Democrazia, partecipazione, rivoluzione, 2.0 Posted by giovanni on 24 June 2009

wargames

War­ga­mes — Gio­chi di guerra è un film del 1983 con Mat­thew Bro­de­rick, diretto da John Badham.Non dimen­ti­chia­moci mai che alla base del con­cetto par­te­ci­pa­tivo nelle aziende sta una coscienza demo­cra­tica. E che alla base della demo­cra­zia sta la coscienza civile. Que­sto non vuol essere un post poli­tico ma una testi­mo­nianza di come il web 2.0, quando sfrut­tato nelle sue forme, è un sup­porto sociale e civile di enorme por­tata, in grado di ino­cu­lare il virus della demo­cra­ti­cità in sistemi totalitari.

Sì, il para­gone azzar­dato è que­sto: l’azienda come lo stato. Con una sovra­nità, un ter­ri­to­rio, un popolo.

Il pro­blema poli­tico e di ordine pub­blico sorto in que­sti giorni a Tehe­ran ha spro­nato alcune delle aziende che ope­rano con i ser­vizi online a met­tere a punto nuovi ser­vizi.

Nel frat­tempo Wall Street Jour­nal ricorda che le tec­no­lo­gie di Deep pac­ket inspec­tion che il regime ira­niano uti­lizza per con­trol­lare la rete sono for­nite da una joint ven­ture fra Nokia e Sie­mens, la cosa ovvia­mente ha fatto il giro del mondo

news1di Gio­vanni Armanini

  • Carlo

    Il “virus” della demo­cra­ti­cità “la sco­perta dell’acqua calda” e l’enterprise 2.0
    Ho letto con pia­cere l’articolo di Arma­nini e non posso negare che l’accostamento stri­dente dei con­cetti di virus e demo­cra­zia mi abbia fatto sus­sul­tare, ma è evi­dente che per un regime tota­li­ta­rio la demo­cra­zia non possa essere con­si­de­rata altro che un virus da debel­lare.
    Molte aziende sono ancora con­ce­pite come un sistema in cui il “padrone” detta regole e leggi e i lavo­ra­tori sono con­si­de­rati come meri ese­cu­tori di un volere quasi divino da cui dipende la sus­si­stenza stessa dell’azienda. Il sem­plice uso della parola “col­la­bo­ra­tore” scom­pare da que­ste realtà, o fa capo­lino come eufe­mi­smo quando ci si deve rap­por­tare con clienti e for­ni­tori.
    La demo­cra­zia insita nel con­cetto di “enter­prise 2.0”, per cui la ric­chezza del sin­golo diventa patri­mo­nio dell’azienda quando viene con­di­visa e nego­ziata, è un valore che non trova posto in que­ste realtà, ma chi ne fa le spese, oltre natu­ral­mente al sin­golo par­te­ci­pante dell’organizzazione è, alla fine, l’organizzazione stessa, che stenta a cre­scere, ad evol­versi e non trova le risorse per affron­tare il cam­bia­mento con­ti­nuo impo­sto anche dalla fre­ne­tica realtà post­mo­derna in cui ope­riamo.
    Ana­liz­zando il con­cetto di enter­prise 2.0 mi sono spesso tro­vato a dover rispon­dere a una domanda: “stiamo par­lando della sco­perta dell’acqua calda, oppure c’è dav­vero qual­cosa di estre­ma­mente inno­va­tivo e tal­mente vero e impor­tante, che i miei occhi lo leg­gono come asso­lu­ta­mente “natu­rale”? Forse que­sto inter­ro­ga­tivo nasce dal fatto che nella mag­gior parte delle mie espe­rienze lavo­ra­tive, mi sono tro­vato ad ope­rare in sistemi abba­stanza demo­cra­tici o al mas­simo oli­gar­chici, ma la domanda torna spesso nella mia mente quando cerco di appro­fon­dire il metodo e il con­cetto stesso di enter­prise 2.0.
    Per ora la rispo­sta che sono riu­scito ad ela­bo­rare è que­sta:
    l’introduzione in un’organizzazione di un sistema demo­cra­tico di nego­zia­zione e con­di­vi­sione dei saperi porta ad una media­zione cul­tu­rale che con­sente la cre­scita degli indi­vi­dui che par­te­ci­pano a que­ste atti­vità. Il valore per l’azienda con­si­ste nella pos­si­bi­lità di docu­men­tare que­sti pro­cessi di arric­chi­mento tra­sfor­mando il know-how dei sin­goli in ric­chezza dell’organizzazione. In pra­tica si rende tan­gi­bile per un’azienda il bene più intan­gi­bile di tutti: la cono­scenza.
    Ma per­chè un sin­golo dovrebbe met­tere a dispo­si­zione dell’azienda il bene più pre­zioso che ha, il suo sapere e saper fare, l’unico stru­mento che gli con­sente di con­trat­tare con i suoi “capi” il cor­ri­spet­tivo eco­no­mico del valore del suo lavoro?
    Per­chè facen­dolo, in realtà, con­ti­nua ad accre­scere il suo know-how e quello della sua azienda, per­chè si arric­chi­sce, si rea­lizza, ma soprat­tutto per­ché si sente libero.
    E’ pro­prio la libertà del sin­golo che si esprime nel suo affer­mare la volontà di par­te­ci­pare atti­va­mente all’organizzazione a cui appar­tiene, il motore del suc­cesso del modello orga­niz­za­tivo pro­po­sto dall’”enterprise 2.0”. Parlo di quella libertà che non è frutto di una rivo­lu­zione, di una rivolta di schiavi o di un’esaltazione della capa­cità dell’individuo di deter­mi­narsi.
    Penso più a quella libertà che è facoltà inte­riore dell’uomo prima che sociale; ma è anche sociale e senza di essa è impos­si­bile qual­siasi svi­luppo e pro­gresso.
    Non è una facoltà innata, un dato di fatto, qual­cosa che esi­ste in sé e per sé; è frutto di un pro­cesso edu­ca­tivo: L’educazione e la con­qui­sta della libertà si fa con l’uso stesso della libertà.
    Così come la demo­cra­zia per sua natura, richiede l’assenso, la fidu­cia e la par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini, così nel modello 2.0 dell’organizzazione azien­dale è richie­sta la par­te­ci­pa­zione dei sin­goli alle atti­vità del gruppo, la con­di­vi­sione dei saperi, la nego­zia­zione dei valori, il con­fronto la cri­tica e l’autocritica; que­sto fa di un’organizzazione un’organizzazione che apprende, e un’organizzazione che apprende è un’organizzazione che cre­sce.
    Allora come ci ricorda un grande uomo di demo­cra­zia “…quando si afferma non essere un popolo maturo per la libertà, si parte da un dato erro­neo, per­ché si esclude la pos­si­bi­lità dell’uso della libertà con l’educazione e con l’esercizio; sia pure una libertà con­qui­stata gra­dual­mente, una libertà riaf­fer­mata con vigile disci­plina; ogni libertà, per essere tale, deve poter essere com­presa, con­qui­stata e difesa come libertà”, così anche quando si afferma che un’organizzazione non è matura per appli­care il modello 2.0, si fa un grave errore: quello di con­si­de­rare le poten­zia­lità dei sin­goli tal­mente limi­tate da non poter con­cor­rere al suc­cesso dell’organizzazione stesa.
    No, non è “la sco­perta dell’acqua calda”…

  • http://www.virtualeco.org fabri­zio

    Ottimi spunti, sia nel post che nella lunga lunga rispo­sta di Carlo con la quale mi trovo per lo più d’accordo.

    La rete, il 2.0, “l’acqua calda” o qual­siasi sistema di comu­ni­ca­zione bidi­re­zio­nale nel quale qual­cuno dice e un qual­cun altro risponde, li con­si­dero da sem­pre come il primo passo verso la libertà. Verso la demo­cra­zia. Il pro­blema vero discusso ne post, secondo me, è da divi­dere in due punti:

    1. la resi­stenza a pas­sare ad un sistema bidi­re­zio­nale di chi fin ad ora ha tenuto le redini di un sistema uni­di­re­zio­nale — sia que­sto poli­tico, azien­dale, macroe­co­no­mico, gior­na­li­stico, etc … — per la paura di per­dere potere. Esem­pio il brutto caso trat­tato nel post, le brutte rea­zioni cinesi o le buffe pro­po­ste di legge/denunce di mezzi-bustiTV-parlamentari come Bar­ba­re­schi o la Carlucci.

    2. la resi­stenza al cam­bia­mento delle stesse per­sone che fin ad oggi hanno subito una comu­ni­ca­zione alla quale non pote­vano rispon­dere.
    Alcuni, i più direi, si sen­tono spae­sati da que­sto nuovo modello e cer­cano di man­te­nere la situa­zione pas­sata per paura di un con­fronto: limi­tano il fluire di idee e delle infor­ma­zioni, nel ten­ta­tivo di pro­teg­gere una cono­scenza che giorno dopo giorno si dimo­stra essere sem­pre più obso­leta per­chè mai con­di­visa, aggior­nata o appunto raf­fron­tata al resto del mondo.
    L’ambiente si allarga e men­tre alcuni non se ne accor­gono (o non vogliono accor­ger­sene) come una majors musi­cale pro­teg­gono la pla­stica di un cd non facendo caso all’ascesa di un nuovo com­pe­ti­tor che pas­sando da un mer­cato all’altro diventa lea­der del loro stesso sistema.

    Forse da noi que­sto grosso mec­ca­ni­smo si azio­nerà tra un pò, non appena que­ste paure andranno a disper­dersi e sarà più chiari que­sti valori. Per ora sono con­for­tato dalle sta­ti­sti­che del caso obama , pub­bli­cate su socialenterprise.it :
    * 1B emails to 13M addres­ses
    * 770 M$ rai­sed
    * 1M SMS sub­scri­bers
    * 200K offline events
    * 35K local volun­teer groups
    * 14.5M You­Tube hours

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