In Europa che si mangia? Posted by Manuela Crovato on 21 luglio 2010 ·

euro­pean mar­ket da pawelbak

Della pausa pranzo all’italiana già sap­piamo un sacco di cose, ma che dire di quella degli altri lavo­ra­tori euro­pei? Una ricerca con­dotta all’interno del più ampio “Pro­getto Food” in 6 Paesi del Vec­chio Con­ti­nente (Ita­lia, Fran­cia, Spa­gna, Bel­gio, Sve­zia e Repub­blica Ceca) ci viene in aiuto.

Da un lato, come già ave­vamo rive­lato a pro­po­sito del nostro Paese, è emersa una ten­denza comune al gra­duale abban­dono di fast food e panini, a favore di un’ali­men­ta­zione più cor­retta e bilan­ciata da con­su­mare in luo­ghi tran­quilli e con­for­te­voli, come mense e risto­ranti; dall’altro le carat­te­ri­sti­che culi­na­rie tipi­che dei Paesi coin­volti sono apparse pre­po­tenti.

Gli spa­gnoli hanno dichia­rato fedeltà e amore quasi totale al loro “hamon ser­rano” (molto simile al tra­di­zio­nale pro­sciutto crudo); gli sve­desi e i cechi alle loro tipi­che zuppe, men­tre i fran­cesi, indo­vi­nate un po’, ai loro rino­ma­tis­simi for­maggi! Beh, inu­tile dire che per gli ita­liani la regina culi­na­ria si è rive­lata ancora la pasta.

E per dis­se­tarsi invece? Pare che l’acqua non abbia rivali…

A tavola siamo dav­vero sem­pre più attenti. Non c’è che dire.

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Con chi trascorri la tua pausa pranzo? Posted by Manuela Crovato on 15 luglio 2010 ·

Four Buil­ders On A Bench da Watt Dabney

Con chi tra­scorri abi­tual­mente la pausa pranzo?”. Dal momento che, per ragioni logi­sti­che e di tempo, non ci è stato pos­si­bile rea­liz­zare un vero e pro­prio son­dag­gio, abbiamo pro­vato a ipo­tiz­zare le pos­si­bili opzioni.

La rispo­sta più ovvia sem­bra essere i col­leghi, e forse lo è. La mag­gior parte dei lavo­ra­tori, infatti, si trova costretta (per ragioni di tempo e orga­niz­za­tive) a pran­zare con i pro­pri com­pa­gni di lavoro: la sorte a que­sto punto gioca un ruolo fon­da­men­tale, nell’averti “con­cesso” per­sone sim­pa­ti­che, pia­ce­voli e diver­tenti, o, al con­tra­rio, musone, serie e alquanto noiose.

Tut­ta­via c’è anche chi, potendo uscire dal pro­prio sta­bile pre­fe­ri­sce pasteg­giare in com­pa­gnia dei fami­liari, ovvero: geni­tori, coniugi, figli, cugini, zii, nonni

Amici, fidan­zati o amanti potreb­bero essere ulte­riori e valide alter­na­tive. Se pre­fe­ri­bili, lo lasciamo giu­di­care a voi.

Sep­pur in rari casi ci potreb­bero essere indi­vi­dui “soli­tari”, amanti dell’isolamento e della quiete asso­luta (ammesso che quest’ultima sia real­mente pos­si­bile). Il pro­ba­bile rischio? Pas­sare per aso­ciali e ini­mi­carsi la soli­da­rietà dei col­le­ghi, oltre a fomen­tare inter­mi­na­bili chiac­chiere sul pro­prio conto.

Comun­que sia…buon appetito.

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Curare un orto al lavoro: i “Corporate Gardens” Posted by Manuela Crovato on 8 luglio 2010 ·

vege­ta­ble gar­den, detail

È tutta sta­tu­ni­tense la nuova ten­denza dei “Cor­po­rate Gar­dens”, o in ita­liano, gli “Orti della pausa pranzo”: appez­za­menti di ter­reno col­ti­va­bile messi a dispo­si­zione dalle grandi aziende per i pro­pri dipen­denti. Goo­gle e Yahoo sono state le prime ad attuare tale ini­zia­tiva (e già da qual­che anno), ma ora il feno­meno si è dav­vero esteso, coin­vol­gendo cen­ti­naia di cor­po­ra­tions, tra cui PepsiCo e Toyota.

Galeotta” sem­bra essere stata la crisi: al posto dell’irrealizzabile aumento di sti­pen­dio, l’azienda ha pen­sato di offrire ai dipen­denti la pos­si­bi­lità di col­ti­vare ortaggi fre­schi e con­su­marli, anche a casa propria.

I van­taggi? Oltre a quello stret­ta­mente eco­no­mico, sono da ricor­dare la pos­si­bi­lità di pas­sare la pausa pranzo all’aria aperta e di con­su­mare cibi sani

Mana­ger ed esperti di risorse umane, inol­tre, hanno rav­vi­sato in tale pra­tica un valido stru­mento per “avvi­ci­nare” i dipen­denti tra di loro; il lavoro nei campi, infatti, appia­ne­rebbe i con­sueti livelli gerar­chici e cree­rebbe con­di­zioni di con­vi­venza più armo­nica e gradevole.

L’iniziativa pare stia riscuo­tendo molto suc­cesso, anche se alcuni lavo­ra­tori hanno mostrato un calo di moti­va­zione e inte­resse per la nuova attività.

Un incon­ve­niente tra tutti? Spor­chi e mal vestiti si ren­dono neces­sari lavag­gio rapido e com­pleto, con cam­bio d’abito incluso…

Fonte: http://www.nytimes.com/2010/05/12/dining/12gardens.html

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Sì ma, cosa devo mangiare? Posted by Manuela Crovato on 1 luglio 2010 ·

Fruit&VegetableBox da Karimian

Man­giare in pausa pranzo…sì, ma che cosa?! Tutto ciò che è leg­gero e natu­rale va benis­simo: via libera a ver­dura e carni magre affet­tate. anche la pasta al pomo­doro o un secondo piatto di pesce.

I panini sono con­cessi, pur­ché non si tratti di focacce, pia­dine o panini con salse e far­ci­ture varie. Asso­lu­ta­mente bene il pane comune o inte­grale con ver­dure gri­gliate, tac­chino, bre­saola, pro­sciutto cotto o crudo.

Udite udite: il tran­cio di pizza è ammesso…in fondo fa da piatto unico (UNICO, capito?).

Al bando primi piatti ela­bo­rati e secondi piatti fritti…

Giu­sto per la cro­naca: le pata­tine, è vero, fanno parte della cate­go­ria “ver­dura”, ma oltre a con­te­nere amido in grandi quan­tità sono fritte, per­ciò grasse.

Le cosid­dette “insa­la­tone” vanno benone, ovvia­mente se non arric­chite da una quan­tità imba­raz­zante di moz­za­rella, uova, olive, pro­sciutto e, per­ché no?, maionese.

Della frutta che dire? Non deve man­care per l’apporto gior­na­liero indi­spen­sa­bile di vita­mine. Asso­lu­ta­mente da pre­fe­rire al dolce. E ti pareva.

Fonti: http://www.dieta.clicklick.it/Cosa-mangiare-in-pausa-pranzo.html; http://blog.giallozafferano.it/index.php/pausa-pranzo/; http://www.humanitasalute.it/index.php/component/content/article/258-stili-di-vita/5216-linsalata-della-pausa-pranzo

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