Giovani Analisti Posted by Manuela Crovato on 23 September 2009

Superbokehtheorie

Super­bo­ke­h­theo­rie di eriwst

Un 15 enne lascia a bocca aperta ana­li­sti finan­ziari, mana­ger ed esperti di web mar­ke­ting, con alcune osser­va­zioni sull’utilizzo che i gio­vani fanno delle tec­no­lo­gie e di Inter­net. Sui blog parte la discus­sione: bana­lità o ori­gi­na­lità? La sto­ria di ini­zio estate (ripresa da Il Sole 24 Ore con una intera pagina) ha diviso le opinioni.

Lo stu­dente liceale Mat­tew Rob­son durante lo stage estivo negli uffici degli ana­li­sti della Mor­gan Stan­ley a Lon­dra, ha descritto in uno stu­dio dal titolo «How tee­nage con­sume media» come lui e i suoi amici. Leg­gendo il rap­porto del gio­vane sta­gi­sta, inve­sti­tori, ana­li­sti ed esperti del web sono rima­sti stu­piti. Il capo della ricerca sui media della banca d’affari lon­di­nese, Edward Hill-Wood ha defi­nito le osser­va­zioni di Rob­son «tra le più chiare, appro­fon­dite ed inte­res­santi» che aves­sero mai visto, al punto di pub­bli­carlo e diffonderlo.

La rela­zione pro­muove Face­book a pieni voti per­chè «per­mette di inte­ra­gire con gli amici su larga scala», men­tre boc­cia Twit­ter che «ha molti iscritti ma non è uti­liz­zato per­ché i pro­fili non li vede nes­suno e man­dare mes­saggi con­suma cre­dito». Per il gio­vane sta­gi­sta gli ado­le­scenti non leg­gono i gior­nali per­chè non inte­res­sati a lun­ghe pagine di testo. Pre­fe­ri­scono invece i titoli o le sin­tesi che si tro­vano sul web. Per quanto

riguarda i cel­lu­lari invece a farla da padrone è il Blue­tooth, che è gra­tuito, men­tre i ser­vizi che ven­dono suo­ne­rie, sfondi e appli­ca­zioni sono snobbati.

Le verità dello sta­gi­sta quin­di­cenne non hanno aggiunto nulla di par­ti­co­lar­mente inte­res­sante per chi mastica la mate­ria. Cosa c’è di nuovo nel fatto che con un 15enne ed un 30enne il mar­ke­ting debba comu­ni­care in modo diverso?

La rifles­sione è un’altra. Se un quin­di­cenne è in grado di ana­liz­zare con tale luci­dità il mondo media­tico che lo cir­conda (non con rifles­sioni geniali, ma con nor­mali dedu­zioni alla por­tata di molti), il sistema si deve inter­ro­gare: si è com­piuto un pas­sag­gio gene­ra­zio­nale irre­ver­si­bile. Oggi sin dall’adolescenza sono dif­fusi stru­menti di valu­ta­zione qua­li­ta­tiva e di sele­zione dei mes­saggi. È una rivo­lu­zione vera e pro­pria che non può essere igno­rata dagli stra­te­ghi del mondo dei media e che soprat­tutto spinge in una dire­zione uni­voca. Qua­lità, verità, capa­cità di ana­lisi, alta sele­zione. Sin dalla tenera età.

La sto­ria si inse­ri­sce nelle rifles­sioni dei due post pre­ce­denti: il futuro dei media non può pre­scin­dere dalla qua­lità, il posi­zio­na­mento pub­bli­ci­ta­rio dei mar­chi (anche quelli delle pic­cole aziende), non potrà asso­lu­ta­mente tra­scu­rare l’abbinamento quasi auto­ma­tico fra il mes­sag­gio pub­bli­ci­ta­rio ed il mes­sag­gio gior­na­li­stico, ormai com­ple­men­tari. Una inte­res­sante rifles­sione che peral­tro ho ritro­vato in que­sto arti­colo di Comu­ni­tà­zione, che fa rife­ri­mento anche alla pel­li­cola Video­cracy, attual­mente nelle sale.

news1di Gio­vanni Armanini

  • Cri­stina

    caro gio­vanni nei tuoi post fai spesso uso del ter­mine qua­lità..
    ma cosa signi­fica oggi qua­lità?!
    io che come alcuni col­le­ghi sono cre­sciuta con le teo­rie del total qua­lity mana­ge­ment e dell’ISO 9000 (qua­lità dap­prima come rispetto di spe­ci­fi­che e poi come sod­di­sfa­zione del cliente) raf­fi­nate poi con le rifles­sioni sulla teo­ria dei vin­coli col­le­gata a Deming (qua­lità come ridu­zione della varia­bi­lità), sono par­ti­co­lar­mente sen­si­bile al ter­mine ma al tempo stesso mi sento anche un po’ “antica”…
    mi pia­ce­rebbe riu­scire ad aggior­nare que­sto mio con­cetto di qua­lità in modo da abbrac­ciare ciò che dalle tue stesse parole per­ce­pi­sco come impli­cito ma al tempo stesso dif­fi­cile da espli­ci­tare: si tratta, mi pare di una qua­lità intrisa di etica, di bel­lezza, di crea­ti­vità, di innovazione.…una qua­lità dav­vero caleidoscopica!!!

  • http://none Gerardo D’Andrea

    Da “Lo zen e l’arte della manu­ten­zione della moto­ci­cletta”:
    Qual­siasi lavoro tu fac­cia, se tra­sformi in arte ciò che stai facendo, con ogni pro­ba­bi­lità sco­pri­rai di essere dive­nuto per gli altri una per­sona inte­res­sante e non un oggetto. Que­sto per­ché le tue deci­sioni, fatte tenendo conto della Qua­lità, cam­biano anche te. Meglio: non solo cam­biano anche te e il lavoro, ma cam­biano anche gli altri, per­ché la Qua­lità è come un’onda. Quel lavoro di Qua­lità che pen­savi nes­suno avrebbe notato viene notato eccome, e chi lo vede si sente un pochino meglio: pro­ba­bil­mente tra­sfe­rirà negli altri que­sta sua sen­sa­zione e in que­sto modo la Qua­lità con­ti­nuerà a dif­fon­dersi. (pag. 341)

  • Gio­vanni

    Con­di­vido ogni posi­zione espressa sulla qua­lità. La con­di­vido al punto tale da averne fatto una scelta di vita. La let­tura però mi ha sol­le­ci­tato una con­si­de­ra­zione diversa: il lin­guag­gio di cui par­liamo appar­tiene ai gio­vani, anzi ai gio­va­nis­simi, la qua­lità, que­sta qua­lità, nasce in mezzo a loro. Che ne sarà di coloro che non impa­re­ranno con suf­fi­ciente velo­cità que­sto lin­guag­gio? Il vec­chio sag­gio indiano che, accor­tosi di non essere più ade­guato, decide di riti­rarsi dalla vita del suo gruppo per lasciarsi morire diven­terà sem­pre più gio­vane? Quindi non ci rimane che … ringiovanire!

  • Gio­vanni

    Vi segnalo que­sta idea: la pro­po­sta tede­sca di un’addizionale da pagare per ogni com­pu­ter col­le­gato alla rete desti­nata a soste­nere il fat­tu­rato dell’editoria car­ta­cea di qua­lità.

    E’ stata ripresa da Luca De Biase (diret­tore di Nova, de Il Sole 24 Ore, per chi non lo cono­scesse) oggi sul suo blog. Lui sem­bra scet­tico. E pure io lo sono. In que­sto modo posso riba­dire che il futuro è solo in un rap­porto aperto e selet­tivo fra inser­zio­ni­sta e testata. I rischi (quelli di una stampa con­trol­lata e con­trol­la­bile dai player pub­bli­ci­tari) secondo me restano infe­riori alle opportunità.

  • http://www.projectgroup.it Giò

    Anche a me sem­bra una scioc­chezza. Acca­ni­mento terapeutico?

  • Gio­vanni Armanini

    Ci siamo molto vicini

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