata in inter­valli rego­lari, una scan­sione ordi­nata per favo­rire con­cen­tra­zione e riparo dalle interruzioni.

Il soft­ware “egg timer” o il mar­chin­ge­gno più cool “Daily Stack”, invece, pun­tando sulla misu­ra­zione elet­tro­nica della durata delle pro­prie atti­vità, con­sen­tono un reso­conto gior­na­liero dei com­piti por­tati a ter­mine e di disporre di un utile ter­mine di para­gone per le pro­prie per­for­mance successive.

L’elaborazione di “to do list” com­plete ed effi­cienti e di “matrici del time mana­ge­ment” richie­dono una ste­sura e un’elencazione delle pro­prie incom­benze, secondo norme ben pre­cise e non tra­scu­ra­bili: per le prime si esige un’attenzione par­ti­co­lare nell’elaborazione delle frasi, per le seconde una cura per la deter­mi­na­zione dell’urgenza e dell’importanza dei com­piti da intraprendere.

Tempo ogget­tivo e sog­get­tivo. Mille modi per gestirlo e non spre­carlo. Unico obiet­tivo: fare bene e otte­nere pro­fitto nel minor tempo pos­si­bile, per poter per­se­guire desi­deri e aspirazioni.

Augu­ran­doci di avervi for­nito pre­ziosi spunti di rifles­sione e moda­lità pra­ti­che per la gestione delle vostre gior­nate, desi­de­riamo anti­ci­parvi il pros­simo argomento.

Se vi dices­simo che il vestito non fa il monaco, cosa vi viene in mente?…Abiti? Regole e norme per l’abbigliamento? Molto bene! Sul lavoro, ovviamente…

Lavorare 4 ore alla settimana…sogno o realtà? Posted by Manuela Crovato on 8 October 2010 ·

Cal­vin and Hob­bes Rela­xing in a Tree-Wallpaper da Thoth God of Knowledge

Lavo­rare di meno e otte­nere di più? Pare che sia possibile…Lo sostiene Timo­thy Fer­ries nel suo libro “4 ore alla settimana”.

Diri­gente di una mul­ti­na­zio­nale sta­tu­ni­tense, l’autore offre una serie di sug­ge­ri­menti “rispar­mia tempo”. Lo scopo: ese­guire solo i com­piti essen­ziali e tra­la­sciare quelli tra­scu­ra­bili, per poter essere liberi di pra­ti­care  hobby e atti­vità del cuore.

Volete qual­che esem­pio? Per evi­tare di leg­gere le migliaia di e-mail che ci arri­vano quo­ti­dia­na­mente, uti­liz­zare soft­ware pre­di­spo­sti per la loro sele­zione, che eli­mi­nino quelle inu­tili o poco signi­fi­ca­tive e man­ten­gano le più impor­tanti (da affi­dare rigo­ro­sa­mente a un con­su­lente esterno per un costo varia­bile di 4–10 dol­lari l’ora); con­cen­trarsi solo su una cosa alla volta; dele­gare ai livelli più bassi le deci­sioni meno rile­vanti e creare bar­riere per “tenere lon­tane” le pro­ba­bili inter­ru­zioni; par­te­ci­pare a una riu­nione solo se ci viene assi­curto che pro­durrà una deci­sione entro mezz’ora…

Alla base dei suoi pre­ziosi con­si­gli, com­presi quelli sopra­ci­tati, risie­dono sostan­zial­mente tre principi:

  1. La legge di Pareto 80/20. Se l’80% del tempo dedi­cato al lavoro pro­duce il 20% di valore, vien da sè che è oppor­tuno tagliare tutte le atti­vità che non gene­rano un bene.
  2. La legge di Par­kin­son: “Un lavoro o un com­pito si espande (viene per­ce­pito) in impor­tanza e com­ples­sità in rela­zione al tempo asse­gnato per il suo com­ple­ta­mento”. Insomma, se dispo­niamo di molto tempo per ese­guire un’attività lo sfrut­te­remo tutto, impie­gan­doci molto di più, che non nel caso di una sca­denza più imminente.
  3. Il prin­ci­pio del bat­ching, che con­si­ste nel riu­nire tutte le atti­vità ripe­ti­tive che ese­guiamo nell’arco di un gior­nata, in modo da com­pierle in un’unica volta.

I prin­cipi sono di tutto rispetto, ma alcuni con­si­gli non ci con­vin­cono poi un granchè…Come sarà mai pos­si­bile, ad esempio,sapere in anti­cipo che una riu­nione pro­durrà una solu­zione in un tempo deter­mi­nato? E i soft­ware “smi­sta posta” saranno così intel­li­genti da capire ciò che può essere impor­tante o inu­tile per me?

Chi ha messo o vorrà met­tere in pra­tica tale metodo voglia gen­til­mente tenerci infor­mati sulla sua fattibilità.

Fonti:

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/1570488/Book-claims-working-week-could-be-4-hours.html

http://giulioverde.wordpress.com/2008/09/01/4-ore-alla-settimana/

La matrice del time management Posted by Manuela Crovato on 5 October 2010 ·

Field Noted Col­lec­tion da tienvijftien

Urgenza o impor­tanza? Gli esperti di time mana­ge­ment di tutto il mondo con­si­gliano di inca­sel­lare com­piti e atti­vità pro­prio in base a tale criterio.

Per chi non avesse le idee molto chiare su tali ter­mini diciamo che: la prima riguarda incom­benze che hanno un valore in sè (o comun­que per noi), la seconda,invece, il tempo di cui si dispone per por­tarle a termine.

Se asso­ciamo i due “para­me­tri” in una matrice, otte­niamo una tabella sud­di­visa in quat­tro quadranti.

Il primo con­tiene le azioni urgenti e impor­tanti del giorno o della set­ti­mana. Sono evi­den­te­mente da sbri­gare subito e, spesso e volen­tieri, creano ansia.

Il secondo com­prende quelle impor­tanti, ma non urgenti. Sono, in genere, le atti­vità che ci piac­ciono di più; quelle per cui abbiamo molto tempo a dispo­si­zione e che quindi pos­siamo ese­guire bene e con cura; quelle che sono in linea con i nostri obiet­tivi e desi­deri. Pur­troppo, non essendo impro­ro­ga­bili, siamo costretti a posti­ci­parle e a rita­gliarle nel tempo rima­nente dal terzo e dall’ultimo riquadro.

Il penul­timo con­tiene i com­piti urgenti, ma non impor­tanti. Chia­mate tele­fo­ni­che o richie­ste improv­vise del “capo” rien­trano fra queste…

Che dire dell’ultima cate­go­ria? Sono le mille distra­zioni, le inter­ru­zioni non volute…Vero tempo sprecato!

Per otti­miz­zare il nostro tempo, dovremmo con­cen­trare la nostra atten­zione sui primi due qua­dranti e ridurre dra­sti­ca­mente le nostre soste negli utlimi due; ma non solo: con­cen­trarsi sulle azioni impor­tanti, ma non urgenti, oltre ad aiu­tarci a rag­giun­gere obiet­tivi e aspi­ra­zioni, ci con­sen­ti­rebbe di limi­tare quelle che, a lungo andare, potreb­bero infol­tire le fila delle più impor­tanti e urgenti, e a quel punto…non ci sarebbe dav­vero più nulla da procrastinare!

Fonti:

http://www.effective-time-management-strategies.com/time-management-matrix.html http://www.just4share.com/?p=48

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