Tante se ne sentono, dicono, leggono, sulla crisi dei giornali e dei giornalisti. Fra le tante segnalo quello che ha scritto Fabio Metitieri nel suo “Il grande inganno del web 2.0″ (il link è tratto dal mio booknetwork preferito). Una analisi critica di quello che in fondo è un bellissimo slogan (ovvero l’essere 2.0) che attualizza ciò che Internet in realtà è sin dalla sua nascita: uno strumento di contatto e di comunicazione.
Il giornalismo è morto? Ovviamente no, altrimenti i giornali non sarebbero più in edicola da un pò e i giornalisti (o aspiranti tali, che le nostre università sfornano a migliaia) sarebbero ormai estinti.
Per Metitieri (ed io condivido) il web 2.0 moltiplica la necessità di un giornalismo analitico (non quello notarile di questi anni) che vada oltre le proprie paure e si distingua dalla blogosfera autoreferenziale ma spesso priva di contenuti. La lettura è interessante. Non so se in Project Group conoscono questa pubblicazione, ma sembra la condividano visto che hanno chiesto a me, un giornalista, di scrivere sul loro blog.

di Giovanni Armanini
Giovanni September 29, 2009 05:46 pm
A proposito dell'utilità (o meno) di etichette per definire un determinato momento di Internet, come ad esempio la definizione "web 2.0", vorrei segnalarvi questo articolo di Corriere.it. Mi sembra interessante approfondire il tema perchè a suggerire di definire la nuova fase "web squared" (web al quadrato) è proprio Tim O'Reilly, a cui è attribuita la definizione 2.0.
Giovanni June 11, 2009 03:08 pm
Forse dobbiamo capirci sui termini. Il giornalista possiede una professionalità che gli permette fra le altre cose di avere una visione d'insieme dei problemi, o per lo meno scegliere la prospettiva più ampia possibile, valutare le fonti, classificarle o scartarle, riportare con completezza gli avvenimenti. Inevitabilmente il giornalista lo è in tutto, non è un problema di media utilizzato ma di metodologia ed analisi critica del reale. Il "2.0" se sei giornalista non è un problema di metodo ma di mezzo (ovvero di media usato, il web, e della sua declinazione: blog, wiki eccetera). Perchè? Semplicemente per il fatto che la tua professionalità ti pone da un punto di vista di conoscenza ed opportunità di espressione su un piano superiore. Internet, banalmente, allarga solo le tue opportunità di divulgazione. Semplificando. Non si tratta di essere giornalista o giornalista 2.0. Si è giornalisti a prescindere dal media che si usa. Ciò che cambia tutt'al più sono le forme linguistiche usate (diverse ad esempio su stampa, tv e web), ed il livello di interattività con il lettore (che quindi presuppone forme diverse di dialogo: in questo ad esempio la stampa è più elitaria - leggi: lontana - ed il web più democratico - leggi: vicino). Metitieri parte proprio da qui: nell'epoca dei blogger (che hanno mezzi, ma spesso non hanno metodo), la presenza di un metodo (quello del giornalista), diventa fondamentale per trovare chiavi di lettura alla complessità.
roberto June 11, 2009 10:51 am
oltre i giornali online consiglio anche questi due aggragatori :) www.agoravox.it e liquida.it
Cristina June 11, 2009 09:02 am
grazie giovanni per il suggerimento! per una che da mesi non legge giornali potrebbe essere un motivo di svolta... ma potendo sfruttare in diretta la tua esperienza ti chiedo: in cosa sei diverso quando fai il giornalista ..vero ..e quando lo fai alla 2.0?!?