Come gestire un conflitto? Posted by Manuela Crovato on 25 May 2010

Sha­king Hands da Aidan Jones

Gestire un con­flitto non è affatto sem­plice, anche e soprat­tutto in ambito lavorativo.

Ogni scon­tro, se ci pen­siamo, è cau­sato da un pro­blema e dal disa­gio ad esso legato.

Che fare dun­que? Gli esperti con­si­gliano di ammi­ni­strarli entrambi, uno alla volta.

Innan­zi­tutto: rico­no­scete e accet­tate il disa­gio.

Inter­ro­ga­tevi sulle vostre emo­zioni (cosa sento?) e i pen­sieri ad esse asso­ciati; cer­cate di scin­dere la per­sona dal com­por­ta­mento che vi ha tur­bato, per­ché è solo in que­sto modo che riu­sci­rete a ridi­men­sio­nare l’astio e tran­quil­liz­zarvi un poco.

In seguito rivol­ge­tevi al pro­blema e chie­de­tevi cosa non accet­tate dell’atteggiamento del vostro “rivale”. Fatelo con dovi­zia di par­ti­co­lari, smi­nuz­zando ben bene fastidi, dif­fi­coltà, danni pos­si­bili, ecc.

Una volta por­tata a ter­mine anche que­sta ope­ra­zione sarete pronti per comu­ni­care con l’altra persona…già, per­ché dovrete fare i conti con un altro indi­vi­duo, non sem­pre pro­penso alla riso­lu­zione del conflitto!

Affin­ché i toni delle osti­lità si atte­nuino è neces­sa­rio che aiu­tiate l’altro a gestire il suo disa­gio (voi, in fondo, non ci siete già riu­sciti?), ascol­tan­dolo e mostran­dovi aperti nei suoi confronti.

La vostra buona dispo­si­zione dovrebbe atte­nuare il ner­vo­si­smo ed inne­scare una spi­rale del tutto positiva…

Come asse­ri­sce l’antro­po­loga Maria­nella Sclavi , potre­ste con­si­de­rare i con­flitti come danze tra “micro­mondi” social­mente, psi­co­lo­gi­ca­mente e cul­tu­ral­mente dif­fe­renti, oppor­tu­nità per ride­fi­nire le rela­zioni e arric­chire voi stessi.

Noi, da oggi, vogliamo crederci.

  • http://www.projectgroup.it Giò

    Ragio­na­mento inte­res­sante, molto inte­res­sante, soprat­tutto se alla ana­lisi del pro­blema asso­ciamo l’analisi delle “neces­sità pro­tette”, vale a dire per­chè ci osti­niamo a pen­sare che il nostro com­por­ta­mento, alla base del con­flitto, sia l’unico soste­ni­bile e che il com­por­ta­mento dell’altro invece ci metta in peri­colo.
    (Theory of Con­straint — E. Goldratt).

  • Pro­ject

    Esat­ta­mente. Ciò che si sug­ge­ri­sce è l’analisi pro­fonda della que­stione e del nostro rap­porto con essa; ci chiede di fer­marci prima di agire e di porci in una posi­zione “neu­trale” e più aperta all’altro; ci chiede di guar­dare in più dire­zioni e non nell’unica verso cui istin­ti­va­mente ci volgiamo.

  • Cri­stina

    riu­scire a met­tersi dav­vero “nei panni” dell’altro ci con­sente in effetti di capire l’altro, rela­ti­viz­zare il nostro punto di vista e aprirci a una “terza via”! (vedi eva­po­ra­zione della nuvola del con­flitto secondo la TOC) gra­zie giò per aver­melo ricordato!

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: The Psychology Of Color [Infographic] - http://t.co/ULjfdZie via @bitrebels”

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