Virginia Posted by Manuela Crovato on 25 June 2009 ·

Democrazia, partecipazione, rivoluzione, 2.0 Posted by giovanni on 24 June 2009 ·

wargames

War­ga­mes — Gio­chi di guerra è un film del 1983 con Mat­thew Bro­de­rick, diretto da John Badham.Non dimen­ti­chia­moci mai che alla base del con­cetto par­te­ci­pa­tivo nelle aziende sta una coscienza demo­cra­tica. E che alla base della demo­cra­zia sta la coscienza civile. Que­sto non vuol essere un post poli­tico ma una testi­mo­nianza di come il web 2.0, quando sfrut­tato nelle sue forme, è un sup­porto sociale e civile di enorme por­tata, in grado di ino­cu­lare il virus della demo­cra­ti­cità in sistemi totalitari.

Sì, il para­gone azzar­dato è que­sto: l’azienda come lo stato. Con una sovra­nità, un ter­ri­to­rio, un popolo.

Il pro­blema poli­tico e di ordine pub­blico sorto in que­sti giorni a Tehe­ran ha spro­nato alcune delle aziende che ope­rano con i ser­vizi online a met­tere a punto nuovi ser­vizi.

Nel frat­tempo Wall Street Jour­nal ricorda che le tec­no­lo­gie di Deep pac­ket inspec­tion che il regime ira­niano uti­lizza per con­trol­lare la rete sono for­nite da una joint ven­ture fra Nokia e Sie­mens, la cosa ovvia­mente ha fatto il giro del mondo

news1di Gio­vanni Armanini

Armando Posted by Manuela Crovato on 23 June 2009 ·

Time Out Posted by cristina on 16 June 2009 ·

Oggi Scade la nostra prima ricerca di gente con la testa nella rete.

Que­sto post è per rin­gra­ziare tutti voi che avete cre­duto nel nostro pro­getto e avete inviato i vostri Cur­ri­cu­lum Vitae.

timeout

Siamo vera­mente felici dei risul­tati di que­sta cam­pa­gna, che con­fer­mano tra l’altro l’efficacia di alcuni media rispetto ad altri…

Sape­vamo che per tro­vare certe teste nella rete altro non pote­vamo fare che rivol­gerci alla rete stessa: in un gro­vi­glio di blog, pas­sa­pa­rola, social net­work, sta­tus aggior­nati e qual­che IM abbiamo rac­colto circa 80 Cv e più di 200 con­tatti di gio­vani neolaureati.

E’ que­sto ciò a cui diamo vera­mente impor­tanza, ben oltre il valore di tutti gli indici clas­sici dell’advertising online.

Nei pros­simi giorni ricon­tat­te­remo alcuni di voi per accor­darci per un caffè: pro­ba­bil­mente a breve leg­ge­rete nuove Fo(u)r Que­stions su que­sto blog. A tutti gli altri non pos­siamo che augu­rare un in bocca al lupo.

p.s. i cur­ri­cu­lum non fini­ranno in un cas­setto impol­ve­rato — il search del wiki fun­ziona bene!

Chi controlla Facebook? Posted by giovanni on 12 June 2009 ·

fromcitytocity

L’immagine World­wide city-to-city con­nec­tions è di Chris Har­ri­son, il cui lavoro si basa sulla rap­pre­sen­ta­zione gra­fica dei flussi di dati sul web.

Se avessi un’azienda non mi por­rei il pro­blema di con­sen­tire o proi­bire face­book. Cer­che­rei di con­trol­larlo. Non per mega­lo­ma­nia. Serve un modo diverso di porre un que­sito mal posto. Il “capo” che proi­bi­sce face­book adotta la solu­zione imme­diata senza andare al cuore del pro­blema. Come se, ad esem­pio, ven­dere di più o pro­durre meglio, fosse solo una que­stione di tempi dedi­cati e di quan­tità di km percorsi.

Andiamo con ordine: l’impiegato medio che perde let­te­ral­mente ore su face­book lo fa per noia. Il pro­blema ha quindi una radice orga­niz­za­tiva: il social net­work (almeno nella prima fase) riem­pie il tempo in cui non si ha nulla da fare. Non sot­to­va­lu­tiamo l’evoluzione dell’uso: rica­dere in una fre­quen­ta­zione com­pul­siva di chat, blog e social net­work non è così infre­quente. Ma accade strada facendo.

Proi­bire resta una forte ten­ta­zione. E con­cet­tual­mente non è nep­pure del tutto errato. L’azienda si trova a dover gover­nare una situa­zione che l’ha pre­ce­duta e spiaz­zata. E quella dei social net­work è una com­ples­sità dif­fi­cil­mente ridu­ci­bile, tante sono le sol­le­ci­ta­zioni a cui l’utente è sot­to­po­sto, al punto da gene­rare, come detto, rischi di dipendenza.

Il pro­blema tut­ta­via resta solo un rischio, e non una oppor­tu­nità, fin­chè resta un tabù par­la­bile solo in ter­mini di proi­bi­zione. Qui si può inter­ve­nire con un modello par­te­ci­pa­tivo (a cui le stesse reti sociali for­ni­scono un qua­dro metodo-tecnologico com­pleto ed interessante).

Che fare? Dire che il cam­bia­mento va asse­con­dato e non osteg­giato può sem­brare, di fronte ad una que­stione così chiara, troppo filo­so­fico. Ma credo che la filo­so­fia in que­sto caso sia disper­siva tanto quanto la stra­te­gia di enti pub­blici che aprono pagine su face­book e poi ne osteg­giano la fre­quen­ta­zione ai dipen­denti.

La rispo­sta, ma non è que­sta la sede per un appro­fon­di­mento, è iden­tità, par­te­ci­pa­zione, con­di­vi­sione, gestione del cam­bia­mento. E capire che non sem­pre, lad­dove ci sono que­sti pre­sup­po­sti, la rigida divi­sione fra gli orari del lavoro e quelli della vita pri­vata, rap­pre­senta un valore aggiunto.

news1di Gio­vanni Armanini

Il giornalismo è morto, w i giornalisti Posted by giovanni on 10 June 2009 ·

press700

Tante se ne sen­tono, dicono, leg­gono, sulla crisi dei gior­nali e dei gior­na­li­sti. Fra le tante segnalo quello che ha scritto Fabio Meti­tieri nel suo “Il grande inganno del web 2.0″ (il link è tratto dal mio boo­k­net­work pre­fe­rito). Una ana­lisi cri­tica di quello che in fondo è un bel­lis­simo slo­gan (ovvero l’essere 2.0) che attua­lizza ciò che Inter­net in realtà è sin dalla sua nascita: uno stru­mento di con­tatto e di comunicazione.

Il gior­na­li­smo è morto? Ovvia­mente no, altri­menti i gior­nali non sareb­bero più in edi­cola da un pò e i gior­na­li­sti (o aspi­ranti tali, che le nostre uni­ver­sità sfor­nano a migliaia) sareb­bero ormai estinti.

Per Meti­tieri (ed io con­di­vido) il web 2.0 mol­ti­plica la neces­sità di un gior­na­li­smo ana­li­tico (non quello nota­rile di que­sti anni) che vada oltre le pro­prie paure e si distin­gua dalla blo­go­sfera auto­re­fe­ren­ziale ma spesso priva di con­te­nuti. La let­tura è inte­res­sante. Non so se in Pro­ject Group cono­scono que­sta pub­bli­ca­zione, ma sem­bra la con­di­vi­dano visto che hanno chie­sto a me, un gior­na­li­sta, di scri­vere sul loro blog.

news1di Gio­vanni Armanini

Fo(u)r questions 2 Posted by Manuela Crovato on 9 June 2009 ·

4 Domande a Gio­vanni Armanini.

Abbiamo cono­sciuto Gio­vanni qual­che mese fa, quando è venuto per la prima volta a tro­varci per un caffè,

l’imper­ti­nenza delle sue domande ci ha posto non pochi pro­blemi ai quali abbiamo dovuto dare rispo­sta. Oggi le domande le fac­ciamo noi.. ma Gio­vanni non rinun­cia a pun­zec­chiare comunque..

four questions

Tagga te stesso in 5 parole.

Crea­ti­vità, cam­bia­mento, stronzi, gior­na­li­smo, pre­ca­riato mentale

Chi è il tuo guru?

Non credo di averne, que­sto è uno fra i ter­ri­bili difetti di un agno­stico (che in quanto tale prima di rispon­dere ha pure cer­cato su wiki il signi­fi­cato del termine).

Com’è il tuo caffè?

Poe­tico, alco­lico, varia­bile, emo­tivo, contestuale.

Per­chè ti stiamo intervistando?

Per far capire agli utenti del blog chi sono, ma a modo vostro, ovvero chie­den­domi che caffè bevo anzi­chè quali moti­va­zioni metto sul mio lavoro, altri­menti non sareb­bero arri­vati qui. Imma­gino che vogliate far capire che io sono quel gior­na­li­sta che un giorno è arri­vato per inter­vi­starvi e si è tro­vato tal­mente bene da offrirsi per impe­starvi un pò il blog di idee e di quelle tante cose che sulla stampa uffi­ciale non ci vanno solo per­chè spesso non le si cono­sce abba­stanza, e quindi scar­tarle è più veloce che capirle.

Fo(u)r questions Posted by Manuela Crovato on 3 June 2009 ·

4 domande a David Saitta.

Il nostro wiki gar­de­ner (pro­filo), abban­dona per un momento la cura della nostra intra­net e con­cede un’intervista alla rete.

four questions

Tagga te stesso in 5 parole:

Tec­no­lo­gia, ricerca, dina­mi­smo, think dif­fe­rent, mediazione

Chi è il tuo guru?

Lo Steve ed il mio ex prof di sistemi operativi.

…com’è il tuo caffè?

Zuc­che­rato, forte, ristretto.

Per­chè ti stiamo intervistando?

Per­chè dopo avermi con­tat­tato per cer­care di miglio­rare l’usabilità della wiki interna, ci siamo accorti che il pro­blema non siete VOI, ma gli stru­menti troppo orien­tati all’uso da parte di esperti infor­ma­tici. Da qui è ini­ziato un per­corso di ana­lisi, con­fronto e svi­luppo di nuovi stru­menti di gestione della kno­w­ledge che sfo­cerà, in un breve futuro, nella mia tesi spe­cia­li­stica presso la Free Uni­ver­sity of Bol­zano. Lo scopo non è creare un’altra wiki, clone di altre già esi­stenti, ma di abbrac­ciare un nuovo approc­cio più…umano!

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: The Psychology Of Color [Infographic] - http://t.co/ULjfdZie via @bitrebels”

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