Arrivederci psycojob Posted by Project on May 31, 2010 ·

dreaming hands da TheAlieness GiselaGiardino

Il tempo passa decisamente troppo in fretta, non trovate? E’ pas­sato un altro mese e già dobbiamo salutare la campagna rivolta alle emozioni sul lavoro…

Amicizie, amori e conflitti con i colleghi sono stati i protagonisti delle nostre rifles­sioni, e ci hanno fatto scoprire un sacco di dati e informazioni utili e interessanti!

Abbiamo appreso, ad esempio, che i rapporti amicali sono considerati dai più un aspetto positivo, di supporto e svago (seppur con le dovute riserve), mentre un discorso a parte spetta ai rapporti sentimentali, la maggior parte delle volte considerati motivo di imbarazzo e disagio per i colleghi, e di tensione e sofferenza per i diretti interes­sati nell’eventualità di una rottura.

Ma non solo. Abbiamo scoperto che con un buon esercizio e molta volontà i conflitti pos­sono essere gestiti e le emozioni controllate!

Che dire tuttavia del fatto che nel nostro Paese una buona fetta di lavoratori (una recente ricerca Ispesl ci parla di un buon 43%!) non sta affatto bene sul luogo di lavoro? Le aziende, a questo proposito,  hanno dovuto e voluto potenziare la pre­senza dello psicologo al loro interno: un segnale assolutamente positivo, che dimostra la sempre maggiore sensibilità e attenzione nei confronti delle risorse umane, anche se continuiamo ad esprimere delle riserve riguardo la trafila burocratica utile a ricevere questo tipo di sostegno e le condizioni per ottenerlo.

Se il supporto psicologico non vi è concesso o non fa per voi non disperate! Abbiamo scoperto con piacevole stupore l’esistenza della Comic Action: un corso promosso dall’Accademia del Comico di Torino, che attraverso particolari metodologie didattiche, insegna ad applicare la comicità alle esigenze della vita aziendale, al fine di affrontare le problematiche lavorative in modo più distaccato e lieve.

A questo punto sarete curiosi di conoscere il tema della pros­sima campagna… Se vi chiedes­simo quale è il momento che più apprezzate della vostra giornata lavorativa, cosa rispondereste?

Pausa pranzo, esatto!

Avanti, dunque, con la nuova campagna, sperando di fornirvi sempre più interes­santi spunti di rifles­sione, anche culinari…

Come gestire un conflitto? Posted by Project on May 25, 2010 ·

Shaking Hands da Aidan Jones

Gestire un conflitto non è affatto semplice, anche e soprattutto in ambito lavorativo.

Ogni scontro, se ci pensiamo, è causato da un problema e dal disagio ad esso legato.

Che fare dunque? Gli esperti consigliano di amministrarli entrambi, uno alla volta.

Innanzitutto: riconoscete e accettate il disagio.

Interrogatevi sulle vostre emozioni (cosa sento?) e i pensieri ad esse associati; cercate di scindere la persona dal comportamento che vi ha turbato, perché è solo in questo modo che riuscirete a ridimensionare l’astio e tranquillizzarvi un poco.

In seguito rivolgetevi al problema e chiedetevi cosa non accettate dell’atteggiamento del vostro “rivale”. Fatelo con dovizia di particolari, sminuzzando ben bene fastidi, difficoltà, danni pos­sibili, ecc.

Una volta portata a termine anche questa operazione sarete pronti per comunicare con l’altra persona…già, perché dovrete fare i conti con un altro individuo, non sempre propenso alla risoluzione del conflitto!

Affinché i toni delle ostilità si attenuino è neces­sario che aiutiate l’altro a gestire il suo disagio (voi, in fondo, non ci siete già riusciti?), ascoltandolo e mostrandovi aperti nei suoi confronti.

La vostra buona disposizione dovrebbe attenuare il nervosismo ed innescare una spirale del tutto positiva…

Come asserisce l’antropologa Marianella Sclavi , potreste considerare i conflitti come danze tra “micromondi” socialmente, psicologicamente e culturalmente differenti, opportunità per ridefinire le relazioni e arricchire voi stessi.

Noi, da oggi, vogliamo crederci.

Che fastidio il mio collega! Posted by Project on May 21, 2010 ·

Piano Strategico settembre 2007 da lenore

La convivenza, si sa, non è affatto semplice…se poi si tratta di lavoro, forse, lo è ancora meno!

A chi di voi non è mai capitato di trovare insopportabile un collega, o meglio, quella sua tremenda abitudine di strillare al telefono, di masticare a bocca aperta lo snack di mezza mattina, o di parlarvi tanto vicino al viso da soffocarvi?

Di situazioni “snervanti” ne potremmo elencare un milione e qualcuno, a dire la verità, ci ha già provato…

Monster, un sito di recruiting online, ha lanciato, nel Gennaio di quest’anno, un sondaggio sulle maggiori frustrazioni vis­sute dai lavoratori in ufficio e ciò che sembra dare più fastidio in assoluto è l’invasione del proprio spazio da parte dei colleghi: una “occupazione” fatta sia di carte, di documenti e di oggetti più disparati, che di chiacchere e opinioni non richieste!

Tutto qui? Ovviamente no! Sul blog “Career Tips” hanno stilato un elenco delle maggiori fastidiose abitudini dei colleghi. Eccone alcune.

Oltre alla già citata cattiva consuetudine di mangiare in continuazione, producendo i rumori più disparati, si accenna a coloro i quali, molto affascinati dal vostro look e modo di lavorare, vi copiano in tutto, salvo poi negarlo in maniera spudorata.

Per non parlare di quelli che, affetti da “dipendenza da contatto”, non perdono occasione per darvi un piccolo sberleffo sul braccio, mettervi la mano sulla spalla, parlarvi a due cm dall’orecchio…

E che dire di coloro che, mettendosi a mò di avvoltoio in piedi alle vostre spalle, fis­sano lo schermo del vostro pc? State lavorando intensamente, ma la loro pre­senza inquietante non fa altro che distrarvi, non riuscendo a portare a termine ciò che vi eravate prefissati.

Ovviamente non pos­sono mancare i veri appas­sionati di musica, che, oltre ad ascoltarla, la cantano in mille modi, tranne che in quelli più ortodossi (un minimo di intonazione e il rispetto del tempo sarebbero già un buon inizio, non trovate?).

Pensate siano situazioni esagerate? I vostri colleghi rientrano in questo campione?

E voi?! Urge esamino di coscienza…

Controllare le emozioni sul lavoro Posted by Project on May 17, 2010 ·

eye emotions da Lin Pernille

Il luogo di lavoro, come tutti gli ambienti di vita, è pieno di emozioni.

A chi di voi non è mai capitato di provare rabbia, gioia, paura o tristezza mentre sedeva al tavolo del proprio ufficio?

Al di là della ragione scatenante, lavorativa o privata che sia, gli esperti ci dicono che è indispensabile imparare a gestirle e controllarle.

Il primo vero passo consiste nel saperle riconoscere e accettare: è fortemente sconsigliato negarle o, peggio, sopprimerle; si potrebbe, infatti, “sbottare” in un momento succes­sivo o, peggio, somatizzare.

Una volta identificate dovrete esprimerle, ma badate bene, nel modo e nel contesto più appropriati! Il che significa, ad esempio, che, rimproverati dal vostro capo ufficio, non dovrete piangere davanti ai suoi occhi, ma ben chiusi dentro il bagno, fino a che il vostro turbamento non si sia attenuato…Dopodichè, dovreste essere nelle condizioni di poter discutere.

Se ancora non avete letto il libro “Gestire l’emotività sul lavoro. Come comunicare e controllare le emozioni” di Francesca Romana Suggelli, forse non sapete che esistono quattro modi per controllare l’emotività: si può amplificare le emozioni, attenuarle, non mostrarle per nulla o dis­simularle, ovvero dimostrarne di diverse rispetto a quelle provate.

Ok per l’attenuazione, la neutralizzazione e la dis­simulazione, ma…l’amplificazione non sarà un po’ rischiosa?!

Lo psicologo in ufficio Posted by Project on May 11, 2010 ·

psychologist da chadswanson

Lo psicologo piace, anche in azienda.

Recentis­simi sono i risultati della ricerca condotta dall’Ispesl (Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro), che ci parla di un 43% di lavoratori italiani che non stanno bene sul luogo di lavoro perché affetti da disturbi fisici e psichici correlati ad esso.

Il males­sere, che diventa ben pre­sto malattia (disturbi gastrointestinali, depres­sione, insonnia, attacchi di panico, ansia e fobie), è dovuto principalmente a carico di lavoro ecces­sivo, pre­potenza e discriminazione dei colleghi.

A tutti questi fattori si aggiunga la cosiddetta sindrome del lavoro pre­cario, ovvero il males­sere derivante dall’incertezza e dalla paura di rimanere senza impiego.

Ecco allora l’iniziativa dell’Assessorato alla Salute di Milano, in linea con il Decreto sulla Salute e Sicurezza sul lavoro, di potenziare la pre­senza dello psicologo nei luoghi di lavoro, ancora troppo carente.

Un segnale assolutamente positivo per tutti i lavoratori, soprattutto per coloro che versano in uno stato economico negativo e che per questo non pos­sono permettersi cure psicologiche di lungo periodo.

Tuttavia ci sorgono spontanee una serie di domande: quale sarà la trafila burocratica per ottenere un sostegno di questo tipo? Quali le condizioni per ottenerlo? Sarà così semplice restare nell’assoluto anonimato? Perché, ahimé si sa, andare dallo psicologo è ancora un diffusis­simo tabù

E amore fu…in ufficio! Posted by Project on May 6, 2010 ·

Office Love da Amarand Agasi

Argomento alquanto spinoso quello dell’amore in ufficio. Studiosi, psicologi e ricercatori si dedicano da anni a tale tematica, focalizzando di volta in volta la loro attenzione su aspetti diversi del fenomeno.

Sì, perché l’amore sul luogo di lavoro coinvolge non solo i due diretti interes­sati, ma anche tutti i colleghi e l’impiego stesso.

Se è vero che innamorati si rende di più e meglio, è altrettanto realistico considerare che la relazione in tali condizioni implichi una serie rischi da non sottovalutare, tra cui: pettegolezzi, voci di corridoio e perdita di credibilità profes­sionale.

Per tutte queste ragioni ci sentiamo di affermare che, come per l’amicizia (e, se pos­sibile, in misura raddoppiata), sia utile muoversi con molta cautela e buon senso, sia per sé stessi e la propria storia, sia per i colleghi.

E’ proprio sulle opinioni di questi ultimi che si concentra l’attenzione della ricerca condotta da Raphael Hurvy della Grande Ecole Audencia di Nantes e Christoph Grunauer dell’Università di Innsbruk, in collaborazione con Grant Michelson, capo del dipatimento della Ricerca della Business school francese.

I lavoratori intervistati sono risultati tutti concordi sulla neces­sità che i colleghi vivano tali storie con assoluta discrezione e ben il 70% si è dichiarato ostile nei confronti di questo tipo di  relazioni.

Che dire? Non si può certo impedire e impedirsi di amare, ma attenzione! La storia potrebbe finire e allora sì, sarebbe davvero dura…

L’amicizia in ufficio Posted by Project on May 4, 2010 ·

friendship da Wrote

L’amicizia sul luogo di lavoro porta con sé più benefici che rischi? Stando al sondaggio della Randstad America pare proprio di sì…

Il 67% degli intervistati, infatti, ha affermato che avere amici sul lavoro rende quest’ultimo più divertente, e il 55% più lodevole e soddisfacente.

Le numerose ore trascorse insieme, la condivisione di pre­occupazioni, obiettivi e progetti comuni rappresentano terreno fertile per la nascita di questo tipo di legami ed è indubbio che gli amici/colleghi rappresentino una spalla, un supporto e un aiuto su cui contare, oltre che facilitare atteggiamenti cooperativi, meno sospettosi e competitivi.

Tuttavia tali rapporti implicano anche una serie di rischi da non sottovalutare.

Voi e il vostro amico/a potreste isolarvi e/o suscitare invidie negli altri colleghi; potreste sentirvi dire che siete dei ruffiani nel momento in cui vi “legate” al capo, o, se siete un boss che si avvicina a un subalterno, che fate favoritismi. Intenzioni e decisioni personali fatte in tutta confidenza potrebbero essere diffuse a vostra insaputa, o un litigio fuori dall’ufficio potrebbe ripercuotersi negativamente anche sul lavoro e il clima generale…

Dunque che fare? Se è vero che i benefici primeggiano sui rischi, perchè non assecondare nuove pos­sibili amicizie? Ovviamente maneggiando con cautela…

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