Il Daily Stack Posted by Manuela Crovato on 28 September 2010 ·

Ran­dom splash of color di chris runoff

Cosa suc­cede quando il design si applica al time mana­ge­ment? Nascono pro­getti quan­to­meno originali!

E’ que­sto il caso dei desi­gner Seba­stian Rønde Thielke e Anders Høj­moseIn, che hanno ideato uno stru­mento per la gestione del tempo, il Daily Stack (un con­si­glio spas­sio­nato: clic­cate sul link e guar­date il video).

Si tratta di un dispo­si­tivo di base su cui impi­lare, via via, mat­ton­cini di legno di dif­fe­rente gran­dezza e colore, cor­ri­spon­denti rispet­ti­va­mente a diversi archi tem­po­rali e tipo­lo­gie di atti­vità da com­piere. Aggiun­gere un blocco signi­fica impe­gnarsi a svol­gere un deter­mi­nato com­pito, in un pre­ciso lasso di tempo.

Dal momento che il nostro con­ge­gno è col­le­gato al com­pu­ter, la “pila di incom­benze” viene visua­liz­zata anche sul desktop.

I van­taggi deri­vanti dal suo uti­lizzo sono almeno due: moni­to­rag­gio istan­ta­neo del pro­prio lavoro e del tempo a dispo­si­zione, e un reso­conto gior­na­liero dei com­piti por­tati a ter­mine da poter con­fron­tare con quelli della settimana.

Sim­pa­tico e diver­tente, chissà che non venga pro­dotto in larga scala.

Intanto, se i due autori ci sen­tono, noi ne vor­remmo tanto avere uno…

Istruzioni per la “to do list” Posted by Manuela Crovato on 24 September 2010 ·

Appunti da Edoardo Costa

Disor­ga­niz­zati di tutto il mondo pre­state atten­zione: per pia­ni­fi­care le vostre atti­vità di lavoro è asso­lu­ta­mente nece­sa­rio che creiate una “to do list”, ovvero un elenco com­pleto delle cose da fare.

Tut­ta­via, se pen­sate che sia un’operazione che non richiede un po’ di rifles­sione, siete sulla strada sbagliata.

Leg­gendo l’articolo “The art of the dou­ble to-do list”, infatti, abbiamo sco­perto che esi­stono regole indi­spen­sa­bili per sten­dere una lista vera­mente efficace:

  • Descri­vere le azioni in modo che chi le dovrà com­piere (e di solito siamo noi) non debba pensare.
  • Sud­di­vi­derle in com­piti spe­ci­fici e par­ti­co­la­reg­giati. Sono ban­diti comandi troppo gene­rici, come:“Sistemare l’ufficio”.
  • Appli­care la “regola della pros­sima azione”. Nel caso di pro­getti che ne pre­ve­dono più d’una, tenere nella to do list solo quella da svol­gere subito dopo (mai tutte insieme in sequenza).
  • Uti­liz­zare verbi spe­ci­fici e attivi. Devono essere espressi come ordini pre­cisi; ad esem­pio: “tele­fona a…” e non “con­tatta”, in modo da capire esat­ta­mente cosa c’è da fare.
  • Man­te­nere la lista sem­pre breve: quest’ultima, infatti, deve con­te­nere i com­piti del pros­simo futuro e non quelli che si dovranno svol­gere tra un’eternità! La logica è che il nostro elenco deve essere il più sem­plice e il meno com­pli­cato possibile.
  • Ren­derla dina­mica, ovvero eli­mi­nare i com­piti por­tati a com­pi­mento e aggiun­gere i successivi.
  • Defi­nire le prio­rità, assi­cu­ran­dosi che i com­piti vera­mente urgenti occu­pino i primi posti dell’elenco.
  • Avere il corag­gio di eli­mi­nare le azioni che si lasciano sospese da tanto tempo. Se non si sono ancora svolte signi­fica ci pos­sono essere due ipo­tesi: o che non sono così impor­tanti, o che non sono defi­nite nel modo più cor­retto, la qual cosa ci deve spin­gere a ride­fi­nirle in modo più accurato.
  • Creare la “lista delle cose fatte”. Oltre a dare una grande sod­di­sfa­zione, è utile per capire cosa e quanto si è fatto in un deter­mi­nato arco temporale.

Come ogni metodo ha biso­gno di essere spe­ri­men­tato e appli­cato più volte. Quindi non per­de­tevi d’animo e ini­ziate da subito…Il lavoro di ste­sura sarà ogni volta più sem­plice e veloce!

Quando si interrompe il pensiero Posted by Manuela Crovato on 21 September 2010 ·

I’m thin­king of…da Davide Restivo

Citando tale Hom­brone, blog­ger deli­rante del web, il Cogito Inter­rup­tus è “l’interruzione del pen­siero”, ovvero il miglior metodo con­trac­cet­tivo per evi­tare che si dif­fonda troppa intel­li­genza nel mondo. I dati sta­ti­stici da lui rile­vati da fonti ano­nime dicono che sia pra­ti­cato da oltre il 90% della popo­la­zione, qua­lun­que sia il ruolo gerar­chico ricoperto.

La let­te­ra­tura indi­vi­dua fra le prin­ci­pali cause di tale feno­meno, tutta una serie di com­por­ta­menti fra cui:

  • L’agenda riporta gli impe­gni di lavoro che pren­diamo con gli altri, ma non con noi se stessi: non avver­ten­done l’importanza siamo più dispo­sti ad essere interrotti
  • Non abbiamo sta­bi­lito un pro­gramma ben defi­nito dei nostri impe­gni di lavoro, gra­zie al quale fis­sare le nostre priorità
  • Non abbiamo sta­bi­lito una serie di azioni “cusci­netto” gra­zie alle quali pro­teg­gere i nostri momenti di con­cen­tra­zione e iso­larci dal mondo
  • Non siamo capaci di libe­rarci dallo scoc­cia­tore di turno per il timore di appa­rire scortesi
  • Quando siamo coin­volti in situa­zioni che rite­niamo di scarso inte­resse, siamo più pro­pensi a farci inter­rom­pere dagli altri e a riman­dare ciò che stiamo facendo
  • I col­le­ghi o i cola­bo­ra­tori inter­rom­pono spesso per­chè neces­si­tano di informazioni

Sicu­ra­mente a tali cause (pre­te­sti, ragioni…) sarai in grado di aggiun­gerne altre, rien­trando a pieno titolo in quel 90% di popo­la­zione affetto dal COGITO INTERRUPTUS.

Fonte http://www.hombrone.com/?p=36

The egg time… Posted by Manuela Crovato on 17 September 2010 ·

nested egg warm da Andreas Kollegger

Pare che la meta­fora culi­na­ria si addica al tema del time management…Dopo la “tec­nica del pomo­doro” , infatti,  Steve Scott ha sperimentato

l’ “egg timer soft­ware”: un pro­gramma on-line che con­sente di cro­no­me­trare le atti­vità e che, evi­den­te­mente, si rifà al clas­sico timer da cucina a forma di uovo. Nulla di par­ti­co­lar­mente nuovo, tranne l’evidente como­dità di avere una sve­glia digi­tale a por­tata di PC.

L’interesse, per noi, risiede piut­to­sto nelle rifles­sioni del blog­ger, che descrive la sua espe­rienza di lavo­ra­tore alle prese con orari, impe­gni di lavoro e break sem­pre troppo lunghi.

Accor­tosi di per­dere molto tempo on-line tra video e social net­work durante l’orario di lavoro, ha pen­sato di moni­to­rare la durata delle sue “web digres­sioni”: le sem­plici pause da 5– 10 minuti, som­mate per tutta la set­ti­mana, si sono rive­late 5 ore di inat­ti­vità! Deci­sa­mente troppo, ci fa pre­sente Scott, se si assume il punto di vista del pro­prio datore di lavoro o di un lavo­ra­tore autonomo.

Con que­sto, non ci vuole sug­ge­rire di impe­gnarci inin­ter­rot­ta­mente, tra­la­sciando i dovuti e sacro­santi break; ci rac­co­manda piut­to­sto di regi­strare, per una set­ti­mana, durata e moda­lità delle nostre atti­vità lavo­ra­tive, in modo da com­pren­dere come impie­ghiamo il nostro tempo ed, even­tual­mente, modi­fi­care le cat­tive abitudini.

Parole d’ordine, ancora una volta, orga­niz­zarsi con logica e razio­na­lità, per non get­tare al vento ore che mai più nes­suno ci renderà.

La sindrome di superwoman Posted by Manuela Crovato on 14 September 2010 ·

Lunch Box da Apre­che– Scott Rubin

Vi è spun­tato un man­tello die­tro la schiena? Atten­zione!!! Potre­ste essere affette da “super­wo­man syn­drome”, una “malat­tia” che col­pi­sce molte donne nel mondo, che, sen­ten­dosi invin­ci­bili, cre­dono di poter con­durre una vita a mas­sima velo­cità e piena di occu­pa­zioni, salvo poi accor­gersi di essere sull’orlo di un esau­ri­mento nervoso.

Una vita piena di impe­gni la loro, carat­te­riz­zata dal desi­de­rio di accon­ten­tare tutti e dall’incapacità di dire anche qual­che sano “no”.

Iro­nia a parte, i sin­tomi e le con­se­guenze di un tale modus vivendi pos­sono essere molto gravi: svi­luppo di dipen­denze (alcol o droga), divorzi, emi­cra­nia, malat­tie car­dia­che e depressione.

Dopo aver pro­vato in prima per­sona il disa­gio di una così cat­tiva gestione del tempo, Dena Pat­ton, impren­di­trice ame­ri­cana di grande suc­cesso, si è inte­res­sata al fal­li­mento nella gestione delle pro­prie capa­cità e limiti, diven­tando una super busi­ness coach.

Suoi sono i seguenti 10 truc­chi per deter­mi­nare limiti e con­fini alla pro­pria vita:

  • Rendi onore a te stesso, ponen­doti limiti rea­li­stici, gestendo le tue capa­cità e dicendo spesso “no”
  • Uti­lizza il tuo lavoro per donare, ogni giorno, gioia, spi­rito e amore
  • Crea un pro­gramma per pren­derti cura di te e met­tilo in pra­tica. Se tu non stai bene, anche il tuo busi­ness ne risentirà
  • Sba­raz­zati di tutto ciò che non è utile, bello, por­ta­tore di gioia e amore
  • Ricor­dati di essere molto di più dei ruoli che rico­pri, per­ciò non farti domi­nare da loro (madre, figlia, moglie) e abban­do­nali almeno 10 minuti al giorno, per pre­gare, medi­tare, riflettere
  • Pren­diti un po’ meno sul serio e cerca di man­te­nerti sem­pre in equi­li­brio, con­cen­trato e in salute
  • Sii il tuo più grande soste­ni­tore, non già il tuo nemico
  • Le per­sone non rispet­te­ranno i limiti che ti sei impo­sto, se non sarai tu il primo a farlo
  • Crea diver­ti­mento sul lavoro (per tuoi clienti e col­la­bo­ra­tori) e vedrai che anche il busi­ness ne risen­tirà positivamente
  • Cir­con­dati di per­sone che ti apprez­zano e che ti danno pos­si­bi­lità di crescere.

Limiti e confini…certo…perchè non ci ave­vamo pen­sato prima?

(Fonte: http://www.entrepreneur.com/worklife/worklifebalanceadvice/article207342.html)

La tecnica del pomodoro Posted by Manuela Crovato on 10 September 2010 ·

Tomato RED da spisharam

Hai mai sen­tito par­lare della tec­nica del pomo­doro? La buona cucina non c’entra nulla, o quasi…Si tratta di un metodo per miglio­rare la gestione del tempo e della pro­dut­ti­vità e il “pomo­doro” fa rife­ri­mento al timer da cucina a forma del famoso ortaggio.

A ini­zio gior­nata scrivi l’elenco delle atti­vità che devi ese­guire e ini­zia a lavo­rare, azio­nando il timer.

Svolgi le tue atti­vità in ses­sioni da 25 minuti (25 minuti= un pomo­doro), inter­val­late da una pausa di 3–5 minuti.

Ogni quat­tro pomo­dori fer­mati per mezzora.

Ogni “pomo­doro” deve essere segnato, accanto all’incombenza cor­ri­spon­dente nell’elenco, con una “X”.

A fine gior­nata con­trolla quanti “pomo­dori” hai uti­liz­zato per svol­gere i tuoi com­piti: que­sto ti ser­virà, sia per tenere sotto con­trollo la tua velo­cità sia, nell’eventualità, acce­le­rare un po’ il passo…

Le pause impo­ste sono stu­diate per aiu­tare a “stac­care” e rica­ri­carsi per la fra­zione di lavoro successiva.

Le ses­sioni di 25 minuti dovreb­bero, invece, indurre a rima­nere con­cen­trati sul pro­prio lavoro, e a riman­dare even­tuali inter­ru­zioni, soprat­tutto quelle che ci autoin­flig­giamo per scarsa concentrazione.

Ti sei già attrez­zato? Noi sì e non vediamo l’ora di cominciare…

Lo sapevate? Posted by Manuela Crovato on 7 September 2010 ·

Pas­saggi di tempo di gigi murru

Abi­tuati a oro­logi all’ultima moda e super tec­no­lo­gici, sten­tiamo quasi a cre­dere che in ori­gine pos­sano esser­cene stati di così diversi e assai meno pratici…

Non pro­prio un oro­lo­gio nell’accezione comune del ter­mine, piut­to­sto un segna tempo, la meri­diana può essere con­si­de­rata il suo più antico ante­nato: si tratta di un paletto con­fic­cato nel ter­reno, che, gra­zie alla luce del sole, pro­ietta la sua ombra, indi­cando in modo più o meno pre­ciso il momento della gior­nata. Anche que­sto arcaico mar­chin­ge­gno si è evo­luto nei secoli, spo­stan­dosi da terra ai muri di case, chiese ed edi­fici pubblici.

Pur­troppo però ha un difetto non tra­scu­ra­bile: senza la luce del giorno non funziona!

La cles­si­dra rap­pre­senta il passo suc­ces­sivo, anche se siamo ben lon­tani dall’oggetto maneg­ge­vole e ultra­leg­gero dei nostri tempi. Ini­zial­mente è rigo­ro­sa­mente ad acqua e solo in seguito a sabbia.

Il primo oro­lo­gio a mec­ca­ni­smo mec­ca­nico com­pare nel 1200 in Fran­cia su di un cam­pa­nile, seguito a ruota da oro­logi da tavolo ad una sola lan­cetta, quella dell’ora.

La loro scarsa pre­ci­sione ha indotto, ben quat­tro­cento anni dopo, la crea­zione dell’orologio a pen­dolo, tut­ta­via ancora poco maneg­ge­vole e deci­sa­mente troppo ingombrante.

E’ con il sistema a bilan­cere, fun­zio­nante anche in moto, che ci avvi­ci­niamo sem­pre più all’orologio odierno. Nasce quello da taschino, che final­mente può seguire la per­sona, ovun­que essa vada.

Da qui in poi è un con­ti­nuo per­fe­zio­na­mento e svi­luppo: oro­logi al quarzo dei primi Nove­cento, ma ancor prima quelli da polso (esclu­siva fem­mi­nile), inven­tati dalla casa oro­lo­giaia Patek Philippe.

Con Car­tier l’orologio da polso diventa anche acces­so­rio maschile, gra­zie alla richie­sta di un amico della pre­sti­giosa gioielleria-orologeria, di  indos­sare, al comando del suo diri­gi­bile, un oro­lo­gio più facile e veloce da con­sul­tare rispetto al clas­sico modello da tasca.

Come ben sap­piamo, ultimi sono gli oro­logi da bat­te­ria, seguiti, per i veri appas­sio­nati, da quelli a movi­mento automatico.

La cam­pa­gna TAG YOUR TIME, da noi pro­mossa sulla nostra pagina face­book, ha già fatto emer­gere spunti interessanti…chissà che qual­cuno non pro­ponga l’idea di svolta per l’orologio del futuro!

(Fonte: http://www.orologimeccanici.com/storia2.asp)

Quanto manca?! Posted by Manuela Crovato on 3 September 2010 ·

Tempo d’a …mare di EvilAlivE

Uno scrit­tore e umo­ri­sta fran­cese dell’800, tale Alfonse Allais, scri­veva: “Diciamo di ammaz­zare il tempo, come se non fosse il tempo ad ammaz­zare noi”. Piut­to­sto spie­tato, ma tre­men­da­mente vero: il tempo passa e sem­bra non bastare mai.

Solo i periodi di vacanza sono uno “stato di gra­zia”, privi di obbli­ghi impro­ro­ga­bili e sca­denze pres­santi, ove il tempo passa bene­volo e non ci chiede di essere misu­rato. L’orologio diventa un optio­nal, deco­ra­zione per polsi più o meno abbronzati.

La mag­gior parte della nostra vita, ahimè, passa attra­verso giorni mai abba­stanza lun­ghi e sem­pre troppo affol­lati. Una sve­glia alquanto inva­dente segna l’inizio delle nostre gior­nate, cata­pul­tan­doci, sfac­ciata, tra impe­gni lavo­ra­tivi, obbli­ghi e scadenze.

Agende, calen­dari e oro­logi diven­tano, allora, i nostri più fidi alleati, con i quali deter­mi­nare i con­fini delle nostre incombenze.

Voi un oro­lo­gio ora lo indos­sate? Se si, par­te­ci­pate alla sfida lan­ciata da noi su Facebook!

Col­le­ga­tevi alla pagina Pro­ject­Group e seguite le istruzioni..

Il rientro dalle vacanze Posted by Manuela Crovato on 1 September 2010 ·

Di Pelo­dia, Andrea Lodi  http://www.flickr.com/photos/pelodia/242288788/

Post vaca­tion blues”. Potrebbe sem­brare il nome di un film, invece è il ter­mine inglese per defi­nire lo stress da rien­tro (dalle tanto ago­gnate vacanze estive). Eh sì, siamo così tanti cit­ta­dini del globo a sof­frire di senso di stor­di­mento, calo dell’attenzione, mal di testa, dige­stione dif­fi­cile, raf­fred­dore, mal di gola, tosse, dolori musco­lari e calo del buon umore, che scien­ziati e stu­diosi hanno ana­liz­zato tale sin­drome, cer­cando di tro­vare cause e even­tuali rimedi.

Pare che il motivo prin­ci­pale del nostro males­sere sia dovuto al repen­tino cam­bia­mento delle abi­tu­dini: da ritmi rilas­sati e tran­quilli, a più rigidi e con mag­giori respon­sa­bi­lità e doveri.

A tale pro­po­sito, Atti­lio Gia­cosa, diret­tore scien­ti­fico del Dipar­ti­mento di Gastroen­te­ro­lo­gia del Gruppo Sani­ta­rio Poli­cli­nico di Monza, con­si­glia di:

  • Modi­fi­care la pro­pria ali­men­ta­zione, qua­lora in vacanza ci sia nutriti in maniera poco ordi­nata e bilan­ciata, assu­mendo molta frutta e ver­dura e bevendo molta acqua (la Col­di­retti con­si­glia viva­mente i chic­chi d’uva, per la mela­to­nina con­te­nuta nelle bucce del frutto).
  • Rien­trare in citta’ uno o due giorni prima di rico­min­ciare l’attività lavo­ra­tiva, in modo che l’organismo possa ria­bi­tuarsi gra­dual­mente ad ambiente, ali­men­ta­zione e rou­tine quotidiana.
  • Non pre­ten­dere di stra­fare, ma ini­ziare con calma, evi­tando un’immersione totale nel lavoro.
  • Svol­gere ogni giorno un po’ di atti­vita’ fisica, per non inter­rom­pere bru­sca­mente i bene­fici appor­tati dalle nuo­tate al mare o dalle pas­seg­giate in mon­ta­gna (per chi le avesse fatte naturalmente…).
  • Indos­sare, se pos­si­bile, un abbi­glia­mento casual: pare che in que­sto modo si possa supe­rare age­vol­mente il “trauma dell’uniforme giacca e cravatta”.
  • Evi­tare situa­zioni ansio­gene, cer­cando di fre­quen­tare per­sone che aiu­tino a scio­gliere le ten­sioni e non ali­men­tino lo stress.

Nel malau­gu­rato caso in cui non riu­sci­ste a libe­rarvi da stress e males­sere, oltre i fiori di bach, potreb­bero rive­larsi utili anche alcuni accor­gi­menti per l’organizzazione delle atti­vità e del tempo sul luogo di lavoro…A molto pre­sto i suggerimenti.

(Fonte http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/08/24/visualizza_new.html_1790776044.html)

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: The Psychology Of Color [Infographic] - http://t.co/ULjfdZie via @bitrebels”

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