Il break ha i minuti contati Posted by Manuela Crovato on 9 March 2010

Clock Top da laffy4k

A seconda del tipo di man­sione che si svolge, dell’azienda e della realtà presso cui si lavora (pub­blica o pri­vata) variano anche le norme di rego­la­men­ta­zione della cosid­detta pausa caffè. Vi sono ditte o aziende in cui la gestione del break non è pre­de­ter­mi­nata, risul­tando piut­to­sto fles­si­bile, sia nella sua col­lo­ca­zione gior­na­liera, che nella durata e moda­lità. Tut­ta­via, il più delle volte, tempo d’esecuzione e numero dei lavo­ra­tori per break è sta­bi­lito a priori dai diri­genti dell’azienda. Il motivo fon­da­men­tale di tali restri­zioni risiede nella con­vin­zione dei “superiori”che la pausa caffè sia una per­dita di denaro per il pro­prio busi­ness e/o una per­dita di tempo per l’efficienza del ser­vi­zio erogato.

Un caso piut­to­sto recente, ci informa, addi­rit­tura, della sop­pres­sione totale della mede­sima. È il caso della Ducati ener­gia di Bolo­gna che, dopo aver pre­di­spo­sto un timer nelle mac­chi­nette dell’azienda, ha optato, nella per­sona del patron dell’azienda Guidi, per una misura più dra­stica: niente pausa caffè, è già pre­vi­sta la pausa pranzo! (beh, non fa una piega). L’arrestarsi dei dipen­denti e il loro dimo­rare di fronte alle mac­chi­nette sarebbe oltre­tutto uno “spet­ta­colo depri­mente”, sotto gli occhi dei clienti pro­ve­nienti da tutto il mondo! Come dire: meglio pre­ser­vare l’immagine aziendale, che il benes­sere psi­co­fi­sico dei lavoratori…

Una solu­zione meno dra­stica, ma comun­que molto rigida è stata presa anche dal sin­daco di Offida (AP) , Vale­rio Luc­cia­rini, che ha dispo­sto una cir­co­lare per disci­pli­nare la pausa caffè: è pos­si­bile inter­rom­pere il pro­prio lavoro a con­di­zione che vi sia una regi­stra­zione della tem­po­ra­nea assenza (segnata dai rile­va­tori auto­ma­tici appo­siti) e un pun­tuale recu­pero dei minuti di lavoro persi. Egli stesso afferma: “Non capi­sco tutto que­sto cla­more, è sem­pli­ce­mente una moda­lità det­tata dal buon senso (!). A volte c’è quella brutta abi­tu­dine a non stare tanto attenti ai minuti che si uti­liz­zano per la pausa, a dif­fe­renza, invece, di come si sia vigili all’orario d’uscita, quest’ultimo rispet­tato con pre­ci­sione svizzera”. Ammettendo anche la veri­di­cità di quest’ultima affer­ma­zione (dove­vano essere pro­prio indi­sci­pli­nati que­sti dipen­denti comu­nali mar­chi­giani!), non esi­sterà dav­vero una via di mezzo tra una pausa tran­quilla e una, svolta sotto torchio? Ma non fini­sce qui: coloro che ven­gono sor­presi in assenze non giu­sti­fi­cate subi­ranno una ridu­zione della pro­pria retri­bu­zione mensile..

Il Comune di Anghiari (Arezzo) , nella per­sona del respon­sa­bile del per­so­nale Erne­sto Capruzzi (e con il calo­roso con­senso del sin­daco) ha dispo­sto per i suoi dipen­denti una rego­la­men­ta­zione molto det­ta­gliata della pausa lavoro. Que­sta pre­vede un solo break gior­na­liero. Per coloro che lo effet­tuano fuori dai locali di lavoro non deve supe­rare i 15 minuti e deve essere recu­pe­rato nella stessa gior­nata o, al più, nello stesso mese. L’impiegato è obbli­gato ad auto­giu­sti­fi­carsi e anno­tare il per­messo sul car­tel­lino. Per quelli invece, che la effet­tuano all’interno del comune, non deve essere supe­riore ai 10 minuti. Per il per­so­nale esterno, infine, la cir­co­lare obbliga lo svol­gi­mento della pausa nello stesso luogo di lavoro. Il sin­daco tiene a pre­ci­sare che tali dispo­si­zioni inten­dono assi­cu­rare un ser­vi­zio più che effi­ciente, nel totale inte­resse dei cit­ta­dini e che i dipen­denti del Comune sono molto seri e pro­fes­sio­nali, il tutto per scac­ciare qual­siasi tipo di insi­nua­zione sulla pre­sunta volontà di punire o col­pe­vo­liz­zare gli impie­gati comu­nali di Anghiari.

Inu­tile dire che tutte que­ste azioni, piut­to­sto dra­sti­che e restrit­tive, hanno sol­le­vato pole­mi­che di lavo­ra­tori e sindacati.

La domanda sorge spon­ta­nea: rego­la­men­tare o vietare?

Gli esempi citati non rap­pre­sen­tano forse una pro­get­ta­zione asso­lu­ta­mente dispo­tica del diritto di pausa dei lavo­ra­tori, avvi­ci­nan­dosi più al senso del divieto, che alla rispo­sta ad un bisogno?

  • ales­sia

    mi pia­ce­rebbe sapere se que­ste rego­la­men­ta­zioni delle pause caaffè hanno con­tri­buito ad aumen­tare l’efficienza azien­dale.. io non credo!

  • Pro­ject

    Sarebbe dav­vero inte­res­sante saperlo,ma,come dici tu,non deve essere stata una solu­zione par­ti­co­lar­mente felice, nè per i dipen­denti, nè per l’efficienza dell’azienda. Una rego­la­men­ta­zione è sicu­ra­mente neces­sa­ria, ma è impor­tante che non si con­fi­guri come una gen­tile con­ces­sione o un divieto nel permesso.

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