Il giornalismo è morto, w i giornalisti Posted by giovanni on 10 June 2009

press700

Tante se ne sen­tono, dicono, leg­gono, sulla crisi dei gior­nali e dei gior­na­li­sti. Fra le tante segnalo quello che ha scritto Fabio Meti­tieri nel suo “Il grande inganno del web 2.0″ (il link è tratto dal mio boo­k­net­work pre­fe­rito). Una ana­lisi cri­tica di quello che in fondo è un bel­lis­simo slo­gan (ovvero l’essere 2.0) che attua­lizza ciò che Inter­net in realtà è sin dalla sua nascita: uno stru­mento di con­tatto e di comunicazione.

Il gior­na­li­smo è morto? Ovvia­mente no, altri­menti i gior­nali non sareb­bero più in edi­cola da un pò e i gior­na­li­sti (o aspi­ranti tali, che le nostre uni­ver­sità sfor­nano a migliaia) sareb­bero ormai estinti.

Per Meti­tieri (ed io con­di­vido) il web 2.0 mol­ti­plica la neces­sità di un gior­na­li­smo ana­li­tico (non quello nota­rile di que­sti anni) che vada oltre le pro­prie paure e si distin­gua dalla blo­go­sfera auto­re­fe­ren­ziale ma spesso priva di con­te­nuti. La let­tura è inte­res­sante. Non so se in Pro­ject Group cono­scono que­sta pub­bli­ca­zione, ma sem­bra la con­di­vi­dano visto che hanno chie­sto a me, un gior­na­li­sta, di scri­vere sul loro blog.

news1di Gio­vanni Armanini

  • Cri­stina

    gra­zie gio­vanni per il sug­ge­ri­mento!
    per una che da mesi non legge gior­nali potrebbe essere un motivo di svolta…
    ma potendo sfrut­tare in diretta la tua espe­rienza ti chiedo: in cosa sei diverso quando fai il gior­na­li­sta ..vero ..e quando lo fai alla 2.0?!?

  • roberto

    oltre i gior­nali online con­si­glio anche que­sti due aggra­ga­tori :)
    http://www.agoravox.it e liquida.it

  • Gio­vanni

    Forse dob­biamo capirci sui ter­mini. Il gior­na­li­sta pos­siede una pro­fes­sio­na­lità che gli per­mette fra le altre cose di avere una visione d’insieme dei pro­blemi, o per lo meno sce­gliere la pro­spet­tiva più ampia pos­si­bile, valu­tare le fonti, clas­si­fi­carle o scar­tarle, ripor­tare con com­ple­tezza gli avve­ni­menti. Ine­vi­ta­bil­mente il gior­na­li­sta lo è in tutto, non è un pro­blema di media uti­liz­zato ma di meto­do­lo­gia ed ana­lisi cri­tica del reale. Il “2.0″ se sei gior­na­li­sta non è un pro­blema di metodo ma di mezzo (ovvero di media usato, il web, e della sua decli­na­zione: blog, wiki ecce­tera). Per­chè? Sem­pli­ce­mente per il fatto che la tua pro­fes­sio­na­lità ti pone da un punto di vista di cono­scenza ed oppor­tu­nità di espres­sione su un piano supe­riore. Inter­net, banal­mente, allarga solo le tue oppor­tu­nità di divulgazione.

    Sem­pli­fi­cando. Non si tratta di essere gior­na­li­sta o gior­na­li­sta 2.0. Si è gior­na­li­sti a pre­scin­dere dal media che si usa. Ciò che cam­bia tutt’al più sono le forme lin­gui­sti­che usate (diverse ad esem­pio su stampa, tv e web), ed il livello di inte­rat­ti­vità con il let­tore (che quindi pre­sup­pone forme diverse di dia­logo: in que­sto ad esem­pio la stampa è più eli­ta­ria — leggi: lon­tana — ed il web più demo­cra­tico — leggi: vicino). Meti­tieri parte pro­prio da qui: nell’epoca dei blog­ger (che hanno mezzi, ma spesso non hanno metodo), la pre­senza di un metodo (quello del gior­na­li­sta), diventa fon­da­men­tale per tro­vare chiavi di let­tura alla complessità.

  • Gio­vanni

    A pro­po­sito dell’utilità (o meno) di eti­chette per defi­nire un deter­mi­nato momento di Inter­net, come ad esem­pio la defi­ni­zione “web 2.0″, vor­rei segna­larvi que­sto arti­colo di Corriere.it. Mi sem­bra inte­res­sante appro­fon­dire il tema per­chè a sug­ge­rire di defi­nire la nuova fase “web squa­red” (web al qua­drato) è pro­prio Tim O’Reilly, a cui è attri­buita la defi­ni­zione 2.0.

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