Free break Posted by Manuela Crovato on 12 March 2010

Goo­gle Lounge and Brain­storm Room

Come imma­gi­nare una realtà lavo­ra­tiva regnata dalla totale anar­chia, con pause asso­lu­ta­mente libere e non gestite? Che potrebbe accadere?

Molto pro­ba­bil­mente un caos totale, con con­se­guenze nefa­ste per l’azienda e magari.… per l’incolumità dei dipendenti.

Si tro­ve­reb­bero lavo­ra­tori nelle aree ristoro, nei cor­ri­doi, negli uffici, sui tavoli e nei cor­tili, ad ogni minuto del giorno; chi per bere, chi per man­giare, chi per fumare o dormire…Si orga­niz­ze­reb­bero tor­nei di bri­scola e poker per la gioia dei gio­ca­tori d’azzardo e, per­ché no? sfide di bocce. Video­gio­chi di nuova gene­ra­zione sareb­bero “di serie” in ogni angolo dello sta­bile, come mega schermi per la visione di film vec­chi e nuovi.

Sarebbe una pausa infi­nita, inter­rotta da qual­che spo­ra­dico momento d’impiego. I dipen­denti, è vero, avreb­bero più tempo per par­lare e per rela­zio­nare, ma anche per liti­gare e menar­sela di santa ragione. Ci sareb­bero un vociare con­ti­nuo e una gene­rale distrazione.

Poniamo che anche i “capi” si lascino  sedurre dal deli­rio collettivo…i clienti cosa direbbero?

Chi li ascol­te­rebbe più? Chi dedi­che­rebbe loro tempo?

Fatto ancor più grave: se il cliente alla fine non ci fosse più, esa­spe­rato dalla totale indif­fe­renza…chi paghe­rebbe le pause caffè?!

  • Lorenzo

    Credo che con­fon­dere la man­canza di un con­trollo diretto sui lavo­ra­tori venga inse­rito nella cate­go­ria caos e deli­rio un po’ facil­mente :)

    Dare la “pausa infi­nita” ai dipen­denti vuol dire met­terli in con­di­zione di assu­mersi le pro­prie respon­sa­bi­lità rispetto al lavoro, la sua gestione e i suoi tempi. Ovvia­mente non vuol dire che ogni dipen­dente messo in que­sta situa­zione rac­co­glie­rebbe que­sta pos­si­bi­lità — sopra­tutto nella nostra peni­sola dove lo schi­vare il lavoro è quasi una forma d’arte.

    Una stra­te­gia orga­niz­za­tiva del genere richiede una forte cul­tura del lavoro con­di­visa, di per­sone che apprez­zano la pos­si­bi­lità di gestire il pro­prio lavoro e la tra­sfor­mano in valore aggiunto (in que­sto caso la foto degli uffici Goo­gle calza a pen­nello).
    Nei set­tori che lavo­rano sulla cono­scenza e l’informazione non la esclu­de­rei come pos­si­bile via d’innovazione :)

  • ombretta

    Sono asso­lu­ta­mente d’accordo con Lorenzo.… lavo­rare per obiet­tivi e respon­sa­bi­liz­zare le per­sone sono prin­cipi nei quali credo molto!!!

  • Pro­ject

    Gra­zie Lorenzo per il tuo inter­vento! Siamo per­fet­ta­mente d’accordo con te. In que­sto post abbiamo pro­vato a imma­gi­nare e descri­vere una con­di­zione estrema, por­tata all’eccesso.
    Nel con­creto, cre­diamo sia asso­lu­ta­mente una que­stione di cul­tura orga­niz­za­tiva e di atteg­gia­mento verso la pro­pria pro­fes­sione. La situa­zione descritta sopra potrebbe avve­rarsi nelle situa­zioni in cui i lavo­ra­tori non rie­scono a con­di­vi­dere e agire secondo gli obiet­tivi orga­niz­za­tivi comuni, e non si dimo­strano appas­sio­nati al pro­prio lavoro. In caso con­tra­rio, come tu stesso scrivi, la pausa libera e fles­si­bile potrebbe essere una pos­si­bi­lità (a tale pro­pro­sito ti con­si­gliamo di leg­gere il post che verrà pub­bli­cato domani).

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