I 10 ambiti nei quali spesso gli imprenditori falliscono Posted by Manuela Crovato on 31 January 2012 ·

Imma­gine Fail bet­ter di All in One Training

Cono­sce­rete sicu­ra­mente il detto “ciò che non uccide fortifica”…Bene, credo che James Altu­cher, nell’articolo “10 Things All Entre­pre­neurs Fail At” inten­desse dire più o meno questo.

Non far­cela, non essere scelti, essere “lasciati” o sba­gliare può capi­tare. Si fal­li­sce, ma capire ciò che si sba­glia con­sente di impa­rare e progredire.

L’autore si rivolge alla cate­go­ria impren­di­tori con empa­tico slan­cio, pas­sando in ras­se­gna gli ambiti nei quali spesso i suoi inter­lo­cu­tori si mostrano vulnerabili.

Eccoli in sintesi.

1. Per­de­rai qual­che cliente. Que­sta prima que­stione è molto sem­plice: è irrea­li­stico pen­sare che tutti pos­sano essere sem­pre felici dei tuoi prodotti/servizi, per­ciò arren­diti! Alcuni clienti li per­de­rai; pro­prio per que­sto è indi­spen­sa­bile ela­bo­rare sem­pre nuove idee/progetti e man­te­nere una lista di con­tatti da chia­mare periodicamente.

2. Per­de­rai qual­che amico o fami­liare. Pur­troppo, tra­scor­rendo molto tempo e inve­stendo ener­gie nel tuo busi­ness non sem­pre riu­sci­rai a sod­di­sfare le aspet­ta­tive delle per­sone più care. D’altra parte non ti puoi dimen­ti­care che gestire un’impresa vuol dire avere respon­sa­bi­lità anche verso clienti, dipen­denti e investitori!

3. Per­de­rai la fidu­cia degli inve­sti­tori. Prima o poi ti faranno domande e tu dovrai rispon­dere one­sta­mente dei tuoi sba­gli, di quello che hai impa­rato affron­tan­doli, di quali sono le tue pre­vi­sioni per il futuro. Metti in conto che qual­cuno potrà non essere con­tento, rima­nere deluso e toglierti il suo sup­porto. Succede.

4. La tua idea può essere una cat­tiva idea. Ok con­cen­trarsi sul pro­prio busi­ness, ma non va asso­lu­ta­mente bene acca­nirsi. Dun­que, se si ren­derà neces­sa­rio, dovrai tra­sfor­mare le tue idee o miglio­rarle o cam­biarle totalmente.

5. Sba­glie­rai ad assu­mere alcuni dipen­denti. I dipen­denti che assumi, pos­sono essere nella tua azienda per diverse ragioni: per i soldi, per l’avanzamento di car­riera o per “sfrut­tarti” (cioè impa­rare il più pos­si­bile per poi met­tersi in pro­prio). Non sem­pre otten­gono ciò che vogliono e non sem­pre otter­rai da loro ciò che avevi in mente. La cosa migliore da fare, in que­sti casi, è lasciarli andare affin­ché tro­vino la loro strada e tu un’altra per­sona che risponda alle tue esigenze.

6. Non riu­sci­rai sem­pre a man­te­nere bassi i livelli di stress. Se però rie­sci a non farti venire un attacco di cuore…meglio.

7. Le ven­dite. Qual­che volta i tuoi com­pe­ti­tor ti sot­to­sti­me­ranno e riu­sci­rai a ven­dere. Altre volte invece l’avranno vinta loro, o per­ché blef­fano o per­ché sono dav­vero meglio di te. Dopo aver perso una poten­ziale ven­dita, puoi chia­mare il deci­sion maker e:

- chie­dere se non hai fatto qual­cosa o c’è qual­cosa che avre­sti potuto fare meglio;

- chie­dere se non c’è nient’altro che puoi fare per loro;

–con­clu­dere dicendo che è stato un vero pia­cere cono­scere il loro busi­ness e di ricon­tat­tarvi se hanno biso­gno in futuro.

Non dimen­ti­care di inviare aggior­na­menti men­sili ai clienti su even­tuali suc­cessi, nuovi pro­dotti in uscita ecc.

8. Comu­ni­care. Non si può pre­ten­dere di andare d’accordo con tutti. Capi­terà che alcuni tuoi col­la­bo­ra­tori disap­pro­ve­ranno o non saranno d’accordo con le tue scelte. Ad altri non pia­ce­rai tu come per­sona. C’est la vie.

9. Rac­co­gliere fondi. Alcune volte, anche se pre­senti una grande idea, metti a dispo­si­zione per­sone com­pe­tenti e dimo­stri di avere dei buoni ricavi, gli inve­sti­tori non sono dispo­sti a inve­stirli nel tuo pro­getto. Per que­sto devi sem­pre assi­cu­rarti di avere un “piano B”, un’alternativa, ovvero: libe­rarti della cate­go­ria di pro­dotto che non crea fat­tu­rato, pas­sare ad un modello di ser­vi­zio diverso, ecc. Un con­si­glio: rimani comun­que in con­tatto con tutti, inviando gli aggior­na­menti dei tuoi lavori e dei risul­tati che hai raggiunto…non si sa mai!

10. Te stesso. Qual­che volta fal­li­rai durante la tua car­riera, è una cer­tezza; non puoi rima­nere sem­pre in per­fetta forma e creare col­la­bo­ra­tori a tua imma­gine e somiglianza…insomma, non puoi con­trol­lare tutto il mondo intorno a te, quindi rilas­sati, delega e respon­sa­bi­lizza; impara ad essere flessibile.

#10. La vostra atti­vità. A volte, la vostra azienda fal­lirà. Sem­pli­ce­mente non fun­zio­nerà. Un punto che rias­sume in sé e vani­fica tutti i pre­ce­denti (ecco spie­gato l’uso del cancelletto…).

Accet­tare anche le situa­zioni meno flo­ride, appren­dere dagli sba­gli o dai torti subiti e proseguire…più forti di prima? La mag­gior parte delle volte asso­lu­ta­mente sì.

Azienda: come e perché attuare il cambiamento Posted by Alessia Corradi on 27 January 2012 ·

Imma­gine Light Bulb No. 2 di Chuck Coker

Why+How= Wow. Que­sto è il con­cetto prin­ci­pale intorno al quale ruota “Ri-caricare l’azienda. Come diven­tare lea­der del cam­bia­mento!”, il libro di Mark Wil­cox e Jonas Rid­der­strale. Attra­verso lo scor­rere delle pagine i due autori cer­cano di spie­gare, con esempi con­creti, l’importanza di capire il PERCHE’ ed il COME attuare il CAMBIAMENTO. Jonas ci spiega come capire il per­ché, men­tre Mark il modo in cui attuare il come.
Prima sezione: il pen­siero ricaricante

Ele­mento essen­ziale del pen­siero rica­ri­cante sono le risorse umane a dispo­si­zione dell’azienda: per mol­ti­pli­care le com­pe­tenze ser­vono sem­pre più per­sone e risulta quindi essen­ziale costruire reti e rela­zioni. Il solo stru­mento che è rima­sto alle aziende per com­pe­tere è il kg di cer­vello di ogni risorsa mol­ti­pli­cato per le per­sone che com­pon­gono la rete aziendale.

Oggi più che mai è impor­tante avere un’alta inten­sità di cono­scenza piut­to­sto che un’alta inten­sità di mano­do­pera per riu­scire ad essere com­pe­ti­tivi. Jonas attra­verso un esem­pio molto sem­plice cerca di far capire che ogni risorsa deve essere valo­riz­zata e che è essen­ziale per la visione d’insieme: “Se pen­sate di essere troppo insi­gni­fi­canti per fare la dif­fe­renza, pro­vate a dor­mire una notte con una zan­zara in camera da letto”.

Dopo aver valo­riz­zato le risorse è neces­sa­rio capire quali saranno le sor­prese che il futuro ci riser­verà. Oggi­giorno l’improbabile è diven­tato pro­ba­bile; le sor­prese non pos­sono essere nè evi­tate nè con­trol­late, l’unica cosa che l’azienda può fare è cal­co­lare l’ETBS (Expec­ted Time Bet­ween Sur­prise), in modo da essere pre­pa­rata al pros­simo cam­bia­mento e, quindi, anti­ci­parlo. In due parole, biso­gna essere pre­pa­rati a costruire il pro­prio futuro. L’avvenire si costrui­sce attra­verso l’innovazione e l’innovazione deriva dalla spe­ri­men­ta­zione; tut­ta­via gli espe­ri­menti sono ten­ta­tivi e, come tali, riser­vano dei fal­li­menti. Ogni buon lea­der deve capire che gli insuc­cessi sono l’elemento di cui avrà più biso­gno per creare vero cam­bia­mento e ri-caricare l’azienda. Nasce quindi la figura del CDO (Chief Destruc­tion Offi­cers). Come dice Jonas “per pro­spe­rare in cir­co­stanze di que­sto tipo dob­biamo comin­ciare con il punire i suc­cessi medio­cri e pre­miare gli errori gran­diosi”.

Un ulte­riore punto da con­si­de­rare è quello di riu­scire ad essere “l’azienda diversa”, quella che arriva prima all’idea e crea nuovi mer­cati senza concorrenza.

Quanto detto sin qui ci spinge ad affer­mare che le aziende, per essere inno­va­tive, devono essere veloci. Come può diven­tare veloce un’azienda? Par­tiamo dal fatto che la velo­cità è fun­zione della massa e dell’energia, quindi

V = f (m * e) —> per riu­scire ad aumen­tare la velo­cità biso­gna dimi­nuire la massa e aumen­tare l’energia

Dimi­nuire la massa e libe­rarsi del super­fluo è un’idea molto allet­tante per le imprese: si tratta sem­pli­ce­mente di intra­pren­dere la strada della de-massificazione. Ecco allora che le aziende spin­gono per ester­na­liz­zare quanto più pos­si­bile, tenendo all’interno solo i pro­cessi core, spo­stando la pro­du­zione all’estero e cir­con­dan­dosi di for­ni­tori fidati per le atti­vità in outsourcing.

Aumen­tare l’energia è l’azione che spesso risulta più dif­fi­col­tosa; l’unico modo è assu­mere nella pro­pria impresa per­sone ric­che di “più”. Que­ste risorse sono quelle cari­che di punti di forza e desi­de­rose di con­fron­tarsi con gli altri. Solo la con­di­vi­sone dei punti di forza tra que­ste risorse rie­sce a por­tare un aumento nell’intensità e nell’estensione delle cono­scenze.
Seconda sezione: l’azione rica­ri­cante

Il modello pro­po­sto è il seguente:

“L’azione senza la visione è un incubo, la visione senza l’azione è un sogno ad occhi aperti”

Il modello con­sente di muo­versi, spo­stan­dosi tra un qua­drato e l’altro, e di capire quali aspetti appar­ten­gono alla nostra impresa e su quali dob­biamo ancora lavorare.

Risulta intui­tivo pen­sare che un’azienda che si vuole rica­ri­care e vuole attuare il cam­bia­mento deve pre­si­diare tutti gli aspetti del modello.

L’analisi si arti­cola su tre diversi livelli:

1. ENVISION: LA VISIONE. In que­sta fase il lea­der capi­sce le moti­va­zioni del cam­bia­mento e le spiega ai suoi col­la­bo­ra­tori. Deve essere una fase diver­tente e crea­tiva durante la quale, attra­verso una riu­nione ple­na­ria, ogni mem­bro del team esprime la pro­pria idea e con­corre alla crea­zione del cam­bia­mento. Que­sta prima fase è arti­co­lata a sua volta su tre assi fondamentali:

  • Com­pe­tenza (di ogni sin­gola risorsa e del team)
  • Con­te­sto (nel quale si sta pro­get­tando il cambiamento)
  • Sfide (da affron­tare per arri­vare al cambiamento)

2. ENGAGE: IL COINVOLGIMENTO. In que­sta fase il lea­der deve creare coin­vol­gi­mento e con­di­vi­sione all’interno del team. L’obiettivo è creare un clima di fidu­cia e aper­tura tra tutte le risorse. Anche que­sta fase è arti­co­lata a sua volta su tre assi fondamentali:

  • Fidu­cia (sicu­rezza tra i seguaci del leader)
  • Rela­zioni (creare una buona rete con le per­sone giu­ste ed il giu­sto mix)
  • Impe­gni (defi­nire gli impe­gni e il modo in cui gene­rare il cambiamento)

3. EXECUTE: ESEGUIRE. In que­sta fase il lea­der deve coin­vol­gere il team nella rea­liz­za­zione di ciò che si è deciso. Anche quest’ultima fase è arti­co­lata a sua volta su tre assi fondamentali:

  • Corag­gio (mostrare corag­gio e convinzione)
  • Capa­cità (fare emer­gere le capa­cità del team)
  • Poten­zia­lità (gestire al meglio il poten­ziale a disposizione)

Che vogliate o meno seguire il metodo e i con­si­gli del testo, ten­dete bene le orecchie:

“Le orga­niz­za­zioni con elet­tro­car­dio­gramma piatto non atti­rano i clienti e non li trat­ten­gono, quelle RI-CARICATE sì !”

Eventi business 2012 Posted by Manuela Crovato on 24 January 2012 ·

 

Imma­gine Don’t touch my plan­ner di The ita­lian voice

Il 2012 è ini­ziato ormai da quasi un mese ed è giunto il momento, per ogni businessman/woman che si rispetti, di anno­tare gli eventi del nuovo anno.

Per que­sto motivo ho cer­cato di infor­marmi sugli appun­ta­menti di mag­gior inte­resse (per Milano e d’intorni) e dar­vene avviso.

Eccone alcuni.

Se siete inte­res­sati a Mobile Com­merce, New Enter­tain­ment, Brand Enga­ge­ment, Tec­no­lo­gia, Eco­no­mia e lavoro digi­tale da non per­dere il Forum della Comu­ni­ca­zione Digi­tale, il 7 feb­braio 2012, presso Palazzo Mez­za­notte a Milano. L’iscrizione è gra­tis e si può ancora partecipare.

Molto inte­res­santi gli incon­tri pro­mossi da “Formazione24ore”, il por­tale del Sole24Ore rela­tivo a Eventi/Convegni/Corsi e Master pen­sati per diverse cate­go­rie di pro­fes­sio­ni­sti, tra cui mana­ger e imprenditori.

Nell’ambito della Gestione d’Impresa, da segna­lare due eventi:

- il 6° Con­su­mer & Retail Sum­mit, nel corso del quale è pos­si­bile assi­stere a “con­fronti nazio­nali e inter­na­zio­nali sulle stra­te­gie di alleanze, sull’innovazione tec­no­lo­gica, sulla fide­liz­za­zione e sui valori nella rela­zione tra indu­stria, retail e con­su­ma­tori”. Si terrà a Milano nelle gior­nate del 10 — 11 otto­bre 2012, con iscri­zione gratuita.

- il 6° Forum Cul­tura d’impresa — Lea­der­ship al fem­mi­nile: Poli­ti­che e stra­te­gie per aumen­tare la com­pe­ti­ti­vità e inno­vare il sistema Ita­lia, durante il quale si discor­rerà dell’importanza e della neces­sità di una mag­giore pre­senza fem­mi­nile nel Top Mana­ge­ment azien­dale. Si terrà a Milano, il 13 novem­bre 2012.

Nell’ambito ICT (Le Tec­no­lo­gie dell’informazione e della comu­ni­ca­zione), in evi­denza il 2° Forum Digi­tal Media & Tech­no­logy, sem­pre a Milano in data 27 Marzo 2012.

Si par­lerà di inno­va­zione tec­no­lo­gica, dei nuovi modi di comu­ni­care e dei sistemi di fare busi­ness on-line, con esperti del set­tore e uomini d’impresa.

Non dimen­ti­chiamo il Social Busi­ness Forum, di cui è pos­si­bile cono­scere news e infor­ma­zioni utili per l’edizione 2012 tra­mite il pro­filo twit­ter @socialbizforum.

Inte­res­sante il Con­gresso Sum­mIT con il patro­ci­nio dell’Università e della Camera di Com­mer­cio di Bre­scia, sulle tec­no­lo­gie dell’informazione e della comu­ni­ca­zione. Dell’edizione 2012 si cono­sce, al momento, solo la data: 21 novem­bre 2012. Da tenere d’occhio.

Per gli appas­sio­nati dei Social Media, il Social Media Week quest’anno si terrà dal 13 al 17 Feb­braio. Pur­troppo non sarà in Ita­lia, ma potrete seguirlo su Twit­ter tra­mite l’hashtag #SMW2012.

Preso nota?

Straordinario è far ruggire la mucca viola Posted by Virginia Basiricò on 20 January 2012 ·

Imma­gine Cow on a chop­per di jelene

Vi pro­pongo un indo­vi­nello: “Che cos’ hanno in comune Harry Hou­dini, la Natio­nal Public Radio ame­ri­cana, Vir­gi­nia Apgar (medico inven­tore dello stan­dard inter­na­zio­nale con cui si valuta lo stato di salute fisica del bam­bino al momento della nascita); Bruce Katz inven­tore delle scarpe Roc­k­port, Brian Came­lio CEO della ArtistShare.com, Goo­gle e Ron John­son stra­tega di Apple?”

Rispo­sta: “Aver fatto rug­gire la mucca viola”!

La Mucca Viola è qual­cosa di feno­me­nale, inat­teso, entu­sia­smante e asso­lu­ta­mente incre­di­bile che è den­tro il pro­dotto. O c’è o non c’è. Punto. E nean­che que­sto basta. Ci vuole un rug­gito capace di pro­durre un’innovazione tal­mente straor­di­na­ria che tra­sformi radi­cal­mente le regole del gioco, e tanto sor­pren­dente da non poter pas­sare inosservata.

Seth Godin, autore del libro “Il rug­gito della mucca viola”, sostiene che  la straor­di­na­rietà risiede in quelle aziende in cui si favo­ri­sce un flusso costante di  idee fuori dal comune, in chi pensa fuori dagli schemi, in chi mette in dub­bio l’autorità e in chi rifiuta di fare ciò che si faceva prima. Il mondo del busi­ness dimo­stra che sono riu­scite a far sen­tire il pro­prio rug­gito solo quelle aziende che non si sono limi­tate a sod­di­sfare i biso­gni dei pro­pri clienti, ma che li hanno let­te­ral­mente tra­volti con emo­zioni e idee nuove.

Se volete ini­ziare l’anno nuovo con un bel RUGGITO VIOLA, ini­ziate a spe­ri­men­tare i seguenti consigli:

  1. Non aspet­tate gli inviti. Aspet­tare di essere invi­tati a tavola, a bal­lare, a gio­care, a par­te­ci­pare a una festa o a un grande mee­ting è uno spreco di ener­gie pre­ziose che vi impe­di­sce di iniziare.
  2. Con­si­de­rate l’insuccesso un’opzione. Quando non si rischia di fal­lire, manca l’opportunità di spe­ri­men­tare, met­tersi alla prova e crescere.
  3. Inven­tate il mer­cato. Le aziende affer­mate dedi­cano molto tempo al ten­ta­tivo di con­ser­vare lo sta­tus quo (l’industria disco­gra­fica ne è un esem­pio evi­dente). Le nuove aziende dina­mi­che, invece, ten­tano di creare mer­cati nuovi.
  4. Uscite dalla zona di sicu­rezza e andate a cac­cia di nuove idee. Ottimi spunti pos­sono nascere dal con­fronto con i nuovi assunti, con chi sta in sedi peri­fe­ri­che, con chi ha le mani spor­che e sta in prima linea, con aziende di suc­cesso di altri set­tori. Viag­giate, stu­diate e col­ti­vate rela­zioni stimolanti.
  5. Pun­tate dap­prima alla quan­tità o poi alla qua­lità. E’ il con­fronto tra idee diverse che porta all’innovazione.
  6. Evi­tate i sequel.  Il modo più rapido, facile e sicuro è for­nire al mer­cato ciò che desi­dera. Affret­tarsi a pre­sen­tare la nuova imi­ta­zione di qua­lun­que cosa aiuta a con­vin­cere l’azienda, il capo sarà orgo­glioso della vostra ini­zia­tiva e sol­le­vato per il fatto che avete imboc­cato una strada sicura. Que­sta stra­te­gia non fun­ziona mai. Ben­ché dia l’impressione di non com­por­tare dei rischi, ne nasconde più di quanto si immagini.
  7. Ricor­da­tevi che l’*energia non sta nell’idea ma nella sua esecuzione. *Galvanizzate il vostro gruppo di lavoro e lavo­rate per creare un clima di fidu­cia ed entu­sia­smo attorno alla vostra idea.
  8. Lavo­rate per pic­coli gruppi. Le grandi orga­niz­za­zioni hanno un pro­blema: le “strette di mano” che ren­dono tutto molto com­plesso. Per rea­liz­zare l’hardware e il soft­ware del primo Macin­tosh basta­rono dodici per­sone; per inven­tare il feno­meno di Star­bucks ne basta­rono meno di una decina.
  9. Asso­cia­tevi a una causa che stia vera­mente a cuore alla gente. Spo­sando cause valide, i mar­chi ricer­cano qual­cosa di più grande e assai più utile del lavoro quo­ti­diano — sostiene il nostro Godin — e con ciò acqui­si­scono mag­giore rile­vanza, svi­lup­pano un senso etico e orgo­glio azien­dale, con­qui­stano le pre­fe­renze e la fidu­cia del con­su­ma­tore, con­tri­buendo a miglio­rare un poco il mondo.

Ma soprat­tutto:

10. Non lasciate che i semi vi impe­di­scano di gustare l’anguria

Quindi come ci sug­ge­ri­sce Goe­the, poeta e filo­sofo tede­sco, “Qua­lun­que cosa pos­siate fare, o sognare, inco­min­cia­tela. L’audacia ha in sé il genio, la magia e il potere. Inco­min­ciate subito”.

 

 

La mia esperienza con Twitter Posted by Manuela Crovato on 16 January 2012 ·

Imma­gine Twit­ter di eldh

Twit­ter è uno dei social net­work più dif­fusi e usati del nostro tempo. Tut­ta­via se pen­sate che tutti lo sap­piano usare o ne cono­scano ter­mi­no­lo­gia e fun­zio­na­mento vi sba­gliate di grosso.

Lungi dall’essere di facile ed imme­diata frui­bi­lità come il cugino Face­book, Twit­ter si carat­te­rizza per essere un micro­blog­ging uti­liz­zato anche da pro­fes­sio­ni­sti e aziende, con una ter­mi­no­lo­gia e regole di inte­ra­zione del tutto par­ti­co­lari (nel web si tro­vano molti con­si­gli su come comportarsi…questo post, ad esem­pio, l’ho tro­vato molto simpatico!).

Inu­tile nascon­dere il mio disa­gio ini­ziale alla vista di quei tele­grammi cifrati, cor­re­dati da sim­boli e link, in una sequenza del tutto inu­suale. Anche quelli scritti in ita­liano non mi erano chiari, figu­ria­moci se espressi in inglese o mixati a parole inglesi: il caos.

Non so se capita anche a voi, ma quando non capi­sco qual­cosa mi arrab­bio e la rifiuto. Ecco, mi è capi­tato pro­prio que­sto. Mi chie­devo per­ché mai non potes­sero espri­mersi in un modo un po’ meno alieno…poi ho capito: il mes­sag­gio può con­te­nere solo 140 carat­teri e, si sa, non è facile espri­mere la pro­pria opi­nione in così poco spazio.

Mi ci sono voluti due mesi per pren­derne con­fi­denza e ancora oggi sto lavo­rando per riu­scire ad essere attiva, cioè non solo ripor­tare link e mes­saggi di altri o miei, ma instau­rare discorsi con fol­lo­wer e following.

A tutti coloro che voles­sero acco­star­visi e capirne l’utilizzo e la ter­mi­no­lo­gia di base con­si­glio di affi­darsi a qual­cuno che già lo usa. Solo suc­ces­si­va­mente ok a libri e libri­cini per appro­fon­dirne il fun­zio­na­mento. Per i primi passi  (“tweet“o cin­guet­tii) mi sono affi­data a Il pic­colo libro di twit­ter di Tim Col­lins, ma ci sono tanti altri testi più o meno appro­fon­diti sull’argomento.

Da non tra­scu­rare anche la fre­quenza di utilizzo…Avete un po’ di tempo? Se desi­de­rate diven­tare un po’ influenti, infatti, dovre­ste twit­tare tutti i giorni di ciò che più vi interessa.

Per­ché uti­liz­zare Twit­ter a livello pro­fes­sio­nale? Per acqui­stare visi­bi­lità; per con­di­vi­dere e dia­lo­gare di ciò che più inte­ressa con per­sone che hanno i mede­simi inte­ressi; per tenersi infor­mati, sco­prire siti, blog e blog­ger, pro­fes­sio­ni­sti da seguire e da cui farsi ispi­rare; per tro­vare arti­coli e infor­ma­zioni di cui si ha neces­sità o per un aggior­na­mento per­so­nale. Non ultimo, per discor­rere e com­men­tare con­ve­gni nel momento stesso in cui si stanno svol­gendo, gra­zie ad una parola chiave (hash­tag) che con­sente di acce­dere ad una comu­nità vir­tuale momen­ta­nea all’interno della quale poter scam­biare com­menti, idee e opi­nioni sull’evento in questione…insomma, una nar­ra­zione nella nar­ra­zione. Deci­sa­mente affa­sci­nante, non tro­vate? E allora lascia­tevi sedurre!

Dedi­cato ai miei col­le­ghi più scet­tici, ai miei amici più “unso­cial” e a tutti i diffidenti.

A pranzo con Deming… Posted by Andrea Belussi on 13 January 2012 ·

Imma­gine: Restau­rant di Hallenser

Era­vamo tutti riu­niti attorno al tavolo della sala for­ma­zione: pc mezzi chiusi, luce spenta e qual­cuno stava par­lando nel chiaro-scuro del fondo della sala.

Si discu­teva di nuove cono­scenze in campo lavo­ra­tivo e della neces­sità di acqui­sire nuovi con­tatti per creare reti di rela­zioni ad “uso com­mer­ciale”. La società per cui col­la­boro aveva appena stan­ziato un bud­get per ognuno di noi; scopo: uscire a pranzo con un contatto…ma chi? Ho comin­ciato a pen­sare a poten­ziali clienti, amici che avreb­bero potuto rive­larsi ganci impor­tanti  per i miei futuri lavori di consulenza.

Qual­che set­ti­mana più tardi, ragio­nando con il respon­sa­bile qua­lità di un’azienda cliente rela­ti­va­mente a dati di dif­fi­cile inter­pre­ta­zione,  mi balza un’idea in testa: uti­liz­zare il bud­get per il pranzo per por­tare fuori qual­cuno che i dati  “se li man­gia a colazione”.

Sapevo che era in città per qual­che giorno (con­fe­renze, visite ai musei, incon­tri con gli stu­denti e roba simile)… Insomma,  decisi di pro­varci. Detto, fatto. Ore 12.45, pranzo con­fer­mato : “Monaci Sotto le Stelle” con W.E. Deming.

Eccomi qui! Pio­vig­gina. Sono fuori dall’ingresso del risto­rante, in attesa che arrivi. Sono stra­na­mente poco agi­tato, cre­devo che sarebbe stato molto peg­gio, meglio così.

Eccolo. Ci sediamo al tavolo, ordi­niamo qual­cosa da bere e ini­ziamo a con­ver­sare del motivo dell’insolito invito, di cosa fac­ciamo nella vita, di quanto si ferma in Italia…

Lo guardo: è pro­prio come nelle foto, forse solo un po’ più Bri­tish e meno USA di quanto mi sarei aspet­tato, ma comun­que molto piacevole.

Gli sto rac­con­tando che nell’azienda cliente per la quale sto facendo con­su­lenza non so pro­prio da dove comin­ciare a siste­mare le cose, in che reparto agire prima, su cosa con­cen­trare i miei mag­giori sforzi…

Lui sta guar­dando da tutt’altra parte, come se non mi stesse ascol­tando — sono strani que­sti “ame­ri­cheni” e tutto ad un tratto se ne esce con una frase:

Andrea non hai mai pen­sato che se non sai dove stai andando, pro­ba­bil­mente arri­ve­rai da un’altra parte?”

Come scusi?” , e mi ripete la frase che cerco di cogliere e ana­liz­zare in ogni sua sfu­ma­tura, giu­sto per non fare la figura del cretino.

Molto titu­bante chiedo:  “Ma intende … ana­liz­zare i dati che pos­siamo rac­co­gliere, rispetto al pro­cesso che ci interessa?”

Si, più o meno. Hai mai sen­tito par­lare di SPC e varia­bi­lità?” mi chiede, e continua:

Par­tiamo dal pre­sup­po­sto che si voglia sem­pre miglio­rare, giu­sto? Spero che tu cer­chi di far que­sto nelle aziende in cui vai ”

Chiaro!! Pensi che la mis­sion della società di con­su­lenza per la quale lavoro è “cre­scere e far cre­scere”, quindi, alla sua domanda, mi sento di rispon­derle con un SI grosso come una casa”

Benis­simo, ora ti fac­cio un esem­pio pra­tico, ma devi fare ciò che ti dico: segna quanto tempo quel came­riere impiega, ogni volta, a por­tare gli ordini ai tavoli”

OK”, rispondo e comin­cio a scri­vere i tempi sul retro di un gior­nale, notando che sono molto simili l’uno all’altro.

Ad un tratto mi dice: “Guarda quel signore in fondo alla stanza, è visi­bil­mente alte­rato giu­sto? Ho visto che prima discu­teva con il came­riere per­ché il suo piatto è in ritardo e lui ha un appun­ta­mento tra poco.  Secondo te cosa può essere successo?”

Beh chia­ra­mente i casi sono 2: quel signore non ha pazienza, oppure è suc­cesso qual­cosa al came­riere o in cucina che ha ritar­dato la con­se­gna dell’ordine”

Esat­ta­mente, un qual­cosa di inat­teso ha por­tato un ritardo sulla con­se­gna del pasto di quell’uomo,  potremmo chia­marla una causa spe­ciale; ma come pos­siamo affer­mare que­sto, cioè il fatto che sia speciale?”

Mmm, eee, ci sono! Avendo scritto i tempi nor­mali di con­se­gna delle por­tate ai vari clienti, pos­siamo dire che quella por­tata è com­ple­ta­mente fuori dai tempi nor­mali e che quindi qual­che causa spe­ciale ha por­tato al ritardo!”

Bravo ragazzo, è pro­prio per quello”.

Nel frat­tempo, dopo un buon caffè, ci alziamo diretti verso la cassa e ovvia­mente pago io con il bud­get dell’ufficio.

Vedo che lui si avvi­cina al ragazzo in cassa (chia­ra­mente il pro­prie­ta­rio del locale) ed esclama:

Com­pli­menti dav­vero per l’ottima cucina e per l’accoglienza.. Ora potrei farti una domanda? Quando avete aperto il risto­rante, tra tutte le deci­sioni prese, avete anche deciso quanto tempo far aspet­tare i clienti tra una por­tata e l’altra?”

Lui risponde:” Chiaro che sì; per noi è fon­da­men­tale capire quanto il nostro cliente è pronto ad atten­dere prima di man­giare! Inol­tre, i tempi variano dal pranzo alla cena per ovvi motivi. Pos­siamo ancora miglio­rare, ma già abbiamo otte­nuto buo­nis­simi risultati”.

Salu­tiamo e appena fuori mi chiede: ”Hai sen­tito cosa ha detto il ragazzo? Pos­siamo ancora migliorare…Ma come secondo te?”

Io rispondo in modo un po’ vago, cer­cando di com­pren­dere cosa mi vuole dire tra le righe: “ Cer­cando di miglio­rare qual­che aspetto del ser­vi­zio, oppure acqui­stando qual­che nuovo mac­chi­na­rio da cucina, cer­cando di rior­ga­niz­zare la presa delle comande”

Le tue idee sono giu­ste, ma cosa inten­de­re­sti fare quindi? Cor­reg­gere e miglio­rare il pro­cesso che già di suo non ha pro­ble­ma­ti­che, quindi potremmo dire agendo sulle cause comuni e non speciali!!”

Lo rin­gra­zio per la lezione e ci salu­tiamo pro­met­ten­doci di rive­derci  presto.

Men­tre lo fisso andar­sene sotto la piog­gia, den­tro di me si fa chiaro un grande inse­gna­mento:  se so dove sto andando posso capire quando sto uscendo di strada e agire di con­se­guenza… per arri­vare dove voglio!

Gra­zie William.

A.B.

 

La forza dei contest aziendali, il nostro caso Posted by Manuela Crovato on 10 January 2012 ·

Imma­gine Racing! di jo-h

Già lo sapevo, ma ora ne ho la cer­tezza: il mio mae­stro ele­men­tare è ed è sem­pre stato più avanti di tutti gli altri inse­gnanti. Già nei lon­tani anni ’80, infatti, allie­tava le nostre gior­nate attra­verso una meto­do­lo­gia didat­tica ludica, di gara a premi per l’esecuzione di com­piti e atti­vità. Lo faceva per moti­varci e andare a scuola era dav­vero un piacere.

Che c’entra? Credo che la logica sia più o meno quella dei cosid­detti “Con­test” azien­dali: com­pe­ti­zioni a premi rivolte a dipen­denti e per­so­nale per avvi­ci­narlo, coin­vol­gerlo, appas­sio­narlo, moti­varlo

Ok, ma a che cosa? E per quali ragioni?

Lo scopo è quello di otte­nere solu­zioni ori­gi­nali e idee inno­va­tive, sfrut­tando i mec­ca­ni­smi della sana com­pe­ti­ti­vità e della pos­si­bile ricompensa.

Ebbene, anche in Pro­ject Group lo utilizziamo.

Ori­gi­na­ria­mente è stato il “wiki con­test”. Dal momento che nel 2010 era stata intro­dotta da pochi mesi la wiki azien­dale, per­ché non orga­niz­zare una com­pe­ti­zione per spro­nare i col­la­bo­ra­tori ad uti­liz­zare ed appren­dere il nuovo stru­mento? La con­se­gna richie­deva l’elaborazione di una pagina wiki dotata di pre­cise carat­te­ri­sti­che, este­ti­che e fun­zio­nali all’utilizzo delle infor­ma­zioni ripor­tate. Il coinvolgimento,soprattutto nella prima occa­sione, è stato totale e i premi in palio un vero suc­cesso: due i-pad, rispet­ti­va­mente per il primo e il secondo posto.

Dal mese scorso, non­ché dall’anno ormai pas­sato, il con­test ha abban­do­nato lo scopo ori­gi­na­rio per esten­dersi a quello dell’autoformazione indi­vi­duale. La richie­sta: leg­gere un testo a scelta, tra quelli della nostra biblio­teca e rela­zio­narlo attra­verso un post. La gara è stata pen­sata per spro­nare tutti i con­su­lenti a scri­vere un arti­colo per il blog, atti­vità che gene­ral­mente suscita forti resi­stenze. Pre­mio in palio: par­cheg­gio auto pri­vato della durata di tre mesi.

Il risul­tato, con­tra­ria­mente alle aspet­ta­tive, è stato di totale coin­vol­gi­mento, impe­gno e col­la­bo­ra­zione e ha frut­tato post dav­vero ori­gi­nali e di pia­ce­vole lettura.

Un unico e indi­scusso vin­ci­tore: “A pranzo con Deming”. Lungi dall’essere l’asettica recen­sione di una dispensa sul Con­trollo sta­ti­stico di pro­cesso, è un dia­logo infor­male tra il saggista-consulente sta­tu­ni­tense e un gio­vane discepolo…ma non voglio dire di più.

Que­sto e gli altri arti­coli con­cor­renti ver­ranno pub­bli­cati nelle pros­sime settimane.

A me non rimane che augu­rarvi buona lettura!

A Natale cosa mi regali? Posted by Manuela Crovato on 20 December 2011 ·

Christ­mas pre­sents under the tree

Per for­tuna esi­stono le ricer­che online…e la radio. L’altro giorno mi stavo giu­sto chie­dendo che ne sarebbe stato dei regali di Natale di quest’anno, causa crisi mone­ta­ria inter­na­zio­nale, et voilà, ecco la rispo­sta che aspet­tavo: sto gui­dando e un annun­cio radio­fo­nico riporta i risul­tati di una ricerca on line con­dotta da Viva­street– por­tale di annunci gra­tuiti– sulle prin­ci­pali ten­denze natalizie.

Beh, pare che più della metà degli inter­vi­stati (il 58%) abbia pen­sato di donare un ser­vi­zio, una neces­sità quo­ti­diana, come una serata di baby-sitting, un corso di inglese, una pic­cola ripa­ra­zione dome­stica, un’assistenza infor­ma­tica o di puli­zia dome­stica. Per quanto riguarda l’idea regalo nulla di nuovo (ricor­date il nostro post dell’anno scorso “Il regalo per i clienti”?); la novità sta nel fatto che una così grossa fetta di ita­liani opti per que­sto genere di pre­sente, in realtà ancora molto poco dif­fuso nella nostra penisola…almeno sino ad ora.

Sarà stata la crisi ad indi­riz­zare i più verso que­sta nuova solu­zione? D’altra parte un po’ di sana rifles­sione sulla limi­ta­zione allo sper­pero e al con­sumo insen­sato di oggetti inu­tili fa sem­pre bene…Tuttavia io uno sfi­zio me lo voglio togliere. Con­ce­de­temi l’acquisto di un sopram­mo­bile nata­li­zio super­fluo e anche un po’ kitch…uno solo. In fondo anche que­sto fa Natale, non credete?

Nice Guys Finish Last Posted by Manuela Crovato on 6 December 2011 ·

Imma­gine Rodrigo Sá via Gabriel Wic­k­bold — Série Nerd di Rodrigo Sá

Forse per voi nulla di nuovo, ma il titolo della ricerca “Nice Guys Finish Last” mi ha colpita:

  1. Uno, il titolo è lo stesso di una can­zone dei Green Day
  2. Due, che i bravi ragazzi fini­scano per ultimi mi ha inne­scato una gran voglia di rivalsa… (ebbene sì, anch’io mi reputo una brava ragazza e pro­prio a leg­gere que­sto non ci sto)

Lo stu­dio in que­stione desi­de­rava capire quali fos­sero gli effetti della gene­ro­sità– intesa come ten­denza a con­tri­buire al bene pub­blicosulle due dimen­sioni cri­ti­che dello sta­tus di una per­sona: repu­ta­zione e domi­nio.

Beh?

  • Essere egoi­sti o bel­li­ge­ranti a disca­pito degli altri dimi­nui­sce il rispetto e l’ammirazione altrui, ma aumenta la per­ce­zione della pro­pria dominanza
  • Essere altrui­sti può aumen­tare la noto­rietà, ma solo se si è selet­ti­va­mente gene­rosi con il pro­prio gruppo

Le per­sone gene­rose e altrui­ste sono per­ce­pite lea­der auspi­ca­bili nei con­te­sti non com­pe­ti­tivi, men­tre quelle più egoi­ste (che cer­cano di mas­si­miz­zare i loro gua­da­gni anche a disca­pito degli altri) sono pre­fe­rite in tempi di con­cor­renza. In pra­tica: quando il gioco si fa duro le per­sone desi­de­rano un indi­vi­duo domi­nante, in grado di gui­dare il gruppo. Gli indi­vi­dui più gen­tili e altrui­sti in situa­zioni di con­flitto, invece, riman­gono ultimi per­ché, sep­pur apprez­zati per il loro cari­sma, non sono con­si­de­rati abba­stanza forti per lot­tare (il che è anche comprensibile).

Tut­ta­via è altret­tanto vero che coloro che sono poco o per nulla gene­rosi e bene­voli sono con­dan­nati ad essere mal visti e mal sop­por­tati dagli altri.

Insomma, come al solito, meglio le mezze misure…anche se mi è sem­brato di capire che la domi­nanza goda di un piz­zico di vantaggio.

Quindi, forza nice guys, met­tia­moci al lavoro.

Ergonomia dell’ufficio, benessere e produttività Posted by Manuela Crovato on 1 December 2011 ·

Imma­gine Tom Fox­croft in the Tube Office

L’ergonomia di un uffi­cio è più impor­tante di quanto comu­ne­mente si creda. Un ambiente povero e squal­lido, cao­tico e disa­ge­vole può avere effetti molto nega­tivi sul benes­sere dei lavo­ra­tori e, quindi, sulla pro­dut­ti­vità. Al con­tra­rio, un ambiente con­for­te­vole con­tri­bui­sce ad aumen­tare la resa e a sco­rag­giare l’assenteismo.

A soste­nerlo, più di uno stu­dio con­dotto dal Bri­tish Coun­cil for Offi­ces– The impact of office design on busi­ness per­for­mance e Fle­xi­ble wor­king a myth for majo­rity of office employees- che ha indi­vi­duato, tra gli altri, i fat­tori ergonomico-strutturali utili per il benes­sere e la red­di­ti­vità dei lavoratori.

Attra­verso Wein­mann, autore di How your dingy office is hur­ting pro­duc­ti­vity– And how you can fix it, indi­vi­duiamo i principali.

Innan­zi­tutto la tem­pe­ra­tura della stanza. Fon­da­men­tale che l’ambiente di lavoro non sia nè troppo freddo, nè troppo caldo. Ok, lo ave­vamo già dedotto auto­no­ma­mente, ma una evi­denza scien­ti­fica è sem­pre utile. Uno stu­dio piut­to­sto recente effet­tuato dall’University of Tech­no­logy di Hel­sinki in Fin­lan­dia, ad esem­pio, ha dimo­strato che la tem­pe­ra­tura otti­male di un ambiente interno è di 22°C e che per ogni aumento di grado si veri­fica una dimi­nu­zione del 2% nell’efficacia lavorativa.

Secondo…la luce. Non quella arti­fi­ciale, si badi bene, bensì quella del sole. L’ufficio dovrebbe essere illu­mi­nato natu­ral­mente, for­nito di ampie fine­stre e/o lucer­nari. Una ricerca inte­res­sante a que­sto pro­po­sito è quella con­dotta in una scuola del sud della Cali­for­nia, con la quale si è voluto valu­tare la rela­zione tra luce solare e per­for­mance umane. Si è sco­perto che i ragazzi che erano sot­to­po­sti mag­gior­mente alla luce natu­rale (l’aula era dotata di lucer­nari e ampie fine­stre) pro­gre­di­vano del 20% più velo­ce­mente nella com­pren­sione della mate­ma­tica e del 26% più velo­ce­mente nella com­pren­sione del testo, rispetto ai com­pa­gni situati in stanze buie. Seb­bene lo stu­dio sia stato con­dotto su stu­denti, l’effetto bene­fico della luce natu­rale sulle capa­cità umane può essere esteso anche ai lavo­ra­tori più adulti.

Terzo…ascol­tare musica. L’impor­tanza della musica (soprat­tutto quella clas­sica) per lo svi­luppo dell’intelligenza e delle atti­vità cere­brali è piut­to­sto nota.Tra le diverse ricer­che a soste­gno di que­sta tesi ritro­viamo un recente stu­dio della Stan­ford Uni­ver­sity, con il quale si sarebbe dimo­strato quanto l’ascolto della musica aiuti ad essere cere­bral­mente pre­coci e abili a soste­nere l’attenzione. Inte­res­sante, a tale pro­po­sito, il sug­ge­ri­mento di Wein­mann di far ascol­tare la musica in uffi­cio, ognuno munito di cuf­fiette e per­so­nale com­pi­la­tion. Beh, una bella idea, non c’è che dire, ma un dub­bio mi rimane: siamo pro­prio sicuri che vada bene qual­siasi genere musi­cale? Non sono pre­fe­ri­bili brani di sola musica? Le can­zoni, soprat­tutto se can­tate nella mia lin­gua, mi hanno sem­pre distratta tantissimo…

Infine, tenere conto delle carat­te­ri­sti­che di ognuno nella costru­zione dell’ufficio e nella colo­ra­zione delle pareti. Uno stu­dio di Nancy Kwal­lek pub­bli­cato dalla new­slet­ter Infor­me­De­sign dell’University of Min­ne­sota ha con­fer­mato l’ipotesi secondo cui gli indi­vi­dui rea­gi­scono in modo dif­fe­rente ai mede­simi colori. Non potendo igno­rare il risul­tato della pro­pria ricerca, la Kwal­lek sug­ge­ri­sce ai datori di lavoro di inda­gare sull’effetto che i colori hanno sulla pro­dut­ti­vità dei pro­pri dipendenti/collaboratori, in modo da asse­con­dare il più pos­si­bile le loro carat­te­ri­sti­che. Certo, sarebbe inve­ro­si­mile tin­teg­giare le pareti di dieci colori diversi; tut­ta­via, il mes­sag­gio vuole essere quello di tenere conto sem­pre delle carat­te­ri­sti­che indi­vi­duali di coloro che vivono uno spa­zio, coin­vol­gen­doli anche in prima per­sona nella sua strutturazione.

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