La pubblicità, marchio di qualità Posted by Manuela Crovato on 21 September 2009

One of the few ads in Fayetteville

One of the few ads in Fayet­te­ville di yukatafish

Nel post pre­ce­dente ho sot­to­li­neato come il modello del paga­mento diretto delle news sia ormai supe­rato. Anche per chi (vedi la carta stam­pata con esclu­sione della free press) dai ricavi in edi­cola ancora trae una per­cen­tuale signi­fi­ca­tiva dei pro­pri ricavi.

Rimane il pro­blema del modello di busi­ness per il futuro, alla luce di una dif­fi­coltà evi­dente del mer­cato edi­to­riale che ha perso copie, tagliato reda­zioni e strut­ture, ridi­men­sio­nato i piani.

L’esempio viene da molti set­tori. Prendo uno spunto fra tanti pos­si­bili. Il mer­cato della cal­za­tura si sta ripo­si­zio­nando alzando i prezzi dei pro­dotti. I dati dell’associazione di cate­go­ria (Anci) par­lano di un incre­mento del prezzo medio di acqui­sto dell’1,7% anzi­ché un +5,5% per le scarpe in pelle da pas­seg­gio nel primo seme­stre del 2009.

Lo stesso dovrebbe fare il mondo dei media: sele­zio­nare gli inser­zio­ni­sti nel segno della qua­lità, in altre parole alzare le soglie d’accesso. Anni fa Linus su radio Dee­Jay lo disse chia­ra­mente: “non tutti pos­sono essere inser­zio­ni­sti della nostra emit­tente”. Ebbene, quella che sui media lea­der del mer­cato è una stra­te­gia con­so­li­data dovrebbe diven­tarlo pro­gres­si­va­mente anche per gli altri. Non si tratta di rinun­ciare a poten­ziali ricavi facendo un salto nel vuoto, ma di affer­mare un rap­porto biu­ni­voco di inte­ressi fra testate e inserzionisti.

Dif­fon­dere la logica del posi­zio­na­mento dei grandi inve­sti­tori alle pic­cole e medie imprese è una chiave di volta inte­res­sante. Poniamo l’esempio dei quo­ti­diani locali. Se la mia testata si distin­gue per qua­lità dell’informazione dalle altre pre­senti sul mer­cato lo deve fare anche sele­zio­nando chi ha le carat­te­ri­sti­che per esserne un auto­re­vole inser­zio­ni­sta. Pren­dete i free press: nella città di Bre­scia per esem­pio ne conto a memo­ria almeno 5, con un livello qua­li­ta­tivo dell’informazione cer­ta­mente infe­riore rispetto ai due quo­ti­diani prin­ci­pali, ma con la stessa iden­tica poli­tica publi­ci­ta­ria: se paghi sei in pagina, che tu sia una pri­ma­ria azienda o un plu­ri­pro­te­stato dalla dub­bia mora­lità non conta, a patto che paghi il dovuto.

Un brand impor­tante come Coca Cola non si posi­ziona ovun­que, sce­glie il meglio. Per­chè que­sta logica non deve fun­zio­nare anche in una Pmi legata al ter­ri­to­rio che tiene alla valo­riz­za­zione della sua imma­gine? Ed il ragio­na­mento può valere per i media tra­di­zio­nali come per l’online e per i blog. Qua­lità e auto­re­vo­lezza con­tano per chi scrive e per chi fa le inser­zioni finan­ziando indi­ret­ta­mente l’attività gior­na­li­stica – infor­ma­tiva — divulgativa.

Il pub­blico, al con­tra­rio di quello che si crede, rico­no­sce la qua­lità di una testata anche da que­sto. E clas­si­fica anche in base ai brand che vede nelle inser­zioni. Una realtà tal­mente vera (ma sot­to­va­lu­tata) que­sta, da aver recen­te­mente creato negli Usa un vero e pro­prio “caso” alla Mor­gan Stan­ley di cui par­le­remo nel pros­simo post. (2. continua).

news1di Gio­vanni Armanini

  • http://armagio.wordpress.com/2009/11/12/il-canto-del-cigno-2/ Il canto del cigno (2) « giornalismi

    […] Nelle scorse set­ti­mane avevo affron­tato il tema anche sul blog di Pro­ject group a pro­po­sito di prezzo delle noti­zie e rap­porti testata-inserzionisti […]

Su Twitter Seguici

: The Psychology Of Color [Infographic] - http://t.co/ULjfdZie via @bitrebels”

Newsletter

Inserisci qui il tuo indirizzo e-mail per ricevere le nostre newsletter

Newsletter

Diventa Social